Guantanamo si è spostata in Afghanistan

Mentre il famigerato “Camp Delta” di Guantanamo Bay, a Cuba, è ormai destinato alla chiusura e viene oggi progressivamente svuotato dai suoi – cosiddetti – “ospiti”, il Pentagono ha nel frattempo ampliato quella che si può a buon titolo definire la madre di tutte le prigioni statunitensi della vergogna: il centro di detenzione militare presso l’aeroporto di Bagram, a nord di Kabul, dove nel 2002 vennero sperimentate le tecniche d’interrogatorio successivamente esportate – vista la loro “efficacia” –ad Abu Ghraib e nella stessa Guantanamo.
Bagram, con la progressiva dismissione della prigione cubana, ha di fatto preso il suo posto come centro di detenzione in via definitiva: mentre a Guantanamo oggi rimangono 275 degli iniziali 775 detenuti, a Bagram essi sono cresciuti fino agli attuali 630. L’unica organizzazione che abbia un accesso – limitato – a Bagram, la Croce Rossa Internazionale, ha già denunciato che nella “nuova Guantanamo” i detenuti vengono trattati peggio che nella vecchia, sottoposti a “trattamenti crudeli contrari alla Convenzione di Ginevra”.
Ad ideare questi sistemi di interrogatorio fu il capitano Carolyn Wood, una soldatessa di trentaquattro anni, comandante del plotone di interrogazione, che nel 2003 venne pure premiata con una medaglia al valore per il suo “servizio eccezionalmente meritevole”. Nell’estate di quell’anno, la signora – che, a dire il vero, si fa fatica a chiamarla tale – Wood e la sua squadra vennero trasferiti in Irak con il compito di insegnare i loro metodi ai carcerieri di Abu Ghraib. Lì, ella fece affiggere un cartellone d’istruzioni che prevedeva in maniera dettagliata il ricorso alle tecniche sperimentate a Bagram, compresi la sospensione al soffitto e l’utilizzo dei cani. Il fatto che nell’estate del 2007 gli statunitensi abbiano lasciato la gestione di Abu Ghraib in mano agli irakeni, non rassicura comunque sulla sorte di coloro che continuano ad esservi detenuti.