NATO, my personal trainer

Kabul, 21 novembre – La NATO ha assunto oggi il comando delle operazioni di addestramento della polizia e dell’esercito afghani, per consolidare l’impegno per la costruzione di un’efficiente forza di sicurezza nazionale, precondizione fondamentale per il ritiro delle truppe straniere.
I vertici militari hanno annunciato oggi durante una cerimonia a Kabul che l’attuale missione USA di addestramento, ufficialmente denominata CSTC-A e finora responsabile della maggior parte delle attività di training, si fonderà con la nuova “NATO Training Mission-Afghanistan” (NTM-A), sotto comando unico NATO.
Il vice comandante della nuova missione NATO, general maggiore Michael Ward, ha detto di ritenere che la decisione incoraggerà l’invio di altro personale NATO addetto agli addestramenti in Afghanistan, contribuendo a rendere più rapida l’espansione delle forze locali.
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Attualmente sono circa 95mila i soldati afghani, e 93mila i poliziotti.
Nella sua valutazione sulla guerra, il comandante USA in Afghanistan, il generale Stanley McChrystal, ha raccomandato che le forze locali siano portate a un totale di 400mila tra soldati e agenti.
Ward ha detto che l’obiettivo immediato è di portare l’esercito a 134mila soldati e la polizia a 96.800 agenti entro l’ottobre 2010.
(Reuters)

In virtù dell’impegno militare italiano, e data l’expertise universalmente riconosciuta e apprezzata dei Carabinieri nell’addestramento delle forze di polizia “robusta”, l’Italia ha meritato, nella distribuzione dei posti di comando della NTM-A, un ruolo di primo piano vedendosi assegnato il posto di responsabile della formazione della polizia afgana (CTAG-P), che sarà affidato al Colonnello Carmelo Burgio.
A partire da ottobre 2009, 16 unità dell’Arma opereranno nello staff di NTM-A e 20 unità addizionali si affiancheranno ai 40 Carabinieri formatori già impiegati nella base di Adraskan. L’Italia istituirà inoltre tre POMLTs, cui saranno complessivamente destinate 60 unità: il primo, operativo da novembre, sarà responsabile dell’assistenza, per un massimo di dieci mesi, di un reparto della polizia distrettuale afgana, scelto in una lista dei distretti appartenenti alle province di Farah ed Herat. Si prevede inoltre, su iniziativa italiana, la creazione di un polo addestrativo a Kabul, in cui saranno dispiegate addizionali 60 unità dell’Arma.
(Fonte Ministero degli Affari Esteri)

Camorrista NATO

CASAL DI PRINCIPE (Caserta) — Via Toti numero 10. Sul confine tra la municipalità di Casal di Principe e San Cipriano. La villa è circondata e protetta da un alto muro, su di un ampio perimetro. Il portone e il cancello in ferro. Gli accessi sono sorvegliati dall’interno da telecamere ultima generazione. Potrebbe essere una delle tante villone che riempiono gli spazi di questa regione del casalese: costruite come fortini, ricordano la logica medioevale a difesa del clan, piegate su se stesse, affacciate su quello che viene chiamato “il luogo”, la corte interna. Con una differenza però. Questa è una delle proprietà immobiliari note della famiglia di Antonio Iovine, classe 1964, detto “ninno” perché piccolo di statura, tra i più pericolosi boss d’Italia, ricercato da oltre 12 anni. E con una peculiarità ancora più curiosa: la villa è ormai da tempo affittata ad ufficiali americani in servizio nelle vicine basi NATO. «Paradossale e assurdo, no? Le casse della NATO, cui contribuisce anche il governo italiano, alimentano quelle della camorra organizzata», dice Franco Roberti, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un fatto noto al comando provinciale dei carabinieri di Caserta, che assieme alla magistratura da tempo cercano di mettere sotto sequestro i beni della camorra, comprese le ville affittate alla NATO.

Quante? «Probabilmente centinaia — commenta il colonnello Carmelo Burgio, ex comandante della missione dei carabinieri a Nassiriya che da oltre 4 anni dirige gli oltre 1.360 carabinieri della provincia —. Con introiti milionari per la malavita locale, che così riesce a riciclare in modo pulito gli introiti delle sue attività illecite. Solo l’anno scorso, nel marzo 2007, riuscimmo a sequestrare beni pari a cento milioni di euro del clan Bianco-Corvino e a localizzare una cinquantina delle loro ville, che erano state acquistate grazie ad un largo giro di truffe alle assicurazioni auto. Di queste oltre 40 erano state affittate a militari americani stanziati nelle basi NATO campane. Oggi quasi tutte sono ancora abitate da ufficiali USA con le loro famiglie. Ma gli affitti, che sono alti per queste regioni e variano in genere dai 1.500 agli oltre 3.000 euro mensili, vanno ora ad un fiduciario dello Stato». Alla procura di Napoli sospettano tra l’altro che anche il clan di Giuseppe Setola, considerato tra gli autori del massacro di sei giovani di colore poche settimane fa, abbia affittato alla NATO. «Occorre capire chi sono gli intermediari della camorra presso gli americani », dice preoccupato Raffaele Cantone, magistrato di Cassazione esperto dei Casalesi. La villa di via Toti ha un iter molto particolare. «Antonio Iovine, assieme a Michele Zagaria, detto ” Capa storta”, e gli Schiavone è al comando della camorra casalese. Si arricchiscono anche con gli affitti alla NATO», dicono i carabinieri. «Calcoliamo che quella dove vive la famiglia di Iovine, sempre tra Casal di Principe e San Cipriano, valga almeno un milione di euro e quella molto vicina di via Toti oltre 800mila. Nell’aprile di quest’anno gli abbiamo sequestrato beni per il valore di 80 milioni di euro. Ma il giudice per le indagini preliminari ci ha negato i sequestri delle ville. In particolare, per quella intestata alla madre di Iovine e affittata agli americani, ci è stato detto che non ci sono prove sufficienti per dimostrare che è stata comprata con fondi sporchi», specifica il tenente dell’Arma Giuseppe Tomasi, da oltre trent’anni impegnato nella lotta alla camorra.
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Estratto da “Ufficiali NATO in affitto nella villa del boss”, di Lorenzo Cremonesi.