Quel sistema trucchistico

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L’auspicio (tradito) di Aldous Huxley

“Nello sfogliare l’elenco telefonico di Chicago, mi accadde di notare un annuncio a tutta pagina di un imprenditore di pompe funebri, i quali ora in America si chiamano più elegantemente morticians. I caratteri erano vistosi, e l’occhio vi si fermò fatalmente. Interruppi le mie ricerche per leggere venti righe di prosa lirica, nelle quali eran celebrati i servizi incomparabili che Kalbsfleisch e Compagni rendevano alla società. Appresi che il loro negozio era arredato come una cappella mortuaria in stile gotico; i loro scrigni (che tra noi si chiamerebbero più grossolanamente casse da morto) erano eleganti, foderati di raso, e a buon prezzo; i loro carri-automobili di un funebre sontuoso, i loro modi con le famiglie afflitte, benché gravi, erano rasserenanti e calcolati per confortare gli animi; e infine essi avevano il privilegio di “dare l’ultimo riposo ai vostri cari defunti nel Camposanto di ***, il Cimitero Insolito”. La loro impresa era, e sarebbe sempre stata, “Servire” di tutto cuore e indefessamente; e per dare la prova che le loro intenzioni erano anche personalmente e individualmente sincere, riproducevano due fotografie, una del signor Kalbsfleisch, direttore generale della ditta, e l’altra della simpatica signora Kalbsfleisch, Imbalsamatrice Diplomata.
Io rimasi per qualche tempo a contemplare e a meditare il sorriso della signora Kalbsfleisch: e rilessi più d’una volta la prosa poetica ed edificante di suo marito. L’annuncio che mi stava davanti, dicevo a me stesso, era qualcosa di più di una semplice pagina pubblicitaria dentro un annuario telefonico: era una pagina tolta alla storia dell’America contemporanea. Sulla riva occidentale dell’Atlantico sta succedendo qualche cosa, che ha già reso l’America dissimile da ogni altro Paese del mondo, e che minaccia di separarla ancor più dalle civiltà più anziane, salvo che queste dovessero a loro volta (Dio liberi) subire lo stesso procedimento deformante. La natura di questo singolare fenomeno storico appare chiarissima a chiunque legga e assimili intimamente l’asserzione del signor Kalbsfleisch nell’elenco telefonico di Chicago. Essa è un sintomo, anzi un simbolo rivelatore. Continua a leggere

Putin non li spaventa più!

bufala-275x200_c“Prima di tutto questa ennesima allucinazione mediatica è il segno definitivo dello scollamento in atto fra le elite e le masse in tutto l’occidente. Il processo è ormai chiaro e probabilmente irreversibile.
Vivete su Marte o a Strasburgo? Ecco il riassunto. Dopo la fine della guerra fredda, dopo la cosiddetta “fine della storia” marcata dal trionfo del liberismo, politica ed informazione hanno marciato al passo scandito dall’economia. In un primo momento le masse si sono accodate, perché ingannate sulla natura del processo in atto e sedotte dal fogno del desiderio infinito di consumo.
In quegli anni l’informazione, con la collaborazione di uno stuolo di “tecnici” a gettone, si è giocata tutta la sua credibilità spacciando menzogne sulle provette di Colin Powell, sulle armi di distruzione di massa di Saddam, sulle magnifiche sorti e progressive dell’Unione Europea, sulla efficienza dello stato minimo e sulle meraviglie dell’immigrazione incontrollata. Nel frattempo la politica si è suicidata rinunciando a progettare il futuro e consegnandosi a piazzisti ed esperti di marketing che hanno gareggiato nel consegnare ai privati tutte le leve di comando della società. Ma poi, con il passare del tempo, si sono riscossi i dividendi del liberalismo: guerra, disuguaglianza, rapina, povertà, caos. Gli yesman nelle istituzioni hanno fatto sempre più fatica a imbellettare il maiale, e i media a spacciarlo per una bambola da sogno. Alla fine, nel 2016, dopo 25 anni esatti di trattamento all’olio di ricino, la corda si è spezzata: le masse si sono rese conto che i rappresentanti hanno tradito il mandato e l’informazione le ha ingannate ed hanno disertato. Brexit, Trump, referendum italiano. Un solo, assordante, messaggio: non vi voteremo mai più!
In teoria questi tre sonori, inequivocabili ceffoni avrebbero potuto produrre un ripensamento. Certo, le elite avrebbero dovuto riconoscere la responsabilità della catastrofe, cambiare rotta, fare autocritica, ma cavalcando le sacrosante richieste dei popoli si sarebbero potute salvare: in fondo gli specialisti sopravvivono ad ogni rivoluzione. Era una strada percorribile? Io credo lo fosse. Comunque ormai è chiaro che non si andrà in questa direzione.
Ciò che invece è successo e a cui stiamo assistendo è un avvitamento, un arroccamento, una chiusura suicida. La politica ha concluso che se gli elettori non votavano le riforme il problema è che le riforme non erano abbastanza numerose e traumatiche. Hanno deciso che la soluzione è più riforme. Le teste d’uovo della informazione tradizionale, da parte loro, hanno pensato che se la gente non legge più un giornale nemmeno ad infilarglielo sotto la porta di nascosto, nottetempo, non è colpa del fatto che la carta stampata è piena di frottole, ma che le frottole non sono abbastanza numerose, o abbastanza fantasiose: “Putin non solo non li spaventa più, ma li entusiasma?” paiono aver pensato. “Potremmo inventare gli hacker, o i bufalari. O magari gli hacker bufalari di Putin! E quando arriveranno a commentare i nostri pezzi sommergendoli sotto tonnellate di pernacchie e di insulti potremmo invocare l’intervento delle autorità. Chiamare la forza. Si, può funzionare!”. Questo devono aver pensato. Pare di vederli.
Siamo dunque arrivati al momento in cui le masse subalterne, che vivono nel mondo reale, sono divenute insensibili non solo alle blandizie ed alle promesse, ma anche alle minacce, mentre le elite urbane e globalizzate, vittime della propria stessa propaganda, considerano i popoli governati estranei o addirittura nemici. Questa spaccatura, comunque la si guardi, è pericolosa. Gli assediati sembrano avere solo due opzioni: la resa o la repressione violenta. Molto dipenderà dal contesto intellettuale, istituzionale e politico, in cui agiscono.”

Da Crociata Anti Bufala: situazione tragica ma non seria, di Marco Bordoni.

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Dedicata ai bombaroli “fiorentini”

Peggio di così non potrà andare

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“E’ inutile, completamente, assolutamente, inutile, perdere ore a spiegare alchimie istituzionali nel tentativo di dimostrare il (discutibile) assunto secondo cui il Sì al referendum del 4 dicembre porterebbe uno Stato più efficiente. Efficiente per far cosa? Per far piovere sulle nostre teste senza scomodi intralci democratici i diktat della Trojka prossima ventura? Per consentire la continuazione del sacco delle ricchezze pubbliche ad opera dei mammasantissima di Davos? Per consolidare alla nostra guida una classe dirigente che ci disprezza e ci governa con piglio proconsolare attraverso un sistema elettorale truccato? Per trascinarci nell’ ennesima guerra imperiale in obbedienza agli “obblighi internazionali” (art. 55 Cost. riformulato) trovandoci grigliati dalle bombe prima di aver avuto il tempo di chiedere spiegazioni?
Lo sanno tutti che la finalità è questa, che di questo si tratta. Le lusinghe non servono più. E la cosa peggiore per chi fabbrica le lanterne colorate della informazione mainstream è che anche le minacce e le storie di streghe ormai fanno cilecca (vedi la Brexit e le presidenziali USA). L’unica arma rimasta in mano allo 0,1% è la paura dell’ignoto e dell’incognito. Cosa ci succederà dopo? Che ne sarà di noi, dei nostri cari, dopo che avremo compiuto l’ultimo passo nel “precipizio populista”, che avremo avuto il coraggio di dire No a chi ci vuole togliere anche il poco che resta per rendere definitiva la nostra servitù?
E’ il momento culminante di ogni trasformazione. Quello in cui il passato ormai è inaccettabile, ma il futuro ancora ci spaventa. Ma è solo un attimo. Sappiamo che le poche certezze che ci restano sono finte come la minaccia russa, finte come l’ economia inglese in pezzi post Brexit o come il mondo in rovina post Trump, che i mostri là fuori sono fantasie dipinte sui muri. E che il processo senza fine di riforme, la nostra casetta a cui da 25 anni siamo legati, è fondato su un macigno che, come quelli del coyote nei cartoni animati, sta precipitando nell’abisso, trascinandoci giù senza che nemmeno ce ne accorgiamo, mentre aspettiamo che torni la crescita miracolosa che è sempre dietro la riforma che non abbiamo ancora approvato.
Nel 1867 la Baviera “fece le riforme”, tagliò i costi della sua politica, per farsi fagocitare nel secondo Reich e lanciarsi con il resto della Germania nell’avventura militare, l’”inutile strage”. Dieci anni prima, nel 1857, gli Inglesi semplificarono la struttura istituzionale dell’India, e la riforma funzionò egregiamente: li mise in condizione di dominare il Paese ancora per un secolo, e impegnando la metà degli uomini che servivano prima. Prima di decidere se la briglia è utile è bene verificare di essere il cavaliere e non il cavallo.
Il 4 dicembre Saker Italia invita i suoi lettori a dire No. Peggio di così non potrà andare. Tutto quello che oggi la Russia può fare per noi è darci l’esempio, insegnarci che anche noi Italiani, come i Russi “abbiamo ali che ci impediscono di strisciare” (Maria Zakharova). Spicchiamo il volo.”

Da Saker Italia: appello per il No, di Marco Bordoni.

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La dittatura liberale

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Nato in Francia il 28 giugno 1952, Jean-Christophe Rufin, medico, diplomatico, già vice-presidente di Medici senza frontiere e membro dell’Académie française, è autore di numerosi saggi e romanzi.
Nel 1994 pubblicava, presso l’editore Lattès di Parigi, “La dictature libérale: le secret de la toute-puissance des démocraties au 20. siècle”, dal quale è tratto il brano che segue, nella traduzione allora offerta dal mensile di politica, cultura e informazione “Orion”.

La mano invisibile politica non si limita a guidare gli uomini un contratto sociale imposto dalla paura dello “stato di natura”, ma si adopera nel contempo a prolungare questo “stato di natura” in modo che il suo funesto spettacolo non sia un ricordo, sempre più sbiadito, ma una realtà attuale che tutti possono osservare.
La vittoria che le democrazie hanno ottenuto sul comunismo è di questo genere: non l’annientamento, ma la sua neutralizzazione attraverso una forma sottile di partnership. Come quei domatori che fanno finta di combattere le belve e poi ogni sera le nutrono e le carezzano, così gli occidentali, mentre affermavano di combattere il comunismo sovietico, lo hanno costantemente appoggiato e aiutato nei momenti di crisi.
La coesistenza con lo “stato di natura” sovietico è uno dei grandi vantaggi di cui ha goduto la moderna mano invisibile politica rispetto ai tempi di Hobbes: essa ha alimentato lo “stato di natura” usando nello stesso tempo il suo spauracchio per convincere i popoli dell’Occidente ad accettare il contratto sociale liberale. Il comunismo sovietico si è prestato a meraviglia a questo gioco; gli altri regimi autoritari di questo secolo non sono mai stati in grado di assolvere una funzione simile. Il fascismo si è rivelato inadeguato a formare una coppia stabile con la civiltà liberale, essendo le sue caratteristiche troppo lontane e troppo vicine a un tempo. Troppo vicine per la sua efficenza produttiva: aver conservato modelli di organizzazione capitalista consentiva ai regimi fascisti di raggiungere risultati notevoli e temibili in campo economico. Troppo lontano per la sua natura nazionale, tendenzialmente autarchica, guerriera e imprevedibile. La rivoluzione fascista, che conservava i tratti di un socialismo universalista, assumeva poi le connotazioni del nazionalsocialismo dove prevaleva l’etnicismo erigendo intorno a sé limes militarizzati e ostili. La coesistenza, il controllo sottile ma proficuo, diventavano impossibili, la società demoliberale doveva quindi combatterlo e annientarlo.
Il bolscevismo invece era, nello stesso tempo, interno e esterno all’universo demoliberale: interno perché ne controllava le insorgenze rivoluzionarie, esterno perché si costituiva come Stato dai precisi contorni. Abbastanza debole, disorganizzato e inefficiente da non poter sopravvivere se non con l’aiuto dei suoi nemici – il patto leninista del 1921 suggellò questa collaborazione -, abbastanza armato per costituire una minaccia sufficientemente credibile per il mondo demoliberale.
Questo nemico su misura, compatibile, ha consentito alle società demoliberali di costruire un contratto sociale fondato non sull’abbandono definitivo dello “stato di natura” ma sul timore permanente di una minaccia costituita dal “socialismo reale”. In questo dispositivo l’individuo conservava la sua libertà, ma era posto di fronte all’evidenza che scelte di rottura con il contratto demoliberale conducevano inevitabilmente a quello “stato di natura” i cui perversi effetti poteva osservare nelle società dell’Est europeo.
La grande novità costituita dal dispositivo sistemico demoliberale è quella di poter produrre contemporaneamente la tesi e l’antitesi, “stato sociale” e “stato di natura”, essa li alimenta entrambi mantenendoli separati. Questa mano invisibile guida le società demoliberali, il principio che la informa è semplice, si tratta di massimizzare in ogni modo la paura. Continua a leggere

La terribile realtà

Un bizantinismo per il XXI° secolo

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“L’epoca 1945-1989 fu l’epoca puramente politica dell’URSS, nella quale Mosca si manifestò come un contrappeso all’influenza liberale, puramente economica nella sua essenza, dell’impero talassocratico americano. Questa dimensione puramente politica disturbò a lungo gli Stati satelliti di Mosca, i quali cercarono in diversi modi di distanziarsi dal Paese egemone, per ritrovare la loro propria identità. Nonostante il carattere politico e militarista dell’impero sovietico, oggi possiamo apprezzarne, nel loro giusto valore, le qualità catecontiche: un tradizionalismo inerente alla funzione militare, una corretta valutazione delle funzioni economiche nella società, che passavano in secondo piano, una disciplina morale, un rispetto quasi militaresco per le istituzioni, che all’epoca fu criticato per il suo formalismo talvolta eccessivo. Quello che allora mancò a Mosca, fu la dimensione religiosa. Tuttavia, come accade tante volte nella storia, i fattori di sostrato che ufficialmente vengono eliminati si rifugiano in una dimensione comunitaria impossibile da reprimere. La religione continuò a svolgere un ruolo importante nella vita di tutti i popoli dell’area egemonizzata dall’impero politico moscovita.
Si è trattato di un privilegio? Giudicando oggi le cose, la risposta può essere affermativa. D’altronde, la logica duale delle due dimensioni, imperium e dominium, fu formalmente rispettata. Che lo volesse o no, l’impero sovietico fu una manifestazione imperiale reale, nella quale il politico (imperium) assicurava la pace e la tranquillità alle forme della vita quotidiana (dominium). Lo Stato comunista onnipotente era la difesa più sicura contro le modificazioni storiche veloci, contro i cambiamenti politici che potevano rivelarsi pericolosi. In questo “congelamento” della storia si è manifestato, senza dubbio, qualcosa di quell’antico istinto greco che induceva a respingere i neoterismoí: le rivoluzioni, i cambiamenti sovversivi, le innovazioni politiche, le svolte azzardate della storia. Nelle Leggi di Platone, è questo l’impulso che sta alla base del bisogno dell’uomo di fondare la città: ogni piano politico e legislativo, ci dice Platone, è buono non solo se resiste al tempo, ma anche se non muta il proprio significato insieme col passare degli anni. Le leggi sono buone se restano sempre le stesse nel loro spirito, mentre le città devono essere ubicate lontano dal mare, all’interno della terraferma, proprio per poter resistere alle influenze straniere che giungono tramite la navigazione.
Il neobizantinismo dovrà risolvere il problema della gerarchia rovesciata dell’attuale società europea. L’homo occidentalis, magistralmente definito da Aleksandr Zinoviev, è esaurito. La causa è l’individualismo spinto all’estremo, che rifiuta allo spazio collettivo ogni forma di manifestazione coerente: “L’intero modo di vita dei Paesi occidentali rappresenta un risultato ed una manifestazione dell’individualismo degli occidentaloidi. Se dovessimo descriverne in poche parole l’essenza psicologica, potremmo dire che il principio fondamentale dell’esistenza degli occidentaloidi è il seguente: lavorare per sé, considerando gli altri come mezzo e strumento d’esistenza”.
Contro questo occidentalismo (e non contro i Paesi chiamati genericamente “occidentali”) occorre elevare davvero una Cortina di ferro in Europa. Dovrà essere la Cortina di ferro di un tradizionalismo armonioso, ispirato alle tradizioni imperiali bizantine, in cui lo spirito dell’Ortodossia avrà una parola decisiva da dire negli anni futuri. La Romania, trasformata artificialmente in “frontiera” della NATO nel confronto politico col mondo russo, dovrà riprendere una condotta culturale e geopolitica integratrice, rifiutando le faglie di civiltà imposte dalla visione di Huntington e allineandosi con la propria tradizione politica bizantina, che è il suo ambito naturale. Per la storia recente della Romania, la formula politica del cosiddetto nazionalcomunismo ha infatti significato il ritorno parziale allo spirito bizantino. È anche questo il motivo per cui gli atleti dell’atlantismo odierno attaccano questo spirito, considerandolo arretrato, retrogrado e pericoloso…”

Da La Romania tra Ortodossia e “valori” occidentali di Cristi Pantelimon, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 3/2016, pp. 84-85.

Cristi Pantelimon, sociologo, è autore di diverse opere pubblicate da case editrici romene. Scrive su temi di attualità per il blog estica.eu.

La prigione dalle mura invisibili

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Non esisterà mai qualcosa che possa definirsi habeas mentem; infatti non c’è sceriffo o carceriere che possa portare in tribunale una mente carcerata illegalmente; e la persona il cui cervello sia stato fatto prigioniero (…) non può essere in condizione di reclamare contro la propria prigionia. Tale è la natura della costrizione psicologica che chi la subisce serba l’impressione di agire di propria iniziativa. La vittima della manipolazione mentale non sa di essere vittima. Invisibili sono le mura della sua prigione, ed egli si crede libero.

“A questo punto ci troviamo dinanzi a una domanda inquietante: vogliamo noi agire veramente in base alle nostre conoscenze? La maggioranza della popolazione ritiene davvero che valga la pena di prendersi qualche fastidio allo scopo di arrestare e se possibile rovesciare la corsa al controllo totalitario di tutto? Negli Stati Uniti, e l’America è l’immagine profetica di quel che sarà fra pochi anni il resto del mondo urbano-industriale, recenti indagini sull’opinione pubblica hanno dimostrato che la maggioranza dei giovani sotto i venti anni, cioé gli elettori di domani, non hanno alcuna fiducia negli istituti democratici, non hanno nulla da obiettare alla censura delle opinioni eterodosse, non credono che sia possibile il governo del popolo, e accetterebbero tranquillamente, purché la loro vita continui secondo il modello a cui sono abituati, un governo dall’alto, d’una oligarchia di esperti di vario genere. Ci rattrista, ma non ci sorprende, il fatto che tanti giovani e ben nutriti spettatori della televisione, nella più potente democrazia del mondo, siano in modo così totale indifferenti all’idea di autogoverno e così piattamente disinteressati alla libertà di pensiero e al diritto di opposizione. “Libero come un uccello” diciamo noi e invidiamo quelle creature alate che si possono muovere a piacimento nelle tre dimensioni. Ahimè, ci siamo scordata la sorte del tacchino. Quando un uccello impara a ingozzarsi a sufficienza senz’essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e se ne resta a terra, in eterno. Qualcosa di simile vale anche per gli uomini. Date all’uomo pane abbondante e regolare tre volte al giorno, e in parecchi casi egli sarà contentissimo di vivere di pane solo, o almeno di solo pane e circensi. “Alla fine”, dice il Grande Inquisitore nella parabola di Dostoevskij, “alla fine essi deporranno la libertà ai nostri piedi e ci diranno: ‘Fateci vostri schiavi, ma dateci da mangiare’.”E quando Aljoscia Karamazov chiede a suo fratello, che racconta la storia, se c’era ironia nelle parole del Grande Inquisitore, Ivan risponde: “Per nulla! Egli segna a merito suo e della sua Chiesa l’aver vinto la libertà, e così l’aver fatti felici gli uomini”. Sì, felici gli uomini, “perché nulla” continua l’Inquisitore “è mai stato più insopportabile agli uomini o alla società umana della libertà”.
(…)
Gli antichi dittatori caddero perché non sapevano dare ai loro soggetti sufficiente pane e circensi, miracoli e misteri. E non possedevano un sistema veramente efficace per la manipolazione dei cervelli. In passato liberi pensatori e rivoluzionari furono spesso i prodotti della educazione più ortodossa e più osservante. Un fatto che non ci deve sorprendere perché i metodi usati da quell’educazione erano e sono quanto mai inefficaci. Ma sotto un dittatore scientifico l’educazione funzionerà davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell’amore della servitù e mai sogneranno la rivoluzione. Non si vede per quale motivo dovrebbe mai crollare una dittatura integralmente scientifica.”
Aldous Huxley

(Ritorno al mondo nuovo, 1958)