Gli AMX a(l)col-izzati di Ignazio

amx acol

Vediamo di fare il punto sugli AMX dell’A.M.I, sul programma ACOL, sull’addestramento di piloti e macchine a Nellis in Nevada e sull’arrivo in Afghanistan dei 4 Aermacchi-Embraer. Comiciamo da Dedalonews, una fonte vicina al Ministero della Difesa.
Ecco cosa scriveva questo bollettino di informazione il 31 luglio 2009: “Il generale Tei CSM dell’ Aereonautica comunica che 10 AMX ACOL e 34 piloti in forza ad Istrana ed Amendola raggiungeranno con partenza 2 agosto la base aerea di Nellis in Nevada per effettuare delle esercitazioni mirate ad una preparazione forse finalizzata ad un loro impiego in Afghanistan in autunno. Tei precisa inoltre che l’addestramento si protrarrà per quattro settimane e sarà articolato in esercitazioni chiamate Red Flag e Green Flag”.
Eravamo rimasti al sequestro disposto nel luglio 2006 dalla Procura di Cagliari dell’intera documentazione tecnica degli AMX nella sede della società Aermacchi di Venegono Superiore (Varese) e la precedente messa a terra dell’intera flotta di questo cacciabombardiere di costruzione italo-brasiliana in dotazione all’ A.M.I.
I sequestri degli AMX da parte di più distretti della Magistratura proseguono dal dicembre 2007 fino al marzo 2008 per accertare l’esistenza di difetti strutturali sui jets.
Lo sblocco degli AMX coinciderà con l’impegno da parte dell’ A.M.I di effettuare un piano completo di revisione su questo tipo di aereo.
E’ il programma di aggiornamento ACOL che appronterà nel tempo modifiche su 50 dei circa 110 esemplari in dotazione all’ A.M.I con un finanziamento ad hoc di 285 milioni di euro.
Correrà voce di un interessamento della Alenia North America (società di Finmeccanica) a rilevare dall’A.M.I il surplus (60) degli AMX non sottoposti ad aggiornamento ACOL per destinarlo all’Afghan Army Air Corps (?) attraverso una cessione al Pentagono (!).
Un vortice, grigio-fumo, di centinaia e centinaia di milioni di euro, se fosse andato a buon fine l'”affare” estero su estero.
Nell’agosto del 2008, La Russa stanzia per i primi velivoli portati allo standard ACOL un bilancio supplementare di 35,4 milioni di euro per “attività di supporto e servizio”.
Formuletta che servirà a nascondere la volontà del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Giorgio Napolitano, d’intesa con Palazzo Chigi, di impiegare gli AMX in “missione di pace” sul teatro afghano.
Tempi e uscite che lasciano intravedere un’accurata programmazione dell’intervento bellico di ISAF-Italia in Afghanistan ben al di là delle decisione politiche e militari di volta in volta comunicate all’opinione pubblica italiana dai governi della Repubblica delle Banane.
A dirla tutta, del possibile impiego operativo degli Aermacchi-Embraer in questo Paese del Centro Asia cominciò già a parlarne l’allora Ministro della Difesa Arturo Parisi con Prodi a Palazzo Chigi.
Il progetto non ebbe seguito per i sequestri effettuati dalla Magistratura oltre che per l’allora minore pericolosità degli “insorti” pashtun e mujaheddin che verrà “contrastata” dalla primavera del 2006 fino al 2008 (solo) con l’invio ad Herat di elicotteri di attacco A-129 Mangusta e UAV Predator.
I 35,4 milioni di euro serviranno, in che frazione non lo sappiamo, a finanziare il trasferimento di 10 AMX ACOL, del personale di volo, gli addetti alla manutenzione, il soggiorno, i costi carburante (saranno necessari dopo il primo atterraggio alle Azzorre degli AMX dotati di serbatoi supplementari, sei rifornimenti in volo di tanker USA per la missione andata e ritorno ed una fortuna sfacciata per poter attraversare, senza perdite, l’Atlantico con questo tipo di velivolo), uso e consumo di proiettili a canne rotanti, missili, razzi e bombe laser per 30 giorni di esercitazioni a fuoco. Anche l’Esercito e Marina faranno la loro parte inviando nella base USA per addestramento otto squadre del 185° RAO della Folgore ed Incursori di Comsubin per l’addestramento all’uso dei puntatori laser in tandem con UAV e cacciabombardieri da attacco al suolo USA ed AMX “tricolori” dotati di munizionamento GBU12 Paveway.
Una costosissima superbomba da una tonnellata di alto esplosivo che segue il puntamento monocromatico da terra sul “target” da utilizzare in ambiente UCAS, acronimo di Urban Close Air Support.
Giandomenico Gaiani su Il Sole-24 Ore ripreso da “Analisi Difesa” scrive che ne sono state utilizzate dagli AMX Ghibli 300 (a carica inerte?).
Cosa voglia dire questa roba in termini di costi e che effetti possa produrre la sbandieratissima “precisione chirurgica” in ambienti abitati su obbiettivi nemici “paganti” è intuibile.
Ecco, abbiamo fatto un breve spaccato dell’addestramento a quella “missione di pace” in Afghanistan sulla quale Napolitano, La Russa & Soci pontificano senza soste da giornali e tv raccontandoci una colossale montagna di menzogne.
Il problema grosso, e irrisolto, degli AMX è di progetto. Le specifiche richiedevano un notevole carico alare (carico bellico utile) a fronte della disponibilità di un unico propulsore-turbina Rolls Royce-Fiat Avio da 5.000 kg di spinta che sviluppa una velocità massima di 0,86 mach senza picchi di potenza erogabile.
In parole povere, l’AMX è assimilabile ad un furgone da 18 quintali di peso con un motore diesel da 1.500 cc, nato con difetti nella propulsione e nell’allestimento.
Usato da D’Alema sui cieli di Pristina in ambiente prevalentemente pianeggiante e collinare ad altissima protezione dove la precarietà e l’asfitticità della motorizzazione poteva risultare non penalizzante, l’AMX ha colpito gli “obbiettivi” facendo il suo carico di distruzioni, morti e feriti. In Afghanistan per la conformazione montuosa, la quota operativa da mantenere con aria rarefatta le “cose” potrebbero andare diversamente anche per il possibile uso da parte della guerriglia “talebana” di missili antiaerei spalleggiabili.
Giancarlo Chetoni

La Russa e gli AMX per l’Afghanistan

AMX.

Oggi apriamo un altro fronte…

La Russa è un prestigiatore come Casanova. Vi ricordate il mago presentato a Striscia la Notizia da Greggio e Iacchetti?
L’unica differenza tra i due “personaggi“ è che il Ministro della Difesa non simula, fa sul serio, ed invece di pasticciare intenzionalmente con colombe che non escono dal cilindro manda gli AMX in Afghanistan come D’Alema li faceva decollare dalla base di Amendola per bombardare Montenegro e Kosovo.
Il Casanova di Ricci e Canale5 faceva e fa divertire gli utenti televisivi di Berlusconi, quello di Palazzo Baracchini, in combutta con Napolitano ed il Consiglio Supremo di Difesa che si riunirà un’altra volta il 9 novembre, cambia le carte sulla tavola per meleggiare intenzionalmente l’opinione pubblica.
Di Tornado IDS in Afghanistan, su ordine del mefistofelico “pizzo e barba“, il Generale di Squadra Aerea Daniele Tei ce ne ha mandati 4 al costo stratosferico, dalla manutenzione al personale di volo, di 52 milioni di euro all’anno.
Ne dovrebbero tornare indietro 2.
Con tutta probabilità, i Panavia schierati a Mazar-e Sharif. Usiamo il condizionale perché fintanto che non atterrano a Ghedi ci è difficile crederci abituati come siamo alle pastette di La Russa.
Tipo?
Presto detto.
I 500 militari italiani che dovevano rientrare per dicembre, successivamente forse, poi no e ora sembrerebbe di sì. Il via libera è arrivato da Rasmussen al summit NATO di Bratislava che ha visto la partecipazione dei 28 Ministri della Difesa.
Barack Obama tergiversa, è in debito di dollari – gli è fallita la 117° banca il 4 novembre – di “fiato“ politico e di strategia militare.
A Palazzo Baracchini arrivano dalle 18 alle 30 lettere di protesta al giorno. Padri, madri, fratelli, sorelle e fidanzate vogliono sapere come finirà la faccenda.
Li vogliono a casa per Natale senza se e senza ma.
L’elenco dei morti e dei feriti si allunga e le famiglie, consapevoli del rischio che corrono i congiunti in “missione di pace“ chiedono a La Russa di rispettare gli impegni presi.
E allora che fa il (nostro?) ex missinista atlantico di Via del Maiale (pardon… Scrofa), sostenitore incallito dello Stato di “Israele“, passato con armi e bagagli all’antifascismo “istituzionale“ a tutto tondo salvo riservarsi il vezzo di indossare quando è in visita ad Herat (sentite, sentite) la “camicia nera“ sotto la mimetica?
Lo ha fatto per ben 3 volte di fila. Troppe per essere un “caso“.
Aumenta il numero dei cacciabombardieri, da 4 a 8, o da 4 a 6, se va bene, tanto per far uscire qualche altra decina di milioni di euro in più dalle tasche della gente per bene, che paga le tasse, per alimentare l’avventurismo bellico della Repubblica delle Banane.
Solo che… gli Amx hanno qualche grosso problemino, come del resto i Puma ed i Lince.
Ma mentre i blindati stanno a terra, i cacciabombardieri della Alenia-Aermacchi-Embraer volano e rischiano di venir giù durante gli attacchi al suolo, con effetti mortali per il personale di volo e di immagine a livello nazionale ed internazionale per l’Italietta che già con i Tornado IDS mitraglia e bombarda a tutto kerosene pashtun e mujaheddin per conto di USA, NATO ed ONU.
Esagerazioni? Macchè.
Sentite un po’.
“… ci sono elementi per ritenere che i caccia AMX siano pericolosi, quindi non idonei al volo“. Lo affermò nel 2006 il Capo della Procura della Repubblica di Cagliari, Mauro Mura, confermando il provvedimento di sequestro della flotta di cacciabombardieri in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, ottenuto dal GIP su richiesta del PM Giancarlo Moi, titolare dell’inchiesta sull’Amx precipitato il 20 ottobre 2005 nel comune di Decimomannu durante un’esercitazione NATO.
Il presupposto dell’inchiesta – dichiarerà – è l’accertata pericolosità di questi caccia e gli elementi raccolti ci portano in questa direzione.
Il Capo di Stato Maggiore dell’A.M.I, dal canto suo, aggiungerà questa pesante ma sostanzialmente corretta dichiarazione: “Il tettuccio dell’AMX si è già staccato cinque volte determinando la perdita dei velivoli”.
Il Messaggero di Roma denuncerà decine di incidenti di volo per l’AMX e la morte di 14 piloti. Un dato che sarà rettificato (?) dallo Stato Maggiore in 8 perdite di AMX e 6 morti tra i piloti su una dotazione di velivoli che non ha mai superato i 60 operativi sui 110 a disposizione.
L’Amx è un cacciabombardiere nato sotto una cattiva stella ed è complementare al Tornado IDS. Può portare fino a 3.800 kg di bombe a caduta libera, razzi o armamento laser. Il prototipo esce nel 1984. La prima perdita arriva in fase di collaudo nel novembre 1989.
Muore il pilota e l’aereo si incendia per impatto al suolo. Dopo 2 mesi, nel 1990, l’A.M.I è costretta a registrare la seconda tragedia. Il 7 novembre di quello stesso anno, un altro aereo precipita nelle campagne di Pavia.
Nel 1992 ne cade un altro e questa volta l’A.M.I sospende i voli. Nel 1993, in Danimarca nel corso di un’esercitazione NATO, precipita un altro AMX. Anche in questo caso muore il pilota. Nel 1993 altri due “incidenti“.
Jets ancora a terra per verifiche, nuove perdite nel 1994, altri stop al volo, ed ulteriori distruzioni per impatto a terra nel 2000 e 2001.
La Procura di Padova apre un inchiesta. Nel 2002 un’altra Procura, questa volta quella di Treviso, blocca gli AMX per la caduta e la morte del pilota in un’area alla periferia della città. Nel 2003, l’Aermacchi-Embraer torna a volare ma si deve registrare nel corso dell’anno un nuovo disastro aereo.
Poi toccherà ad un AMX biposto da addestramento riportare l’incrinatura del tettuccio ed il lancio con paracadute dell’equipaggio.
Fino ad arrivare ad un nuovo sequestro disposto dalla Procura di Cagliari, nel luglio 2006, della intera documentazione relativa agli AMX nella sede dell’Aermacchi di Venegono Superiore (Varese).
Da quel momento, non si sono più registrate perdite di aerei e piloti perché l’A.M.I ha praticamente cessato di utilizzarli per l’addestramento sui cieli italiani.
La Russa, d’accordo con Napolitano ed il solito famigerato Consiglio Supremo di Difesa, vuol tornare a farli volare a livello operativo in missioni di attacco al suolo in Afghanistan, per far fuori un altro bel po’ di afghani e… qualche pilota “tricolore“.
Giancarlo Chetoni

Tornado per l'”autodifesa”

tornado-castel-del-monte

Il Generale di S.A. Vincenzo Camporini, nominato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica dal Consiglio dei Ministri del governo Prodi il 20 Settembre 2006, per una rotazione prevista tra Aviazione, Marina ed Esercito, è attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa e quindi ai vertici di comando delle Forze Armate.
Il suo curriculum dice che a parte un breve periodo di frequenza ad un corso NATO, lontano negli anni, è il primo alto ufficiale italiano che non abbia certificazioni atlantiche, che non ha fatto registrare frequentazioni imbarazzanti e, elemento di per sé significativo, non è stato pataccato, almeno per ora, né dal Congresso né dalle Amministrazioni USA con la “Legion of Merit”, la più alta onorificenza offerta ai militari appartenenti alla NATO.
Camporini, quindi, ha alle spalle uno stato di servizio, almeno dal nostro punto di vista, decente.
Naturalmente esegue gli ordini che gli impartisce il Ministero della Difesa e perciò lunedì 24 novembre ha fatto partire per l’Afghanistan, delegando l’atto formale al Generale S.A. Daniele Tei, i quattro Tornado del 6° Stormo di Ghedi, come deliberato dal CdM del governo Berlusconi il 23 settembre u.s.
I Tornado sono inseriti nel dispositivo Joint Air Task Force di Herat, anche se la destinazione iniziale è l’aereoporto di Mazar-e Sharif (cinquecento km a nord est del PRT-West Rac a guida italiana) – dove sono attualmente operativi dieci Tornado tedeschi che martellano quotidianamente obiettivi “nemici” nel nord e nell’est dell’Afghanistan – in attesa del completamento dei rifugi corazzati in cemento armato per la protezione passiva su Camp Arena e Camp Vianini.
I Tornado si portano dietro, si afferma, un pod ottico-elettronico Rec-Lite, volando a quote medio-alte (tra i novemila e gli undicimila metri) per il rilevamento a terra e saranno armati solo per l’autodifesa (?!), in un teatro di guerra dove qualche nucleo di coraggiosissimi straccioni, senza coordinamento, per contrastare delle sofisticate macchine da guerra come i Tornado ha a disposizione solo delle pallottole calibro 7,62 mm che non superano il tiro utile di 300 metri.
Insomma i Tornado saranno “i nostri occhi” come titola la Repubblica, per la difesa dei Rambo di Sarissa e di ISAF-NATO nelle provincie di Bagdis, Herat e Farah, con una capacità di fuoco a terra che supera per un solo cacciabombardiere quella di tutti i combattenti pashtun dell’Afghanistan.
Questa almeno la spiegazione ufficiale uscita dal Comando Operativo Interforze (COI) di Centocelle, che programma ed organizza le “missioni di pace” dell’Italietta in Africa, Vicino Oriente ed Asia. Un micro-CENTCOM alla periferia di Roma, ad imitazione della struttura di comando del generale Petraeus a Tampa, in Florida.
Alloggiato sulle aree dell’ex aeroporto Francesco Baracca, il COI seleziona e coordina il personale militare destinato ai tanti teatri di “pace” dove poi si fa la guerra, trasformando con la propaganda mediatica gli aggrediti in “terroristi” e gli aggressori in “esportatori di pace e di democrazia”. Che l’Italia partecipi anche alle attività di “training”, “advising” e “mentoring” a favore dell’Afghan Border Police e dell’Afghan National Civil Order, rendendo operativo lo schieramento in teatro di militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e… della Forestale, deve continuare a rimanere una notizia confinata all’ambito strettamente riservato delle cosiddette Istituzioni e dei Palazzi del Potere.
La percezione è che tra Kabul e Roma sia al lavoro un efficientissimo apparato di censura capace di manipolare, mimetizzare e sopprimere le notizie che possano creare un impatto negativo su un’opinione pubblica nazionale schierata contro tutte le avventure belliche della sfiatatissima Italia. Più osservatori indipendenti vanno sostenendo concordemente che questa task force molto, molto riservata faccia capo all’ambasciatore Ettore Sequi, ricevuto in gran pompa al Quirinale il 12 settembre 2008 dal Capo del cosiddetto Consiglio Supremo di Difesa, onorevole Giorgio Napolitano.
Scelto da D’Alema e confermato da Frattini, Ettore Sequi è un diplomatico di carriera – rappresentante in Afghanistan anche dell’Unione Europea – che, a quanto si sussurra in giro, ha strutturato una catena di complicità locali e nazionali (oltre a piazzare Ong come CESVI ed INTERSOS a Kabul) capace di annullare il diritto di informazione e di intimidire, con l’appoggio di polizia e servizi segreti dell’ex Presidente della Unocal Hamid Karzai, sia i corrispondenti locali che qualche collaboratore occasionale di Peacereporter.
Dopo il sequestro Mastrogiacomo e la protratta carcerazione subìta dal direttore di Emergency, Rahamatullah Hanefi, amico e collaboratore di Gino Strada, dall’Afghanistan arrivano con il contagocce unicamente informazioni e notizie regolarmente manipolate.
Il resto lo fanno l’ANSA e gli organi di informazione del Bel Paese.