Dio lavora per la CIA?

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Eric Draitser per rt.com

L’arresto e l’incarcerazione in Corea del Nord del cittadino statunitense Kenneth Bae solleva ancora una volta la questione dell’uso della religione e dell’umanitarismo come mezzi impliciti per rafforzare l’egemonia USA.
La controversia riguardante “la diplomazia cestistica” dell’ex stella della NBA Dennis Rodman è centrata sul suo apparente rifiuto di “parlare a favore” di Kenneth Bae, un cittadino statunitense imprigionato in Corea del Nord per ciò a cui Pyongyang si è riferito quali “crimini contro lo Stato”. Naturalmente, la versione dei media occidentali sul caso Bae è che egli sarebbe un devoto cristiano che semplicemente ha infranto le leggi nordcoreane sulla religione e le prassi religiose.
Come riferito dal The Telegraph, Bae e il suo gruppo stavano usando la propria agenzia turistica come mezzo per diffondere le loro convinzioni cristiane nel Paese stridentemente ateista. I membri del gruppo di Bae hanno ammesso di aver distribuito bibbie nel Paese, intonato canzoni cristiane e, in riferimento alla storia biblica di Gerico, “aver pregato ché i muri crollino”. Anche se si può non essere d’accordo con la criminalizzazione di un ideologia religiosa, è un fatto indiscutibile che Bae e i suoi gruppi hanno commesso quello che Pyongyang considera essere un crimine molto serio.
Mentre l’incarcerazione di un americano in Corea del Nord è già una storia, il suo arresto ha sollevato sospetti in certi circoli internazionali che Bae, come tanti altri prima di lui, stesse nei fatti lavorando con la CIA o un’altra agenzia di intelligence statunitense. Benché sia impossibile dire con certezza se Bae stesse facendo un legittimo viaggio d’affari in Corea del Nord, o stesse semplicemente utilizzando l’occasione come copertura di attività di spionaggio, l’incidente ci ricorda ancora la durevole, sporca relazione tra la comunità dell’intelligence USA e i gruppi e le istituzioni religiose/umanitarie. Continua a leggere

Anno nuovo, vita vecchia

Dopo gli annunci del mese scorso di Obama e della NATO di aumentare gli aiuti alle forze armate afgane nell’addestramento, nella professionalizzazione e nel rendersi autonomi nell’utilizzo delle nuove tecnologie, dobbiamo effettivamente registrare che tale addestramento sta effettivamente dando i suoi frutti, per l’entusiasmo, anche un po’ eccessivo, col quale i soldati afgani hanno accolto la notizia.
Quanto i soldati afgani stiano apprezzando lo sforzo dell’intera coalizione è sotto gli occhi di tutti: in pochi giorni due episodi che hanno visto coinvolti soldati ed ufficiali afgani addestrati dalla NATO che con l’avvicinarsi del nostro Capodanno si son fatti esplodere dalla gioia o si son lasciati andare all’usanza tutta orientale di utilizzare le armi da fuoco al posto dei petardi.
Quanto gli anglosassoni prendano troppo sul serio le cose, ha generato nel primo caso, allarmismo, la conseguente sparatoria con un americano morto e due feriti lievi tra gli italiani e con il malaugurato ferimento ed arresto del povero afgano che, sicuramente in preda ai malefici fumi di qualche “canna” di puro Hashish, non pensava di causare un ennesimo allarme nelle forze internazionali, ovvero quello della serpe che si sta allevando in seno.
Ieri, poi il fattaccio, a Khost con la morte di ben otto agenti CIA.
Alla notizia dell’arrivo per il fine d’anno di un gruppo di specialisti della CIA, che doveva condurre una serie di “interrogatori” su alcuni sospetti talebani presso la superprotetta base di Khost, un ufficiale talebano conosciuto per la passione per i fuochi artificiali s’era fatto venire direttamente da Napoli, un quantitativo di palloni di Maradona, teste di Bin Laden, Tric-trac, fontane luminose, tutte dichiaratamente di contrabbando e senza le dovute etichette per la tracciabilità.
Tutta roba che doveva essere utilizzata allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre ma, …il diavolo ci ha messo la coda.
Il solito agente della CIA con gli occhiali scuri, dallo sguardo sveglio e in vena di fregare Ibrahim, col codice alla mano ha intimato al povero afgano di mollare la santabarbara pirotecnica poiché “non omologata secondo gli standard statunitensi”.
Uno stipendio intero era costato tutto quel ben di dio al povero Ibrahim, che voleva passare per quello che aveva fatto lasciare col naso per aria tutta la guarnigione di Khost per Capodanno!!
Potete ben comprendere come Ibrahim ha arraffato un pallone di Maradona ed una testa di Bin Laden ed ha incominciato a correre per la Piazza d’armi della superbase di Khost.
Non l’avesse mai fatto!!! Lo sappiamo come fanno gli americani…in otto han creduto di essere allo stadio di N.York in una finale di rugby e si son lanciati da tutte le direzioni sul povero afgano che l’unica porta che voleva raggiungere, a quel punto, vistosi inseguito da certi pesi massimi, era quella del bagno.
Poi il solito incidente, il classico superman che pensando di essere John Wayne nel film Berretti Verdi , con il sigaro in bocca, ha raggiunto l’afghano placcandolo e poi giù tutti gli altri.
…hai voglia che Ibrahim gridava:
-“ spegnete quel sigaro, state attenti a non stringermi troppo!”-
Macchè! I super agenti della CIA non riuscendo a far mollare la presa ad Ibrahim, se lo son caricato sotto il braccio e tutti insieme cantando l’inno della nazionale di rugby si son lanciati verso il centro della piazza d’armi dov’era l’asta con la Bandiera americana, ritenendola la meta della partita.
… Poi il botto finale con tanto di fuochi pirotecnici e una strage tutta a stelle e strisce con il povero Ibrahim che non potrà ricevere gli auguri dai suoi commilitoni.
Buon anno dall’Afghanistan!

Botti di fine d’anno in Afghanistan ovvero la strategia vincente di Obama e della NATO, di Antonio Camuso.

Spionaggio per conto terzi
Secondo Eva Golinger, gli agenti della CIA uccisi in Afghanistan lavoravano per una società di facciata, la Development Alternatives Inc. (DAI), attiva  – per il tramite di USAID – anche in Venezuela, Cuba ed altri Paesi dell’America Latina.
Leggere qui.

Una diversa ricostruzione dei fatti
La fornisce Gianluca Freda, che partendo dalla strage di civili a Kunar dello scorso 26 dicembre, ipotizza un conflitto neanche tanto sotterraneo tra la Casa Bianca e l’agenzia di intelligence.

Triplogiochista?
Madrid, 12 gennaio – Il giordano Humam Khalil Abu-Mulal al-Balawi, il kamikaze che il 30 dicembre uccise 7 agenti CIA in Afghanistan, fu l’operativo di Al Qaeda che rivendicò l’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione Atocha di Madrid. Strage in cui persero la vita 192 persone.
E’ quanto sostiene la radio Cadena Ser secondo cui Balawi, agente triplogiochista che riuscì ad ingannare i servizi giordani e la CIA, inviò una lettera al quotidiano ABC in cui attribuì la paternità del massacro ad Al Qaeda.
(AGI)

Cominciamo con la base Chapman, dove l’attentato suicida ha avuto luogo. Una vecchia base sovietica vicino al confine con il Pakistan, essa ha ricevuto un nuovo nome, quello di un Berretto Verde che aveva combattuto a fianco degli agenti della CIA e fu il primo americano a morire durante l’invasione dell’Afghanistan nel 2001. Si trova in un luogo isolato nei pressi della città di Khost, a pochi chilometri dal più grande Camp Salerno, una base operativa avanzata usata principalmente dalle truppe americane delle operazioni speciali.
Occupata dalla CIA a partire dal 2001, la base Chapman è regolarmente descritta come “piccola” o “minuscola” e, secondo un resoconto, dotata di “una proibitiva rete di barriere, filo spinato e torri di guardia”. Anche se vi era stata alloggiata una squadra di ricostruzione provvisoria del Dipartimento di Stato americano (come pure personale dell’Agenzia USA per lo sviluppo internazionale e personale del Dipartimento dell’Agricoltura), e anche se “era ufficialmente un campo per i civili coinvolti nella ricostruzione”, la base Chapman è “ben nota a livello locale come una base della CIA” – un “segreto di Pulcinella”, come riferisce un altro rapporto.
(…)
Gli sforzi degli agenti della CIA alla base Chapman erano concentrati sulla “raccolta di informazioni relative alle reti di militanti in Afghanistan e in Pakistan, e la pianificazione delle missioni per uccidere i principali leader di queste reti”, in particolare quelli della rete di Haqqani nella zona tribale del Waziristan settentrionale, proprio a cavallo del confine pakistano. Essi evidentemente gestivano “informatori” in Pakistan per trovare gli obiettivi della guerra di omicidi “mirati” della CIA, tuttora in corso, e compiuta per mezzo dei drone.
Questi attacchi con i drone in Pakistan sono stati a loro volta aumentati a livelli senza precedenti da quando Obama ha assunto le sue funzioni; da 44 a 50 (o più) raid sono stati compiuti nel corso dell’anno passato, causando vittime civili nell’ordine delle centinaia. Come i pashtun locali, la CIA sostanzialmente non riconosce l’esistenza di un confine. Per i suoi agenti, le terre tribali di confine afghane e pakistane costituiscono un unico mondo.
(…)
In questa guerra, i drone non sono l’unica arma dell’agenzia. La CIA sembra anche essersi specializzata nella gestione di raid e “irruzioni notturne” altamente controverse, in collaborazione con le forze paramilitari afghane. Queste incursioni, laddove condotte dalle forze speciali USA, hanno causato vittime civili suscitando grande scalpore ed aspre proteste. A volte, secondo quanto riferito, la CIA conduce effettivamente tali irruzioni in collaborazione con le forze delle operazioni speciali.
In un recente raid notturno guidato dagli americani nella provincia di Kunar, otto giovani studenti sono stati (secondo fonti afghane) arrestati, ammanettati e giustiziati. Il comando di questo raid è stato attribuito, eufemisticamente, ad “altre agenzie governative” (OGAs) o ad ”americani non-militari”. Queste incursioni, che siano “riuscite” in senso stretto o meno, non si adattano facilmente alla strategia di “counter-insurgency” dell’amministrazione Obama basata sul principio di “accattivarsi i cuori e le menti”.
(…)
Circa nello stesso periodo, sono emerse notizie secondo cui la Blackwater/Xe garantiva la sicurezza, armava drone, ed eseguiva “alcuni degli incarichi più importanti dell’agenzia” nelle basi segrete in Pakistan e in Afghanistan. E’ inoltre emerso che la CIA aveva pagato contractor della Blackwater perché prendessero parte a un programma di attentati segreti in Afghanistan.
Mettete insieme tutto questo e avrete il sinistro volto dell’“intelligence” in guerra nel 2010 – un nuovo “intruglio” nei conflitti di Washington. Oggi, in Afghanistan, un mix militarizzato di agenti della CIA e di mercenari ex-militari, così come di reclute indigene e di aerei robot, sta combattendo una guerra “nell’ombra” (come si diceva durante la Guerra Fredda). Questa non è più “intelligence”, come qualcuno immagina, né è “militare”, nel senso tradizionale del termine – non lo è più da quando le operazioni degli Stati Uniti sono compiute da mercenari e indigeni in misura così grande.

Da La guerra segreta degli USA in Afghanistan, di Tom Engelhardt.