La fabbrica del terrore

Le parole di Webster G. Tarpley.
Oggi come allora.

La CIA ha violato le proprie regole sulla sperimentazione umana

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Justine Cantrel per courrierinternational.com

The Guardian ha pubblicato un documento esclusivo della CIA. Esso rivela che l’agenzia di intelligence americana ha utilizzato tecniche di interrogatorio che potrebbero aver violato le sue stesse regole, che vietano “le ricerche sugli esseri umani” senza il loro consenso.
“La CIA aveva direttive esplicite riguardanti gli ‘esperimenti sugli esseri umani’”, ha rivelato il 15 giugno The Guardian. Direttive che “spingono alcuni detrattori della CIA a chiedere come l’agenzia possa aver attuato le sue ‘tecniche d’interrogatorio rafforzate’ dal momento che essa aveva, a quanto pare, delle regole che vietavano la ‘ricerca sui soggetti umani’ senza il loro consenso informato”.
Queste rivelazioni si basano su un documento esclusivo trasmesso al quotidiano britannico dall’American Civil Liberties Union (ACLU, Unione americana per le libertà civili) che lo ha ottenuto grazie al Freedom of Information Act, una legge americana che obbliga le agenzie federali a trasmettere i loro documenti a chiunque ne faccia richiesta. Secondo il quotidiano britannico, se il documento risale al 1987, esso è stato aggiornato, e tutto fa pensare che rimanga in vigore ancora oggi. C’è scritto che il direttore della CIA ha il potere “di approvare, modificare o disapprovare tutte le proposte riguardanti la ricerca su soggetti umani”.

Tortura sotto gli occhi dei medici
Il documento pone anche domande circa il coinvolgimento dei medici negli interrogatori della CIA. Se la presenza di personale medico agli interrogatori“garantisce” secondo l’agenzia che le tecniche di tortura siano condotte “secondo il rigore medico”, molti medici ed esperti di diritti umani ritengono che le note abbondanti dei dottori della CIA durante gli interrogatori li ha portati ad entrare “nel campo della sperimentazione umana”.
E il problema è che questi esperimenti non hanno potuto essere condotti con il“consenso informato del soggetto”. La CIA non ha mai raccolto il “consenso informato” prima di procedere ai suoi programmi di interrogatori, evidenzia il quotidiano britannico.
Queste rivelazioni rilanciano il dibattito sulla tortura praticata dalla CIA a partire dell’11 settembre 2001. Un rapporto del Senato americano che ha coinvolto la CIA era stato reso pubblico su questo tema nel dicembre 2014.

Traduzione di M. Guidoni

Un altro agente all’Avana

“Il cubano sa da sempre chi è il vero nemico di Cuba”
Raul Capote*

Un’esperienza di ordinario “regime change” raccontata da chi l’ha vissuta direttamente sulla propria pelle.
In un momento in cui sembra che i media stiano “sdoganando” la questione Cuba ma in effetti stanno invece aumentando la ridda delle contraddittorie e “improbabili” informazioni, questa è l’occasione – straordinariamente utile e propizia – per fare luce e chiarezza, per conoscere e capire il vero stato dell’arte del processo di normalizzazione delle relazioni in corso tra Cuba e Stati Uniti dalla viva e orgogliosa voce di un eroe della Rivoluzione.
Raul Capote, docente dell’Università dell’Avana, è stato “reclutato” dall’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti per selezionare e aggregare studenti con il fine di costituire piccole cellule di “dissenso” al soldo della CIA.
Raul Capote accettò l’incarico, ma lavorò al fianco dei Servizi di Sicurezza cubani per raccogliere le prove e smascherare l’ennesimo tentativo di destabilizzazione perpetrato dal Governo degli Stati Uniti.
Un altro agente all’Avana (Zambon, 2015) è la denuncia di come la CIA abbia destinato centinaia di milioni di dollari a piani di sovversione politico-ideologica orientati ai giovani, il settore chiave della popolazione.
Dice Capote: “I nemici della Rivoluzione sanno di aver perso la guerra contro la leadership storica della Rivoluzione, l’ho sentito dire da tanti funzionari della CIA. Così hanno deciso di scommettere su quelli che loro chiamano i nipoti della Rivoluzione. Non dobbiamo dimenticare che viviamo in un mondo governato dalla cultura capitalistica e i nostri giovani conoscono il capitalismo attraverso di noi. I nostri detrattori lo sanno bene: è una guerra che si combatte soprattutto nella testa, e vogliono vincerla imponendo i valori della cultura capitalista tra le nuove generazioni. Se il libro aiuterà a chiarire la verità, se servirà come strumento di interpretazione, come argomento ai combattenti nella lotta delle idee, se contribuirà a dare coraggio ai timidi, a istruire gli ignoranti, a convincere gli scettici, a preoccupare gli indifferenti e a infastidire e denunciare i traditori, allora avrà raggiunto il suo scopo. Una cosa da poco, no?”.

Raúl Antonio Capote Fernández (La Habana, 1961). Laureato in Storia dell’Arte, Master in Relazioni Internazionali, dottore in Scienze Politiche. Scrittore, Investigatore, analista dei problemi di Sicurezza Nazionale, membro dell’Unione degli Storici Cubani, dell’Unione dei Pedagoghi Cubani e della Giunta Nazionale della Società Culturale José Martì, professore dell’Università di Scienze Pedagogiche Enrique José Varona e dell’Istituo Superiore di Arte.
Autore dei libri ‘El caballero ilustrado’ (Romanzo, Editorial Letras Cubanas, Cuba, 1998); ‘Juego de Iluminaciones’ (Racconti, Casa editora Abril, Cuba, 2000); ‘El adversario’ (Romanzo, Editorial Plaza Mayor, Puerto Rico, 2005; Editorial Letras Cubanas, Cuba, 2014); ‘Enemigo’ (Testimonianza, Editorial José Martí, Cuba, 2011; Grupo Editorial AKAL, España, 2015).
Diversi suoi testi sono stati inclusi nelle antologie nazionali e internazionali. Collabora con diversi siti digitali come ‘Cubadebate’, ‘Las Razones de Cuba’, ‘Cubasí’; i periodici ‘Granma’, ‘Juventud Rebelde’ y ‘Trabajadores’ hanno pubblicato suoi lavori così come la rivista ‘Calle del Medio’. Ha lavorato dagli anni ’90 per agenzie e organizzazioni del Governo degli Stati Uniti come la USAID e la ‘Fundación Panamericana para el Desarrollo’. E’ stato reclutato dalla CIA nel 2004 e ha servito nelle sue fila fino al 2011, quando partecipò alla denuncia pubblica, trasmessa dalla televisión cubana nella serie conosciuta come ‘Las Razones de Cuba’, dei piani del Governo degli Stati Uniti contro Cuba, in cui si rivelò che in tutti quegli anni c’era stato un agente della Sicurezza di Stato cubano che aveva difeso il suo Paese dai piani di aggressione del Governo degli Stati Uniti, infiltrandosi nel lavoro dei Servizi Speciali statunitensi.
Recentemente ha fatto parte della delegazione cubana alla VII Conferenza delle Americhe che si è svolta a Panama, partecipando ai forum della società civile e al Vertice dei Popoli.

*Fonte

“Causerà violenza e morte”

waterboardingMentre negli Stati Uniti non si placano le polemiche (e le proteste) per l’operato delle forze dell’ordine alle prese con cittadini di colore, oggi la Commissione Intelligence del Senato promette di diffondere una sintesi della pluriennale ricerca condotta sull’utilizzo di tecniche di tortura su presunti terroristi, a partire dal fatidico 11 Settembre.
Dopo un lavoro di indagine costellato da episodi surreali, quali indebiti accessi da parte della CIA alle strumentazioni informatiche degli stessi senatori, ora i Repubblicani -forti della maggioranza parlamentare- avvertono che la diffusione del rapporto “causerà violenza e morte”.
Resta il dubbio se si tratti di un timore o di un auspicio.

I figli della CIA

la-lotta-continuaIl giornalista Paolo Cucchiarelli ha recentemente ripubblicato un articolo scritto da Marco Nozza e apparso sul quotidiano “Il Giorno” di Milano il 31 luglio 1988.
Cosa diceva Nozza? Che il giornale di “Lotta continua” si stampava in una tipografia di pertinenza di due agenti della Central Intelligence Agency (CIA), Robert Cunningham senior e junior, il quale ultimo era perfino socio della società “Tipografia 15 giugno” che avrebbe dovuto stampare il giornale di Adriano Sofri e soci ”fino al 31 dicembre 2010″, insieme ad Angelo Brambilla Pisoni, Pio Baldelli, Marco Boato e Lionello Massobrio.
In altre parole, il giornale di “Lotta continua”, organizzazione rivoluzionaria della sinistra extraparlamentare italiana, era stampato dal servizio segreto americano.
Marco Nozza concludeva il suo articolo con una domanda: “Ma lo sapevano, quegli sprovveduti, con chi avevano a che fare?”.
Siamo, in altre e più crude parole, al “vieni avanti cretino” riferito ad Adriano Sofri e colleghi che, a prima vista, erano nemici degli Stati Uniti e della CIA ma stampavano, ingenuamente, il loro giornale in una tipografia di proprietà degli Stati Uniti e della CIA, senza rendersene conto.
Se rivolgiamo lo sguardo al passato e, ancora oggi, ci guardiamo attorno di imbecilli e mentecatti targati “Lotta continua” ne troviamo parecchi in circolazione, magari riciclati a destra, sul libro paga del finanziatore della mafia Silvio Berlusconi, accoppiati con presunti ”neofascisti” insieme ai quali conducono campagne stampa, a mezzo di Internet, contro coloro che cercano ed affermano verità che sono scomode per tutti, dai presunti neofascisti ai presunti rivoluzionari di estrema sinistra.
Il sospetto che, nel loro passato, abbiano come comune denominatore il rapporto di dipendenza dalla Central Intelligence Agency è tutt’altro che peregrino.
Difatti, prima ancora che Sofri e colleghi iniziassero a stampare il loro giornale presso la tipografia della CIA a Roma, il segnale di rapporti non proprio limpidi con gli spioni americani c’era già, evidente ma sottaciuto per evitare inopportune domande all’epoca ed anche oggi.
Il 30 ottobre 1970, proprio su “Lotta continua”, difatti, è pubblicato un articolo dal titolo “La rivoluzione col mitra e con le schede”, dedicato alla situazione politica in Cile nel quale si attacca con asprezza Salvador Allende, definito il “socialista dello yacht”.
Si potrà pensare ad un infortunio, alla trappola tesa da qualche “infiltrato”, sia pure a buon livello nell’organizzazione, che si è fatto beffa del “rivoluzionario” Adriano Sofri e dei suoi soci per buttare fango da sinistra sul Salvador Allende ormai nel mirino della Central Intelligence Agency.
Invece no.
Perché l’8 agosto 1972, Sofri e colleghi tornano ad accusare il presidente cileno con un articolo dal titolo chiarissimo: “Allende spara sui lavoratori”.
Un secondo infortunio? Possiamo escluderlo, perché “Lotta continua”, il 2 settembre 1972, ritorna ad attaccare Salvador Allende con un altro articolo intitolato “Tortura i militanti rivoluzionari”.
Insomma, questo Salvador Allende Sofri e colleghi non lo digeriscono.
Non solo lo hanno accusato di essere un ” socialista con lo yacht”, ma ora lo additano al disprezzo dei proletari come uccisore e torturatore dei compagni cileni. Per fortuna di Sofri e dei militanti rivoluzionari cileni, l’11 settembre 1973, la CIA liquida Salvador Allende con un colpo di Stato militare guidato da Augusto Pinochet Ugarte e libera il Cile dalla tirannica oppressione del “socialista con lo yacht”.
Se Sofri ed i suoi colleghi della CIA e di Lotta continua hanno gioito anche a Roma non possiamo saperlo, ma lo riteniamo probabile.
Se gli uomini della Central Intelligence Agency hanno liquidato un nemico, quelli di Sofri hanno condotto a termine l’operazione contro Luigi Calabresi, fisicamente liquidato il 17 maggio 1972, godendo ora dello spettacolo di magistrati che, negando l’evidenza, inventano una “pista nera” per l’omicidio del commissario di polizia rivendicato, viceversa, da “Lotta continua” con l’arroganza di chi è certo della propria impunità.
Bei tempi, quelli, per Lotta continua e la CIA.
Se è esistita, a sinistra, organizzazione che ha alimentato gli “opposti estremismi”, che ha incitato all’odio e alla violenza contro gli avversari politici, che è stata lasciata libera dallo Stato di pubblicare, vantandosene, perfino gli elenchi dei “fascisti” aggrediti, questa è “Lotta continua” diretta da un individuo, Adriano Sofri, che ha atteso 30 anni per rivelare che aveva un ottimo rapporto con il prefetto Umberto Federico D’Amato, direttore della divisione Affari riservati del ministero degli Interni e uomo della CIA in Italia.
Rivisiteremo la storia di “Lotta continua” perché nessuno ha scritto che solo l’estrema destra è stata eterodiretta dai servizi segreti italiani, atlantici, israeliani ed americani, la cui presenza è, invece, palpabile anche a sinistra.
Per ora ci fermiamo qui, con una domanda alla quale bisognerà dare risposta: perché Adriano Sofri ha deciso l’eliminazione di Luigi Calabresi, traendo spunto da informazioni false diffuse da agenzie di stampa dipendenti dal ministero degli Interni, ovvero da quella divisione Affari riservati diretta dal suo amico Umberto Federico D’Amato?
Per vendicare Giuseppe Pinelli?
Ne dubitiamo, assai.
Vincenzo Vinciguerra

(Fonte)