My Lai, 16 marzo 1968

A proposito di crimini e criminali di guerra

“Il massacro di My Lai fu compiuto chiaramente per vendetta. Da alcuni giorni gli uomini della Compagnia “Charlie” (come Charlie Brown) del I Battaglione, XX Fanteria, XI Brigata dell’Americal Division che operavano nell’area del grosso villaggio sudvietnamita di Song My erano frustrati dallo stillicidio di perdite subito ad opera dei Viet Cong. Essi sospettavano che gli abitanti del villaggio – contadini e pescatori – aiutassero i Viet Cong con informazioni e cibo o almeno, mancando ogni indizio concreto a supporto, che li tollerassero (risultò poi che gli abitanti di Song My non avevano avuto mai niente a che fare con i Viet Cong).
Essi decisero così di punirli: il 16 marzo 1968 un plotone comandato dal sottotenente William L. Calley Jr. giunse con elicotteri a My Lai, un frazione di Song My, quando gli uomini erano assenti (perché nei campi o alla pesca), e vennero uccise tutte le persone trovate, circa cinquecento, tutte donne e bambini e qualche vecchio (esiste un filmato dell’operazione girato da uno dei soldati americani). Furono uccise nel seguente modo: riunite in gruppetti e quindi falciate con mitragliatrici e armi individuali. Il sottotenente Calley operò personalmente a una mitragliatrice. Alcune giovani donne prima furono violentate nelle loro capanne e subito dopo uccise dal loro violentatore. Il villaggio fu quindi incendiato. Un attacco ad un accampamento indiano. In effetti alcuni soldati americani asportarono lo scalpo alle loro vittime.
L’intenzione dei vertici militari e politici americani era di coprire anche tale episodio, così come erano sempre stati coperti tutti gli altri, ma il fatto quella volta venne alla luce. Un ex mitragliere di elicottero, Ronald Lee Ritenhour, studente coscritto, ne aveva sentito parlare quando era in Vietnam (in effetti ne parlavano tutti) e scrisse una lettera ad alcuni parlamentari. A quel punto la cosa non poteva essere messa a tacere ed iniziò un processo. Furono assolti tutti (compreso il comandante della Compagnia “Charlie” capitano Ernest L. Medina, accusato di avere ucciso in altra occasione un bambino sudvietnamita per divertimento) tranne il sottotenente Calley, trovato colpevole di avere personalmente ucciso a My Lai ventidue persone (sembra che nell’occasione ne avesse uccise più di sessanta) e condannato il 29 marzo 1971 all’ergastolo. Il 20 aprile dello stesso anno la condanna veniva ridotta a venti anni di carcere. Quindi dopo tre anni di carcere di minima sicurezza (e cioé di massimo comfort) il giudice federale J. Robert Elliot annullava anche tale sentenza ed ordinava Calley libero su una cauzione di mille dollari. Attualmente Calley vive a Columbus, in Georgia, dove fa il gioielliere.
L’episodio di My Lai in sé e per sé non è particolarmente significativo: a tutti gli eserciti del mondo è capitato di compiere efferatezze. Esso però lo diviene perché da un lato conferma una costante di comportamento dell’esercito statunitense in guerra e dall’altra, tramite l’assoluzione piena data in pratica a tutti quegli uomini, permette di valutare meglio la qualità dell’atteggiamento tenuto dagli Americani nei confronti dei “criminali di guerra” della seconda guerra mondiale e di altre successive.”

Da Sacrifici umani. Stati Uniti: i signori della guerra, di John Kleeves, il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini, 1993, pp. 112-114.

11 dicembre 1946, Padova in rivolta contro le truppe inglesi

padova_violenze46

Ovvero 70 anni d’Italia tra carota e manganello

“…Gli incidenti di ieri hanno provocato in città un’ondata di sdegno contro il comportamento degli autisti alleati che come è noto ogni giorno mietono vittime innocenti fra la popolazione civile…”. Inizia così la cronaca di due giorni di “ordinaria violenza” e di Resistenza attiva contro le truppe di occupazione inglesi che con il loro comportamento nei confronti dei cittadini di Padova, costringono gli stessi quasi a rimpiangere i giorni dell’occupazione nazifascista. Il bilancio di due giorni di fuoco è di decine di civili, tra cui molte donne, feriti in modo anche grave, negozi devastati da inferociti soldati di Sua Maestà Britannica, ma anche alcuni di essi sonoramente pestati da Padovani decisi nel non sopportare più i loro soprusi.
Stiamo parlando di una pagina di “Resistenza” volutamente rimossa dalla storiografia ufficiale interessata a coniare la medaglia ad unica faccia da “Liberatori “ alle Forze Armate dei Paesi Alleati vittoriose sul Nazifascismo, ma trasformatesi in forze occupanti e guardiani degli interessi economici e militari delle grandi potenze nello scacchiere europeo nato dopo il 1945.
Un’Europa divenuta campo di battaglia di una nuova guerra, fatta di muri, incubi di olocausto nucleare, colpi di Stato e di regimi imposti con i carri armati, che avrebbe condizionato irreparabilmente il cammino democratico e la voglia di libertà di centinaia di milioni di esseri umani. L’Italia come tristemente sappiamo fu il Paese, dopo la Grecia, nel campo occidentale, che visse più di tutti sotto la spada di Damocle del Colpo di Stato Permanente e dove i servizi segreti e gli ambienti più conservatori ed antipopolari degli USA e della NATO, in nome dell’anticomunismo viscerale ebbero un ruolo determinante come dimostrato nella stagione delle stragi fasciste.
Singolare per alcune coincidenze, la vicenda di cui oggi parliamo, ovvero la rivolta di Padova del 1946, visto che nella stessa città, una ventina di anni dopo una “cellula neofascista”, con coperture di servizi segreti NATO, fu coinvolta a vario titolo nella strage di piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre del 1969, la madre della stagione delle stragi. Continua a leggere

La complicità occidentale nel genocidio in Yemen e il silenzio dei media

11880618_544647652340523_1291661389959575124_n

Finian Cunningham per rt.com

Nell’ultima atrocità in Yemen, aerei da guerra sauditi hanno bombardato una zona residenziale, uccidendo almeno 65 persone. La maggior parte delle vittime sarebbero civili del quartiere Salah di Taiz, terza città più grande dello Yemen.
Il supposto crimine di guerra commesso è tragicamente diventato un evento quasi quotidiano durante cinque mesi di bombardamenti aerei incessanti dello Yemen da parte di una coalizione filo-occidentale di potenze straniere.
Nei giorni scorsi, ci sono stati attacchi aerei simili su centri civili nella città portuale di Hodeida sul Mar Rosso e nella provincia settentrionale di Saada.
Save the Children ha avvertito che il pesante bombardamento delle infrastrutture e porti del Paese ha già avuto gravi conseguenze sulla disastrosa situazione umanitaria emergente in Yemen – sia Hodeida che Aden sono passaggi chiave per il trasporto dei rifornimenti di aiuti umanitari, compresi cibo e medicine salvavita ora disperatamente necessari per i 21 milioni di Yemeniti.
Sicuramente, questa dovrebbe essere una notizia di prima pagina, con la CNN, la BBC e France 24, tra gli altri grandi mezzi di comunicazione occidentali, che la rilanciano come la loro storia di punta. Spetta a loro, perché i loro governi sono implicati in crimini gravi. Tuttavia, non vi è stata alcuna copertura giornalistica dei tragici eventi. A parte alcune brevi, vaghe notizie di una crisi umanitaria generalizzata, vi è stato un muro di silenzio su come la coalizione a guida saudita sostenuta dall’Occidente stia polverizzando civili yemeniti e creando la crisi. Ciò suggerisce una censura deliberata da parte dei media occidentali. Continua a leggere

La chiamano barbarie

10665710_10152471724058218_4237122217477828269_n

Le decapitazioni filmate di ostaggi occidentali in Iraq e di un escursionista francese in Algeria suscitano legittimamente un senso di orrore e una condanna senza appello. Sono uccisioni senza senso, opera di criminali malvagi al servizio di una ideologia deviante. Queste scene macabre seguono quelle altrettanto insostenibili di esecuzioni di massa di uomini disarmati. L’emozione generata da questo teatro delle crudeltà, viene tuttavia manipolata con freddezza dai media e dai politici in Occidente. La costante qualificazione della “barbarie” a opera di “barbari” risponde al desiderio di disumanizzare gli autori di queste atrocità. Espunti dalla civiltà, non rientrano più sotto la legge comune e non sono soggetti a leggi ordinarie. Si tratta per la propaganda bianca, in linea con i suoi usi e le tradizioni consolidate, di denunciare l’irriducibile barbarie “dell’altro”, presentato come un tutto indistinto per meglio sottomettere o sterminare, al di là dei criminali, un’intera società. Oppure, come nel caso dell’Iraq e della Siria, per distruggere degli Stati.
Questi assassinii sono rappresentati dagli organi di propaganda come atti irrazionali, quasi non umani, commessi da un’alterità radicalmente diversa. La propaganda si spinge ancora più a fondo, descrivendo queste atrocità come inerenti a una sfera etnico-religiosa: l’Islam, che nonostante le sfumature del linguaggio, sarebbe intrinsecamente pericoloso, quasi incomprensibile e sistematicamente opposto a un Occidente che, per essenza e definizione, ha valori umanistici definitivamente superiori a tutti gli altri.
In una fusione spudorata ma assunta senza discutere, i musulmani di qui e all’estero, sono sospettati di collusione “culturale” con gli assassini, e chiamati dai repressori del pensiero a dissociarsi pubblicamente dai crimini. Gli si ingiunge di approvare la nuova guerra medio-orientale dell’Occidente e il bombardamento vendicatore deciso dalla Civilizzazione.
Questi argomenti di una propaganda essenzialista, volta a demonizzare intere comunità, sono odiosi e ridicoli. Questa propaganda volta a stigmatizzare e colpevolizzare è tanto più inaccettabile quando viene da giornalisti-pubblici ministeri, molto ben posizionati, che se facessero bene il loro mestiere, avrebbero innescato una discussione sulla brutalità e sull’abuso di inedite proporzioni rivolto contro le popolazioni arabo-musulmani per decenni.
I giornalisti, che martellano l’opinione pubblica con la parola barbaro, cosa hanno scritto delle centinaia di migliaia di morti civili in Iraq, cosa hanno scritto sull’uso del fosforo bianco e sulle munizioni all’uranio impoverito contro le popolazioni civili? Chi tra questi modelli di Civiltà ha parlato del destino di decine di bambini malformati a Fallujah e altrove a causa dell’uso di armi proibite?
Si sono levate grida di indignazione da parte della stampa, quando la molto civile Madeleine Albright, ex segretario di stato americano, giustificava la morte di mezzo milione di bambini iracheni? Quale giornalista, della carta stampata o televisivo, ha protestato per il fatto che in questo paese dei diritti dell’uomo, criminali altrettanto sadici che quelli dello Stato Islamico, possono morire nel loro letto grazie alle amnistie e all’amnesia dello Stato?
Non c’è bisogno di tornare alle guerre coloniali condotte in nome dell'”Illuminazione” della generazione passata per riconoscere la stessa barbarie contemporanea, altrettanto indecente, che si ammanta dei valori della democrazia e dei diritti umani. Barack Obama, Nobel per la Pace, può condurre sette guerre dopo aver ricevuto un’onoreficenza che ha definitivamente perso ogni significato morale. Chi di questi mezzi di comunicazione menziona le decine di migliaia di vittime innocenti degli attacchi dei droni in tutto il mondo? La morte sotto i missili teleguidati e le bombe “intelligenti” di cinquecento bambini di Gaza? Non è questa una “barbarie”? I bombardamenti delle scuole gestite dalle Nazioni Unite sarebbero il danno collaterale di attacchi chirurgici. E’ vero che senza immagini e sepolte sotto la mistificazione e la complicità silenziosa dei giornalisti dell’informazione, decine di migliaia di morti delle guerre asimmetriche semplicemente non esistono. Meri dati statistici, i cadaveri straziati dei poveri e degli indifesi, non suscitano alcuna emozione.
Non vi è pertanto necessità di condurre una ricerca approfondita per scoprire che la realtà della “barbarie” è molto diversa da quella che la stampa vuole far credere. Non cercheremo qui di stabilire la genealogia politica del fanatismo islamico prodotto dalle monarchie del Golfo e armate dall’Occidente. Chi si ricorda dei missili francesi, delle armi inglesi e statunitensi generosamente fornite ai “mujaheddin afghani”, ieri combattenti per la libertà e talebani estremisti di oggi?
Le messe in scena di omicidi abietti in circostanze orribili da parte di psicopatici apolitici non possono in ogni caso essere una scusa per manipolazioni odiose. Il discorso sulla barbarie inflitto dalla propaganda, destinato a designare falsi nemici interni, si propone di mettere a tacere coloro che tra i musulmani in Europa denunciano le avventure militari in Medio Oriente. Si propone altresì di far dimenticare quelli commessi dagli alleati dell’Occidente. Questa agitazione intorno a una cosiddetta barbarie musulmana non riesce a nascondere la verità sanguinante di un occidente colonialista di ieri e imperialista di oggi, che assume senza discontinuità fin dal XIX secolo, le sue guerre eminentemente civili e molto sanguinose sul mondo arabo-musulmano. I criminali dello Stato Islamico hanno frequentato una buona scuola.
Nel consolidato dispositivo di preparazione psicologica dell’opinione pubblica, la barbarie degli altri è la giustificazione ultima della guerra. Tuttavia, le “guerre” contro il terrorismo, ingaggiate da decine d’anni, lungi dall’avere arginato il fenomeno, lo hanno generalizzato e complicato. Ci sono pochi dubbi, alla luce dell’esperienza, che il rifiuto di approcci politici e la fascinazione per la guerra manifestata dai leader occidentali, oltre a una regressione pericolosa del diritto internazionale produrrà una maggiore sovversione.
I primi e peggiori barbari sono tra noi.
Fondazione Frantz Fanon

(Fonte)

Bradley Manning linciato dal governo statunitense

Di Pepe Escobar, per rt.com

Il verdetto per Manning era predeterminato, e il processo farsa in un tribunale fantoccio – una rivisitazione postmoderna in salsa americana della Cina negli anni ’60 durante la Rivoluzione Culturale – già segnato, sigillato e consegnato.
Il Presidente degli Stati Uniti aveva già detto che [Manning] era colpevole. I media corporativi USA avevano strepitato per tre anni circa la sua colpevolezza. Adesso il governo statunitense – che ha criminalizzato Manning per i suoi “intenti malvagi” – ha dimostrato che sono cavoli amari per chiunque osi rivelare i crimini di guerra americani, che sono, per definizione, impunibili.
E se ci fosse bisogno di ulteriore dimostrazione del “luminoso” futuro che attende Edward Snowden – come se non bastasse la patetica lettera con la quale il Procuratore Generale USA Eric Holder promette che Snowden non sarà torturato se estradato negli Stati Uniti.
Tutto ciò nel momento in cui l’Angelo della Storia ha gettato ancora una volta un lampo di ironia; Bradley Manning è stato dichiarato colpevole di non meno di 19 capi d’imputazione da un giudice militare, giusto la porta accanto alla Centrale dello Spionaggio, il quartier generale della NSA a Fort Meade, nel Maryland. Continua a leggere

“Scalare il Monte Bianco per imparare a nuotare”

Seppure in ritardo…

Roma, 3 marzo – ”I governi, non solo questo ma anche quelli precedenti, hanno sempre, e senza eccezione, detto bugie sull’Afghanistan e mi aspetto che anche stavolta diranno bugie”. Il fondatore di Emergency, Gino Strada, commenta così sul sito di Peacereporter l’interpellanza presentata oggi da 36 deputati del PD che chiedono spiegazioni al governo dopo che il medico nel corso di una trasmissione televisiva aveva accusato le forze dell’ISAF di commettere dei crimini di guerra in Afghanistan, impedendo sistematicamente i soccorsi ai feriti.
Strada critica anche il primo firmatario dell’interpellanza, Arturo Parisi, ex ministro della Difesa che ai tempi del suo incarico non espresse alcun dubbio sulla natura della ”missione di pace” italiana. ”Si tratta della solita logica: la guerra diventa meno bella quando a farla sono gli avversari politici”, ha detto Strada, confermando quanto detto domenica scorsa nella trasmissione ”Che tempo che fa”. ”Ci sono degli obblighi ben precisi di assistenza, non solo ai civili, ma anche ai feriti in generale”, ha spiegato il medico di Emergency. ”I militari sono lì per ammazzare, non certo per curare”.
Strada ha detto inoltre di non attendersi molto dall’iniziativa del PD. ”Mi aspetto un po’ di retorica e di politichese, le solite chiacchiere confuse in Parlamento. Qualcuno dirà anche, come dice il presidente Napolitano, che siamo in Afghanistan per costruire l’Europa. Che sarebbe come dire: andiamo a scalare il Monte Bianco per imparare a nuotare”.
(ASCA)

Utopia mediorientale