La “materia oscura” del Salto di Quirra

materia oscuraBerlino – L’anno scorso la grande affermazione dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani che con “Cesare deve morire” conquistarono l’Orso d’Oro. Quest’anno poca Italia invece al festival di Berlino in programma dal 7 al 17 febbraio, con nessun film in concorso.
A rappresentare il cinema italiano – a parte Giuseppe Tornatore inserito con “La migliore offerta” nella categoria Berlinale Special – ci saranno però Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, duo specializzato nella realizzazione di documentari. Il loro ultimo lavoro, “Materia oscura”, è stato selezionato nella sempre ricca e interessante sezione Forum del festival.
Al quarto documentario, la coppia di autori ha portato la macchina da presa in Sardegna. Lo spazio scelto è il Poligono Sperimentale del Salto di Quirra dove per oltre cinquanta anni i governi di tutto il mondo hanno testato “armi nuove” e il governo italiano ha fatto brillare i vecchi arsenali militari compromettendo il territorio. La telecamera dei registi si addentra in questo territorio mostrandone la silenziosa quotidianità.
Un altro non luogo scelto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti dopo “Il Castello”, documentario dove la macchina da presa mostrava l’area aeroportuale di Malpensa interrogandosi sul sottile equilibrio tra controllori e controllati. Un’opera selezionata in tantissimi festival internazionali e che ha ottenuto diversi riconoscimenti come con il Premio Speciale della Giuria Italiana.doc al Torino Film Festival. «Fin da quando siamo venuti a conoscenza del Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, ci siamo resi conto che era necessario raccontarlo» si legge sul sito cineblog.it che riporta le note di regia sul film prodotto da Montmorency Film in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno del Media Programme of European Union e dell’Associazione Corso Salani.
“Materia oscura” racconta, secondo le intenzioni degli autori rimasti a lungo nella zona per poter meglio portare a termine il loro lavoro, un luogo di guerra in tempo di pace. Attorno al poligono sperimentale nel sud-est della Sardegna si intrecciano un’indagine giudiziaria, un servizio fotografico, la vita di un paese e quella di due pastori: «Un film sulla devastante convivenza tra gli elementi della natura – uomini compresi – e la “fabbrica della guerra».
(…)
Fabio Canessa

Fonte

[Sul procedimento giudiziario in corso presso il Tribunale di Lanusei]

La Sardegna sotto il tallone della NATO

“Un bel giorno il procuratore di Lanusei competente per territorio, Domenico Fiordalisi, con un coraggio civile incredibile, ordina al fisico nucleare dell’Università di Brescia e del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, di riesumare diciotto cadaveri di altrettanti allevatori deceduti per leucemie e linfomi che avevano i pascoli nei terreni del poligono di Quirra – Perdasdefogu (30 marzo 2011). Due mesi dopo mette gran parte del poligono sotto sequestro. A novembre dello stesso anno la prima parte dell’indagine si conclude con l’accusa di disastro ambientale doloso nei confronti dei generali che avevano comandato il poligono di Perdasdefogu – Quirra dal 2004 al 2008, e di due chimici per aver falsificato parte dei controlli ambientali nel poligono. Gli esami, marzo 2012, riveleranno la presenza di torio radioattivo in misura superiore alla norma nelle salme dei 18 pastori. La cerchia degli indagati si allarga sino a comprendere anche il sindaco di Perdasdefogu.
Altro passo importante che forse permetterà la fine dei danni delle servitù in Sardegna è stato il lavoro e le relative conclusione dell’ultima inchiesta senatoriale (deliberazione del Senato del 16 marzo 2012). Con l’apporto determinante del senatore gallurese Pier Sandro Scanu. Le conclusioni, finalmente, hanno svelato quanto solo i ciechi non vedevano. Eccole: gran parte del territorio sede dei poligoni sardi è altamente inquinato, con potenziale rischio per la salute. Ci sono state morti sospette tra civili e militari. Le guerre simulate e i test sono stati effettuati senza gli accorgimenti di legge. E’ urgente intervenire col proibire da subito le attività gravemente nocive per l’ambiente e le persone. Prevedere, a breve termine la chiusura dei poligoni di Teulada e Capo Frasca, bonificare e riconvertire le attività di Quirra.”

Da La Sardegna sotto il tallone della NATO. Intervista a A. Ledda, coautore di “Servitù militari in Sardegna – Il caso Teulada”, a cura di Federico Dal Cortivo.

[Gli aggiornamenti in merito al procedimento giudiziario intrapreso dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, sono qui]

Disastro ambientale in Sardegna

“Il suo paesaggio da cartolina attira i turisti più fortunati. Le stelle del jet set vengono a bagnare gli yacht lungo le sue coste paradisiache. Ma la Sardegna nasconde una realtà davvero triste.
Sui bordi incantati del Mediterraneo, dietro la cortina invisibile delle radiazioni nucleari emesse dopo l’utilizzo di armi all’uranio, c’è un immenso paesaggio desolato, pieno di segreti maligni. Piantiamo lo scenario. È in Sardegna. Un territorio della superficie pari a 35.000 ettari è stato affittato alle installazioni militari. Sull’isola si trovano poligoni di tiro (Perdasdefogu), tratti di mare per le esercitazioni (capo Teulada), poligoni per le esercitazioni aeree (capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburante (nel cuore di Cagliari, alimentati da una conduttura che attraversa la città), senza contare le varie caserme e sedi di comando militare (Aeronautica, Marina). Si tratta di infrastrutture delle forze armate italiane e della NATO.
Alcune cifre: il poligono di Salto di Quirra – Perdasdefogu (Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i due poligoni italiani più estesi, mentre il poligono NATO di Capo Frasca (costa occidentale) è pari a 1.400 ettari. A questi si devono aggiungere l’ex base NATO sull’isola della Maddalena, per sempre inquinata. Durante le esercitazioni militari, viene vietata la navigazione e la pesca su una superficie marina superiore ai 20.000 chilometri quadrati, una superficie quasi uguale a quella della Sardegna.
Che cosa si scopre? La valle di Quirra, una delle zone più belle e ancora selvagge della Sardegna, è stata trasformata in una cassaforte di veleni a cielo aperto. Nel corso degli anni si è messo il coperchio sulla pentola delle “polveri di guerra” che ha decimato un numero di abitanti e di militari che vivevano e lavoravano nel poligono e nei villaggi limitrofi. Ma adesso, grazie a un Procuratore, Domenico Fiordalisi, che è determinato a dare voce alle lamentele delle numerose vittime, la verità comincia a venire alla superficie. I “segreti” vengono alla fine portati alla luce della giustizia.
Con l’accusa di “disastro ambientale”, tre generali che sono stati al comando del poligono di Quirra, due tecnici e un ricercatore universitario sono accusati dal procuratore che sta indagando, da parecchi mesi, sui decessi per cancro di parecchi abitanti della zona di Quirra e sulle delle malformazioni dei neonati e del bestiame. Ci possiamo aspettare altri capi di accusa, visto il disastro ambientale e umano che, da anni, colpisce la Sardegna.”

Sardegna, pattumiera della NATO e del complesso militare-industriale di Carla Goffi e Ria Verjauw continua qui.