Irak: si avvicina la soluzione finale?

POP ART

Dall’agosto del 2014, gli Stati Uniti, col sostegno di una coalizione di 19 paesi, stanno conducendo un’intensa campagna di bombardamenti aerei contro l’Irak e la Siria – 16.000 attacchi aerei, come risulta da Defence News del 19 gennaio – con l’obiettivo di colpire i jihadisti del DAESH. Ѐ facile immaginare che questi bombardamenti abbiano fatto un gran numero di vittime. Ma i media non ne parlano e sugli effetti di questa guerra c’è il silenzio totale. Non solo dei media mainstream ma, questa volta, anche di gran parte dell’informazione ‘antisistema’. Come spiegare questo fenomeno?
Gli Stati Uniti hanno presentato il DAESH come una minaccia mondiale. Una minaccia così terrificante che potrebbe metter fine alla nostra civiltà. Nulla di nuovo, si obietterà. Dopo il nazismo e il comunismo, ecco un altro pericolo mondiale: il terrorismo islamico. Ma l’analogia è solo apparente. I pericoli del passato erano identificati in governi nemici che, per quanto demonizzati, conservavano la possibilità della trattativa.
Con l’avvento della ‘guerra infinita’ di Bush, all’indomani dell’11 settembre 2001, è nata una nuova categoria della storia: quella del nemico-con-cui-non-si-tratta. Da che mondo è mondo, qualunque guerra si era sempre conclusa con una trattativa e una ridefinizione territoriale che metteva fine alla guerra. Ora, il concetto di guerra-senza-fine necessita di un nuovo tipo di nemico: un nemico totalmente de-umanizzato, al di là di ogni possibilità di trattativa e di legalità.
Per creare un tal nemico c’è bisogno di metterne in evidenza la brutalità, la barbarie, la disumanità: ecco allora comparire i video sulle decapitazioni, i roghi nelle gabbie, le minacce alla civiltà occidentale, sempre in perfetto tempismo con l’inizio dei bombardamenti. Col Califfo del Terrore non è possibile nessuna trattativa. Dunque, la guerra continuerà. All’infinito.
Ma quest’opera di propaganda non sarebbe efficace se contemporaneamente non venissero nascosti i crimini dei ‘salvatori del mondo’ e questo spiega perfettamente perché le immagini delle migliaia di torture di Abu Ghraib non sono state più pubblicate, perché degli orrori dei bambini deformi che nascono in Irak dopo i bombardamenti con le ‘armi segrete’ degli ‘esportatori di democrazia’ non se ne parla, perché le migliaia di morti causate dagli attacchi dei droni vengono tenute nascoste. E spiega anche perché l’Irak viene giornalmente bombardato e non vediamo niente. Se vedessimo, le atrocità dei ‘liberatori’ metterebbero in ombra quelle del DAESH.
Ѐ una propaganda diabolica che è riuscita a far piazza pulita di ogni critica su questa guerra. Non c’è più nulla: né opposizione, né controinformazione, né manifestazioni. E mentre la soluzione finale per l’Irak si avvicina, anche questo drammatico articolo di Gilles Munier è stato ignorato.

Missili all’uranio impoverito contro lo Stato Islamico
di Gilles Munier

Un portavoce del Pentagono ha annunciato ad alcuni media scelti con cura – in videoconferenza e a condizione di non essere identificato! – che l’offensiva per riconquistare Mosul allo Stato Islamico verrà scatenata in aprile-maggio. Una forza di 25.000 uomini comprendente soldati governativi, peshmerga e miliziani si opporrà ai 2.000 jihadisti che tengono la città (stima della CIA).
L’offensiva potrebbe essere avviata per il 20 marzo, data del Nowruz del 2015 (festa di primavera, il nuovo anno persiano e curdo) con l’obiettivo di terminare prima dell’inizio del mese di Ramadan (circa il 17 giugno).
Ovviamente, gli eserciti della coalizione americana metteranno la loro potenza di fuoco aerea per aiutare i loro alleati ad avanzare. A questo proposito, bisogna segnalare lo squadrone di aerei da combattimento Fairchild A-10 Thunderbolt II, soprannominato Warthog (cinghiale) – basato in Kuwait – dotato di armi e di munizioni all’uranio impoverito (1).
Nonostante il disprezzo internazionale che circonda l’uso dell’uranio impoverito nel corso dei conflitti, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e Israele si sono opposti lo scorso ottobre a una risoluzione dell’ONU, sostenuta da 143 Paesi, mirante a regolamentare l’utilizzo di armi e di munizioni contenenti uranio impoverito (2).
Sir Hugh Beach, un generale britannico in pensione, ex-comandante vice capo delle forze di terra britanniche (1976-77), mette in guardia gli Stati Uniti e la Gran Bretagna contro l’uso di questo tipo di armi. La loro utilizzazione, ha detto, sarebbe “una vittoria di propaganda per i loro avversari” (3). Sapendo quello che è successo in Irak durante la seconda guerra del Golfo – e in particolare a Fallujah – bisogna temere il peggio per le popolazioni civili.

(1) http://www.aljazeera.com/humanrights/2014/10/us-deploys-du-aircraft-middle-east-201410287450282932.html
(2) http://www.un.org/press/fr/2014/agdsi3515.doc.htm
(3) http://www.bandepleteduranium.org/en/the-mods-nonsensical-faith-in-depleted-uranium

Fonte – introduzione e traduzione di M. Guidoni

“Gli USA uccisero Saddam Hussein solo per trarne profitto”

L’ex leader iracheno Saddam Hussein non fu giustiziato per i crimini commessi, ma per la sua opposizione a Wall Street, ha detto l’analista politico Caleb Maupin a RT. La messa all’asta del pezzo di corda con cui venne giustiziato ne è la prova, dice Maupin.

RT: La corda è attualmente in possesso dell’ex consigliere alla sicurezza nazionale; potrebbe dirci come sia arrivata nelle sue mani?
Caleb Maupin: Il modo in cui venne attuata l’esecuzione di Saddam Hussein è un modo pensato per fomentare la violenza settaria. Si trattò di un’esecuzione, messa in scena in modo formale. Somigliava quasi al linciaggio attuato da persone di gruppi etnici ostili che gli urlavano contro. E il fatto che la corda sia ora in vendita è proprio un’ulteriore conferma del fatto che l’esecuzione di Saddam Hussein non aveva niente a che fare con la giustizia quanto piuttosto col profitto.
L’Irak fu invaso perché aveva una compagnia petrolifera statale che faceva concorrenza alle banche e alle compagnie petrolifere di Wall Street. E Saddam Hussein fu giustiziato non per le atrocità che avrebbe commesso nel corso della guerra Irak-Iran, e nemmeno per altre atrocità attribuitegli. Egli venne ucciso per aver tenuto testa a Wall Street e per aver sfidato le forze che stanno attualmente governando il mondo, cioè le forze del denaro e del potere.

RT: Secondo i rapporti, vari richiedenti da Iran, Israele e Kuwait hanno offerto grosse somme di denaro per entrare in possesso della corda; quali sono le loro motivazioni?
CM: Quando Saddam Hussein era alleato degli USA durante la guerra Irak-Iran, almeno un milione di Iraniani perirono come risultato delle sue azioni. Ma allora era alleato degli USA. Questo è qualcosa che spesso i media USA non riportano, cioè che in un certo momento gli Stati Uniti erano vicini a Saddam Hussein ed erano alleati con lui.
Tuttavia, è importante rilevare come questo dimostri quanto la giustizia sia diventata a buon mercato, se hanno messo in offerta gli strumenti dell’esecuzione, per venderli. Il profitto domina su tutto – non c’è nulla di veramente sacro. Guardate tutti i paesi invasi dagli USA, che siano l’Irak o l’Afghanistan, la Libia, o la Jugoslavia, che hanno sofferto per i bombardamenti USA. Mai vi hanno portato stabilità, mai vi hanno portato pace, essi hanno solo aumentato il caos e la distruzione. La guerra è veramente motivata dal profitto e questo fatto ne è un’ulteriore dimostrazione.
Il popolo iracheno oggi vive in miseria; c’è una crisi di rifugiati. Almeno un milione di persone sono diventate profughi. Centinaia di migliaia sono morti. Questo è il risultato dell’invasione statunitense. E adesso il governo insediato dall’invasione USA è così corrotto da mettere addirittura in vendita su internet gli strumenti utilizzati per giustiziare Saddam Hussein.

RT: Alcuni attivisti dicono che quest’asta è disumana e che il denaro raccolto dovrebbe andare in beneficenza in Irak. Qual è la sua opinione?
CM: Tutta la faccenda di mettere all’asta gli strumenti di esecuzione è veramente perversa e illustra ciò di cui sono veramente capaci il neoliberismo e il capitalismo. Gli USA hanno detto che stavano invadendo l’Irak per portare la democrazia. In realtà non stavano invadendo l’Irak per portare la democrazia; essi stavano invadendo l’Irak per imporre il capitalismo occidentale e per imporre il ruolo delle banche occidentali al popolo iracheno. E questo è ciò che stiamo vedendo qui nel mondo occidentale: il mondo neoliberista; tutto è in vendita, tutto è in funzione del profitto. Ci sono prigioni per fare profitti, ci sono forze di polizia private, ci sono masse di poveri e senzatetto. Questa è la realtà, questo è il sistema che gli USA stavano esportando in Irak, e questo è solo un chiaro esempio di questo sistema.

Fonte – Traduzione di M. Guidoni

La birra nordcoreana può portarti in galera

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“Oggi, la posizione numero uno della classifica dei ricercati è occupata da Kim Jong-Un, l’attuale leader della Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC). Kim, nipote di Kim Il-Sung, fondatore della RPDC e riverita figura di combattente nella resistenza contro gli occupanti giapponesi, rappresenta la terza generazione dei suoi familiari che occupa il posto di comando. Gli opinionisti occidentali invariabilmente ridicolizzano questo fenomeno bollandolo come successione ereditaria, mentre convenientemente fanno finta di non accorgersi di oltre 80 anni di successione ereditaria del potere nel fedele alleato saudita. Gli altri Hussein, la famiglia reale al potere in Giordania fin dall’indipendenza del Paese, non sono mai allo stesso modo svillaneggiati dalla stampa occidentale. Anche loro sono fedeli amici degli Stati Uniti e dei leaders europei.
La Repubblica Democratica Popolare di Corea ha seguito a lungo una solitaria via di autosufficienza ed autodeterminazione che i loro leader chiamano JUCHE.
Durante l’epoca sovietica, la RPDC mantenne formali ma distanti relazioni con la comunità socialista, insistendo nel percorrere la propria via. Molti osservatori d’area videro questo approccio al Marxismo-Leninismo come eccessivamente volontaristico, cioè, eccessivamente basato sulla capacità di uomini e donne di fronteggiare le condizioni oggettive e gli impedimenti materiali.
Si è detto che la politica estera della RPDC è stata una notevole messa in pratica della filosofia JUCHE.
Nello stesso tempo, l’atteggiamento della RPDC nei confronti delle altre Nazioni è stato profondamente influenzato dalle esperienze della guerra di Corea a metà del secolo passato. La quasi totale distruzione della parte settentrionale della penisola coreana dall’aeronautica degli Stati Uniti e la loro politica della terra bruciata lasciarono la Nord Corea determinata a trovare un deterrente affinché non potesse ripetersi una tale catastrofe. Trovarono questo deterrente nello sviluppo delle armi atomiche. A fronte del tentativo di Stati Uniti e NATO di riordinare il mondo ad immagine e somiglianza dell’Occidente sin dalla caduta del potere sovietico, questa decisione, col senno di poi, appare esser stata saggia ed efficiente.
Nonostante la RPDC sia rimasta in pace per oltre sessant’anni, il governo degli Stati Uniti e i suoi media servili e smidollati hanno continuato la loro spietata campagna di aggressione e calunnia.
Non diversamente dalle campagne del terrore e delle fandonie ordite contro Cuba socialista, la Repubblica Popolare di Corea è stata dipinta come una terra di prigioni e deprivazione. Molto dell’immaginario isterico viene dai fuoriusciti, in particolare Shin Dong-Hyuk. La storia di Shin è stata arrangiata in un libro da un giornalista del Washington Post, Blaine Harden con il sinistro titolo: “Fuga dal campo 14: la notevole odissea di un uomo, dalla Corea del Nord alla libertà in Occidente” Il libro fu positivamente recensito da ogni maggiore testata amica dell’Occidente. Un membro della prima commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sugli abusi contro i diritti umani in Nord Corea per quanto riferito ha citato Shin come l'”unica e più forte voce” sulle atrocità all’interno dei campi nordcoreani.
La Corea del Nord ha ufficialmente risposto diffondendo un video del padre e dei familiari di Shin che lo denunciano come bugiardo in fuga da un’accusa di stupro.
Naturalmente, NESSUNO nei media capitalisti di oggi ha riconosciuto credibilità alcuna a questa protesta. Allo stesso modo nessuno dei giornalisti occidentali ha seriamente ascoltato altri fuoriusciti che hanno contestato i dettagli descritti da Shin. La sua storia è troppo buona, troppo spettacolare per metterla in dubbio.
Sfortunatamente non lo è. E sfortunatamente nessuna sorta di confessione potrebbe convincere i gretti media occidentali, le Nazioni Unite o le prevenute associazioni per i diritti umani. Essi hanno avuto tale confessione il 16 di Gennaio, quando Shin ha ammesso che parte della sua straziante storia era inventata. Con molto imbarazzo, ha evitato ogni ulteriore dichiarazione pubblica, anticipando che avrebbe fornito ulteriori spiegazioni.
Il britannico Independent riporta: “Gli attivisti per i diritti umani hanno riferito che ciò può significativamente rallentare la campagna per accusare Kim di crimini contro l’umanità”. E si spera! Si spera che il fatto che la principale fonte per la demonizzazione di Kim abbia ammesso di aver mentito possa spingere i gruppi per la tutela dei diritti umani a riconsiderare la propria campagna. Può essere che alcuni movimenti per i diritti umani siano tanto corrotti quanto i media occidentali che hanno propinato al pubblico la farsa di Shin.
Pur con scarsezza di prove, gli opinionisti americani ed europei costantemente ci ricordano che la Nord Corea è un cupo e depresso paesaggio popolato da gente che muore di fame ed è affamata di libertà. Un fotografo commerciale di Singapore, Aram Pan ha letto ed ascoltato questi crudi giudizi. Come riportato dalla testata conservatrice britannica Daily Mail lo scorso maggio:
“Quando un uomo di Singapore vede soddisfatto il desiderio di visitare la Corea del Nord, cerca di farsi coraggio per affrontare le scene di terre aride e gente veramente molto triste che ha visto in un documentario di “Panorama” sulla BBC”.
Ma quello che ha trovato lo ha mandato fuori di testa per tutte le più giuste ragioni.
All’interno dell’enclave comunista nel 2013, il fotografo Aram Pan ha visto con i propri occhi mercati brulicanti di gente, uomini e donne che si divertono all’interno di un parco acquatico di foggia occidentale ed ettari su ettari di campi pronti per il raccolto, frantumando tutte le sue illusioni su cosa potesse riservare una vacanza in Nord Corea.
Sebbene si aspettasse difficoltà per comunicare con uno Stato che supponeva riservato e segreto, il sig. Pan ha spiegato: “Ho inviato diverse mail a molti contatti nordcoreani, tutti erano facilmente reperibili online con una facile ricerca. Un giorno uno di loro mi ha risposto ed ho incontrato una loro rappresentanza. E’ stato molto più facile di quanto mi aspettassi”.
Dopo due visite, l’incongruenza delle descrizioni date dai media ufficiali con quello che effetivamente aveva avuto modo di vedere, imbarazzò Pan: “Tornando per il mio secondo viaggio, ho potuto comprendere molte cose. Ho viaggiato da Pyongyang ad Hyangsan, da Wonsan a Kumgangsan, a Kaesong e ritorno. Le cose che ho visto e fotografato mi hanno convinto che la situazione non è poi così male come mi ero aspettato”.
“La gente sembra condurre la propria vita quotidiana in modo semplice e tutto sembra incredibilmente normale. Qualcuno dei miei amici mi ha detto che tutto quello che ho visto deve essere falso e che quello che ho fotografato non era altro che una messinscena di massa”.
“Ma più riflettevo su questa prevenzione, più mi convincevo che non aveva senso… come si può fabbricare e mettere in scena miglia e miglia di campi solo perchè i miei occhi potessero vederli, come si può far fingere migliaia di persone che sembrano condurre una vita normale?”
Le foto di Pan possono essere viste in questo sito.
In un altro fulgido esempio di come un alleato degli Stati Uniti sia saldamente onorato al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, la Repubblica della Corea (la Corea del Sud n.d.t.), il vicino meridionale capitalista della Corea del Nord, ha espulso l’americana-coreana Shin Eun-Mi per aver “lodato” la Corea del Nord in alcune conferenze a Seul. Secondo un articolo della scorsa settimana del Deutsche Welle la signora Shin, nativa della California e con nessun legame di parentela con Shin Dong-Hyuk “ha fatto arrabbiare le autorità della Corea del Sud quando ha detto che un certo numero di nordcoreani che vivono nella Corea del Sud sarebbero ritornati volentieri nella loro patria, causa della difficoltà di vivere nel Sud. La signora Shin ha anche detto che molti nordcoreani sono fiduciosi che il nuovo giovane leader della Nazione comunista possa migliorare la qualità della vita del “regno eremita”.
La scrittrice ha inoltre tessuto le lodi della birra nordcoreana che ha detto essere molto meglio delle insipide birre del Sud.
Sembra proprio che preferire la birra nordcoreana possa portarti in galera per più di dieci anni.”

Da Pazzie dell’Impero, di Zoltan Zigedy.

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A tutti i giovani in Europa e negli Stati Uniti d’America

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Messaggio dell’Imam Khamenei a tutti i giovani d’Europa e Stati Uniti
21 Gennaio 2015

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

A tutti i giovani in Europa e negli Stati Uniti d’America,
gli avvenimenti accaduti recentemente in Francia e altri simili avvenuti in alcune nazioni occidentali mi hanno convinto a parlarvi direttamente al riguardo. Mi rivolgo a voi giovani non perchè trascuri i vostri genitori, ma piuttosto perchè il futuro delle vostre Nazioni e Paesi sarà nelle vostre mani, e perchè ritengo che il senso di ricerca della verità sia più vivo e vigoroso nei vostri cuori.
In questo scritto non mi rivolgo ai vostri politici e uomini di Stato, perché credo che essi abbiano consapevolmente separato il percorso della politica da quello della sincerità e verità.
Vorrei parlarvi dell’Islam, ed in particolar modo dell’immagine che vi viene presentata come Islam. Negli ultimi due decenni sono stati fatti innumerevoli tentativi – dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica – per collocare questa grande religione nella posizione di “nemico spaventoso”. Suscitare un sentimento di orrore e odio e poi utilizzarlo è qualcosa che ha sfortunatamente una lunga storia nella politica dell’Occidente.
Qui non voglio affrontare le diverse fobie inculcate alle Nazioni occidentali. Con un rapido sguardo agli studi critici di storia vedrete che il comportamento mendace e ingannatore con le altre Nazioni e culture da parte dei governi occidentali è stato criticato nella nuova storiografia.
La storia dell’Europa e degli Stati Uniti si vergogna dello schiavismo, si imbarazza del periodo coloniale ed è a disagio per l’oppressione della gente di colore e non-cristiana. I vostri ricercatori e storici si vergognano profondamente delle stragi compiute in nome della religione tra Cattolici e Protestanti o delle rivalità nazionali ed etniche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Questo approccio è ammirevole.
Nel menzionare una parte di questa lunga lista, il mio obiettivo non è quello di rimproverare la storia; vorrei piuttosto che voi chiediate ai vostri intellettuali perchè la coscienza pubblica in Occidente si deve svegliare sempre con un ritardo di decenni e a volte di secoli. Perchè la revisione della coscienza collettiva deve applicarsi al passato remoto e non ai problemi correnti? Perchè in una questione importante come il confronto con la cultura e il pensiero islamico si cerca di prevenire la formazione di una consapevolezza pubblica?
Voi sapete bene che l’umiliazione e la diffusione di odio e paura illusoria dell’”altro” sono stati la base comune di ogni sfruttamento oppressivo. Vorrei che vi chiedeste ora perchè stavolta la vecchia politica della diffusione di fobia e odio ha colpito l’Islam e i musulmani con un’intensità senza precedenti. Perchè la struttura del potere nel mondo di oggi vuole emarginare il pensiero islamico e disattivarlo? Quali concetti e principi nell’Islam disturbano i programmi delle superpotenze e quali interessi vengono salvaguardati all’ombra della distorsione dell’immagine dell’Islam? La mia prima richiesta è quindi: studiate e cercate i motivi dietro questo offuscamento dell’immagine dell’Islam.
La mia seconda richiesta è che, in reazione alla marea di pregiudizi e campagne propagandistiche, cerchiate di ottenere una conoscenza diretta e di prima mano di questa religione. La logica corretta richiede che almeno sappiate quale è l’essenza e natura di ciò da cui vi fanno fuggire e spaventare.
Io non insisto che voi accettiate la mia, o di chiunque altro, lettura dell’Islam. Quello che voglio dirvi è di non permettere che questa realtà dinamica ed efficace nel mondo di oggi venga presentata a voi attraverso intenzioni e scopi loschi. Non permettetegli di presentare ipocriticamente i terroristi da loro reclutati come rappresentanti dell’Islam.
Ricavate la conoscenza dell’Islam dalle sue fonti prime e originali. Ottenere informazioni sull’Islam attraverso il Corano e la vita del suo grande Profeta. Vorrei chiedervi se avete letto direttamente il Corano dei musulmani. Avete studiato gli insegnamenti del Profeta dell’Islam e le sue dottrine umane ed etiche? Avete ricevuto il messaggio dell’Islam da altra fonte oltre quella dei mass media?
Vi siete chiesti come e sulla base di quali valori l’Islam ha stabilito la più grande civiltà scientifica e intellettuale del mondo ed elevato i più eminenti scienziati e intellettuali nel corso dei secoli?
Vorrei che non permettiate che, con la creazione di immagini false e odiose, sii crei un ostacolo emotivo e sensibile tra voi e la realtà, privandovi della possibilità di un giudizio imparziale. Oggi i mezzi di comunicazione hanno rimosso i confini geografici, non permettete quindi loro di assediarvi all’interno di confini fabbricati e virtuali.
Sebbene nessuno possa individualmente colmare i vuoti creati, ognuno di voi può costruire un ponte di pensiero ed equità sulle lacune per illuminare voi stessi e l’ambiente circostante. Anche se questa tensione pre-pianificata tra l’Islam e voi giovani è sgradevole, può sollevare nuove questioni nelle vostre menti curiose ed esploratrici. Cercare di trovare risposte a queste domande vi fornirà un’opportunità per scoprire nuove verità.
Non perdete quindi l’occasione di ottenere una comprensione appropriata, corretta e imparziale dell’Islam, in modo che forse, grazie al vostro senso di responsabilità verso la verità, le future generazioni possano scrivere la storia di questa corrente interazione tra Islam e Occidente con una coscienza chiara e minore disagio.
Seyyed Ali Khamenei

[Fonte]

Lo spirito del tempo o l’islamofobia radicale

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Il presente articolo è apparso in rete il 12 Settembre 2012.

La grande questione del XXIesimo secolo è e sarà quella dell’islamofobia. L’islamofobia è il vero male del nostro secolo, a immagine di quello che fu l’antisemitismo nel secolo passato. Se l’odio ha cambiato bersaglio, esso non ha però cambiato il suo metodo. La ‘bestia infame’ è sempre là e si aggira attorno alla sua preda con lo stesso appetito predatorio. I lupi sono entrati a Parigi, a Washington, a Londra e a Gerusalemme. Oggi sono i Musulmani i principali capri espiatori dell’odio ordinario dei popoli occidentali e delle loro élites, e rischiano di pagare un prezzo molto alto per la scarsa importanza che noi, cittadini dei Lumi e bambini viziati della democrazia, diamo ai loro poco invidiabili destini.
L’Occidente, una volta gettato il cadavere del comunismo nei bassifondi della storia, ha saputo fare dell’Islam il male assoluto, il nemico da combattere, il nuovo totalitarismo che minaccerebbe le nostre libertà, le nostre terre, le nostre identità. Mezzo astuto per deviare la rabbia legittima dei popoli occidentali contro le predazioni ripetute delle loro élites che, per arricchirsi oltre misura, non hanno trovato migliore soluzione che quella di spostare i posti di lavoro dei loro concittadini in lontane contrade, dopo aver aperto le porte dell’immigrazione economica per far pressione sui salari dei loro lavoratori. Di fronte al fallimento di un sistema liberale dominato dalla finanza e dal profitto, bisognava brandire una minaccia che potesse canalizzare tutti i vecchi risentimenti del popolo, frutto di successivi fallimenti delle nostre società capitaliste.
L’islamofobia ha i suoi teorici rispettati e riconosciuti all’interno della ristretta cerchia delle nostre élites atlantiste: un esempio è Samuel Huntington con il suo “scontro delle civiltà” che è, in qualche modo, un invito alla guerra eterna, un breviario dell’odio dell’altro in nome degli interessi geostrategici di un pugno di Occidentali; oppure una Bat Ye’or con il suo concetto di “Eurabia” (“Eurabia : l’asse euro-arabo), che vorrebbe estendere all’Europa il modello di apartheid e di discriminazione già in opera in Israele al fine di resistere all’invasione dei nuovi ‘barbari’.
Le nostre élites islamofobe non hanno solo i loro teorici, esse hanno anche i loro guerrieri, che sono andati a portare la guerra in terre musulmane per mettere in pratica le loro ripugnanti teorie. Occorreva dare sostanza alla loro paranoia, dar prestigio alla loro volontà di nuocere e praticare la fisica del crimine dopo aver esaurito tutte le risorse della metafisica della paura. I loro signori della guerra sono ritornati dalla loro crociata afghana, irachena, libica, gonfi d’eroismo sanguinario, dopo aver massacrato innocenti, torturato bambini che difendevano i loro villaggi con una pietra o con un pezzo di legno, dopo aver devastato le campagne e le città con armi proibite dalle convenzioni internazionali, dopo essersi impadroniti delle ricchezze dei Paesi aggrediti; sono tornati, dunque, proclamando senza vergogna: “Essi ci detestano”, “essi ci odiano”, “essi ci maledicono”. Continua a leggere

Governare è far credere

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Con tempestività e grande visibilità, poche ore dopo gli attentati di Parigi, venne diffusa la notizia che i responsabili erano stati identificati, ma non per la fervente attività delle forze dell’ordine, dei servizi segreti, dei confronti internazionali… NO! L’identificazione era avvenuta grazie alla carta di identità che i fratelli attentatori avevano graziosamente lasciato o smarrito nell’auto usata per la fuga.
Veramente non proprio di fuga si è trattato, perché ci hanno mostrato uno spezzone di film dove i due, per niente eccitati, anzi chiaramente sotto effetto di droghe calmanti, predicavano pubblicamente le ragioni del loro gesto, quindi saltati in macchina sono partiti… ma, c’è sempre un “ma” che complica le cose, perché la macchina dei fuggitivi, appena compiuti pochi metri, si ritrovò bloccata da una macchina della polizia; i due fratelli elegantemente cominciano a sparare, mentre l’auto della polizia, poco elegantemente, ingranò la retromarcia, preferendo evitare un dibattito, diciamo, piuttosto acceso.
Ma non desidero soffermarmi sui singoli fatti che vanno emergendo, piuttosto su ciò che, particolarmente, non mi convince.
Nel “Manuale dei giovani terroristi” a pag. 1, cap. 1, primo rigo sta scritto che i terroristi in azione non debbono portare alcunché possa tornare utile alla loro identificazione; se l’attentato va a buon fine (secondo il loro punto di vista), allora la carta di identità, vera o fasulla, la ritroverebbero nel covo prestabilito, altrimenti sia in caso di cattura che di morte, non debbono risultare identificabili, anche per non fornire informazioni che potrebbero portare ai complici. I due fratelli, non solo ebbero cura di portarsi appresso la carta d’identità, ma addirittura, pur senza essere stati catturati, di lasciarla nella macchina che avrebbero abbandonato.
La cosa che mi intriga parecchio è il silenzio assordante su tale carta d’identità ritrovata; nessuno ne parla più, come se un tardivo pudore cercasse di nascondere altre possibili versioni che non siano quelle predisposte e fornite agli organi di informazione del mondo intero.
Si tratta di una forma di depistaggio già in uso, ma con risultati deludenti.
Come quando si volle far credere al mondo, atterrito, preoccupato e attirato nell’attenzione da versioni ufficiali, che un aereo, vero gigante dell’aria, con una apertura alare di 20 mt., schiantandosi su un importante fabbricato super sorvegliato, a 300 km/h. abbia lasciato un forellino di soli sei metri, senza danneggiare il restante; non solo, ma i due motori di sette tonnellate cadauno, sparirono come per magia; neanche a Napoli sarebbero stati capaci di sottrarre due motori di tal genere in così breve tempo; o ancora, un altro aereo, dirottato, in mano a terroristi decisi a schiantarsi sul più importante edificio delle Istituzioni, passò di mano e cadde sotto il controllo dei passeggeri, il pilota non cambiava rotta, allora i passeggeri, non più atterriti, decisero di far cadere l’aereo, sacrificando se stessi, ma non senza, prima dell’impatto fatale, che un passeggero telefonasse alla moglie per avvertirla che… non sarebbe rientrato per cena. “Ma cosa accade?” chiede la moglie e l’uomo-passeggero a spiegare di trovarsi su un aereo dirottato e di avere deciso di far cadere l’aereo, la moglie conclude la telefonata: “Stai attento, sii prudente!”.
Tutto ciò fa parte delle brillanti deduzioni di una commissione parlamentare, che ha messo un deciso punto alle critiche, diffidando di ogni altra più credibile interpretazione.
E’ intervenuto Cossiga, a suggerire una svolta che nessuno ha voluto verificare.
Così si è espresso Cossiga in una intervista al Corriere della Sera, della quale accludo il link per facilitare una lettura integrale.
“Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell’intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso ‘confessa’ che Al Qaeda sarebbe stato l’autore dell’attentato dell’11 Settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla CIA americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Irak sia in Afghanistan. Per questo – conclude Cossiga – nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che sarebbe l’ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra!”
Governare è far credere, e per imporre la linea progettata, ogni anno ce lo ricordano con commemorazioni varie.
Abbiamo così una ulteriore commemorazione annuale, durante la quale tutti diremo “Je suis Charlie”, con tutto il rispetto per le vittime, incolpevoli di essere diventate un mezzo per disegni sovversivi.
Rosario Amico Roxas

La strategia del terrore

terroristCome ho già scritto in un precedente commento, la strategia del terrorismo non coinvolge un nemico da abbattere, ma una popolazione da atterrire; così è stato. A Parigi domina la paura, mista ad un senso di impotenza come se una resa senza condizioni avesse imposto un fatalismo ancestrale.
· Hanno paura i comuni cittadini che, adesso, cercano di evitare i luoghi popolosi, come supermercati, locali di intrattenimento, banche, e altri luoghi di aggregazione.
· Hanno paura i cattolici che disertano le Chiese.
· Hanno paura gli ebrei che si sentono nel mirino, tant’è che nel solo 2014 ben 7.000 ebrei, nella sola Parigi, sono riparati in Israele ad ingrossare le fila del sionismo; anche loro hanno deciso di rinunziare alla preghiera comune rituale.
· Hanno paura i musulmani della banlieue, guardati con odio, come se fossero corresponsabili del terrorismo, oppure additati come se tra di loro si nascondessero potenziali terroristi pronti anche al sacrificio pur di colpire e atterrire.
· Hanno paura gli atei, gli agnostici e proprio perché atei e agnostici.
Il panico sfugge alle regole della logica, quando assale contagia e coinvolge, rendendo irrazionale ogni comportamento.
Pochi uomini, decisi a morire, hanno avuto il potere di atterrire una città, una nazione, l’intera Europa, coinvolgendo anche l’intero pianeta, perché potrebbe diventare, in ogni momento, platea di una ripetitiva aggressione incontrollabile.
I servizi dei media, oltre a mostrarci la diffusione del panico e l’orrore della strage, ci hanno mostrato scene di addestramento degli aspiranti terroristi; è stato impressionante vedere tanti giovani armati di moderni strumenti di morte e ci viene spontanea la domanda. “Chi li ha armati?”. “Chi ha speculato fornendo armi a questo nemico invisibile, ben sapendo contro chi avrebbero puntato le loro armi?”
Testate giornalistiche di ogni parte del mondo hanno sottolineato uno “stato di guerra”, ma non è così.
Le guerre si fanno in due ed hanno una specificità nella loro funzione, potendo essere guerre interne di difesa o guerre esterne di conquista. Tertium non datur.
Ma l’Occidente ne ha inventato una terza, terribile, ed è la guerra preventiva, che diventa guerra esterna di difesa, quando l’ipocrisia non arriva a identificarle come “missione di pace”, pur se le regole di ingaggio parlano di Codice militare di guerra; in pratica certezza di una guerra per evitare l’ipotesi di una guerra, con al centro il lucrosissimo commercio di armi.
La guerra esterna di difesa diventa una aggressione mascherata, perché utilizza gli stessi metodi che, reattivamente, saranno utilizzati da chi ha subito, subito identificati come terroristi per giustificare l’incremento aggressivo.
Ora che la paura ha coinvolto città, nazioni e continenti, ci si chiede “come” contrastare tali pericoli che, ormai, sono ovunque incombenti.
Ma nulla cambia; mentre milioni di ettari di terreni fertili vengono abbandonati e la fame aggredisce miliardi di persone, l’opulento Occidente continua a costruire carri armati al posto di trattori, lanciamissili al posto di mietitrebbiatrici, mine anti-uomo al posto di diserbanti ecologici.
Si uccide per il petrolio, scatenando reazioni terroristiche; si uccide per l’occupazione abusiva di territori da sottrarre ai legittimi abitanti; se ne uccidono mille per condizionarne 100.000.
L’uccisione pianificata segue logiche perverse: i Talebani vennero armati in funzione anti-sovietica, poi si rivoltarono contro accendendo una guerra, servendosi delle medesime armi ricevute prima.
L’Irak venne armato in funzione anti Iran, cosa che provocò una guerra tribale, dove la presenza del petrolio fornì l’occasione di intervento, mascherato dalla menzogna sostenuta di volere eliminare armi di distruzione di massa, di cui non si trovò traccia, ma vennero annientati eserciti in fuga, aviazione inesistente, flotta che non avrebbe potuto essere utilizzata neanche per la pesca d’altura; vennero bombardate moschee nel giorno sacro della preghiera, mercati rionali, autobus carichi di studenti, banchetti di nozze, tutto definito come “effetti collaterali”.
Il panorama che ci viene offerto è quello di un pianeta impazzito, dove un manipolo di finanzieri specula sulla vita stessa del pianeta, che sembra volersi avviare ad un suicidio apocalittico.
Rosario Amico Roxas