Il nuovo Kissinger

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Persa nell’enfasi che ha accompagnato, in patria e nel mondo, l’inaugurazione della 44° presidenza degli Stati Uniti, è stata la nomina del generale dei Marines in pensione James Jones quale prossimo maggiore architetto ed esecutore della politica estera USA.
Il 22 novembre scorso, il Washington Post si riferiva all’allora pendente designazione di Jones come Consigliere per la Sicurezza Nazionale in questi termini: “Obama sta considerando di espandere la sfera di competenza per dare al Consigliere lo stesso tipo di autorità una volta esercitata da alcuni potenti personaggi fra i quali Henry Kissinger”. L’analogia è con il ruolo svolto da Kissinger come Consigliere per la Sicurezza Nazionale nelle due amministrazioni Nixon (1969-1977), durante la seconda delle quali coprì anche il posto di Segretario di Stato, con un’influenza nel determinare le linee della politica estera che mai nessuno precedentemente aveva avuto. Un paragone potrebbe essere tratteggiato anche con il Consigliere durante l’amministrazione Carter, il ben noto Zbigniew Brzezinski, vero artefice della politica estera nel periodo 1977-1981, con i Segretari di Stato dell’epoca (prima Vance, poi Muskie) che recitavano un ruolo da comparse.
James Jones è il primo ex comandante supremo della NATO (e del Comando Europeo delle Forze Armate statunitensi, EUCOM) – incarico svolto dal 2003 fino al dicembre 2006, poco prima (febbraio 2007) di ritirarsi dalla carriera militare – a diventare Consigliere. Con il Segretario alla Difesa Robert Gates. egli costituisce i due terzi di quel triumvirato che, nell’ambito della politica estera, l’amministrazione Obama ha ereditato da quella Bush.
Dopo la sua inclusione nella lista dei papabili per il posto di Consigliere, lo scorso novembre, Jones aveva dichiarato che, come comandante supremo della NATO, la sua principale preoccupazione fosse stata di proteggere le infrastrutture energetiche e le linee di trasporto dall’Africa, dal Golfo Persico e dal Mar Caspio. Jones ha più volte sottolineato come la politica energetica sia per gli Stati Uniti una questione di sicurezza nazionale ed al tempo stesso una priorità nella sicurezza mondiale. Non per nulla, dopo il pensionamento è stato presidente dell’Istituto per l’Energia nel 21° Secolo, emanazione della Camera di Commercio statunitense, e membro del consiglio di amministrazione della società petrolifera Chevron.
Jones è quindi stato piuttosto esplicito nell’indicare in quale aree del pianeta cadano le priorità del Pentagono. Si tratta di tre delle cinque zone del mondo che ospitano le più ricche e non (o poco) sfruttate riserve di petrolio e gas naturale: appunto il Golfo di Guinea, i mari Caspio e Nero, il Golfo Persico. Le altre due zone, già terreno di battaglia fra l’Occidente e la Russia e le altre potenze emergenti, sono l’Artico e la regione Caraibi – parte nord dell’America indiolatina, con il sud-est asiatico candidato ad aggiungersi all’elenco. Sia ben chiaro che questa non è una semplice competizione per il petrolio ma piuttosto una mobilitazione internazionale di carattere strategico, condotta da un consorzio di potenze occidentali declinanti riunite sotto l’egida della NATO, per impadronirsi delle risorse energetiche mondiali e delle rotte di rifornimento al fine di mantenere ed incrementare la propria egemonia – politica ed economica – globale.

Jimmy Carter, bocca della verità

“Israele possiede 150 bombe nucleari”.
Parola dell’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, come da dichiarazione rilasciata lo scorso 26 maggio a margine del festival letterario di Hay-on-Wye, in Galles.
Le sue affermazioni, riportate dal Times di Londra, contraddicono la posizione di Israele, che non ha mai ammesso di detenere armamenti atomici. Quindi, come riferisce il Guardian, Carter ha spronato l’Europa a rompere con gli Stati Uniti su tale questione. “Mica sono nostri vassalli – ha sottolineato – occupano una posizione di parità con gli Stati Uniti”, mentre a suo parere l’Unione Europea mantiene una posizione “passiva” rispetto al conflitto israelo-palestinese e la sua mancata critica all’embargo imposto alla striscia di Gaza è “imbarazzante”.

NATO per restare ricchi (fra yankees)

 

PREMESSA:
scriveva John Kleeves, in “Vecchi trucchi”, un aureo libretto dedicato alle strategie ed alla prassi della politica estera statunitense pubblicato nell’ormai lontano 1991 ma ancora estremamente attuale:

La politica estera americana è determinata da due fattori: il modo in cui gli Stati Uniti sono organizzati politicamente all’interno, ed il carattere degli americani. Per quanto riguarda l’organizzazione politica interna c’è da dire che gli Stati Uniti sono un’oligarchia, e precisamente un’oligarchia basata sulla ricchezza. (…) Il secondo fattore… è il carattere degli americani. Ogni popolo ha nel carattere un elemento saliente, che domina su tutti gli altri e li condiziona. Questo elemento nel caso degli americani è chiarissimo: è l’ingordigia, l’avidità di cose materiali. Se fosse vero che l’uomo è un misto di materia e spirito, allora sarebbe giusto dire che gli americani sono fatti quasi esclusivamente della prima. Gli americani insomma adorano il denaro, che a loro non basta mai. Essi hanno come scopo nella vita quello di arricchire, uno scopo che in loro è del tutto fine a se stesso. (…)
Alla fine, visti l’organizzazione politica interna ed il carattere nazionale, gli Stati Uniti sono sinteticamente così descrivibili: un’oligarchia mercantile ossessivamente ed aggressivamente dedita ad aumentare la propria ricchezza. L’obiettivo della politica estera americana è così determinato: esso non può essere altro che quello di agevolare le attività economiche all’estero dei propri imprenditori in modo che siano le più proficue possibili. (…) Si comprende meglio la politica estera americana – la si capisce anzi perfettamente – se si pensa agli Stati Uniti non come ad un paese come un altro, ma come un’enorme impresa commerciale privata, con un bilancio aziendale pari ad un terzo del bilancio di tutti i paesi del mondo messi assieme, privata ma armata, dotata di un “esercito aziendale”…
Gli Stati Uniti dai loro rapporti col mondo vogliono dunque questo: esportarvi ed investirvi proficuamente, il più proficuamente possibile. Tali esigenze meramente economiche si trasformano rapidamente in precise esigenze politiche. (…)
Le esportazioni più proficue sono quelle che si rivolgono ad un paese ad economia di mercato, e dove il governo non pone tariffe o restrizioni di sorta alle importazioni. (…) Anche gli investimenti più proficui sono quelli fatti in un paese ad economia di mercato.

Estremista? Visionario?
Beh, portiamo un mattone a sostegno della tesi di Kleeves.
Il 24 aprile 1999, la NBC trasmise una puntata del programma di John McLaughlin, “One on One”, che vedeva la partecipazione di due ospiti: il generale William Odom ed il professor Harvey Sapolsky. Ci concentreremo su alcune affermazioni fatte dal generale Odom.
Egli fu presentato come un laureato di West Point con un dottorato conseguito alla Columbia University. Ha prestato servizio nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter e, durante l’amministrazione Reagan, nell’ufficio dei Capi di Stato Maggiore per l’intelligence ed al servizio del direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale (la NSA, il servizio informazioni delle Forze Armate). All’epoca della trasmissione era direttore degli Studi sulla Sicurezza Internazionale all’Hudson Institute ed insegnava Organizzazione e Sistema Politico al dipartimento di Scienze Politiche del prestigioso MIT, dove dirigeva anche il Programma di Sicurezza. Il generale Odom ha al suo attivo anche numerosi libri.
Quello che fosse (sia) il vero scopo della NATO è stato svelato proprio all’inizio dell’intervista con il generale Odom, realizzata nel corso della trasmissione televisiva.

Odom: “La NATO fu creata non come molti credono per difendere contro la minaccia militare sovietica. I francesi nella discussione non menzionarono neppure l’Unione Sovietica. Volevano che la NATO si occupasse della questione tedesca. I britannici volevano che la NATO mantenesse gli Stati Uniti in Europa”.
McLaughlin: “Saremo noi a dirigere l’Europa?
Odom: “Paga. Sì.
McLaughlin: “Perché paga?
Odom: “Oggi siamo più ricchi per questo. Siamo stati un’eternità in Corea, in Giappone ed in Germania, e ha pagato… se guarda al passato e vede cosa è successo negli anni, ci siamo arricchiti sempre più.
McLaughlin: “ Gli Stati Uniti possono difendere i propri interessi in Europa senza la NATO?
Odom: “No , perché in Europa realizziamo i nostri interessi, che consistono nel preservare sistemi democratici liberali con prospere economie di mercato. Quando succede, ci arricchiamo.

Elementare, Watson.