Davos: dove parlare di “diseguaglianza” è conveniente, ma un hamburger in piatto costa 59 dollari

Neil Clark per rt.com

La località svizzera di Chateaux-d’Oex è nota per le sue mongolfiere. La località svizzera di Davos è conosciuta per l’aria fritta. O almeno per una settimana all’anno, quando alcuni dei più grandi chiacchieroni del mondo si incontrano per discutere di questioni “significative”.
Quest’anno, la cosa interessante e di tendenza circa la quale esprimere preoccupazione per il World Economic Forum è (stata) la “disuguaglianza”. Ok, yes? Tutti sembravano d’accordo sul fatto che bisognava fare qualcosa per restringere lo “sconcertante” divario tra ricchi e poveri – per ripetere la frase usata dal Primo Ministro liberale hipster canadese Justin Trudeau, l’uomo con quei graziosi calzini gialli e viola.
Il presidente francese Emmanuel Macron, che ci è stato detto essere stato salutato come una “rockstar”, ha dichiarato: “Nel processo globale, il capitalismo è diventato un capitalismo di superstar, la diffusione del valore (a quelli più in basso della scala) non è più equa.”
Ma le soluzioni che avrebbero effettivamente ridotto la disuguaglianza erano meno imminenti. Mi ha ricordato le espressioni annuali di “preoccupazione” quando gli aumenti delle tariffe dei treni al di sopra dell’inflazione  sono annunciati in Gran Bretagna, il Paese con le tariffe più alte in Europa. I politici che sostengono il governo dicono che “questo è deludente” – e indovinate un po’ – l’anno prossimo le tariffe saliranno di nuovo. Nessuno vuole essere citato per dire che sono favorevoli al fatto che l’82% della ricchezza è goduto dall’1% più ricco, ma allo stesso tempo non sono disposti a prendere i provvedimenti che renderebbero ciò impossibile.
Questo l’estratto dal discorso del Primo Ministro britannico Theresa May: “Dobbiamo fare di più per aiutare la nostra gente nella mutevole economia globale, per ricostruire la loro fiducia nella tecnologia come motore del progresso e garantire che nessuno rimanga indietro mentre facciamo il prossimo salto in avanti… Dobbiamo ricordare che i rischi e le sfide che affrontiamo non superano le opportunità. E nel cercare di aggiornare le regole per affrontare le sfide di oggi, non dobbiamo perdere quelle di domani”.
Qualcuno sa capire di cosa stesse effettivamente parlando la May? C’era verbosità in abbondanza nel suo discorso, ma soluzioni pratiche?
È la cosa più facile del mondo affermare che “dobbiamo fare in modo che nessuno resti indietro mentre facciamo il prossimo salto in avanti”, ma farlo è tutta un’altra cosa.
In un certo senso, Davos ci fa rimpiangere i tosti thatcheriani del passato che, almeno, erano onesti riguardo a ciò che speravano di ottenere. Ora abbiamo dei thatcheriani mascherati da “centristi” sdolcinati in una stazione alpina del jet set dove il costo di un hamburger in piatto ha raggiunto i 59 dollari americani e una camera d’albergo oltre i 500 dollari a notte – e ciò non sembra giusto. Continua a leggere

Le valanghe di Davos

“Quindi non è un caso se la tradizionalista e ingessata Banca centrale europea in un batter d’occhio ha battuto i maestri della Federal Reserve americana, che è sempre stata accomodante con la grande finanza. Si ricordi che si è sempre sostenuto che per salvare il sistema bancario la FED era disposta persino a gettare dollari dall’elicottero. Adesso dovremmo parlare delle nuove immissioni di liquidità come le «valanghe di Davos».
Il bilancio della BCE ha raggiunto i 3.000 miliardi di euro, pari al 32% del Pil della zona euro, mentre quello della FED è di 3.000 miliardi di dollari, pari al 20% del Pil USA. La decisione della BCE, più di qualsiasi altra spiegazione, come quella legata alla crisi dei debiti sovrani, rivela la debolezza e le difficoltà in cui si dibattono le banche europee, a cominciare da quelle tedesche e francesi. Delle 800 banche che hanno beneficiato della seconda immissione di liquidità sembra che ben 400 siano tedesche.
Lo stesso Draghi in una recente intervista afferma che dei 490 miliardi di euro immessi con la prima operazione di dicembre, 280 sono serviti per coprire i prestiti a breve termine in scadenza precedentemente assunti dal sistema bancario europeo. Ne restano 210 miliardi. Poiché le obbligazioni bancarie in scadenza nel primo trimestre 2012 ammontano esattamente a 210 miliardi, «è molto probabile che le banche abbiano riacquistato le loro obbligazioni in scadenza», come candidamente ha ammesso lo stesso governatore centrale.
Sapendo che le obbligazioni bancarie in scadenza per l’intero 2012 ammontano a circa mille miliardi di euro, si può presumere che anche gran parte della seconda tranche di nuova liquidità di fine febbraio, pari a 533 miliardi di euro, verrà utilizzata per lo stesso scopo. Se poi si aggiunge il fatto che le banche stanno «parcheggiando» con operazioni overnight presso la stessa BCE i propri capitali disponibili per cifre crescenti che superano abbondantemente gli 800 miliardi di euro, non c’è da stupirsi se i rubinetti del credito verso i settori produttivi, le Pmi e le famiglie restino sempre chiusi! Evidentemente sono tutte operazioni di giro all’interno del sistema bancario.”

Da La liquidità data dalla BCE è segno di debolezza, di Mario Lettieri e Paolo Raimondi.