Conto alla rovescia per l’F-35

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Per capire la sorprendente rapidità del declino economico-militare USA come effetto secondario dell’ingresso di Cina, Russia, India e America Latina sulla scena mondiale, può essere utile mettere sotto la lente di ingrandimento quello che potremmo definire uno dei fallimenti di portata storica per l’aeronautica militare a stelle e strisce: lo “stealth”.
Faccenda che ci riguarda molto da vicino perché l’F-35 della Lockheed Martin è un costosissimo bidone “invisibile” che gli USA si apprestano a rifilare all’Italia con la complicità, dalla XIII alla XVI legislatura, dei “rappresentanti” di Palazzo Madama e Montecitorio, di “maggioranza” e “opposizione”, con esecutivi di “sinistra” e di “destra”, dei CSD, delle Presidenze di Regione, delle banche, delle industrie private e pubbliche e, buon ultimi, i CSM di Aviazione, Esercito e Marina, dal 1995 al 2008. Personaggi “eccellenti” di cui abbiamo fatto, in più occasioni su Rinascita, nome e cognome e seguito in dettaglio gli spostamenti per “affari” a Washington.
Entro il 16 Aprile le Commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi (risate d’obbligo e vedremo qualche riga più avanti il perché) sull’Atto presentato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa che prevede l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 Lightning II nell’arco dei prossimi 18 anni (!).
La spesa complessiva per Palazzo Baracchini andrà oltre i 13 miliardi di euro. Un dato elaborato da chissà chi e che a naso appare del tutto inattendibile, per difetto, anche alla luce del “profondo rosso” che investe l’economia planetaria e la volatilità di borse e valute, salvo – ma questo lo diciamo noi – un incremento finale, prevedibile, dei costi di produzione maggiorati nell’ordine di un 40-50 % ad F-35 prodotto nell’arco dei primi 5 anni a partire dal 2012.
La Lockheed Martin ha comunicato che nel mese di Marzo 2009 la produzione è di un F-35 al mese. Dimostrazione di una crescente sofferenza finanziaria, bancaria e industriale del sistema USA e del settore di punta della sua economia.
Si sussurra già da tempo ad Alenia e a Finmeccanica che gli aumenti di costo del progetto JSF saranno finalizzati a coprire la cessione “gratuita” ad Israele dei primi 75 F-35 A e B.
I sei Paesi, tra cui l’Italia, che attualmente partecipano al Consorzio in qualità di Aderenti di II° e III° Livello, riceveranno degli F-35 con capacità “degradate” di navigazione e di acquisizione bersagli.
USA, Inghilterra e Canada disporranno invece di un avionica al top delle specifiche di progetto e di contratto.
Sorvoleremo sui costi di progetto e di fattibilità e sulle tranche già versate per un corrispettivo di oltre 1,8 miliardi di euro come partner di II° livello dal 1995 al 2007, prima, durante e dopo la Presidenza del Consiglio affidata all’ On. D’Alema. Un “impegno” che sarà poi venerato come un totem dagli Esecutivi Prodi e Berlusconi.
Velivoli d’attacco “invisibili”, dunque, gli F-35?
Molto più realisticamente gli esperti indipendenti li definiscono “a scarsa risposta radar”, che è cosa molto, ma molto diversa. Il testo stesso dell’Atto presentato dal Governo alla 4a Commissione di Camera e Senato parla di “bassa visibilità”.
Si gioca sulle parole come Amato e Mammì a Report, si conta sulle sfumature semantiche, sulle accondiscendenze e sulle complicità dei Componenti delle Commissioni Difesa per dare il via libera con Camera e Senato ad “affari” miliardari che vanno contro gli interessi economici, politici e militari, presenti e futuri del nostro Paese, manovrando nelle Coalizioni di Partito le candidature di qualche peones da destinare a Presidente di Commissione.
Cacciabombardieri, gli F-35, che dovrebbero rimanere operativi almeno fino al 2050, quando non ci saranno più gli USA (e ci auguriamo anche l’Unione Europea di Solana, Barroso e Topolanek) almeno per come li conosciamo fino al 3° quadrimestre del 2008.
Rampini e Pirani su Repubblica fanno spesso il quadro di un America che va via via dissolvendosi, con perdite di occupazione stratosferiche in tutti i settori, dall’agricoltura ai servizi, che si attestano tra 700.000 e le 900.000 unità al mese.
Definito aereo di 5a generazione, ad altissimo contenuto tecnologico, in realtà l’F-35 nasce già obsoleto, out.
Lo vedono radar datatissimi e lo “sente” e lo triangola alla perfezione da terra, ad 800 km di distanza, il Kolchuga. Un apparato ESM, di scarsissimo ingombro, ad alta mobilità sul terreno, da 25 milioni di dollari, messo in piedi da ricercatori del bacino del Donetz, in Ucraina, durante la Presidenza Kuchma. Il Kolchuga della Topaz con i suoi algoritmi ha reso estremamente vulnerabile in un solo colpo tutta la forza d’attacco degli USA. Per attivare una ristrutturazione dell’Air Force, gli Stati Uniti sono precipitati in un pozzo senza fondo per centinaia di miliardi di dollari.
Su Pagine di Difesa si definisce l’F-35, per bene che gli vada, uno “scarronzone”, “una truffa”, una “Fiat Panda”, “un tentativo subdolo” di affossare l’EFA 2000. Elemento di per sé significativo.
L’F-35 ha tre predecessori, nel profilo “stealth” enormemente costosi sia nella costruzione che nella manutenzione in ordine di uscita dalle linee di montaggio USA: l’F-117, il B-2 e l’F-22.
L’F-117 si è portato via 135 milioni, il B-2 1.350 milioni, l’F-22 250 milioni di dollari… ad esemplare. Sono stati i jet tossici della US Air Force, la Lehman Brother’s del Pentagono.
Dell’F-117 (Grumman) ne sono stati assemblati 59, 10 sono stati “dismessi” (rottamati) nel dicembre 2006, 27 nei mesi seguenti, 11 gli esemplari perduti durante le prove di certificazione e in volo operativo (si sbriciolavano nei piani di coda) per l’uso nella costruzione di un’alta quantità di pellicole e materiali radar-assorbenti, 3 abbattuti nello spazio aereo della Serbia nel 1999, alla faccia dell’“invisibilità”, da batterie di Sam 3 GOA e contraerea da 35 mm.
Il numero restante (quanti, non si sa, per nascondere forse dati più agghiaccianti) è stato ricollocato sull’aereoporto di Toponah in Nevada per “prove di valutazione sui materiali compositi”. Il che dice tutto.
L’F-117 è lo “stealth” con il più breve servizio attivo nell’US Air Force. L’Italietta vuole ripetere l’esperienza della Us Air Force con l’F-35: un cacciabombardiere con prevalente capacità di attacco al suolo. Insomma, inquadrato nelle Forze NATO servirà per bombardare nuovi e vecchi “nemici” della NATO.
(…)
Il Typhoon 2000, invece, ha prevalenti capacità di “superiorità (di difesa) aerea” ed è un “prodotto” EADS interamente europeo. Basta e avanza perché venga messo da parte per acquistare un… bel bidone di 5a generazione come l’F-35 made in USA.
La Repubblica delle Banane di Napolitano & Soci, fatta di nani, ballerine, ruffiani e maniche di delinquenti, applaude.

Da L’F-35 è “invisibile”? No, è un bel bidone!, di Giancarlo Chetoni.

Generale di quale Paese?

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Scrivevamo:
“Il Generale di S.A. Vincenzo Camporini, nominato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica dal Consiglio dei Ministri del governo Prodi il 20 Settembre 2006, per una rotazione prevista tra Aviazione, Marina ed Esercito, è attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa e quindi ai vertici di comando delle Forze Armate. Il suo curriculum dice che a parte un breve periodo di frequenza ad un corso NATO, lontano negli anni, è il primo alto ufficiale italiano che non abbia certificazioni atlantiche, che non ha fatto registrare frequentazioni imbarazzanti e, elemento di per sé significativo, non è stato pataccato, almeno per ora, né dal Congresso né dalle Amministrazioni USA con la “Legion of Merit”, la più alta onorificenza offerta ai militari appartenenti alla NATO. Camporini, quindi, ha alle spalle uno stato di servizio, almeno dal nostro punto di vista, decente. Naturalmente esegue gli ordini che gli impartisce il Ministero della Difesa e perciò lunedì 24 novembre ha fatto partire per l’Afghanistan, delegando l’atto formale al Generale S.A. Daniele Tei, i quattro Tornado del 6° Stormo di Ghedi (…)”.

A proposito di caccia(bombardieri). Ad inizio ottobre, è stata presentata a Roma una ricerca condotta dall’Istituto Affari Internazionali sul programma F-35 Joint Strike Fighter, giusto in tempo per contribuire a spiegare la portata delle scelte che l’Italia è chiamata a compiere nei prossimi mesi. Un caccia strategico per affrontare le sfide di sicurezza del 21° secolo ed un’occasione da non sprecare, con qualche incognita per la sovranità operativa, l’eccessiva protezione del know-how statunitense e la burocrazia italiana. Questo il ritratto che esce dalla ricerca. “Mi sorprende che sia stato necessario produrre questo studio”, ha ironizzato nell’occasione il generale Camporini, tanto è “lampante” l’esigenza di questo “programma assolutamente vitale per la difesa”. Né esiste la possibilità concreta, ha aggiunto Camporini, di sviluppare un’alternativa che non potrebbe arrivare prima di una ventina d’anni. Alla mancanza di alternative contribuirebbero anche il costo di un eventuale nuovo programma ed il fatto che “qualsiasi ritiro sembrerebbe una follia: abbiamo già speso due miliardi sugli 11 previsti“, ha osservato Edmondo Cirielli, presidente della commissione Difesa della Camera. “Non vedo competizione o conflitto tra JSF ed Eurofighter. Questo è stato chiaro per noi sin dall’inizio,” ha infine chiosato Camporini in termini operativi. “L’Eurofighter è concepito per la difesa aerea, compito che svolge benissimo, ma non può svolgere il ruolo di attacco in maniera economicamente sostenibile.
Attacco. Avete capito bene.

Frattanto, dall’altra parte dell’Atlantico, gli analisti militari più avvertiti hanno iniziato a paragonare l’F-35 JSF all’F-22. Lo sviluppo di quest’ultimo è iniziato nel 1986, originalmente con l’idea di produrne più di 700 esemplari per sostituire i vecchi F-15 e F-16. Nel 2000, l’incremento dei costi aveva convinto il Pentagono a ridurre le sue esigenze a 346 velivoli. Ma nel 2005, quasi venti anni e 40 miliardi di dollari più tardi, la richiesta era ulteriormente scesa a 180 unità, come conseguenza dei lunghi ritardi e dell’imprevisto incremento dei costi che hanno fatto lievitare il prezzo per singolo aereo da un’iniziale proiezione di 184 milioni di dollari ad una di 355. Per colmare il vuoto, l’USAF ha quindi iniziato a sviluppare l’F-35 Joint Strike Fighter, che secondo i più critici promette di ripetere il fiasco del F-22. A parere di Winslow Wheeler, direttore del Straus Military Reform Project al Washington’s Center for Defense Information e curatore del testo di prossima uscita America’s Defense Meltdown: Pentagon Reform for President Obama and the New Congress, l’F-22 – descritto come più fragile e meno manovrabile rispetto ai caccia dei tempi della guerra in Vietnam –  “è ridicolmente costoso, ed il suo enorme prezzo impedisce di acquistarne una quantità apprezzabile”.

Che dire? Evidentemente anche Camporini spera di essere nominato a fine mandato presidente di una consociata di Finmeccanica, come succede a tutti i Capi di Stato Maggiore che hanno favorito le lobbies del complesso militar-industriale.