Strumenti di tortura: “Migliaia di carcerati statunitensi tenuti in isolamento per anni”

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Circa 80mila persone negli Stati Uniti sono tenute in isolamento per anni, che non è nulla di meno di una tortura. Il sistema carcerario americano necessita di essere messo sotto pubblico esame, dice Alexis Agathocleous, del Centro per i Diritti Costituzionali, a Russia Today.

RT: La California ha la popolazione carceraria più numerosa degli Stati Uniti. Puoi per favore descriverci le condizioni inumane di alcuni di questi prigionieri?
AA: Noi del Centro per i Diritti Costituzionali siamo, proprio in questo momento, coinvolti in una causa per i diritti civili che sfida l’uso che si fa in California dell’isolamento. Per l’uso dell’isolamento la California supera di gran lunga tutti gli altri Stati federali. Stanno chiudendo migliaia di prigionieri in isolamento e non c’è proprio nessun altro Stato nella nazione che detenga così tanti prigionieri in isolamento per periodi di tempo così incredibilmente lunghi. I nostri clienti sono attualmente detenuti in una cosiddetta “unità speciale di detenzione a Pelican Bay”. Pelican Bay è una prigione nel nord della California. Le persone coinvolte nelle nostre cause sono state tenute in isolamento in questa unità speciale dai 12 ai 23 anni. E molti di loro sono stati mandati a Pelican Bay dopo essere stati tenuti in isolamento in altre strutture carcerarie, alcuni sono stati in isolamento per 25 anni, altri per 30. Ciò che sappiamo per certo è che ci sono circa 500 prigionieri nella sola struttura di Pelican Bay che hanno passato almeno un decennio in isolamento. Sono numeri davvero impressionanti di persone rinchiuse in queste condizioni e per periodi di tempo incomparabili, noi sosteniamo che tutto ciò costituisca tortura.

RT: Puoi descriverci le ‘SHU’ (Security housing units – unità di detenzione) a Pelican Bay?
AA: Certamente. I prigionieri a Pelican Bay marciscono in anguste celle senza finestre per 22,5-24 ore al giorno, completamente soli. Nessuna luce naturale e nessuna interazione faccia a faccia con altri esseri umani. Il cibo è consegnato attraverso fessure metalliche da un agente carcerario, quel cibo è frequentemente freddo, marcio, senza valore nutrizionale. Come detto non hanno interazioni faccia a faccia con altri esseri umani, solo attraverso la porta con gli agenti carcerari e quando vengono trasportati in catene in una cella scoperta, conosciuta come “dog run”, un’ora al giorno per esercitarsi fisicamente. Non c’è attrezzatura se non una barra e un singolo asse. E sono portati lì incatenati. Viene negato il diritto alle telefonate, così non possono contattare le proprie famiglie. Le visite sono strettamente senza contatto, il che significa che non possono abbracciare o stringere la mano ai propri famigliari. E’ un’incredibile esperienza di isolamento. Fondamentalmente non c’è una comunicazione normale neanche tra prigionieri, l’unico modo per comunicare con un altro prigioniero è quello di strillare forte abbastanza da essere sentito attraverso le tubature o le mura, ma ognuna di queste comunicazioni può essere ritenuta un’evidenza di associazione criminale. Se infatti l’altro prigioniero appartiene a una banda, il tuo strillare può essere ritenuto una prova per tenerti ancora di più in isolamento. In altre parole, queste sono le condizioni incredibilmente dure che sono state imposte per decenni.

RT:  Molti attivisti per i diritti umani hanno espresso la loro preoccupazione per il trattamento dei detenuti. Ci sono stati progressi?
AA: Credo che nella nazione ci sia una consapevolezza degli effetti patologici dell’isolamento. C’è una crescente comprensione dei gravi effetti psicologici. Si comprende che un isolamento prolungato causi un pericolo significativo di degenerazione in forme irreversibili di malattia mentale e che provochi una costellazione di sintomi come ansia, insonnia, pensieri paranoici, allucinazioni. Come risultato di questa comprensione stiamo vedendo alcuni sviluppi positivi nella nazione. La prima seduta del Congresso sui problemi causati dall’isolamento ha avuto luogo la scorsa estate e si è visto che il governo federale sta fondamentalmente ripensando all’uso dell’isolamento nelle strutture federali. Contemporaneamente, diversi Stati federali hanno volontariamente ridotto il numero di prigionieri in isolamento, con risultati molto positivi. Ad esempio, il Maryland e il Mississippi hanno ridotto il numero di persone in isolamento senza che ciò minacciasse la pubblica sicurezza. In California stiamo partecipando a questa causa in nome dei prigionieri di Pelican Bay e intendiamo dimostrare che mettere delle persone in isolamento per periodi di tempo così lunghi porta un inaccettabile rischio di danno psicologico, e vogliamo chiaramente porre delle sfide di carattere costituzionale a questa pratica.

RT: Un gran numero di prigionieri sono rinchiusi per 23 ore al giorno. I funzionari carcerari sostengono che questo non dovrebbe essere considerato isolamento. Vuoi commentare queste dichiarazioni?
AA:  Credo che l’argomentazione per cui lasciare qualcuno un’ora al giorno fuori da una cella per fare esercizi in un’altra cella sia piuttosto esplicativa. Guardando a qualsiasi definizione di isolamento per il diritto internazionale, per gli standard dei diritti umani o ad ogni definizione di isolamento in qualsiasi causa, è riconosciuto che non esista un isolamento puro nel quale una persona sia detenuta tra quattro mura senza mai vedere un’altra persona. Semplicemente ciò non succede. Ma l’attuale definizione di isolamento comprende 22 ore di cella senza significativi contatti umani. E questo è certamente ciò che stiamo vedendo in California.

RT: Recentemente c’è stato uno sciopero della fame dei prigionieri. Puoi dirci perché i prigionieri stanno protestando e se questa protesta ha ottenuto qualche cambiamento?
AA: Assolutamente. Gli scioperi della fame di Pelican Bay – di fatto ce ne sono stati diversi – hanno visto i prigionieri adottare questa misura per sollevare l’attenzione necessaria sulle loro terribili condizioni. E quindi i prigionieri avevano letteralmente la volontà di rischiare la loro vita per attirare l’attenzione su cosa stesse loro accadendo da decadi e per smuovere le coscienze e la consapevolezza di queste violazioni dei diritti umani. Dopo il primo sciopero della fame del 2011 erano stati promessi loro diversi cambiamenti dal Dipartimento californiano di correzione, ma sfortunatamente questi cambiamenti non si sono mai materializzati. E così c’è stato un altro sciopero della fame la scorsa estate. Uno sviluppo molto positivo è venuto fuori dal fatto che il problema è stato preso in carico dal Legislatore californiano e ci sono due progetti di legge in attesa di essere discussi dall’Assemblea, in merito a cambiamenti nel processo attraverso il quale i prigionieri sono destinati all’isolamento; e speriamo che ciò modifichi alcune attuali condizioni. C’è quindi certamente attenzione per questo problema, sia nel Legislatore che nei tribunali e credo anche nella popolazione; penso che negli ultimi anni questo problema abbia trovato maggiore copertura sui media e la gente stia cominciando ad afferrare le implicazioni dell’abuso americano dell’isolamento. Negli Stati Uniti abbiamo all’incirca 80.000 persone al giorno in isolamento e ora che abbiamo una comprensione dell’impatto medico e psicologico, credo che vedremo un reale cambiamento nella pratica dell’isolamento.

RT: I critici sostengono che l’isolamento sia spesso usato per prigionieri che hanno commesso reati minori. Perché?
AA: Credo che sia molto importante capire che l’isolamento non è qualcosa imposto da un giudice o da un tribunale in base a ciò per cui sei condannato. Si viene messi in isolamento in base a procedimenti amministrativi gestiti dai funzionari carcerari. Questi hanno una larga discrezionalità nel decidere in merito al collocamento dei prigionieri. Così in California non devi essere coinvolto in associazioni a delinquere per essere messo in isolamento; non devi essere stato coinvolto in azioni violente o in altre azioni che indichino chiaramente la tua associazione criminale. Invece, in California si può essere mandati in isolamento per quanto gli ufficiali correzionali giudichino come appartenenza a un associazione criminosa. Ora, questa appartenenza viene interpretata in maniera incredibilmente larga. Quindi fra i nostri clienti, persone il cui nome è apparso in una lista di associati a bande criminose, solo il fatto di essere apparsi in questa lista ha determinato la loro condizione di isolamento. In altri casi, del materiale grafico di cui i nostri clienti sono stati trovati in possesso è stato sufficiente a determinarne l’associazione a bande criminose. Anche il possedere libri “black power” è stato ritenuto dai funzionari californiani come evidenza di associazione con una banda. In altre parole, c’è questa percezione sbagliata che l’isolamento sia riservato ai peggiori dei peggiori e che sia imposta solo a seguito di azioni pericolose e violente; ma non è così. Queste decisioni amministrative sono prese in una più ampia varietà di casi di quanto ci si possa aspettare.

RT: Molte prigioni negli Stati Uniti sono state privatizzate. Credi che le condizioni migliorerebbero se tutte le prigioni fossero gestite dallo Stato?
AA: Ovviamente una intera schiera di problematiche deriva dalla privatizzazione delle prigioni. Penso che sia molto importante che il nostro sistema penitenziario sia il più possibile sotto pubblico controllo e, ovviamente, la privatizzazione difende il sistema carcerario da questo tipo di esame. Ma, sfortunatamente, il problema è che l’isolamento sia utilizzato nel sistema penitenziario. E’ utilizzato in ogni genere di prigione, statali e federali; è onnipresente nel nostro sistema. Credo che solo adesso le persone stiano iniziando a mettere in dubbio la validità dell’isolamento e credo ci sia una crescente consapevolezza delle malattie e del mancato rispetto dei diritti umani associato all’isolamento. E stiamo vedendo un interrogarsi sul suo utilizzo, sia in istituti pubblici che in istituti privati.

[Fonte – traduzione di M. Janigro]

American Gulag 2013

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“L’incontrollata crescita dell’universo concentrazionario americano si è arrestata. Fino al 2008 ogni settimana 1.000 detenuti si aggiungevano al più grande esperimento di imprigionamento di massa dai tempi di Stalin, mentre ora una lieve diminuzione del numero dei detenuti fa ben sperare, anche se la situazione resta comunque senza confronti.
Poco meno di un milione e seicentomila carcerati gremiscono le prigioni statali e federali (quarant’anni fa erano duecentomila), settecentocinquantamila quelle locali (jails) e di questi cinquecentomila sono in attesa di giudizio. Con un po’ meno di centomila minori nei riformatori (e alcune migliaia nelle carceri per adulti) si arriva così a 2,4 milioni di detenuti.
Gli Stati Uniti d’America detengono il record mondiale di un carcerato ogni 125 abitanti, con un tasso di detenzione di 800 per 100.000. Ma, se aggiungiamo ai 2,4 milioni in prigione i 5 milioni che sono in libertà vigilata (probation e parole)2, arriviamo a un condannato ogni 40 abitanti e a un tasso di 2.466 per centomila. Nessuno sa quanti siano in libertà su cauzione (on bail) e in attesa di un giudizio che può anche perdersi nei meandri del sistema giudiziario.”

American Gulag di Claudio Giusti, aggiornato al 22 Settembre 2013, continua qui.

American Gulag

Sull’imprigionamento di massa negli Stati Uniti d’America, di Claudio Giusti.
(Fra parentesi quadra vengono indicate le fonti di ciascuna informazione, indicazioni bibliografiche ulteriori sono disponibili presso l’autore)

La crescita dell’universo concentrazionario americano prosegue inarrestabile.
Ogni settimana 1.000 detenuti si aggiungono a quello che è il più grande esperimento di imprigionamento di massa dai tempi di Stalin.
Un milione e seicentomila carcerati riempiono le prigioni statali e federali (trent’anni fa erano duecentomila), ottocentomila quelle locali (cinquecentomila sono in attesa di giudizio), con in più centomila minorenni nei riformatori (30.000 sono i minori nelle carceri per adulti) [BJS – Sourcebook]
Gli Stati Uniti d’America detengono il record mondiale di un carcerato ogni 120 abitanti, con un tasso di detenzione di 833 per 100.000. Ma, se aggiungiamo ai 2,5 milioni in prigione i 5 milioni e passa che sono in libertà vigilata (probation e parole), arriviamo a un condannato ogni 40 abitanti e a un tasso di 2.500 per centomila.
Un adulto americano ogni cento [PEW] è dietro le sbarre e per i maschi neri si arriva a uno ogni nove. [Liptak] Con i 5 milioni in probation e parole siamo a uno ogni 31. [PEW] Il 2% degli americani e il 14% dei neri (5 milioni di ex carcerati) hanno perso il diritto di voto [The Economist]
Metà dei carcerati sono neri, ma i neri sono il 13% della popolazione.
Se il tasso d’incarcerazione per i bianchi è di 409 per 100.000 per i neri è 2.468. Se poi si considerano solo i maschi il tasso per i bianchi sale a 736 mentre per i neri arriva a 4.789 ma in molti Stati supera abbondantemente quota 10.000. Non stupisce quindi che in un quarto degli Stati il 10% dei maschi neri adulti sia in galera. Questo si spiega perché, pur essendo il 13% dei drogati, i neri sono il 35% degli arrestati per possesso di droga, il 55% dei processati per questo reato e il 75% di quelli che stanno scontando una pena per questo delitto. [prisonsucks – ICJ – Webb]
Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata e per i giovani neri passare un periodo di tempo in prigione è un “rito di passaggio” come lo era per noi fare il servizio militare. Il loro tasso d’incarcerazione è di 13.000 per centomila, mentre per i loro coetanei bianchi è di 1.700. [Sentencing Project – HRW]
Ci sono più ragazzi neri in prigione che all’università [Donohoe]
Le donne detenute sono 200.000 e spesso si ha notizia di una di loro costretta a partorire ammanettata mani e piedi. [AI – Liptak]
100.000 detenuti sono in isolamento nei supermax e nelle SHU [The New Yorker]
3.300 sono nel braccio della morte.
Gli ergastolani sono 130.000. Un quarto non ha la possibilità di rilascio sulla parola (LWOP) e di questi circa 3.000 erano minorenni al momento del crimine (alcuni di 13 e 14 anni) [Liptak]
Il prezzo del mantenimento del gulag americano è di 60 miliardi di dollari annui e l’intero sistema giudiziario-penale ne costa 200. [Webb]
In California ogni detenuto costa 40.000 dollari all’anno (come tenerlo a studiare ad Harvard), ma se i matti fossero in manicomio e i drogati in comunità la spesa diventerebbe di 20 e 10 mila rispettivamente. Il Governatore Schwarzenegger sta tentando di salvare il bilancio rilasciando 22.000 dei 160.000 carcerati californiani. [International Herald Tribune 11/01/2008]
A tenere gremito il sistema concentrazionario USA ci pensano le diciottomila polizie americane che, anche se metà dei crimini gravi non è denunciata, compiono ogni anno 15 milioni di arresti: 5.000 arresti ogni 100.000 abitanti. 1 milione e 500.000 sono arresti per DUI (guida in stato di ebbrezza). 2,5 milioni sono arresti di minorenni e almeno 500.00 di bambini sotto i 14 anni. [UCR]
Questa enorme massa schiaccerebbe qualsiasi sistema giudiziario, ma quello americano è salvato dalle infinite possibilità di ricatto e contrattazione che offre il patteggiamento. Così i processi con giuria sono, nel 2004, appena 155.000 su di un totale di 45 milioni e duecentomila casi giudiziari civili e penali, mentre gli appelli sono solo 273.000. [BJS – Mize]
La famosa efficienza giudiziaria americana si basa esclusivamente sulla frettolosa sommarietà del giudizio, senza certezza del diritto e della pena.
Il 6% degli americani è afflitto da gravi problemi mentali, ma per i detenuti si passa al 20% e le carceri, con i loro 500.000 malati psichici, sostituiscono gli ospedali psichiatrici [Time – HRW] che ne contengono solo 100.000 [The Economist]
Il sovraffollamento di jails e prisons non produce solo gente che dorme per terra o nei corridoi, ma condizioni igienico sanitarie atroci, con altissimi tassi di violenza, stupro e suicidio, tanto che una prigione in Georgia è stata definita da un giudice federale “una nave di schiavi”. [SCHR]
Se, ai due milioni e mezzo in prigione e ai cinque in libertà vigilata, aggiungiamo i cinque milioni che hanno perso il diritto di voto (con gravi conseguenze sia per loro che per il sistema elettorale) e i bambini che hanno almeno un genitore in prigione vediamo che l’Incarceration Nation, ha creato una sottoclasse di 15 milioni di persone, un ventesimo della popolazione americana.
Metà abbondante degli Stati rappresentati alle Nazioni Unite ha una popolazione inferiore.