Kossiga, Carlos ed i soliti ignoti

Una decina di giorni fa, Cossiga, sicuro di essere completamente coperto dal Governo Berlusconi, ha attribuito alla Francia anzichè ad una azione congiunta USA-Israele, l’abbattimento del DC 9 Itavia su Ustica, aggiungendo nelle dichiarazioni rilasciate ai media che l’aereo partito da Bologna fu abbattuto da un missile, anzichè ad impatto, ad influenza lanciato da Mirage. Dal 1980 ad oggi, Cossiga aveva sempre sostenuto la tesi della bomba a bordo.
Una mossa, nelle intenzioni dell’arcinoto agente della CIA, destinata a dare a Sarkozy l’opportunità di rovistare negli archivi della DGSE e magari procedere all’eliminazione di qualche struttura del Ministero della Difesa che non è d’accordo con le nuove impostazioni di politica estera e militare che prevedono il rientro della Francia nel comando integrato della NATO.
La risposta non si è fatta attendere ma non è quella prevista dall’ex Ministro degli Interni (guardacaso) durante il rapimento Moro e dai suoi ispiratori. Ed ecco che escono, dal carcere di Parigi, delle dichiarazioni di Carlos, capaci di mettere in difficoltà Kossiga ed il Partito Amerikano.
Carlos è andato più in là. Nelle note scritte rilasciate al suo avvocato italiano accusa USA ed Israele, con la complicita del SISMI “deviato-filosionista”, di aver portato a termine anche la strage alla stazione di Bologna. I fatti come li riporta l’Ansa sono stati accuratamente “trattati” per confondere il diavolo e l’acqua santa e far apparire le Brigate Rosse di Via Fani come espressione di un nucleo antimperialista con solidi agganci internazionali in Medio Oriente, quando è ormai storicamente accertato che Moretti e soci ricevevano “input” e coperture da CIA e Mossad.
Per lasciare questa certezza di collusione con OLP, FPLP e RAF, le Brigate Rosse organizzarono il sequestro del generale statunitense James Dozier, che si concluse con la previstissima liberazione dell’ostaggio da parte della Polizia. Questo cercato insuccesso determinò lo scioglimento delle BR e la fine della cosidetta “lotta armata al sistema”. Una lotta armata che prevedeva la completa militarizzazione degli apparati dello Stato, una radicale smobilitazione dei quadri del SISMI ostili alla NATO e la stabilizzazione politico-istituzionale della “Repubblica Italiana”.

Dal Molin: come, quando e perché

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La nuova base occupa un’area di circa 440.000 mq, è lunga circa un chilometro e mezzo ed ha una larghezza variabile tra i 330 metri a sud ed i 230 a nord. Sull’area verranno costruiti 48 edifici (di cui dieci a più piani) che insistono su una superficie di circa 79.000 mq. La superficie calpestabile sviluppata è pari a 230.000 mq, la volumetria è di circa 880.000 mc. Il resto dell’area è occupato da strade, piazzali, campi da gioco ed altri spazi di non meglio identificato utilizzo.
Nei documenti ufficiali della Difesa statunitense si afferma che “questo progetto viene richiesto (…) come supporto al potenziamento ed alla trasformazione della 173° Aerobrigata in un’Unità d’Azione completamente autonoma a Vicenza”. La 173° Brigata aviotrasportata, con il programma Future Combat System (FCS), viene trasformata in Brigade Combat Team (BCT), la più grande forza d’attacco presente in Europa con sei battaglioni collocati a Vicenza, di cui quattro alla Dal Molin e due presso la Caserma Ederle, per un totale di 4.300 militari (dai 2.660 attuali).
Nel complesso della Dal Molin non mancheranno:
un centro fitness di 4.400 mq;
una mensa di circa 3.000 mq in grado di preparare 1.300 pasti per volta, abbondantemente innaffiati da cola;
un cappella di 875 mq, per non smarrire la retta via;
un centro commerciale di 1.500 mq, per non disabituarsi alla tipologia di paesaggio in cui si trovano più a loro agio;
un centro di comunicazioni attrezzato a praticare tattiche di guerra elettronica ed a gestire mezzi aerei e terrestri senza pilota.
Il 28 febbraio 2007, il senatore a vita Francesco Cossiga – ex Presidente della Repubblica quindi, teoricamente, difensore della Costituzione che bandisce la guerra quale strumento per la risoluzione delle controversie internazionali – ha avuto la bontà di informarci sull’esistenza del piano “Punta di Diamante” che prevede l’utilizzo della 173° Brigata aviotrasportata come “strumento del piano di dissuasione e di ritorsione anche nucleare”, il cui trampolino di lancio, almeno inizialmente, dovrebbe essere rappresentato dall’aeroporto di Aviano. L’assegnazione dei contratti per la costruzione della superstrada Pedemontana Veneta è oggi salutata con soddisfazione dal comando SETAF alla Ederle, che vede sensibilmente ridotti i tempi di spostamento fra Vicenza e la base USAF in provincia di Pordenone.
Secondo il giornalista Marco Mostallino, le basi militari USA nel Nordest stanno ritrovando la loro originaria vocazione, non la guerra calda dei deserti del Vicino e Medio Oriente ma quella fredda contro i russi. I nomi e gli squadroni di appartenenza dei militari morti nello schianto di un elicottero Black Hawk – di stanza proprio ad Aviano a supporto degli F-16 – avvenuto ad inizio novembre 2007 vicino a Treviso, confermerebbero questa tesi. Essi appartenevano infatti al 31° Fighter Wing, reparto di velivoli a corto raggio il cui compito è la difesa aerea contro la minaccia proveniente dall’Est e che dal 1994, secondo documenti ufficiali USAF da poco declassificati, si è dedicato ad operazioni nei teatri balcanici, bombardamenti sulla Jugoslavia del 1999 compresi.
Un alto ufficiale europeo della NATO sotto copertura di anonimato sosterrebbe che tutto ciò che sta accadendo nella basi del Nordest italiano è legato al confronto con la Russia. Il Dal Molin diventa cruciale perché gli Stati Uniti vogliono agirvi liberamente senza alcun coordinamento con la NATO, e quindi tanto meno con l’Italia paese ospitante. L’intendimento sarebbe quello di stiparvi approvvigionamenti, sistemi elettronici, munizioni, sistemi d’arma per sostenere l’intera rete delle basi aeree sparse per l’Europa
A giudicare dalle sempre più divergenti posizioni nel contesto internazionale di Stati Uniti, NATO ed Unione Europea da una parte, e Russia (e Cina, India, Iran…) dall’altra, difficile dargli torto.