Cosa accadrà domani a Cuba?

Domenica 21 maggio u. s., presso la sala polivalente di Scandolara Ravara (CR), il circolo “Hilda Guevara” di Cremona ha presentato un incontro-dibattito con Aleida Guevara, figlia del “Che”, denominato Cuba ieri, Cuba oggi, ed uno sguardo al futuro.
Secondo quanto riporta Stefano C. Valsecchi, “con vibrante passione civile parlando ai presenti con le parole della vita, Aleida ha raccontato che Cuba non indietreggerà neanche di un passo indietro contro gli imperialisti “gringos”. Il popolo cubano vuole lavorare e vivere in pace, ma non permetterà mai il ritorno della tirannia e dell’ingiustizia e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e non venderà mai la propria terra anche se è necessario modernizzare l’agricoltura, perché come ha detto Aleida “un uomo pensa come mangia”.
Cuba è sempre pronta a difendere la sua “patria socialista” e a non farsi schiacciare da nessuno e a non perdere la propria sovranità anche se questo futuro è tutto in divenire, perché ha ricordato la stessa Aleida che ha fatto anche una scuola di tiro, e lo sparo del fucile e la mira è ancora buona…
Quei ladroni di gringos non sloggiano, come aveva promesso il “Premio Nobel delle 7 guerre” Barack Obama, e stanno ancora lì da “buoni occupanti”… nella baia di Guantanamo.
Cuba ha resistito anche alla tragedia epocale della caduta dei Paesi a socialismo reale dell’Est Europa. Gli scambi commerciali improvvisamente finirono, e la “Grande (diventata piccola…) Madre Russia” chiuse improvvisamente i rubinetti dell’oro nero, lasciando però in eredità anche motori di camion che di petrolio ne consumavano troppo sulle strade cubane. Cuba si rivolse allora ai “migliori” del campo, quelli del “cavallino rampante”, ma quei “veri terroristi” del F.B.I. vennero a conoscenza di tutto ciò.
Tutto l’accordo andò in fumo, perché “la cupola” dei gringos “federali” con i loro “metodi democratici”… minacciò che se fosse andata in porto questa fornitura di motori, nessun lavoratore della Ferrari avrebbe poi potuto mettere piede nel “loro”… suolo.”

Un gigantesco fenomeno culturale

All’intervistatore che, rilevando come sia ormai un dato di fatto il sostegno di numerosi ambienti progressisti all’impero USA, si rammarica dell’indifferenza della sinistra europea al “messianesimo realizzato” americano, mentre per lungo tempo le lotte anti-imperialiste degli anni ’50 e ’60 erano state un suo importante riferimento ideale, Costanzo Preve replica:

“In realtà a questa domanda è difficile rispondere, perché cerca di trovare le radici di un gigantesco fenomeno culturale che è la riconversione dell’identità culturale di sinistra dalla vecchia fase classista anti-imperialista alla nuova fase della religione olocaustica e della religione individualistica dei diritti umani. Nel caso di Obama si tratta di una delle tante illusioni. Da questo punto di vista si tratta dell’incapacità strutturale di una cultura come quella europea, che ha perduto ogni sovranità storica e geografica e che perciò è costretta dopo il 1945 a correre dietro a dei miti esotici. Il mito di Kennedy negli anni sessanta e di Obama negli anni duemila non sono diversi, come può sembrare, dal mito di Che Guevara o di Mao Tse-tung. Si tratta in ogni caso di miti esotici, che non sarebbero tali se non ci fosse prima una totale mancanza di radici, una totale mancanza di sovranità della cultura europea. La sovranità culturale è parzialmente autonoma ma dipende anche dalla sovranità politico-militare. La grande filosofia greca del tempo di Platone e Aristotele si basava sulla sovranità politica dei Greci, non ancora occupati né dall’impero persiano né dalla repubblica romana né dai regni ellenistici. E’ vero che ci può essere una cultura interessante anche in condizioni di oppressione politica, pensiamo ad esempio alla cultura greca sotto l’impero ottomano o alla cultura polacca sotto l’impero zarista, però in generale una grande cultura presuppone una sovranità politico-militare. L’Europa non esiste più, esiste una eurolandia, che è soltanto uno spazio di banchieri, uno spazio monetario. In mancanza di Europa è chiaro che si cercano miti stranieri: il mito della Cina come grande Paese industriale produttivo, il mito di Obama, che per di più è anche un nero, il che vuol dire che sembra il portatore della famosa emancipazione antirazziale di Martin Luther King. Si tratta fondamentalmente di un mito di oppressi, di un mito di una cultura senza più radici e sovranità, perciò non ha molta importanza. Questi miti cambiano continuamente, tra uno o due anni non ci sarà più il mito di Obama e se ne cercherà un altro.
(…)
La cultura americana continua ad essere per gli Europei sostanzialmente un enigma. Gli Europei hanno sempre esaltato la rivoluzione americana come una rivoluzione illuministica ed è sempre rimasto poco noto il sottofondo vetero-testamentario di questo messianesimo. In mancanza di questa comprensione si appiccica all’America la dicotomia sinistra/destra, per cui Obama è di sinistra e Bush di destra, e non si vede il comune aspetto messianico di entrambi. A questo punto la cultura europea non è in grado, tolte piccole eccezioni, di capire non tanto il fenomeno Obama quanto il fenomeno imperiale americano.”

Fra queste “piccole eccezioni”, John Kleeves, del quale è da poco tornato disponibile “Un Paese pericoloso. Storia non romanzata degli Stati Uniti d’America”, originalmente pubblicato nel 1999.
Qui, in formato pdf.