Eppur (non) si muove!

nato mare

“Appare dunque del tutto ragionevole considerare esaurite le motivazioni dell’adesione italiana alla NATO e sottoporre al Parlamento la decisione sull’opportunità di non rinnovare per il futuro tale adesione.”

Dal 7 Agosto 2008, la seguente proposta di legge di iniziativa popolare in tema di “Trattati internazionali, basi e servitù militari” giace dimenticata tra gli atti del Parlamento italiano.
Sarà un caso?

L'”approccio olistico” della NATO

Tranquilli, non ci siamo fatto suggestionare dalla New Age.
Parliamo piuttosto delle risultanze del ”convegno di studio” Eagle Eye 2011, tenutosi ad inizio settimana presso la caserma ”Ugo Mara” di Solbiate Olona, sede del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO (NRF), che nelle parole del generale Gian Marco Chiarini “è servito per ricevere un apporto qualitativamente elevato da esperti del settore sulle novità scaturite dall’ultimo summit della NATO tenutosi il 19 e 20 Novembre scorso a Lisbona”.
In quell’occasione, l’Alleanza Atlantica aveva formalmente adottato il suo nuovo Concetto Strategico, circa cui alla Ugo Mara hanno discettato “esperti studiosi di problematiche geo-strategiche” quali l’Ambasciatore Istvan Gyarmati, Presidente del Centro Internazionale per la Transizione Democratica con sede a Budapest in Ungheria; il professore Massimo de Leonardis, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università del Sacro Cuore di Milano; il generale di Corpo d’Armata Carlo Bellinzona; il professor Sten Rynning, del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Sud Danimarca; il professore Andrea Margelletti, Presidente del Centro di Studi Internazionali (Ce.S.I.).
Gli interventi hanno analizzato il nuovo approccio che la NATO intende adottare per la pianificazione e la condotta delle operazioni militari, il cosiddetto ”approccio olistico” od ”onnicomprensivo”. I conflitti e le crisi presenti sull’attuale scenario mondiale sono così variegati ed asimmetrici che si rende necessario, secondo la nuova ortodossia atlantica, condurre le operazioni non solo con l’uso della componente militare convenzionale ma coinvolgendo tutte le organizzazioni a qualunque titolo impegnate nella risoluzione della crisi.
Insomma, quella commistione fra sfere militare e civile utile a rendere più digeribile la politica di penetrazione strategica USA/NATO, come puntualmente segnalato da Antonio Mazzeo a riguardo del continente africano.
Una prassi analoga è applicata da tempo, come in un laboratorio, anche in Afghanistan senza che i risultati, in termini di riduzione della conflittualità sul terreno militare e della povertà endemica che affligge la popolazione nonostante i miliardi di dollari (e di euro…) riversati in loco, possano deporre a favore dei suoi sostenitori.
I quali, del resto, a partire dall’Italia, non paiono neanche turbati dal crescente drenaggio finanziario che tali scelte comportano ai danni dei sistemi di welfare dei propri Paesi.

James Blunt & Viktor Bout

Londra, 15 novembre – James Blunt, il cantautore britannico di ‘You’re Beautiful’ che prima di intraprendere la carriera musicale era un ufficiale della cavalleria, avrebbe ”sventato la Terza Guerra Mondiale” quando, nel 1999 in Kosovo, si era rifiutato di obbedire al generale americano Wesley Clark che gli aveva ordinato di sopraffare un battaglione di 200 soldati russi.
”Ero l’ufficiale responsabile di una truppa di uomini dietro di me”, ha spiegato Blunt ai microfoni di BBC Radio 5, aggiungendo che ”era una situazione folle”. Il generale Clark aveva detto loro di raggiungere una pista di atterraggio e di assumerne il controllo, ma i soldati russi erano arrivati prima di loro e ”ci puntavano le armi addosso in maniera aggressiva”.
Blunt, il cui racconto è stato confermato dal generale britannico Mike Jackson, che in quell’occasione si oppose alla decisione di Clark, ha proseguito affermando: ”Il comando diretto giuntoci dal generale Wesley Clark fu di sopraffarli. Diverse parole vennero usate che si sembravano strane. Parole come ‘distruggere’ vennero pronunciate alla radio”. Il musicista ha poi sottolineato: ”Le conseguenze pratiche di questa decisione politica sarebbero state un atto di aggressione nei confronti dei russi”. Blunt non si sentiva di affrontarli, ma il reggimento dei paracadutisti che si trovava insieme a lui era ”pronto a dare battaglia”.
”Ci sono cose che si fanno sapendo che sono giuste e cose che ti senti invece che sono assolutamente sbagliate. Questo senso di giudizio morale viene inculcato nella testa a noi soldati dell’esercito britannico” ha ricordato Blunt, sottolineando che avrebbe disobbedito all’ordine anche se a rischio di finire di fronte ad una corte marziale. Per fortuna, prima che la situazione degenerasse, il generale Jackson intervenne. ”Le sue parole esatte furono: ‘Non voglio che i miei soldati siano responsabili di aver dato inizio alla Terza Guerra Mondiale’ e ci disse ‘Perché invece non proseguiamo sulla strada e circondiamo la pista?”’, ha raccontato Blunt, dicendosi ”assolutamente” sicuro che se le cose fossero andate diversamente le conseguenze sarebbero potute essere disastrose.
(ANSA)

E, da domani, “tutti a Lisbona” per il vertice che dovrà approvare il nuovo Concetto Strategico della NATO.
La tensione fra Stati Uniti e Russia, intanto, torna a salire a causa di un “mercante di morte”:

Bangkok, 18 novembre. – Si aggrava la crisi diplomatica innescata dall’estradizione dalla Thailandia agli Stati Uniti del trafficante d’armi russo Viktor Bout, eseguita martedì. Il premier thailandese, Abhisit Vejjajiva, ha annullato una visita in Russia dopo le durissime proteste di Mosca mentre i russi accusano Washington di aver fatto pressioni su Bout per convincerlo a dichiararsi colpevole in tribunale. Abhisit ha assicurato che la rinuncia a partecipare al summit di quattro giorni sulla protezione delle tigri che si apre domenica a San Pietroburgo non è legata alla querelle, ma a impegni politici in patria. I rapporti con la Russia sono comunque tesissimi e il premier thailandese ha auspicato che “non siano influenzati da una singola questione”. Sull’estradizione, Abhisit ha negato di aver ceduto alle pressioni USA e ha rimproverato a Mosca di non aver presentato prove a discarico del “Mercante di morte”, come è soprannominato Bout. Davanti a un tribunale di New York, Bout si è dichiarato non colpevole per le accuse di cospirazione per uccidere cittadini statunitensi, di acquistare missili anti-aerei e di sostenere gruppi terroristici.
Il 43enne ex ufficiale dell’aviazione sovietica é stato incarcerato senza possibilità di rilascio su cauzione e comparirà di nuovo davanti ai giudici il 10 gennaio. La Russia ha accusato le autorità USA di aver fatto pressioni su Bout durante il volo per New York per convincerlo ad ammettere la sua colpevolezza, in cambio di non meglio specificati vantaggi. A sostenerlo è stato il console russo a New York, Andrei Yushmanov, il quale ha precisato che Bout ha respinto queste offerte. Il caso rischia di avvelenare il vertice della NATO che si apre domani a Lisbona, a cui partecipa anche il presidente russo Dmitri Medvedev.
(AGI)

Viktor Bout, chi era costui?

NATO 3.0

“La NATO è l’alleanza di maggior successo nella storia. Ed è mia ferma intenzione che rimanga tale.
Il nuovo Concetto Strategico dovrà guidare la prossima fase nell’evoluzione della NATO. La prima fase è stata ovviamente l’Alleanza della Guerra Fredda: squisitamente difensiva, grandi armate immobili, schierate di fronte ad un chiaro nemico. Si può chiamare NATO in versione 1.0. Ed ha funzionato molto bene.
La NATO in versione 2.0 era la NATO del dopo-Guerra Fredda, dalla caduta del Muro di Berlino a oggi.
Anch’essa ha funzionato bene. Noi abbiamo aiutato a consolidare la pace e la democrazia in Europa. Abbiamo gestito le crisi dai Balcani all’Afghanistan. Ed abbiamo coinvolto nuovi membri, con i quali condividiamo propositi comuni.
È adesso giunto il momento di una NATO 3.0. Un’Alleanza che sia in grado di difendere i 900 milioni di cittadini dei Paesi della NATO dalle minacce che affrontiamo oggi, ed affronteremo nel prossimo decennio. Il Concetto Strategico è il progetto per tale nuova NATO.
(…)
Vi sono tre principali aree in cui io credo che la NATO debba trasformarsi.
Primo: dobbiamo modernizzare le nostre capacità di difesa e deterrenza.
La difesa collettiva deve restare lo scopo principale dell’Alleanza. Il ché continua a richiedere forze militari operative. Ma per essere operativi oggi, noi abbiamo bisogno di forze che siano impiegabili nei territori dell’Alleanza e oltre. Il Concetto Strategico deve esprimere una chiara visione per gli Alleati per guidare la riforma delle loro forze armate – meno investimenti per forze statiche e calcestruzzo, più forze che sappiano muoversi, presidiare ed avere successo ovunque vengano mandate.
Ma oggi, la difesa del nostro territorio e dei nostri cittadini non comincia e finisce al confine. Può iniziare a Kandahar. Può iniziare nel cyberspazio. E la NATO ha bisogno di potersi difendere a largo raggio.
(…)
Il Concetto Strategico deve essere anche indirizzato ad un’altra fondamentale componente delle difesa e deterrenza della NATO – la nostra capacità nucleare.
Posso vedere un sacco di giornalisti sobbalzare su questo punto. Ho paura che, se voi state sperando di assistere ad una piccola controversia, dovrò contraddirvi.
Nelle discussioni che abbiamo avuto sinora riguardo il futuro della capacità nucleare della NATO, io attualmente vedo una vera convergenza di prospettive.
I termini esatti saranno discussi nelle prossime settimane, e non voglio dare un giudizio prematuro sulle conclusioni. Sono però alquanto fiducioso in merito al fatto che troveremo il giusto equilibrio fra due principi molto importanti. Primo, che noi condividiamo l’impegno per gli obiettivi espressi dal Presidente Obama per un mondo senza armi nucleari, e che la NATO continuerà ad impegnarsi verso quell’obiettivo.
Ma secondo, che il nostro compito rimane quello di impedire un attacco contro i nostri cittadini, il ché significa che finché ci saranno armi nucleari nel mondo, la NATO dovrà mantenere anche armi nucleari.
Signore e signori, la seconda area, in cui abbiamo bisogno di riforme è la gestione delle crisi: dobbiamo essere in grado di rendere il Ventunesimo il Secolo della gestione delle crisi. Nessun’altra organizzazione può disporre, schierare e mantenere un potere militare come quello NATO. Il ché è il motivo per cui sono totalmente insensibile alle suggestioni dei media secondo cui dopo l’Afghanistan, la NATO non debba più eseguire un’altra missione di ampia portata. Prima di tutto e principalmente, perché io non ho dubbi che in Afghanistan avremo successo.
E secondo, perché ci saranno altre missioni in futuro per le quali soltanto la NATO sarà in grado di sostenerne i costi. Dovremo essere pronti.
(…)
Signore e signori. C’è una terza area in cui la NATO deve compiere un passo avanti – impegnandosi in lungo e in largo nel mondo per costruire una sicurezza in cooperazione. In breve, l’Alleanza deve sviluppare più profonde, ampie collaborazioni politiche e operative con i Paesi del mondo.
(…)
Ma posso già sentire la prima domanda che potrei ricevere, fra qualche momento: “Bella prospettiva – ma in un’epoca in cui le nazioni stanno effettuando tagli alla difesa, come intendete sostenere i costi?”
Al ché, io direi due cose. Primo, abbiamo bisogno di riforme. I contribuenti hanno bisogno del miglior riscontro per i loro investimenti nella difesa. Nella NATO, semplificheremo la nostra struttura di comando cosicché ci fornisca ciò che ci serve, ma a costi inferiori. Noi abbiamo pure bisogno di condividere le poche risorse, così possiamo acquistare e fare assieme cose che individualmente non potremmo permetterci. Io spero che il Concetto Strategico conferisca un forte mandato per una riforma costante.
Ma il mio secondo spunto è questo: c’è un punto dove voi non state più asportando il grasso; state tagliando nel muscolo, e poi nell’osso.
Capisco molto bene perché gli Alleati stiano tagliando le loro risorse per la difesa. Stante l’attuale crisi finanziaria, non hanno scelta.
Devo però anche dire: i tagli potrebbero andare troppo avanti. Dobbiamo evitare di tagliare così a fondo da non potere, in futuro, difendere la sicurezza su cui riposa la nostra prosperità economica. E non possiamo portare a termine il nostro compito in una situazione in cui l’Europa non può far sentire la sua importanza se si parla di sicurezza. Il risultato sarebbe che il Trattato di Lisbona dell’UE, che io sostengo fortemente, diventerebbe un guscio vuoto. E gli Stati Uniti cercherebbero altrove il loro partner per la sicurezza. Questo è un prezzo che non possiamo permetterci.”

Da The New Strategic Concept: Active Engagement, Modern Defence, discorso del Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen al German Marshall Fund of the United States (GMF) di Bruxelles, 8 ottobre 2010.
[Traduzione di L. Salimbeni, grassetti nostri]

Le democrazie dell’Europa e la NATO

“Per decenni durante la Guerra Fredda, alle democrazie dell’Europa è stato chiesto fondamentalmente di concentrarsi solo sulla propria difesa da attacchi del blocco sovietico mentre gli Stati Uniti si dimostravano leader nel mondo ed investivano nella preparazione delle proprie truppe, nelle capacità di proiezione di una forza globale, nell’introduzione di munizioni a guida precisa e di tecnologie avanzate; gli Stati dell’Europa crebbero al sicuro dispiegando forze militari concentrate prevalentemente sulla propria difesa.
Ora gli Stati Uniti sono alla ricerca di un reale, complessivo sostegno dai principali Stati dell’Europa nei combattimenti in Afghanistan. Spero che i tentativi da parte dei principali Paesi dell’Unione Europea di: sviluppare una capacità di trasporto aereo strategico; acquisire tecnologie militari avanzate; e preparare almeno alcune truppe per un rapido impiego siano un segnale che essi riconoscono che l’Europa non può continuare a lasciare che gli Stati Uniti assumano tutta la responsabilità per la sicurezza e la stabilità globali.
Di certo, spero che la missione dell’UE per combattere la pirateria al largo delle coste dell’Africa orientale sia un segnale di nuovo attivismo, ma non sono eccessivamente ottimista. I principali Stati europei continuano ad assegnare risorse insufficienti alla difesa e, quando dispiegano truppe in operazioni militari veramente importanti, come in Afghanistan, molti di loro limitano l’esposizione al combattimento delle proprie truppe mediante i “caveat”.
I principali governi europei non possono aspettarsi che gli Stati Uniti continuino ad offrire la garanzia della loro sicurezza se essi persistono in comportamenti usuali come: amoreggiare con le vendite di armamenti a Cina e Russia; commerciare con Paesi come l’Iran; e voltarsi dall’altra parte quando i dittatori reprimono l’opposizione, sia a Cuba, Russia, Sudan od Iran. L’Europa rimane ovviamente importante per gli Stati Uniti, ma i nostri appelli per un sostegno non devono restare inascoltati.
Inoltre, il futuro di piccoli Stati, come la Georgia, non può essere sacrificato per questioni di commercio europeo e della mancanza di volontà di agire in difesa di un “Europa integra e libera”. Infine, noi tutti diamo il benvenuto agli sforzi dell’Unione Europea per migliorare le capacità di difesa europee, ma speriamo che questi sforzi non giungano a spese della NATO e della sua abilità nel garantire la sicurezza dell’Europa ed affrontare nuove minacce.”

Ileana Ros-Lehtinen, membro del Comitato Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti statunitense, durante l’audizione su La sicurezza transatlantica nel 21° secolo: le nuove minacce richiedono nuovi approcci?, tenutasi lo scorso 17 marzo.

“Riformare e rivitalizzare la NATO sarà un’impresa enorme che esige la direzione americana ed un’Amministrazione impegnata per un’agenda con la NATO al primo posto. Senza la leadership americana, la NATO fallirà. L’opportunità d’oro di ringiovanire la NATO è nel preludio al vertice NATO di Lisbona alla fine di quest’anno, dove sarà reso noto l’ultimo Concetto Strategico. Il Concetto Strategico della NATO delinea lo scopo dell’alleanza, l’organizzazione, ed i compiti e sarà fondato su una percezione aggiornata della minaccia. La NATO, come qualsiasi organizzazione veramente strategica, possiede meccanismi di sua fattura per riconoscere ed affrontare il cangiante ambiente della sicurezza, come fece con i nuovi Concetti Strategici nel 1991 e nel 1999. (…)
E’ vitale che nel riconoscere le nuove minacce, come il cyberterrorismo e la proliferazione dei missili balistici, la NATO non possa semplicemente affrontarle solo a parole. Per confrontarsi con la vasta gamma di minacce simmetriche ed asimemetriche che riguardano l’alleanza sono necessarie risorse e volontà politica. (…)
Soprattutto, gli Stati Uniti devono rinforzare l’egemonia della NATO nell’architettura della sicurezza europea. Se l’egemonia della NATO nell’architettura della sicurezza transatlantica non fosse aumentata, poco altro può essere raggiunto. Né l’Unione Europea né la Russia sono in grado di soppiantare il ruolo direttivo dell’America sul Continente in modo stabile, produttivo o sano.
(…)
Sotto questo aspetto, la NATO deve rimanere la pietra angolare della sicurezza dell’Europa. L’UE non ha ancora risolto la tendenza centralizzatrice dei suoi gruppi dirigenti di fare dell’Europa un controbilanciamento degli Stati Uniti, piuttosto che un complemento. Pertanto, nei termini di ridefinire la relazione NATO-UE, gli Stati Uniti dovrebbero adottare sei semplici principi:
– l’egemonia della NATO nell’architettura della sicurezza europea è suprema;
– l’UE dovrebbe rappresentare un complemento civile alla NATO piuttosto che avere un’identità militare separata;
– l’UE non dovrebbe duplicare le attività della NATO, inclusa ogni distinta capacità europea di pianificazione operativa e comando;
– la NATO deve mantenere almeno un Comando Supremo negli Stati Uniti;
– la NATO deve riservare tutte le proprie risorse esclusivamente per le missioni NATO; e
– i beni e le risorse per missioni esclusivamente dell’UE devono essere fornite in aggiunta ai – non al posto dei – contributi dei membri alla NATO.”

Sally McNamara, integralista atlantica in servizio come analista per gli affari europei presso la Heritage Foundation, durante la medesima audizione.
[Traduzione e grassetti nostri]

Il nuovo Concetto Strategico della NATO

Di Andrej Fedjašin, per RIA Novosti.

La NATO sviluppa un nuovo Concetto Strategico una volta ogni dieci anni, come un bimbo che abbandona i suoi vestiti vecchi e necessita di acquistarne di nuovi. Il grande paradosso di questi cambiamenti regolari è il fatto che l’originale “zona di ostilità” della NATO negli ultimi 20 anni si è ristretta geograficamente, mentre la sua zona di attività ha continuato ad espandersi. Infatti, tutti i Concetti NATO del passato fornivano semplicemente una formale motivazione per ciò che si doveva fare comunque nel corso di pochi anni, anche se questo superava i compiti ufficiali della NATO.
Tutto ciò costituisce veramente un superamento del limite. A volte le alleanze militari devono adattarsi a tempi mutevoli in un modo che i loro fondatori non avrebbero potuto prevedere. Comunque, è necessario sapere distinguere tra una singola deviazione dalla missione originaria ed una politica di costante espansione della propria autorità.
La NATO corrisponde certamente al secondo caso. I “saggi” guidati dall’ex Segretario di Stato Madeleine Albright hanno recentemente reso note le loro indicazioni per gli obiettivi strategici della NATO nel prossimo decennio. Il documento dovrà essere sottoposto ai 28 governi membri ed approvato al vertice di Lisbona che si terrà a Novembre. Il Concetto Strategico 2010 sostituirà quello del 1999.
Il documento, intitolato “NATO 2020: Sicurezza assicurata: Impegno dinamico”, raccomanda appunto un impegno dinamico della NATO con i Paesi e le organizzazioni poste oltre la regione Euro-atlantica, ovvero ciò che è effettivamente avvenuto negli ultimi 20 anni. Esiste anche la proposta di includere le forze della NATO in una più ampia struttura militare delle Nazioni Unite, che permetterebbe alla NATO di condurre operazioni in ogni parte del mondo, eventualmente in cooperazione con altri Stati (Russia, Cina). Ma ogni possibile intesa sarà chiaramente sbilanciata verso la leadership NATO.
È stato fatto osservare che le raccomandazioni della Albright avrebbero cambiato la rotta della NATO da quando la sua squadra, composta da dozzine di esperti del mondo militare e civile dei settori pubblici e privati, ha iniziato il proprio lavoro l’estate scorsa. L’unico interrogativo era in che misura la trasformazione della NATO in una organizzazione politico-militare globale sarebbe stata (a dispetto del suo Trattato fondativo) istituzionalizzata. La risposta, adesso lo sappiamo, è: in gran parte. Continua a leggere

Pandemia di pacifismo in Europa?!?

L’ultima barzelletta di Robert Gates, ministro della “Difesa” USA.
Dalla tribuna della National Defense University di Washington, lo scorso 23 febbraio, in occasione del seminario organizzato dalla NATO concernente l’elaborazione del suo nuovo Concetto Strategico, che verrà formalmente adottato al vertice di Lisbona, in Portogallo, il prossimo novembre. Seminario che, come i precedenti tre al riguardo svoltisi in Lussemburgo, Slovenia e Norvegia, vengono presentati quali sedi di deliberazione ed anche spazi di informazione pubblica quando invece le questioni rilevanti sono già state decise con anni di anticipo.
Accusando gli “alleati” europei di scarsa volontà nell’affiancare gli Stati Uniti nel proprio impegno di spesa in campo militare (che l’anno venturo toccherà il record di 708 miliardi di dollari…), Gates ha affermato che “dalla fine della Guerra Fredda, i bilanci della NATO e della difesa nazionale sono diminuiti in maniera consistente – nonostante le nuove operazioni al di fuori del territorio della NATO negli ultimi cinque anni”.
Il titolare del Pentagono ha quindi precisato: “Queste limitazioni di bilancio sono collegate ad una più vasta tendenza culturale e politica che tocca l’Alleanza. Una dei trionfi del secolo scorso è stata la pacificazione dell’Europa dopo età di guerra rovinosa. Ma, come ho detto prima, io credo che abbia raggiunto un punto di flessione, dove gran parte del continente è andata troppo in là nell’altra direzione. La demilitarizzazione dell’Europa – dove vaste fasce della pubblica opinione e della classe politica sono contrarie alla forza militare ed ai rischi connessi – da benedizione nel ventesimo secolo è diventata un ostacolo per raggiungere reale sicurezza e pace durevole nel ventunesimo”.

Dichiarazioni che risultano poco meno che surreali, oggi che quasi l’intero continente europeo è stato assorbito dalla NATO e praticamente ogni Paese ha inviato proprie truppe in zona di guerra in Asia, a 5.000 chilometri di distanza dal quartier generale dell’Alleanza.

[La NATO del Terzo Millennio tra guerra ed affari]