Dal Molin consegnato alle imprese appaltatrici

CASERMA EDERLE, Vicenza — Il Consorzio di imprese italiane responsabili della progettazione, sviluppo e costruzione delle nuove infrastrutture americane presso l’Aeroporto Dal Molin ha ricevuto in consegna l’area Ovest.
L’associazione di imprese CMC di Ravenna e CCC di Bologna ha di fatto preso in consegna il sedime di Dal Molin per iniziare le operazioni di preparazione del cantiere dei lavori. L’installazione di Dal Molin rimane un sito di proprietà del demanio militare italiano alle dipendenze del Comandante italiano della Caserma Ederle.
Una volta completato, il progetto comprenderà alloggi, uffici, spazi ricreativi e strutture di supporto per la 173^ Brigata Aviotrasportata, attualmente dislocata tra le sedi separate di Vicenza e della Germania.
Il completamento dei lavori è previsto entro il 2012.
Il Comando della Caserma Ederle continuerà a lavorare con il Commissario Straordinario del Governo, On. Paolo Costa, e con tutte le competenti autorità italiane, a livello nazionale, regionale e locale, durante l’intera fase esecutiva del progetto.

(dal sito nodalmolin.it)

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Caro Ministro, Caro Arturo

Dal sito NoDalMolin, una lettera che il commissario straordinario Paolo Costa mandò all’allora Ministro della Difesa Arturo Parisi, in cui si esprime la volontà di “eliminare alla radice le componenti locali del dissenso” nonostante poggino su “motivi ragionevoli” e “cause fondate”.

Vicenza, 17 settembre 2007

Ill.mo Signor
On. Prof. Arturo PARISI
Ministro della Difesa
Caro Ministro, Caro Arturo,
è giunto il momento di prendere decisioni definitive circa il progetto di ampliamento dell’insediamento militare americano all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.
Sono decisioni che si possono prendere oggi sfruttando le premesse poste in questi mesi di lavoro del Commissario (e che sono amministrativamente riassunte nella determina del Direttore Generale del GENIODIFE, gen. Resce) e che devono esser prese ora per imprimere una inerzia positiva alla realizzazione del progetto ed eliminare alla radice le componenti locali del dissenso.
Sulle componenti non locali (pacifismo apolitico e antiamericanismo) occorrerà comunque intervenire con una accorta campagna di comunicazione che naturalmente non può riguardare il solo Commissario.
La tre giorni di protesta a crescente caratterizzazione no-global svoltasi da giovedì 13 a sabato 15 settembre a Vicenza, a conclusione di un presidio-campeggio “pacifista” durato dal 6 al 16 settembre, può diventare l’ultima manifestazione di un dissenso sostenuto anche localmente; ma solo se si interviene tempestivamente per togliere le cause ragionevoli, perché fondate, di questo dissenso. Mi riferisco alle preoccupazioni relative alla viabilità di accesso al nuovo insediamento militare, che avrebbe potuto aumentare i disagi di un traffico cittadino già difficile per la conformazione storica di Vicenza, e a quelle relative all’utilizzo ai fini di ampliamento della base dell’ultima grande area verde pregiata della città. Motivi ragionevoli che vanno definitivamente separati da quelli legati all’antiamericanismo, all’antimilitarismo e/o pacifismo apolitico, cioè dai motivi che nulla hanno a che fare con le caratteristiche del nuovo insediamento militare americano a Vicenza.
Dopo i mesi di relativa tranquillità, garantiti sia dall’estate sia dalla prospettiva di soluzione meno impattante fatta intravedere dal Commissario nella sua comunicazione e nei suoi atti di autorizzazione all’avanzamento del progetto, questa è oggi di nuovo a rischio per le attività del Presidio Permanente sostenuto dai movimento no-global del Nord Est, se non italiani e oltre. E’ facile prevedere che la tensione salirà non appena si darà il via al programma di bonifica bellica dell’area già contrattualizzato.
E’ questo dunque il momento per intervenire decisamente e trasformare le prospettive di soluzione, già fatte intravedere, in soluzioni certe, a utilizzare fin d’ora anche a fini di comunicazione.
Occorre poter arrivare molto presto a dire – fondatamente – che il nuovo insediamento militare americano altro non è che un riuso, con qualche espansione, della sola area ad ovest della pista di aviazione già utilizzata dall’aeronautica militare italiana e che, quindi, l’area ad est della pista, il grande prato verde che sarebbe stato distrutto dall’intervento previsto nella proposta che ha scatenato l’opposizione locale, rimane intatto. Questa affermazione, assieme a quella già acquisita che si organizza, sia in via temporanea sia in via definitiva, una accessibilità viaria che non interferisce con la viabilità normale soprattutto quella di attraversamento del centro storico di Vicenza, toglierebbe ogni motivo di opposizione ragionevole.
Se si può aggiungere, come si deve aggiungere, che Vicenza verrà ricompensata per questo suo “sacrificio” con il completamento della tangenziale a nord della città e con eventuali altri interventi in tema di università e di sanità, il pacchetto completo dovrebbe spianare la strada al progetto.
Ma occorre poter spendere tutto e subito. Continua a leggere

Pentiti, incazzati e speranzosi a Vicenza

Pentiti.
Claudio Cicero, esponente della maggioranza durante la giunta Hullweck, ora consigliere comunale dell’opposizione, il quale ha inviato un conciso telegramma al ministro della Difesa Ignazio La Russa per denunciare “le cose turche” che stanno avvenendo presso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza. Cicero non ci sta alla chiusura dello scalo berico e si scaglia in primo luogo contro il Commissario governativo Paolo Costa, “che ha fatto chiudere l’aeroporto e chissà per conto di chi ha agito”. Ultima fra le “maialate”, l’asportazione del monumento dedicato ad Arturo Ferrarin, gloria dell’aviazione italiana, protagonista del raid Roma-Tokio nel 1920, personaggio-simbolo della città.
Cicero annuncia di essere addirittura disposto a schierarsi contro la costruzione della base statunitense, qualificando ciò che sta succedendo a Vicenza come un fatto gravissimo e vergognoso: un ordine del giorno approvato dall’amministrazione comunale il 26 ottobre 2006 ancora in vigore e che non è stato mai rispettato. Testuali parole: “Si rischia di consegnare l’area agli americani senza alcuna condizione rispettata. Nessuno dei patti chiesti è stato portato a buon fine. (…) Se questo è lo stato delle cose, allora sarò io per primo a diventare uno dei più duri oppositori della base USA”.
Incazzati.
Statunitensi a cui, a rigore, le chiavi dell’aeroporto Dal Molin – ormai sgomberato dall’Aeronautica Militare Italiana e chiuso al traffico civile – dovrebbero essere consegnate il prossimo 1 luglio. Lo scorso 15 giugno giunge però al Gazzettino una lettera di un dipendente dell’Aeronautica Militare il quale denuncia che non è vero che gli americani entreranno al Dal Molin solo dopo la costruzione della nuova base, anzi ormai vanno e vengono tutti i giorni come se di fatto ne fossero già i padroni. Dopo il 1 luglio, poi, entreranno nelle palazzine già dell’Aeronautica ed in particolare in quelle ancora per poco occupate dal 27° Genio campale. Lo sfogo prosegue ricordando le dichiarazioni del Commissario Costa che gli statunitensi avrebbero regalato la bonifica dei terreni sia sul lato ovest, quello che dovrebbe ospitare la base, che su quello est, che dovrebbe essere vincolato a parco. Ebbene, il contratto di bonifica sarebbe già stato ridotto alla sola parte ovest: qui sono a rischio il museo dell’Aeronautica, smembrato ed oggi giacente a pezzi in uno degli hangar, ed i quasi mille alberi di alto fusto lì presenti. Ciliegina sulla torta la cosiddetta rototraslazione della pista promessa da Costa, definita come “impossibile pena la riduzione drastica della lunghezza della pista e di conseguenza della sua funzionalità”.
Speranzosi.
Mentre dagli Stati Uniti giungono notizie di stanziamenti per il completamento-rinnovamento di infrastrutture militari a Vicenza, richiesti nell’ordine di oltre 100 milioni di dollari per il 2009, – quindi aggiuntivi all’appalto per la Dal Molin – il neosindaco Achille Variati ha messo a punto il testo della delibera che sarà portata in Consiglio comunale il prossimo 26 giugno, propedeutica ad una consultazione popolare da tenersi in autunno, probabilmente il 5 ottobre. I vicentini saranno interrogati se siano o meno favorevoli all’avvio di un procedimento di acquisizione al patrimonio comunale dell’area aeroportuale Dal Molin, da destinare ad usi di interesse collettivo. Un eventuale esito positivo prevede la partecipazione di non meno di 35.000 elettori, la metà più uno dei votanti alle recenti elezioni comunali. Una volta approvata, la delibera sarà trasmessa al Governo, alla Regione Veneto ed all’ambasciatore statunitense, con la richiesta di sospendere i lavori per la costruzione della nuova base – attualmente concentrati sulla bonifica dei terreni – fino all’espletamento della consultazione.
Variati è stato però anticipato dal TAR Veneto, che lo scorso 20 giugno ha reso note le motivazioni che lo hanno spinto ad accogliere il ricorso presentato dall’associazione dei consumatori Codacons per la sospensione dei lavori alla Dal Molin. I magistrati amministrativi affermano che nessuna traccia documentale di supporto e’ stata riscontrata sull’”atto di consenso prestato dal Governo italiano a quello degli Stati Uniti d’America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali’. ”Tale atto di consenso, che pertanto risulta espresso soltanto oralmente – sottolineano i giudici – appare estraneo ad ogni regola inerente all’attività amministrativa e assolutamente extra ordinem, tale da non essere assolutamente compatibile con l’importanza della materia trattata e con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento, in base ai quali ogni determinazione deve essere emanata con atto formale e comunque per iscritto”.
Il TAR rileva poi che l’assenso del Governo italiano “risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del Ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione di competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all’altissimo rilievo della materia”.
“Rilevato altresì che è stata contestualmente autorizzata la pubblicazione del bando di gara (…) senza che consti il rispetto delle normative europee ed italiane in materia di procedure ad evidenza pubblica per la assegnazione di commesse pubbliche”, il TAR ha ritenuto di “sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati, inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto il controllo degli organi del Comune di Vicenza competenti in materia di edilizia ed urbanistica”.

Il testo completo della sentenza è qui.