La fabbrica del consenso

usa colt

Nel data base dei contratti sottoscritti dall’US Army c’è un elemento emblematico. Il versamento a favore dell’Associazione degli Industriali di Vicenza, una delle più potenti d’Italia, di 17.117 dollari in cambio di una serie di misteriosi “servizi” offerti proprio quando sulla pelle dei vicentini c’è chi decide di convertire il vecchio scalo aeroportuale in base-residence per i militari della 173^ Brigata aviotrasportata. Sono sei i contratti a favore dell’Associazione Industriali. I primi due risalgono al 2004 (uno con la causale “Policy Review/Development Services”, valore 3.277 dollari e l’altro “Other Education and Training Services” per 300 dollari); uno è del 2005 (“Other Professional Services” per 3.277 dollari); un altro ancora del 2007 (“Technical Assistance” per 4.572 dollari); gli ultimi due per “servizi” non meglio specificati ed un valore complessivo di 5.691 dollari recano la data del 15 luglio 2008. Proprio singolare il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America con gli industriali vicentini. Anche perché non esistono altre associazioni di categoria in Italia o nel mondo che possano vantare un simile trattamento di favore.
Tra le società e le industrie di “peso” dell’Associazione industriale locale ci sono però alcuni dei contractor di fiducia del Pentagono in Italia. Prima fra tutte la Gemmo S.p .A., società leader nell’installazione elettrica e nella progettazione e costruzione d’impianti civili, porti, aeroporti, strade, autostrade e tunnel. Con sede centrale ad Arcugnano ed uffici di rappresentanza in tutto il paese e all’estero (Armenia, Romania, Russia, Libia, Egitto, Etiopia, Eritrea, Nigeria, Iraq ed Argentina), nel solo periodo compreso tra il 2000 e il 2007, la Gemmo ha eseguito per conto delle forze armate USA lavori per oltre 36.848.000 dollari. Settantatre i contratti sottoscritti per interventi che spaziano dalla realizzazione d’infrastrutture ed edifici per le truppe, alla manutenzione di piste aree, la riparazione di oleodotti, l’esecuzione di servizi vari come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la derattizzazione, ecc.. La Gemmo ha pure partecipato alla gara per i lavori di bonifica nell’area Dal Molin degli ordigni inesplosi della Seconda Guerra Mondiale. L’esito non è stato favorevole ma l’azienda si è prontamente rifatta in Sicilia, ottenendo in consorzio i lavori per l’installazione entro il 2010 di tre potentissime antenne radar del nuovo sistema satellitare a microonde MUOS nel Centro di trasmissione dell’US Navy di Niscemi (Caltanissetta).
(…)
Sedici contratti per un valore complessivo di 12.410.282 dollari è il bottino incamerato grazie alle basi USA dall’Impresa Costruzioni Maltauro, partner di Gemmo nei lavori di realizzazione della nuova Fiera di Vicenza. L’importante azienda ha costruito piste per il decollo dei cacciabombardieri, hangar e palazzine per le truppe, depositi munizioni ed impianti idrici. Nella Caserma Ederle di Vicenza di proprietà dell’US Army, la Maltauro ha realizzato un centro d’intrattenimento di 3.000 mq per i soldati e le famiglie statunitensi, dotato di 16 piste da bowling, due sale giochi, due sale meeting, una cucina con area self-service, un bar e diversi uffici amministrativi. Un altro complesso ricreativo è stato realizzato all’interno della base aerea di Aviano (Pordenone). Nell’ambito del cosiddetto “Piano Aviano 2000” avviato da Washington per potenziare le infrastrutture e le funzioni dello scalo friulano, la società vicentina sta realizzando un edificio di circa 1.000 mq per nuovi uffici operativi e ristrutturando tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri a capacità nucleare dell’US Air Force. I lavori per un ammontare di 11.514.816,40 euro, sono iniziati nel gennaio 2007 e avranno una durata di circa quattro anni.
(…)
L’Impresa Costruzioni Maltauro ha pure tentato di sedersi al banchetto dei lavori per la nuova base al Dal Molin, ma l’appalto è stato assegnato alle due aziende leader della LegaCoop, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna e il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna.
Con l’arrivo a Vicenza dei 1.200 militari più familiari attualmente ospitati in Germania si aprono però enormi frontiere per il mercato immobiliare e speculativo. Fioccano così le presentazioni-approvazioni di varianti ai PRG per la costruzione di residence per il riposo dei nuovi guerrieri USA. Tra i progetti in pole position quello per centinaia di milioni di euro che la Maltauro sta eseguendo a Caldogno, comune che dista pochi chilometri dall’ex aeroscalo vicentino. I lavori, autorizzati dall’amministrazione locale il 3 dicembre 2007, prevedono la costruzione di due blocchi per 76 unità abitative di lusso, un grande centro commerciale, bar, ristoranti, negozi, centri fitness, impianti di calcetto e finanche una piscina olimpionica.
Ancora più ambizioso è il piano presentato dalla stessa società a Lentini, in Sicilia, per un “complesso insediativo chiuso ad uso collettivo”, destinato ad “esclusiva residenza temporanea dei militari americani della base US Navy di Sigonella”. In due terreni per complessivi 91,5 ettari , il cui cambio di destinazione d’uso è stato autorizzato dal Comune il 18 aprile 2006, la Maltauro intende realizzare “1.000 casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell’alloggio definitivo, attrezzature ad uso collettivo per l’istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi, relative opere di urbanizzazione primaria e un sistema di guardiole per il presidio di controllo e sicurezza”. Si prevede un investimento per oltre 300 milioni di euro con l’insediamento di 6.800 abitanti e un volume complessivo di 670.000 metri cubi di costruzioni ed una superficie coperta di 195,000 mq..
(…)
Tra i contractor, pure qualche azienda o ente pubblico locale. L’AIM – Aziende Industriali Municipali, la società per azioni controllata dal Comune di Vicenza che gestisce reti idriche e fognarie, parcheggi, ecc., risulta aver ricevuto 739.654 dollari direttamente dall’US Army. Due i pagamenti contabilizzati, presumibilmente in cambio della fornitura di energia elettrica: il primo nel 2006 per soli 14.309 dollari, il secondo in data 10 dicembre 2007 per 725.345 dollari. Per la “raccolta e lo smaltimento di rifiuti solidi”, 40.753 dollari sono invece finiti direttamente nelle casse del Comune di Longare, il cui territorio ospita una base sotterranea delle forze armate USA, utilizzata come deposito di testate nucleari tattiche, che dopo essere stata parzialmente smantellata ma mai bonificata, è stata segretamente riattivata lo scorso anno. Infine l’Unità locale socio-sanitaria numero 6 di Vicenza che a partire dal 2004 ha ricevuto 4.146 dollari per la fornitura di prestazioni mediche e 2.504 dollari per ignoti “servizi di formazione e training”.
Gli alti strateghi di Washington si confermano acuti fabbricanti del consenso.

Da La Vicenza connection delle basi militari USA in Italia, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

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Problemi di classifica

villa_guiccioli

Di tutta la vicenda relativa alla intrusione di soldati statunitensi nel parco di villa Guiccioli mi sembrano meritevoli di attenzione tre cose. L’originale giustificazione data dal colonnello Maggian, le giustissime considerazioni riportate nell’editoriale di Gian Marco Mancassola su chi realmente comandi nella caserma Ederle e la conferma che le istituzioni italiane riconoscono, oramai, extracomunitari di serie A, cittadini Italiani di serie B ed extracomunitari di serie C.
Non so quale momento particolare attraversasse il colonnello Maggian quando ha scusato le violazioni di proprietà altrui con la mancanza di cartelli in lingua inglese. Di sicuro un brutto momento che per un po’ gli deve avere obnubilato le capacità di pensare. E già perché sarebbe bastato considerare che con le stesse motivazioni gli stranieri in Italia possono stazionare in divieto di sosta o in orari proibiti, andare contro mano nei sensi unici, imboccare direzioni vietate, non rispettare le deviazioni, fumare dove è proibito, entrare nei musei fuori orario, ecc. ecc. giacché tutte queste prescrizioni sono espresse soltanto in lingua italiana. Non si è posto, poi, il problema del perché il cartello avrebbe dovuto essere tradotto in inglese e non anche in tedesco, francese, spagnolo, cinese ecc.
Questo atteggiamento ci porta dritto alle considerazioni circa chi realmente comandi nelle basi Statunitensi in Italia. Come in quasi tutte le cose italiane l’incapacità di essere coerenti con certe scelte viene risolta con la separazione tra forma e sostanza. Formalmente il comando è italiano ma di fatto è statunitense. Vorrei vedere quanto durerebbe un comandante italiano, di spessore, che volesse far valer il proprio ruolo. Ma anche qui le nostre autorità si cautelano scegliendo con cura lo spessore del comandante nostrano. Spessore che, per esempio, non deve suggerirgli di fare un richiamo scritto al suo subordinato statunitense rimproverandogli la malefatta ed ordinandogli di mai più ripeterla.
Ora se un algerino, extracomunitario di serie C, si ferma a mangiare un panino e bere una bibita su una panchina di Campo Marzio viene immediatamente sanzionato dai solerti tutori dell’ordine. Se un gruppo di signore, cittadine di serie B, per effettuare una legittima quanto simbolica protesta, entrano nella prefettura, dove tra l’altro non esistono cartelli di divieto di ingresso nemmeno in veneto, vengono denunciate e processate. Ma se rubicondi rambo statunitensi, extracomunitari di serie A, violano ripetutamente le proprietà altrui malgrado gli allarmi che suonano e le legittime quanto inascoltate proteste dei responsabili di quelle aree, tutto finisce a tarallucci e vino con ipocrite e tardive scuse offerte non immediatamente ma solo quando il caso diventa di pubblico dominio e non dal comandante italiano, di diritto, ma da quello statunitense, di fatto, quando questi non sa più dove nascondere la faccia.
Guglielmo Vernau

[Titolo originale: Extracomunitari di serie A, cittadini di serie B, extracomunitari di serie C; grassetto nostro ]

“La sfida più grande si giocherà a Vicenza”

bombe-inesplose

Chissà se si riferiva alle proteste dei No base o alle questioni burocratiche made in Italy. Però lo ha detto chiaro: «La sfida più grande? Sarà la nuova base a Vicenza».
Lui è il generale Carter Ham, comandante dell’US Army Europe, che durante una conferenza stampa al Pentagono parlava della pesante ristrutturazione delle forze armate USA in Europa, del suo timore che in Germania restino troppo pochi soldati e delle varie dislocazioni dei battaglioni. E quando davanti ai giornalisti americani cita Vicenza e il Dal Molin il generale Carter Ham non nasconde come stanno le cose: «La sfida più grande («the biggest challenge») che ci resta per la trasformazione del comando è il consolidamento della 173esima Airborne Brigade Combat Team in Italia».
Insomma è proprio sul Dal Molin che si gioca, sostiene il generale, tutta la riorganizzazione dell’esercito statunitense in Europa.
«Quell’unità ha adesso alcune truppe in Germania, ma si riunificherà a Vicenza con la costruzione di nuovi edifici». Quindi il Pentagono, a sentire il comandante dell’US Army in Europa, sulla nuova base nell’ex aeroporto vicentino e sull’allargamento della Ederle ci conta eccome. «Per ospitare – si legge nell’articolo comparso sul sito web Armytimes.com – i 3.800 soldati della 173rd brigata oltre ai loro parenti e agli impiegati civili».
Dal Molin a parte, il generale Carter Ham era andato al Pentagono per chiedere di cambiare il progetto iniziale di ristrutturazione dell’esercito americano in Europa. «Meglio fermarci a quarantaduemila soldati e non, come previsto dal programma iniziale, di ridurli a trentaduemila entro il 2012-13». In altre parole mantenere tra Italia e Germania quattro combat team e non due come vorrebbe il Pentagono.
Carter Ham ha parlato anche del neonato US Africa Command che, sempre a Vicenza, ha sostituito la vecchia Setaf: «Così come è strutturato oggi non avrà a disposizione truppe ma dovrà servirsi di quelle sparse in Europa». E solo quando ci saranno le condizioni logistiche e di fondi l’esercito trasferirà il comando dalla Ederle all’Africa.

Da Il Giornale di Vicenza del 4 marzo 2009, p. 19, di Al. Mo.

Le dichiarazioni del generale Prosciutto sono riportate più estesamente da Antonio Mazzeo, il quale sottolinea come il programma di ridimensionamento delle forze statunitensi in Europa – in corso da alcuni anni – sembri destinato ad interrompersi.
Da Potenziate le basi dell’esercito USA in Europa:

Uno stop al piano di riduzione delle forze terrestri USA in Europa. Lo ha chiesto il comandante dell’US Army nel vecchio continente, generale Carter F. Ham, in occasione della sua recente visita a Washington dove ha incontrato gli alti comandi dell’esercito e del Dipartimento della difesa. Ham ha raccomandato che il numero dei militari in forza al comando USAREUR, venga congelato al suo livello odierno di 42,000 unità, bloccando il programma che prevede il ridimensionamento ad un massimo di 32,000 soldati entro il 2012-13. Nello specifico, il Pentagono ha programmato la riduzione della presenza in Europa da quattro a due brigate pesanti (la 2^ Stryker Brigade a Vilseck, Germania e la 173^ Brigata Aviotrasportata a Vicenza, Italia).
Il generale Ham ha spiegato che il commando USAREUR ha bisogno di una forza maggiore per “rispondere efficacemente alle richieste operative in Iraq, Afghanistan, nei Balcani e dove sarà necessario”, e per condurre simultaneamente “l’ambizioso programma di addestramento con gli alleati, particolarmente con le nuove nazioni appartenenti alla NATO e con quelle che hanno fatto richiesta di entrare nell’organizzazione”.
Negli ultimi anni, il Pentagono ha chiuso in Europa 43 tra basi e piccole installazioni dell’US Army, richiamando negli Stati Uniti 11.000 militari. Il piano di riduzione prevede adesso il ritiro della 172^ Brigata di fanteria (oggi di stanza nelle città tedesche di Schweinfurt e Grafenwöhr) e della 1^ Divisione Corazzata di Baumholder (ancora in Germania), destinata a Fort Bliss, Texas. La richiesta formalizzata dal generale Carter F. Ham potrebbe tuttavia condurre a una modificazione di questo scenario.
’US Army punta intanto a centralizzare i suoi reparti di guerra in cinque grandi centri “hub”, quattro in Germania (Ansbach, Grafenwöhr, Kaiserslautern e Wiesbaden), ed uno in Italia, per l’appunto Vicenza. Nel budget previsto per il 2009 dall’amministrazione USA per il potenziamento delle basi militari all’estero, è prevista una spesa di 349 milioni di dollari per le infrastrutture e le postazioni ospitate in questi “hub” europei dell’esercito.
(…)

Nella foto: il ritrovamento di alcune bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale durante i lavori in corso all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.

AFRICOM: un Comando del Pentagono, rifiutato dall’Africa, accolto tra Sigonella, Ederle e Dal Molin

africom

Nel Dicembre 2008 il Ministro degli Esteri annunciava un importante accordo dalle pesanti ricadute in politica interna e internazionale: Africom sarebbe stato ospitato in Italia. Pochissimi ne hanno preso atto con la serietà e la preoccupazione che sarebbe stata necessaria, pochi di più ne sanno qualcosa. Non se ne parla affatto, né ne è stato discusso in Parlamento o nelle amministrazioni locali delle regioni interessate, eppure, il nostro Paese ospiterà il comando del Pentagono, coordinato tra Vicenza e Napoli, nella basi operative americane Ederle, Dal Molin e Sigonella; a quest’ultima – come s’è appurato nel 2005 – fa già capo la centrale d’intelligence per le operazioni anti-terrorismo in Africa: un osservatorio di telecomunicazioni e aerei P-3C Orion gestiscono il controllo di un’area compresa tra Golfo di Guinea e Corno d’Africa e ora sopraggiungeranno altri soldati (750), armamenti e logistica. Alex Zanotelli e la sua rete stanno facendo molto per sensibilizzare la cittadinanza circa i modi in cui una decisione di tale importanza sia stata presa senza alcun riguardo per le Istituzioni: noi, in qualità di studiosi, invitiamo a prendere in seria considerazione le implicazioni di un simile accordo.
Segue l’informativa e le firme dei sottoscrittori.

Studiosi africanisti e di diverse aree disciplinari desiderano portare all’attenzione nazionale come sia passata inosservata la decisione, esternata poco prima di Natale dal Ministro degli esteri Frattini, di offrire ospitalità ad AFRICOM sul nostro territorio, e precisamente a Napoli e Vicenza (basi operative Ederle, Dal Molin e Sigonella), senza alcuna discussione in Parlamento o, quantomeno, senza alcun coinvolgimento apparente delle amministrazioni locali coinvolte [1]. Un dibattito aperto su una questione così delicata avrebbe probabilmente permesso di far riflettere questo Governo circa le reali implicazioni non solo interne, ma anche internazionali di una tale decisione e non solo alla luce di un prevedibile passaggio di consegne dall’Amministrazione Bush a quella di Obama, ma nel rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e degli Stati.
Pochi sanno di cosa si tratti e ci sembra quindi opportuno offrire degli elementi che consentano di farsi un quadro più preciso della situazione.
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Luce su Site Pluto

sole

La base USA di Site Pluto a Longare, con la collegata base della Fontega a Tormeno, è un centro della strategia bellica che l’amministrazione statunitense ha messo in atto in Irak ed in Afghanistan, indifferente al prezzo che pagano le popolazioni civili.
Dentro la base si studiano nuove guerre e Site Pluto-Fontega è l’arsenale d’armi della 173° brigata aviotrasportata di stanza alla Ederle (e nella nuova base prevista al Dal Molin).
Negli ultimi anni, dentro la base sono stati effettuati molti lavori di ristrutturazione e, da poco, l’amministrazione comunale ha concesso una seconda entrata in via dei Martinelli, a conferma dell’intensificarsi delle attività.
Oltre ad essere un avamposto di guerra, Site Pluto è un pericolo reale e incombente per la salute e la sicurezza delle persone che vivono in zona.

Affinché sia rispettato l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”, senza farci complici di aggressioni, chiediamo la riconversione ad uso civile di questo sito e la bonifica dalle armi a garanzia della salute dei cittadini.
Per queste ragioni vi invitiamo a camminare insieme a noi di giorno per osservare e di notte per illuminare…

Domenica 7 dicembre 2008, ore 10.00
Ritrovo al parcheggio del campo sportivo di Longare per percorrere il sentiero che segue il perimetro di Site Pluto e la strada sterrata fino all’ingresso della base di San Rocco (ex Site Hawk, ora CoESPU).

Sabato 20 dicembre 2008, ore 17.00
Il medesimo percorso all’imbrunire e nella notte più lunga dell’anno, illuminata dalle torce elettriche e dal desiderio di pace e giustizia.

Organizzano: Gruppo Presenza LongareDonne in Rete per La Pace

Collaborazionisti dentro il Dal Molin

Vicenza, 22 ottobre – Le ruspe sono entrate in azione all’interno dell’area dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza, dove deve sorgere la nuova base militare americana.
Lo hanno reso noto i militanti del coordinamento ‘No Dal Molin’, contrari al progetto. Al momento è stata già abbattuta una palazzina e sta per essere smantellata una strada di collegamento tra alcuni degli edifici interni all’area aeroportuale. Secondo le informazioni riferite dai ‘No Dal Molin’ alle demolizioni delle strutture stanno lavorando tre ruspe ed alcuni camion. ”Le demolizioni –
affermano i contrari alla base – sono la miglior metafora di quanto sta avvenendo a Vicenza: gli statunitensi vogliono demolire il patrimonio della città per realizzare un nuovo strumento di guerra”.
Il coordinamento terrà domani una conferenza stampa, nella sede del presidio permanente, per annunciare la propria risposta a questa nuova fase del braccio di ferro sulla Ederle 2. Venerdì pomeriggio, inoltre, i ‘No Dal Molin’ si porteranno sulla rotatoria di Viale Ferrarin – principale via d’accesso all’aeroporto – per incontrare i lavoratori e i tecnici incaricati delle demolizioni ”e guardarli negli occhi”.
(ANSA)

Dal Molin: i numeri

Punto per punto ciò che servirebbe per la nuova base USA di Vicenza:

Elettricità: l’allacciamento della corrente elettrica costerebbe 9.360.000 euro, di cui poco più di un quindicesimo pagato dagli statunitensi, tutto il resto (8.730.000 euro) dall’AIM, ovvero dai vicentini. Inoltre, le basi USA acquistano l’energia elettrica in esenzione di tasse e con tariffe agevolate.
Fognature: l’allacciamento alla rete fognaria costerebbe ancora di più e sarebbe interamente a carico di AIM. In aggiunta, i costi per l’utilizzo del depuratore (oltre 500.000 euro annui) se li aggiudicherebbero i vicentini, di nuovo.
Acqua: la nuova base USA ha chiesto da un minimo di 60 ad un massimo di 260 litri/secondo. AIM oggi può servire 7 litri/secondo e con una nuova linea potrebbe arrivare a 30. La quantità d’acqua richiesta è troppo onerosa per la nostra falda acquifera. Senza contare che i costi, circa 350.000 euro, sarebbero sostenuti dai vicentini tramite AIM.
Gas: lo fornirebbero AIM-AMCPS, usando le tasse dei vicentini.
Telefonia: idem.
Immondizie: allo smaltimento di rifiuti e immondizie provvederebbe ancora AIM.
Strade: alla manutenzione delle strade ci penserebbe invece AMCPS, ma poco cambia perché la pagano sempre i vicentini con le tasse.
Spese di gestione: il 41% dei costi di gestione delle basi USA sono a carico del paese che le ospita. Solo per la Ederle l’Italia paga già 65 milioni di euro annui.
Affari: generalmente intorno alle basi USA, autosufficienti in tutto, non fioriscono attività commerciali.
Posti di lavoro: oggi circa 700 cittadini vicentini lavorano direttamente per gli statunitensi, con stipendi per 23 milioni di euro annui. Ma se i 65 milioni di euro/anno spesi per mantenere la Ederle venissero investiti in Sanità, Protezione Civile, Scuola ed altri servizi per la cittadinanza si creerebbero oltre 2.000 posti di lavoro.
Investimenti: dei 475 milioni di euro definitivamente destinati dal Congresso statunitense ad opere edili (tra cui costruzione della nuova base militare ed alloggi per le famiglie dei soldati, ristrutturazione Ederle e Site Pluto) solo 45 milioni li guadagnerebbero ditte vicentine, mentre il grosso del bottino, ben 430 milioni di euro, andrebbe a C.m.c. e Lega delle Cooperative, altre ditte non venete e ditte straniere.
Spese annuali sul territorio: attualmente, le entrate che la città registra grazie all’utilizzo di infrastrutture, beni e servizi ed agli affitti statunitensi sono pari a 127 milioni di euro. Dopo la realizzazione di nuovi villaggi, strutture ricreative ed altri aggiustamenti tecnici previsti, le spese statunitensi sul territorio si ridurrebbero da 127 a 50 milioni di euro/anno. Le 13.400 aziende che operano a Vicenza fatturano 7.000 milioni di euro/anno. Questi 50 milioni rappresenterebbero lo 0,7% dell’economia vicentina.

In attesa della consultazione referendaria indetta dall’amministrazione comunale il prossimo 5 ottobre, con la quale la cittadinanza sarà invitata ad esprimere la volontà di acquisire al patrimonio dell’ente locale l’area destinata alla nuova base statunitense, e della pronuncia del TAR Veneto sul merito della questione (dopo che lo scorso giugno era stata resa quella sugli aspetti di principio).

Fonte: nodalmolin.it