Afghanistan, il mercato fiorente di oppio ed eroina

COVER_afghanistan“Perché ci riguarda ciò che accade così lontano in una terra da decenni martoriata da guerre come quella afgana? Leggi, ascolti, ti indigni, va bene, ma tutto ciò ha una ricaduta concreta su di noi: il ritorno dell’eroina”. Parto dalle parole conclusive di Enrico Piovesana, giornalista e autore di “Afghanistan 2001-2016: la nuova guerra dell’oppio” pubblicato da Arianna Editrice, per introdurre l’incontro/confronto ospitato al CostArena di Bologna.
Tra il 2014 e il 2015, il consumo di eroina nel Vecchio continente è raddoppiato, soprattutto tra gli adolescenti. Secondo i più recenti dati resi pubblici dal CNR, l’Italia è seconda soltanto alla Gran Bretagna, in Europa, in termini di consumo. Un dato che, da solo, dovrebbe spingerci a ritroso nella via che porta la droga in Europa, attraverso quella rotta balcanica che fino a qualche anno fa era abbandonata, e ancora indietro attraverso i Paesi mediorientali per approdare in Afghanistan.
Enrico Piovesana ha iniziato a frequentare la regione di Helmand nel 2003 e ci è tornato regolarmente fino al 2013, in teoria doveva occuparsi prevalentemente di temi umanitari per Emergency, tuttavia qualcosa si è evoluto in corso d’opera: “Quando ti trovi a lavorare nella zona capitale mondiale dell’oppio, tutti ne hanno a che fare ed è vissuta come una cosa normale“.
La gente della zona ha ripreso a coltivare l’oppio dopo la guerra del 2001 (precedentemente un editto del Mullah Omar ne aveva vietato la coltivazione) e oggi si susseguono operazioni NATO, presente nell’area con contingenti prevalentemente statunitensi, britannici e canadesi, che vanno a sequestrare ampie quantità di oppio da contadini. ”Vengono colpiti soprattutto – spiega Piovesana – quelli che non hanno pagato la ‘decima’ al Governo. Ciò accade, solitamente, per due ragioni: c’è chi non ha soldi per pagarla e chi si trova a vivere in zone controllate dai Talebani e quindi è a loro che va la tassa“. Il risultato è un clima di guerriglia costante per il controllo economico della produzione dell’area.
In questa battaglia per il potere politico-economico sono molti gli attori in gioco: il governo, l’ex presidente Karzai, i potenti locali, i vari contingenti internazionali, i clan con le loro milizie private, i Talebani, la DEA e le altre agenzie anti-droga. “Il punto assurdo – commenta Piovesana – è che almeno i trafficanti andrebbero colpiti, invece si lascia tutto com’è e chi perde è la povera gente. Un esempio su tutti: il fratello dell’ex presidente Karzai è legato al mondo del narcotraffico, tutti lo sanno, ma è troppo potente per essere colpito. Un’inchiesta del 2009 del New York Times ha denunciato il fatto che Karzai, come altri narcotrafficanti legati al mondo afgano, era a libro paga della CIA.”
Non si tratta poi di un caso isolato, anche i documenti resi pubblici da Wikileaks raccontano una storia simile: in Afghanistan, il mercato dell’oppio e dell’eroina è rinato, fiorente, in questi 15 anni di presenza militare internazionale e proprio le autorità occidentali non hanno agito, se non in casi isolati, per contrastare queste attività criminose.
La priorità è, ancora oggi, quella di assicurare la sicurezza interna al Paese. Un obiettivo cui vengono sacrificati molti altri fattori fondamentali per uno state building efficace: stato sociale, lotta a criminalità e corruzione, diritti umani sono scesi nell’agenda politica lasciando un grande vuoto in cima dove logiche da realpolitik la fanno da padrone. Enrico Piovesana si spinge oltre ipotizzando che la connivenza tra le forze USA e il business di oppio ed eroina non sia determinato da un semplice laissez-faire, ma sia ormai frutto di una vera e propria strategia consapevole orchestrata dalla CIA. ”Anche nei mercati dove andavo per incontrare contadini e mercanti, ricorda il giornalista, nessuno si stupiva della presenza di un bianco. Erano assolutamente abituati. Anzi, mi raccontavano di come grossi quantitativi venivano portati nelle basi NATO“. Da lì alla Turchia, al Kosovo grazie alla mafia macedone e poi nei mercati europei: questa è la nuova/vecchia via dell’eroina.
Per il giornalista la chiave per comprendere il conflitto e il coinvolgimento dei vari attori è quella storica: “Mi sono documentato e mi sono accorto che siamo di fronte ad un sistema che si ripete dall’Ottocento e la guerra dell’oppio, sistematicamente dal 1947. I casi sono molti, dalla Sicilia a Marsiglia, poi l’Indocina, l’America Centrale. L’Afghanistan è solo l’ultimo caso in cui ci si appoggia a narcotrafficanti per opportunità politica passando dal chiudere un occhio al prendere parte alla gestione del sistema.”
Un sistema oliato ed esportabile, tant’è che le autorità antidroga russe e britanniche hanno già denunciato che l’ISIS ha messo le mani sulla tratta balcanica dell’eroina, un commercio più “sicuro” rispetto a quello del petrolio e una consistente fonte di finanziamento. “L’indignazione non basta, conclude Piovesana, tutto ciò ci tocca da vicino. Alcune statistiche parlano di 100.000 morti all’anno in Europa. Non è un prezzo troppo alto da pagare?”.
Angela Caporale

Fonte

“I signori della droga hanno ballato di gioia, quando gli USA mi hanno messo all’indice” – il capo dell’anti-droga in Russia

I cartelli internazionali della droga hanno beneficiato delle sanzioni degli Stati Uniti volte a isolare la Russia, il capo dell’anti-droga Viktor Ivanov ha detto a Russia Today. Egli ha anche respinto le accuse portate contro di lui durante le udienze del caso Litvinenko a Londra come “una farsa”.

RT: Un anno fa, il 20 marzo 2014, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama – abbastanza sorprendentemente per chiunque, e probabilmente anche per lei – ha emesso un Ordine Esecutivo che l’ha inclusa nella lista nera delle persone soggette alle sanzioni statunitensi contro la Russia. Per quale motivo lei pensa che lo abbia fatto?
Viktor Ivanov: In effetti, è stata davvero una sorpresa, non solo per me, ma anche per i miei colleghi americani, funzionari dell’amministrazione presidenziale e della Drug Enforcement Administration (DEA). In realtà essi mi hanno detto che questa decisione era venuta direttamente dal vertice. Vorrei far notare che mettere il capo dell’agenzia russa di controllo della droga su una lista nera non ha comportato nulla di buono né per gli Stati Uniti né per la Russia. Gli unici a beneficiare di questo sono stati i trafficanti internazionali di droga, e credo che i signori della droga abbiano ballato di gioia nel vedere la fine di una così forte collaborazione anti-droga. Continua a leggere

Ebbrezze d’Afghanistan

Tutti contro tutti…

Kabul, 1 aprile – Il presidente afghano Hamid Karzai ha accusato dei funzionari stranieri, inclusi dei rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, per ”la diffusa frode nel corso delle elezioni presidenziali e provinciali dello scorso anno”.
La dichiarazione del presidente afghano è giunta in occasione di una riunione dei lavoratori elettorali a Kabul. ”La verità è questa fratelli…c’è stata frode nelle elezioni presidenziali e del consiglio provinciale, non c’è dubbio che ci sia stata una frode molto diffusa, molto diffusa”, ha detto Karzai. ”Ma gli afghani non sono i responsabili di questo tipo di brogli. Sono gli stranieri ad aver fatto questo tipo di truffa”, ha aggiunto, precisando che le accuse maggiori vanno a Peter Galbraith, il n. 2 della missione dell’ONU in Afghanistan, allontanato dopo un litigio con il suo capo, Kai Eide, su come gestire le irregolarità di voto, e al responsabile della missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Afghanistan Philippe Morillon.
(ASCA-AFP)

Washington, 5 aprile – La Casa Bianca definisce ‘false’ le recenti dichiarazioni del presidente Karzai sui brogli occidentali nelle elezioni in Afghanistan. Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha espresso inquietudine e frustrazione, affermando che le accuse di ingerenza, lanciate in particolare contro l’ONU e gli USA, non hanno alcun riscontro. Il portavoce ha aggiunto che un incontro alla Casa Bianca previsto a maggio tra il presidente Barack Obama e Karzai è comunque ancora in programma.
(ANSA)

Washington, 6 aprile – Dopo aver accusato la comunità internazionale per i brogli alle elezioni presidenziali afghane del 20 agosto, Hamid Karzai avrebbe minacciato di unirsi ai talebani se i governi stranieri continueranno a fare pressioni su di lui interferendo negli affari interni del Paese. Lo ha rivelato uno dei deputati presenti all’incontro. Intanto da Washington è arrivata la replica dell’ex inviato dell’ONU, Peter Galbraith, accusato di aver organizzato le frodi alle ultime elezioni. Galbraith ha messo in dubbio la “stabilità mentale” del presidente afghano, che a suo parere farebbe uso di droghe.
(AGI)

Washington, 6 aprile – Il Dipartimento di Stato americano ha preso le distanze dall’ex numero due della missione ONU Peter Galbraith, che aveva dichiarato che Hamid Karzai ha problemi con la droga. Il portavoce dela Dipartimento di Stato ha definito le accuse “scandalose”.
(AGI)

Droghe? La materia prima certo non manca…

Gen. Stanley A. McChrystal is pleased
“He won’t lose a job as long as there is a war in Afghanistan”.
Chi vuole farsi due (amare) risate, legga le didascalie che accompagnano questa galleria fotografica.

Più suicidi che morti ammazzati

Col proseguire dello sforzo bellico in Iraq ed Afghanistan, il numero dei militari statunitensi che si tolgono la vita ha raggiunto cifre mai toccate precedentemente. Alla fine di novembre 2009, si contavano 334 suicidi commessi da appartenenti alle Forze Armate, più dei 319 morti in Afghanistan o dei 150 in Iraq durante tutto l’anno. Il pedaggio pagato ai suicidi nel 2009 è il peggiore mai registrato da quando nel 1980 si è iniziato a tenerne la contabilità.
L’Esercito, la Guardia Nazionale e la Riserva hanno perso almeno 211 militari. Più della metà di coloro i quali si sono tolti la vita era stato impiegato in Iraq e/o in Afghanistan. Il tasso di suicidio per l’Esercito, pari a 20.2 ogni 100.000 unità di personale, è più alto di quello che si registra tra i maschi fra i 19 e 29 anni, la fascia statistica con il più alto tasso tra la popolazione complessiva. Prima del 2001, raramente l’Esercito aveva sofferto più di 10 suicidi ogni centomila membri.
Nel 2009, la Marina ha perso 47 militari, l’Aviazione 34 ed il corpo dei Marine – quello coinvolto nei combattimenti più cruenti in entrambi i teatri di guerra – 42. Il tasso di suicidio fra i Marine è cresciuto dal 12 ogni centomila militari del 2001 al 19.5 attuale.
Per ogni militare morto, almeno altri cinque membri delle Forze Armate hanno dovuto essere ricoverati in strutture ospedaliere in seguito al tentativo di suicidarsi. Secondo il Navy Times, che ha effettuato un sondaggio fra 28.536 militari appartenenti a tutte le specialità, il 2% di quelli dell’Esercito, il 2.3% dei Marines ed il 3% dei membri della Marina avrebbero almeno una volta tentato di togliersi la vita. D’altro canto, la “Ricerca della Difesa sui Comportamenti in tema di Salute” ha evidenziato “pericolosi livelli” nell’abuso di bevande alcooliche e l’uso illecito di droghe come rimedio nei confronti della sofferenza da parte del 12% del personale militare.
Una ricerca sui veterani afflitti da disturbo post traumatico da stress, pubblicata a fine agosto 2009 sul Giornale dello Stress Traumatico, evidenzia come il 47% del campione abbia coltivato tendenze suicide prima di ricorrere alle cure mediche e come il 3% abbia tentato di suicidarsi. Il Dipartimento USA per gli Affari dei Veterani è stato obbligato ad incrementare sostanzialmente il suo impegno al riguardo. Da quando nel luglio 2007 è stato, tardivamente, istituito il servizio di consulenza attivo ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, sono stati assistiti più di 185.000 fra militari e le loro famiglie, prevenendo almeno 5.000 suicidi. Il servizio adesso impiega più di 400 consulenti per la prevenzione del suicidio, benché lo stesso Pentagono ammetta che ne servirebbero molti di più.
I militari che sono stati impiegati in Iraq o in Afghanistan costituiscono una percentuale crescente dei 6.400 veterani che si stima siano autori di suicidio ogni anno. Una ricerca condotta dalla CBS nel 2007 calcola il tasso di suicido tra i veterani maschi aventi una età fra i 20 ed i 24 anni come quattro volte tanto la media nazionale, ossia superiore a 40 ogni centomila persone annualmente.
Le statistiche circa i suicidi non includono le centinaia di giovani veterani che muoiono ogni anno in incidenti automobilistici, molti dei quali sono causati da eccesso di velocità o per guida sotto l’effetto di sostanze. Nel 2008, i veterani impiegati in Iraq ed Afghanistan sono risultati soggetti, rispetto ai non-veterani, ad una maggiore probabilità di morire in un incidente d’auto per il 75%, in un incidente di moto per il 148%. Le medesime statistiche non tengono fra l’altro conto delle morti classificate come provocate da accidentali overdosi di droghe.