“Voci”. Italia – Donbass

Sara Reginella, psicologa, psicoterapeuta e attivista per una informazione equilibrata sulla crisi ucraina, dopo averci raccontato quello che ha visto durante la sua visita nel Donbass offre al pubblico italiano uno straordinario documento, un corto dal titolo “Voci. Italia – Donbass”. Il filmato collega due narrazioni della guerra, due Voci: quella degli imprenditori italiani vittime delle sanzioni e quelle della gente del Donbass, vittima della violenza del governo di Kiev. L’impressione che si ricava da questo lavoro è che queste due comunità, tanto distanti, siano vittime della stessa violenza (quella violenza che Saker chiama “Impero”) e che la povera gente del Donbass sia, per sorte e per coraggio, una sorta di avanguardia, dietro alla quale si snoda un interminabile corteo di comunità grandi e piccole, ciascuna alla ricerca di una propria strada che le consenta di resistere all’assalto della globalizzazione a trazione atlantica. Tante voci che attendono una regia per formare un coro. Buona visione.
Marco Bordoni

Fonte

Il “Russia-bashing”

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“Se vi è un campo nel quale il malagiornalismo “mainstream” ha ricavato i suoi certificati di nobiltà, è sicuramente quello del “Russia-bashing”. Lo stesso Bugingo vi ha allegramente partecipato. Nell’ottobre 2013 lo si poteva sentire in una radio di Montreal:
“E’ un Paese (la Russia) che si è xenofobizzato negli ultimi anni, attraverso il rilancio di una certa fierezza russa da parte di Vladimir Putin”.
Una scorciatoia facile ma non originale nel gioioso mondo del giornalismo di demonizzazione della Russia e del presidente Putin. In proposito, Karl Muller scrive:
“In questa campagna contro la Russia i media mainstream occidentali hanno giocato e giocano sempre di più un ruolo particolarmente reprensibile (…) la ‘copertura’ mediatica della Russia è esclusivamente negativa in modo intollerabile. E talmente negativa, che il consumatore di media privo di malizia viene indotto a pensare il peggio della Russia. Questo tipo di copertura mediatica riguarda infatti tutti gli aspetti del Paese. E il ricorso a vecchi pregiudizi contro la Russia è all’ordine del giorno”.
Tra gli attacchi più sbalorditivi portati avanti da personalità pubbliche vi è quella di paragonare il presidente Putin a Hitler e la Russia attuale al III° Reich.
E’ il caso di Jay Leno, l’ex presentatore-vedette dell’emittente statunitense NBC, dell’attore britannico Stephen Fry o dell’ex campione di scacchi russo (e all’occasione “oppositore” politico) Garry Kasparov.
Quest’ultimo si è perfino abbandonato alla formula shock “Sochi è per Putin quello che Berlino nel 1936 è stato per Hitler”. La reductio ad hitlerum in tutta la sua magnificenza!
Ecco cosa dicono i filosofi a proposito di simili paragoni:
“La reductio ad hitlerum consiste nella demonizzazione di una corrente di pensiero, una corrente politica o un uomo politico, identificandolo con Hitler. Un certo uomo di Stato fa discorsi autoritari, dunque è un nuovo Hitler. Secondo Leo Strauss, si tratta dell’ultimo argomento di chi non ha più argomenti, la confessione di impotenza della cattiva fede”.
Con sei milioni di morti, l’Unione Sovietica ha pagato il prezzo più alto della Seconda Guerra Mondiale. In questo sanguinoso conflitto, i Russi hanno pagato enormi sacrifici umani che hanno permesso di sconfiggere la Germania nazista e liberare l’Europa. E’ evidente dunque che paragonare Sochi a Berlino, o la Russia attuale alla Germania di Hitler, è sia far finta di ignorare la Storia, sia cercare di far colpo su di un uditorio con sparate vuote, sia mancare drammaticamente di gusto nella scelta delle analogie.”

Da L’affaire Bugingo o le derive del giornalismo mainstream, di Ahmed Bensaada.
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Prostitute appositamente create e ben remunerate

CF8yuCxUMAAqNpn“Il punto è esattamente questo: la strategia di Washington e della NATO non è quella di “vincere” una guerra o un conflitto ma di creare un caos costante e indefinito. In tal modo è possibile (i) controllare i popoli, le nazioni e le relative risorse; (ii) assicurare all’Occidente una richiesta continua di forza militare (soldati ed equipaggiamenti) – è sufficiente ricordare che più del 50% del PIL degli Stati Uniti dipende dal complesso industriale militare – con relativo indotto e servizi; (iii) infine, un Paese nel più completo disordine e caos è generalmente in bancarotta e ha bisogno di soldi – soldi prestati a condizioni di usura, soldi per l’austerità imposta da FMI, Banca Mondiale e altre nefaste “organizzazioni per lo sviluppo” e finanziatori; soldi che significano schiavitù, specialmente in presenza di leader corrotti a cui non importa alcunché del proprio popolo.
Questo è ciò che conta – in Yemen, in Ucraina, in Siria, in Irak, in Sudan, in Africa centrale, in Libia… in qualsiasi altro posto. Non ha importanza chi combatte contro chi. ISIS/ISIL/IS/DAISH/DAESH/Al Qaeda e qualsiasi altra denominazione si voglia aggiungere a questa lista di organizzazioni di mercenari assassini, si tratta esclusivamente di etichette assegnate per confondere le idee. Si potrebbe aggiungere anche Blackwater, Xe, Academi e tutte le loro denominazioni successivamente scelte per sfuggire ad una facile identificazione. Si tratta di prostitute dell’Impero anglo-sionista, prostitute di infimo livello. Poi vengono le prostitute di alto bordo come l’Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrein e altri Stati del golfo, oltre a Regno Unito e Francia, naturalmente.
(…)
Diffondere disordine, caos, miseria – questo è ciò che Washington e i suoi vassalli fanno meglio. Non hanno intenzione di “vincere” delle guerre: desiderano solo il caos e la miseria eterni, popolazioni da sottomettere facilmente – un dominio completo, full-spectrum dominance, secondo la loro definizione.
E poiché l’esercito USA e il suo grande fratello (o sorella) NATO non possono essere ovunque e non desiderano essere visti ovunque, ingaggiano altri per uccidere. Washington inventa e crea, poi finanzia, con il suo flusso inesauribile di denaro, i vari ISIL, DAESH, Al Qaeda – il repertorio può crescere secondo l’arbitrio dei padroni – per combattere, uccidere, produrre caos e false flag, in modo che alla fine essi stessi (i bulldozer della NATO e del Pentagono) possano intervenire facendo credere di distruggere quegli stessi mercenari che avevano creato per primi. Ma i mezzi d’informazione mainstream non vi diranno mai la verità.”

Da Il caos (non la vittoria) è ciò che conta per l’Impero, di Peter Koenig.

La Terza Guerra Mondiale comincerà con il bombardamento di Russia Today da parte del Pentagono – Kusturica

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Il pluripremiato regista e musicista serbo Emir Kusturica ritiene che quando Washington eventualmente inizierà la Terza Guerra Mondiale, Russia Today sarà uno dei suoi primi e principali obiettivi, essendo un’arma estremamente potente che sfida la propaganda di Stato statunitense.
In un articolo pubblicato dal quotidiano serbo Politika, Kusturica ha paragonato RT ai più potenti armamenti russi, specificatamente l’SS-18, un missile balistico intercontinentale denominato “Satana” dalla NATO: “Il diavolo non arriva mai da solo! Contemporaneamente a questo missile e a numerose altre innovazioni, nell’arsenale russo è apparso anche il canale televisivo RT.”
La catena RT, dice Kusturica, sta distruggendo “lo stereotipo dei Buoni e dei Cattivi a marchio Hollywood-CNN, dove Neri, Ispanici, Russi, Serbi sono i malvagi, e i bianchi Americani, ovunque tu guardi, sono OK!”.
“[Il Segretario di Stato USA] Kerry e i congressisti sono preoccupati dal fatto che RT manda segnali che il mondo non è determinato dall’inevitabilità del capitalismo liberale, che gli Stati Uniti stanno portando il mondo nel caos, che Monsanto non produce cibo sano, che la Coca Cola è ideale per pulire i cerchioni dell’auto e non per lo stomaco umano, che in Serbia la percentuale di persone morte di cancro è aumentata vertiginosamente a seguito dei bombardamenti NATO del 1999… che le impronte della CIA sono sulla crisi ucraina, e che Blackwater sparò alla polizia ucraina, e non gli attivisti di Maidan”, ha sostenuto il regista.
La maggior parte di ciò che Kusturica menziona nell’articolo, invero, sono argomenti che RT affronta in maniera estensiva… tranne forse le proprietà pulitive della Coca Cola.
RT è una vera minaccia alla propaganda di Stato statunitense in quanto raggiunge gli Americani “nelle proprie case, in perfetto Inglese, meglio di quanto succeda sulla CNN”. Ed ecco perché, secondo il regista, Washington potrebbe stufarsi e cercare di zittire RT con la forza – in modo molto simile a quanto la NATO fece con la televisione statale della Serbia nell’aprile 1999.
Di contro, prevede Kusturica, Mosca distruggerebbe la CNN, che egli considera la porta-bandiera della propaganda filo-americana: “La CNN in diretta televisiva sino dagli anni ’90 assicura che l’America conduce azioni umanitarie, e non guerre, e che i suoi aerei militari lanciano angeli, non bombe!”.
Fino a quando il Pentagono ricorrerà alla forza, ritiene Kusturica, “RT demistificherà sempre più il Sogno Americano e rivelerà in prima serata la verità nascosta per decenni agli occhi e ai cuori dell’Americano medio”.
Nato in quella che oggi è la Bosnia-Erzegovina, Emir Kusturica è un regista, attore e musicista serbo sessantenne. Ha vinto numerosi premi internazionali per i suoi film, ed è stato designato ambasciatore della Serbia presso l’UNICEF nel 2007.

Fonte – traduzione di F. Roberti

[Kusturica: “Perché la NATO esiste ancora? Per combattere il terrorismo? E’ ridicolo!”]

George Friedman è un whistleblower?

Se il giornalismo europeo non fosse asservito alla galassia di entità atlantiste di cui fa parte Stratfor, in un sussulto di dignità avrebbe già travolto questo discorso di Friedman come uno dei più disastrosi rovesci nella storia delle pubbliche relazioni. Invece zitti.
Ma chissà, potrebbero esserne invece capaci i lettori, se si scandalizzassero per via di tutta questa cinica strafottenza imperiale, e facessero sapere in ogni angolo del web, diffondendo questo video, cosa guadagniamo a stare con i padroni della NATO: soltanto il loro disprezzo assassino, e la promessa del ritorno della guerra nel nostro suolo.
Pino Cabras

Fonte

Le rivelazioni di un ufficiale turco in congedo su operazioni sovversive dell’agenzia turca di intelligence MIT contro la Siria

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Attualmente in fuga dal sistema carcerario turco, l’ex ufficiale Önder Sığırcıkoğlu sostiene di non essere motivato dal denaro: “Sto agendo per salvare la mia identità, il mio onore e la mia coscienza”.

“Ho sequestrato l’omicida di massa Colonnello Harmoush e l’ho riportato in Siria”.

Il Tenente Colonnello Hussein al-Harmoush era il disertore di più alto grado dell’Esercito Siriano all’inizio del conflitto. E’ scappato in Turchia nel giugno 2011 dove ha fondato un sedicente “Movimento degli Ufficiali Liberi” con lo scopo di rovesciare il governo siriano. Le sue ambizioni hanno avuto vita breve. E’ scomparso dal campo Altınözü di Hatay  il 29 agosto insieme a Mustafa Kassoum, un istruttore di palestra che si faceva passare per un Maggiore dell’Esercito. Due settimane dopo Harmoush appariva alla televisione siriana, confessando i suoi crimini e la complicità della Turchia.
Dopo una frenetica investigazione, i servizi di sicurezza turca hanno indagato diverse persone, e in sette sono stati accusati per il “crimine” di aver rimpatriato Harmoush in Siria. Il più esperto tra loro, Önder Sığırcıkoğlu, un veterano con 19 anni di servizio presso l’agenzia turca di intelligence MIT, è stato condannato a 20 anni di reclusione. Dopo 32 mesi di incarcerazione presso il carcere di Osmaniye, Sığırcıkoğlu è fuggito durante un trasferimento verso un’altra prigione ed è stato in grado di lasciare la Turchia clandestinamente. Quella che segue è la prima parte delle sue rivelazioni a Ömer Ödemiş per il primario sito turco di informazione OdaTV.

Önder Sığırcıkoğlu ha parole molto dure per la politica della Turchia nei confronti della Siria. Era stato incaricato dal MIT di filtrare e controllare gli arrivi durante la prima invasione di rifugiati.
“Ne ho intervistati a migliaia durante i primi giorni. Il primo gruppo era composto da circa 250 rifugiati che avevano attraversato il confine turco ad Altınözü. I loro responsabili erano lo studente di legge Seri Hammodi e il tassista Abdusselam Sadiq. Questi erano in costante contatto con i media internazionali, Al Jazeera e altri, propagandando il fatto che i rifugiati erano stati costretti a scappare dalla Siria a causa di una violenta oppressione. Le storie che raccontavano erano delle costruzioni, ma loro agivano per smuovere la pubblica opinione e assicurarsi fondi dalla Turchia, le Nazioni Unite, i Paesi del Golfo e le istituzioni internazionali.” Continua a leggere