Le cause della morte sono da accertare

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Il tenente colonnello dell’Esercito Agostino Infante, al comando del CERT Difesa dal settembre 2012 all’aprile 2014, come si legge dal suo profilo LinkedIn, considerato uno dei massimi esperti della Difesa nel settore informatico, è stato trovato privo di vita nella camera dell’hotel in cui alloggiava a Budapest nell’ambito della sua partecipazione a una conferenza NATO sui sistemi informatici e la loro sicurezza.
La notizia è stata diffusa nella serata di ieri, 13 giugno, da fonti web di Castellammare di Stabia, Napoli, paese di origine del colonnello Infante; dal Mattino, quotidiano di Napoli, e da RaiNews .
Il tenente colonnello Infante, 46 anni, abitante a Milano con la famiglia, era in Ungheria in missione NATO, in rappresentanza dell’Italia, per una conferenza sugli aggiornamenti dei sistemi di sicurezza informatici. Era a Budapest da lunedì. E’ stato trovato senza vita nel letto dell’albergo in cui alloggiava, spiega RaiNews, che riporta anche il cordoglio della Difesa nelle parole del sottosegretario Domenico Rossi: “La notizia della morte dell’alto ufficiale dell’Esercito, Agostino Infante, avvenuta a Budapest, sede della missione dove si trovava il tenente colonnello, mi ha profondamente addolorato come ogni volta in cui muore un servitore dello Stato”.
Il tenente colonnello era al comando C4 della Difesa, sistemi informatici di sicurezza, e operava per la NATO. Era entrato nell’Esercito dopo aver frequentato l’Accademia di Modena, poi era entrato nella NATO di Napoli e da qui era stato inviato a Bruxelles, “dove era stato formato da un generale americano” si legge da RaiNews . Ha comandato il battaglione della caserma Frejus di Torino.
Le cause della morte sono da accertare. La salma dell’ufficiale rientrerà in Italia dopo l’autopsia, che è prevista per lunedì o martedì prossimo.

Fonte

Il Don Giovanni delle politiche internazionali dell’Occidente

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Hadani Ditmars per rt.com

Dopo aver partecipato a Vancouver alla serata di apertura dell’opera “Don Giovanni” nella fine settimana, ho realizzato come ci fosse qualcosa di vagamente familiare con quel protagonista libertino.
L’impertinente psicopatico che fa conquiste a migliaia e che rimane indifferente al dolore e alle sofferenze che ha causato, non mi ha ricordato solo il mio ex fidanzato.
No, c’era qualcosa in più nella sua orgogliosa tracotanza, nel suo appetito irrefrenabile, qualcosa che richiamava il dramma che sta avvenendo al di fuori del teatro, in Medio Oriente, in America Latina e nell’Europa dell’Est.
E poi mi è balenato in mente: la tecnica predatoria di seduzione e abbandono di Don Giovanni non è niente di meno che il modus operandi della politica estera degli USA.
Come i politici abbandonati –da Noriega allo Scià di Persia a Saddam Hussein – possono testimoniare, l’unica cosa peggiore di essere un nemico degli USA è esserne un ex alleato.
E ancora, la cosa divertente è che, proprio come con il seducente Don, le persone cominciano a cedere per le solite vecchie frasi: “Penso tu sia davvero speciale, e ti voglio liberare. Naturalmente non sono solo interessato ai tuoi giacimenti petroliferi. Il tuo popolo merita uno Stato autonomo.” E non dimentichiamo il classico “Sono qui per portarti libertà e democrazia, tesoro.”
Perché così tante persone – dal Libero Esercito Siriano ai “ribelli” ucraini – sono felici di cantare “Là ci darem la mano” con il loro bel pretendente diretti verso il suo scintillante palazzo, nonostante i colpevoli precedenti?
Mentre le conquiste di Don Giovanni, come Leporello dice alla sua amante, lasciata con disprezzo, Donna Elvira nel famoso “Madamina, il catalogo è questo” include “640 in Italia, 231 in Germania, 100 in Francia, 91 in Turchia, ma in Spagna, 1003” lui continua imperterrito, facendo preda donne di ogni forma, taglia e nazionalità.
Ad oggi, come il professore Zoltan Grossman nota, nel suo “Storia degli interventi militari degli USA dal 1890”, da Wounded Knee al Cile, all’Iraq, dall’Afghanistan alla Libia, gli USA hanno un mucchio di spiegazioni da dare.
Sicuramente infransero un sacco di cuori a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968 e nell’Iraq del Sud tanto per nominarne qualcuno. E ancora, proprio come il risoluto incosciente Don Giovanni, gli USA, apparentemente in amnesia, continuano a vendere se stessi come i romantici salvatori dei Paesi non amati del mondo.
Da Segretario di Stato, John Kerry ha recentemente detto dell’invasione russa dell’Ucraina, “Non ci si comporta nel XXI secolo alla stregua di come si faceva nel XIX secolo, occupando un altro Paese sulla base di pretesti completamente inventati”.
So di non essere l’unica ad essersi ricordata dell’Iraq mentre guardava il Don Giovanni. Lo so perché l’anno scorso la Pittsburgh Irish & Classical Theatre ha prodotto una versione del “Don Giovanni torna dalla guerra” come “Don Giovanni torna dall’Iraq”.
L’opera originale del 1939, scritta da Odon von Horvath e adattata dallo sceneggiatore britannico Duncan Macmillan evoca la Berlino del primo dopoguerra, mentre l’adattamento Pittsburgh Irish & Classical Theatre è la storia di una fantasiosa rivincita femminile che rimugina sul tormentone “amale e lasciale” di un donnaiolo. Come un critico l’ha descritto, “alternativamente egli prova a reclamare la sua reputazione e come grande seduttore e sforzandosi di essere una brava persona, riuscendo a fallire in entrambe le cose. La città che era il teatro delle sue conquiste adesso è piena di donne sedotte e abbandonate che hanno perso i loro mariti, padri, figli e che vedono adesso il loro momento di lanciarsi.”
Se dovessi mettere in scena una produzione del Don Giovanni oggi, mi divertirei molto con il casting. Sicuramente vedo bene Julian Assange o Edward Snowden – se fosse loro mai permesso di viaggiare nuovamente – nel ruolo di Donna Elvira che –guidata dalla voglia di vendetta- prova ad avvisare dei tradimenti e degli inganni del Don Giovanni le prossime vittime che nulla sospettano.
Leporello, lo sfortunato servo di Don Giovanni – potrebbe essere interpretato dallo straordinario mercenario Erik Prince.
Potrei vedere Kerry nel ruolo principale, che canta la sua canzone di seduzione persuadendo che sia tutto amore, chiunque è fedele solo ad esso è crudele verso tutti gli altri.
Potrei rinominare il Commendatore come “Generale Blowback” e vestirlo o come Saddam Hussein o come un comandante talebano.
Mentre la versione di Vancouver ha principalmente celebrato la violenta fine del Don, forse la versione del 2011 della Scala è stata più realistica. La prima scena vedeva il bel protagonista aprire il sipario per svelare uno specchio gigante che rifletteva le facce del pubblico- tra cui l’allora Primo Ministro Mario Monti, appena salito al potere dopo gli scandali di Berlusconi.
Nella scena finale, mentre le parti offese stanno parlando con giudizio della morte del Don, questi appare dietro di loro perfettamente acconciato e vestito in maniera immacolata, fumando una sigaretta con calma, ridendo compiaciuto.
Nel mondo reale sembra che non ci sia mancanza di entusiasti amanti pronti a saltare nel letto insieme alla seducente visione della Pax Americana – che sopravvive nonostante la sua scioccante infedeltà.
Così “Là ci darem la mano” cari, Don Giovanni è vivo e vegeto e pronto a liberarvi presto.

[Traduzione di M. Janigro]

NATO Partnership Running Festival

Per la gioia di grandi e piccini, la prossima domenica 12 ottobre si terrà a Budapest, capitale dell’Ungheria, l’attesissima terza edizione del “NATO Partnership Running Festival”, competizione podistica che prevede un tracciato di dieci chilometri per gli adulti e di quattro per ragazzi e ragazze sotto i quattordici anni.
Fra gli organizzatori figurano Budapest Athletic Federation, Budapesti Diàksport Szovetség, City-Park Ice Ring, National Institute of Food Safety and Nutrition, nonché Zrinyi Miklos National Defense University. Sponsor principale è la NATO Public Diplomacy Division, a noi già nota. Altri sponsor: Budapest Publik Transport Ltd., Evidence Hungary, In-Kal Security Ltd., SZTE EHOK, National Youth Club of First Aid Applicators in Hungary e… l’immancabile Nike.
Per la dieci chilometri la partenza è prevista da via Attila (però!) per arrivare, nientepopodimenochè, in Piazza degli Eroi, dove partirà ed arriverà anche la gara sul tracciato ridotto. Nessuna quota di partecipazione è prevista per i componenti delle Forze Armate e per i lavoratori della NATO. I primi tre classificati, maschi e donne, delle due competizioni saranno premiati con prodotti rigorosamente Nike.
A cura della Zrinyi Miklos National Defense University, saranno organizzate alcune amene attività collaterali: dimostrazioni di combattimento militare ravvicinato nonché di carri armati T-72 e veicoli corazzati BTR-80A, esibizioni di armi letali e non, una mostra di modellismo, tiro tattico sportivo (meglio conosciuto come soft air), camuffamento del viso (face painting), un concorso a quiz sulla NATO, donazioni del sangue, la presentazione di Organizzazioni non governative e l’imperdibile competizione di disegno all’aria aperta dedicata al tema “La NATO per la Pace”.
Per l’occasione, la NATO Public Diplomacy Division proporrà alcuni eventi speciali il cui scopo è raccogliere una larga fetta di pubblico – civili, sia giovani che adulti, politici, rappresentanti delle forze armate, accademici – per scoprire, discutere ed esplorare la NATO che cambia, le sue Operazioni e Missioni, e la Sicurezza che essa assicura. Al fine di creare un ponte simbolico tra l’Alleanza Atlantica e la regione balcanica occidentale e radunare le giovani generazioni provenienti da tutta la regione sul terreno comune dell’Integrazione Euro-Atlantica.
Lo chiamano soft power.