Una nuova leadership USA per l’Afghanistan

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Washington ha intanto individuato il capro espiatorio per autoassolversi da qualsivoglia responsabilità per l’inaudito massacro di civili durante i raid aerei nella provincia di Farah. Si tratta del comandante delle forze militari in Afghanistan, generale David McKiernan, che a poco meno di un anno dalla sua nomina è stato “invitato” dal segretario della difesa, Robert Gates, ad abbandonare l’incarico. A sostituirlo è stato chiamato il generale Stanley McChrystal, noto specialista in “operazioni speciali” e comandante dal 2003 al 2008 del Joint Special Operations Command delle forze armate USA. “Abbiamo fatto scattare una nuova strategia e una nuova missione che richiedono anche una nuova leadership”, ha dichiarato Gates.
Merita essere ricordato il curriculum professionale del nuovo zar delle guerre in Afghanistan e Pakistan. Dopo un primo incarico come comandante del 1° Battaglione Paracadutisti della 82^ divisione aviotrasportata di Fort Bragg, nel 1980 Stanley McChrystal partecipò ad un corso specializzato per ufficiali di fanteria presso la cosiddetta “Scuola delle Americhe” di Fort Benning, Georgia, centro di formazione alla lotta anti-guerrigliera e alle più efferate pratiche di tortura per migliaia di militari dei regimi dittatoriali latinoamericani degli anni ’70 e ’80.
Nel giugno 1990, l’ufficiale entrò a far parte del team per le “operazioni speciali” dell’esercito USA che sarà poi inviato in Arabia Saudita per preparare le operazioni Desert Shield e Desert Storm (prima guerra del Golfo). Dieci anni più tardi, l’amministrazione Bush assegnò McChrystal allo staff esecutivo che pianificò e coordinò il secondo grande attacco all’Iraq. Il suo volto entrò nelle case di tutti gli americani. Fu infatti McChrystal a rappresentare il Pentagono in tutti i briefing con stampa e tv sull’andamento del conflitto iracheno. Conquistata Baghdad, il generale si defilò dai palcoscenici mediatici e passò a condurre una forza d’intervento supersegreta, la “Task Force 6-26”, che scatenò la caccia ai più stretti collaboratori di Saddam Hussein. È a questa unità speciale che è stato attribuito l’assassinio di Abu Musab al-Zarqawi, presunto leader di Al-Qaeda in Iraq, nel giugno 2006. Ma la “6-26” ha conquistato la notorietà internazionale per le torture commesse durante gli interrogatori di prigionieri iracheni a Camp Nama e Abu Ghraib. Una quarantina di militari appartenenti alla task force sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari per i crimini commessi all’interno delle basi-prigioni istituite dagli USA in Iraq.

Da Un miliardo di dollari per le nuove basi USA in Afghanistan, di Antonio Mazzeo.

Piombo per tutti

Marines in Poppies

Cambia la strategia anti Talebani.
Così la notizia per come è riportata dall’Ansa.

Berlino, 29 gennaio – Il generale americano John Craddock, comandante supremo della NATO in Europa, ha autorizzato le truppe in Afghanistan ad ”attaccare direttamente” i produttori di oppio e i narcotrafficanti nel Paese, anche se non ci sono le prove di un loro legame con le forze ribelli. Lo scrive oggi il settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online sulla base di un documento riservato in suo possesso.
Il documento, che prevede l’uso della ”forza letale” contro i produttori e le loro strutture, scrive lo Spiegel, è stato contestato da alcuni comandanti della NATO [il tedesco Egon Ramms e l’americano David McKiernan – ndr], che non vogliono seguire le ”direzioni” di Craddock.
Nel documento, spiega il settimanale, il generale americano autorizza le truppe ”ad attaccare direttamente i produttori di droga e le loro strutture sul territorio dell’Afghanistan”. Craddock scrive poi: ”Non è più necessario produrre intelligence o altre prove per dimostrare che ciascun trafficante di droga, o ciascuna struttura, soddisfano i requisiti per essere considerati obiettivi militari”.
Il comandante, sempre secondo lo Spiegel, spiega che l’alleanza ”ha deciso che (i trafficanti di droga e le strutture per la produzione dei narcotici) sono inestricabilmente legati alle forze militari all’opposizione e quindi possono essere attaccati”. La direttiva, prosegue Craddock, è il risultato di un incontro tra i ministri della Difesa della NATO tenuto nell’ottobre del 2008, durante il quale è stato concordato che le truppe in Afghanistan possono attaccare i trafficanti di oppio.
(Ansa)

Consultando la fonte originale, va precisato che si tratterebbe di colpire “drug traffickers and narcotics facilities” (i trafficanti di droga e le infrastrutture utilizzate per la lavorazione della materia prima), ma – osserva Der Spiegel – la catena di persone che traggono profitto dal commercio di droga va ben oltre, raggiungendo i lavoratori giornalieri nei campi di oppio, i tecnici dei laboratori fino ai nuclei di polizia, le amministrazioni locali ed i circoli governativi vicini al Presidente Hamid Karzai. Se l’ordine di Craddock diventasse operativo, decine di migliaia di afghani diventerebbero “legitimate military targets” (bersagli militari legittimi).
Non proprio il massimo, considerato che le relazioni tra le forze NATO e la popolazione locale sono ormai estremamente tese a causa del crescente numero di bombardamenti aerei ed il relativo drammatico aumento delle vittime civili.

Sempre Der Spiegel, oggi, racconta che questa fuga di notizia alla NATO non sia stata presa proprio bene… Si tratterebbe solo di “un orientamento” (guidance), non di un ordine. Intanto, comunque, hanno avviato una inchiesta interna per individuare la talpa.