La Sardegna sotto il tallone della NATO

“Un bel giorno il procuratore di Lanusei competente per territorio, Domenico Fiordalisi, con un coraggio civile incredibile, ordina al fisico nucleare dell’Università di Brescia e del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, di riesumare diciotto cadaveri di altrettanti allevatori deceduti per leucemie e linfomi che avevano i pascoli nei terreni del poligono di Quirra – Perdasdefogu (30 marzo 2011). Due mesi dopo mette gran parte del poligono sotto sequestro. A novembre dello stesso anno la prima parte dell’indagine si conclude con l’accusa di disastro ambientale doloso nei confronti dei generali che avevano comandato il poligono di Perdasdefogu – Quirra dal 2004 al 2008, e di due chimici per aver falsificato parte dei controlli ambientali nel poligono. Gli esami, marzo 2012, riveleranno la presenza di torio radioattivo in misura superiore alla norma nelle salme dei 18 pastori. La cerchia degli indagati si allarga sino a comprendere anche il sindaco di Perdasdefogu.
Altro passo importante che forse permetterà la fine dei danni delle servitù in Sardegna è stato il lavoro e le relative conclusione dell’ultima inchiesta senatoriale (deliberazione del Senato del 16 marzo 2012). Con l’apporto determinante del senatore gallurese Pier Sandro Scanu. Le conclusioni, finalmente, hanno svelato quanto solo i ciechi non vedevano. Eccole: gran parte del territorio sede dei poligoni sardi è altamente inquinato, con potenziale rischio per la salute. Ci sono state morti sospette tra civili e militari. Le guerre simulate e i test sono stati effettuati senza gli accorgimenti di legge. E’ urgente intervenire col proibire da subito le attività gravemente nocive per l’ambiente e le persone. Prevedere, a breve termine la chiusura dei poligoni di Teulada e Capo Frasca, bonificare e riconvertire le attività di Quirra.”

Da La Sardegna sotto il tallone della NATO. Intervista a A. Ledda, coautore di “Servitù militari in Sardegna – Il caso Teulada”, a cura di Federico Dal Cortivo.

[Gli aggiornamenti in merito al procedimento giudiziario intrapreso dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, sono qui]

Disastro ambientale in Sardegna

“Il suo paesaggio da cartolina attira i turisti più fortunati. Le stelle del jet set vengono a bagnare gli yacht lungo le sue coste paradisiache. Ma la Sardegna nasconde una realtà davvero triste.
Sui bordi incantati del Mediterraneo, dietro la cortina invisibile delle radiazioni nucleari emesse dopo l’utilizzo di armi all’uranio, c’è un immenso paesaggio desolato, pieno di segreti maligni. Piantiamo lo scenario. È in Sardegna. Un territorio della superficie pari a 35.000 ettari è stato affittato alle installazioni militari. Sull’isola si trovano poligoni di tiro (Perdasdefogu), tratti di mare per le esercitazioni (capo Teulada), poligoni per le esercitazioni aeree (capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburante (nel cuore di Cagliari, alimentati da una conduttura che attraversa la città), senza contare le varie caserme e sedi di comando militare (Aeronautica, Marina). Si tratta di infrastrutture delle forze armate italiane e della NATO.
Alcune cifre: il poligono di Salto di Quirra – Perdasdefogu (Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i due poligoni italiani più estesi, mentre il poligono NATO di Capo Frasca (costa occidentale) è pari a 1.400 ettari. A questi si devono aggiungere l’ex base NATO sull’isola della Maddalena, per sempre inquinata. Durante le esercitazioni militari, viene vietata la navigazione e la pesca su una superficie marina superiore ai 20.000 chilometri quadrati, una superficie quasi uguale a quella della Sardegna.
Che cosa si scopre? La valle di Quirra, una delle zone più belle e ancora selvagge della Sardegna, è stata trasformata in una cassaforte di veleni a cielo aperto. Nel corso degli anni si è messo il coperchio sulla pentola delle “polveri di guerra” che ha decimato un numero di abitanti e di militari che vivevano e lavoravano nel poligono e nei villaggi limitrofi. Ma adesso, grazie a un Procuratore, Domenico Fiordalisi, che è determinato a dare voce alle lamentele delle numerose vittime, la verità comincia a venire alla superficie. I “segreti” vengono alla fine portati alla luce della giustizia.
Con l’accusa di “disastro ambientale”, tre generali che sono stati al comando del poligono di Quirra, due tecnici e un ricercatore universitario sono accusati dal procuratore che sta indagando, da parecchi mesi, sui decessi per cancro di parecchi abitanti della zona di Quirra e sulle delle malformazioni dei neonati e del bestiame. Ci possiamo aspettare altri capi di accusa, visto il disastro ambientale e umano che, da anni, colpisce la Sardegna.”

Sardegna, pattumiera della NATO e del complesso militare-industriale di Carla Goffi e Ria Verjauw continua qui.

Eagle Resolve

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Dal 1º novembre al 30 si svolgerà sul poligono sardo di capo Teulada l’esercitazione “Eagle Resolve”, un’attività interforze multinazionale che comprende l’esercitazione NATO “Arrcade Fusion 08” e quella europea “Evropi 08” su base comando della Divisione Acqui guidata dal generale di Divisione Vincenzo Lops. In “Arrcade Fusion 08”, precisa lo nota della Divisione Acqui, «si simulerà un intervento su esplicita richiesta di un Paese in crisi. Lo scenario prefigurato, un Paese in cui è presente un forte movimento di Insurgency, è decisamente innovativo rispetto alle precedenti esercitazioni condotte. Esso si fonda sul paradigma internazionale che vede improbabile il ritorno a guerre di tipo classico e che, invece, attribuisce una valenza sempre più preponderante all’elemento umano, che negli attuali scenari geopolitici gioca un ruolo assolutamente prioritario. Su queste basi la Divisione “Acqui” dovrà essere capace di pianificare e successivamente condurre un’operazione che preveda l’ impiego non convenzionale delle unità dipendenti (che per realismo esercitativo saranno schierate in Germania e collegate con i più moderni sistemi di comunicazione di cui dispone la Forza Armata), in un mix di attività volte prioritariamente a “colpire” il cuore e la mente della popolazione, allo scopo di isolare gli “Insurgents” e conferire credibilità alla compagine governativa in supporto della quale è stato predisposto l’intervento militare. Il tutto giocato con un approccio interforze (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri), multinazionale (una delle unità dipendenti dalla Divisione è una Brigata portoghese) e “multy agency”, che vede coinvolte in questo tipo di operazione non solo la componente militare ma anche una serie di agenzie governative ed internazionali, tutte sinergicamente connesse per il buon esito dell’operazione».
«Il secondo momento addestrativo – prosegue la nota -, la “Evropi08”, vedrà lo Staff del Comando Divisione riconfigurarsi quale EU Force HQ, sotto Comando e Controllo di un Operation HQ Greco, con la responsabilità diretta dell’operazione nel Teatro d’intervento. Nella circostanza, lo scenario di riferimento è quello di un Paese da poco uscito da un conflitto che richiede l’intervento di una “Coalition Force Europea” per sostenerlo nel difficile processo di ricostruzione delle strutture sociali e governative e nel ripristino di quelle condizioni di sicurezza che permettano la ripresa economica ed il rientro di migliaia di profughi. Al buon esito di quest’ultima esercitazione è legato il superamento del primo step, affinché il Comando Divisione “Acqui” possa poi conseguire, nel 2010, la certificazione della piena capacità operativa in ambito Europeo».

FONTE: dedalonews.it

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