Relazione speciale sulla partecipazione italiana al Programma Joint Strike Fighter F-35 Lightning II

Dedicata a chi, nell’ormai lontano 2008, prometteva ritorni occupazionali nell’ordine di 10.000 posti di lavoro…

“L’Italia ha partecipato al programma fin dalle origini, nel perseguimento di obiettivi strategici (rimpiazzo di parte della propria flotta; mantenimento della sovranità nazionale) e economici (previsione di ritorni industriali, occupazionali e tecnologici).
Quanto agli obiettivi strategici, la Corte non entra nel merito della scelta dell’acquisizione, che ha natura politica, ed è quindi sottratta alle valutazioni dell’organo di controllo. Neppure ritiene possibile accertare, ora per allora, se l’ingresso nel programma come Partner di 2° livello fosse opportuno, all’epoca in cui la decisione fu presa. Si propone invece di fornire elementi di analisi alla riflessione, in corso al momento attuale, circa la prosecuzione o l’ulteriore ridimensionamento della partecipazione italiana al programma, opzione, quest’ultima, che rimetterebbe ad altre soluzioni il soddisfacimento dei requisiti operativi delle forze armate. Le considerazioni che seguono sono svolte pertanto con riferimento all’attualità, tenuto conto della circostanza che il programma è giunto a uno stadio ormai avanzato di svolgimento e che non sono prevedibili nel medio-lungo termine alternative comparabili.
La costruzione di un sistema d’arma aeronautico di ultima generazione è certamente una sfida impegnativa in termini di costi e di tempo. Il velivolo si vuole dotato delle più avanzate tecnologie, tanto estreme quanto immature.
Di fatto, le molteplici problematiche tecniche riscontrate negli anni (e ancora non tutte risolte) hanno portato con sé ritardi nella consegna delle capacità operative di cui era previsto il rilascio al termine della fase di sviluppo, e notevoli aumenti del costo finale di acquisizione a carico dei Partner. La mancanza di una configurazione stabile e la sovrapposizione di fasi (con la produzione iniziata prima che fossero completati i test dello sviluppo) sono fra i principali fattori responsabili dell’incremento dei costi e del mancato rispetto della tabella temporale.
Il programma è oggi in ritardo di almeno cinque anni rispetto al requisito iniziale. Se è vero che lo sviluppo si avvicina al completamento, il passaggio ai lotti di produzione piena è stato rinviato più volte (i lotti di produzione ridotta, inizialmente previsti in numero di 12, sono ormai 14 e si protrarranno fino al 2021), e per riconoscere la piena capacità di combattimento sarà necessario attendere il termine della fase detta di “ammodernamento successivo”, previsto per il 2021.
I costi unitari sono praticamente raddoppiati, e solo negli ultimi anni si sono manifestati segnali di miglioramento, in termini di maggiore efficienza produttiva e della catena di approvvigionamento da parte dei sub-fornitori. Nel frattempo, gli stessi Stati Uniti e alcuni dei Paesi partner sono stati indotti a ripensare la propria partecipazione al programma nel senso di una riduzione o di un rallentamento del profilo di acquisizione.
Per l’Italia, sono intervenute due decisioni: la prima (nel 2012) ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda (nel 2016) ha impegnato il governo, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell’F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari (a condizioni economiche 2008).
La prima decisione ha avuto un costo per la base industriale: la perdita, in quota percentuale, delle opportunità di costruire i cassoni alari a Cameri, che presupponeva il mantenimento del volume di acquisti oltre il numero di 100 velivoli.
La seconda ha per ora prodotto solo un rallentamento del profilo di acquisizione fino al 2021, con un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo. Il rallentamento generale subito dal programma ha evitato che questa decisione, presa sul piano nazionale, assumesse un carattere traumatico. Occorrerà tuttavia chiarirne la compatibilità non solo formale con le indicazioni parlamentari, in funzione delle effettive esigenze operative della difesa e al di là dell’arco temporale in cui l’amministrazione ha pianificato l’attuale intervento riduttivo.
Il programma JSF-35 è stato ritenuto cruciale anche per le possibilità di partecipazione aperte alla base industriale nazionale, che detiene una capacità competitiva a livello mondiale nel settore aerospaziale, nonché per il mantenimento e lo sviluppo delle conoscenze tecniche e del livello di esperienza delle maestranze in un settore altamente “knowledge-intensive”.
Dal punto di vista occupazionale, si è ritenuto che il programma avrebbe consentito al comparto dell’industria aeronautica nazionale di continuare ad operare senza soluzione di continuità, una volta venute meno le esigenze di supporto delle attuali flotte aero-tattiche (Tornado, AMX e AV-8B) e i volumi produttivi dell’EF-2000, i cui pacchetti di lavoro industriale sono ormai in declino.
Anche per effetto del rallentamento generale del programma (che ha raggiunto per ora solo il 10% della produzione totale), quanto fin qui conseguito sul piano economico è solo in parte coerente con le aspettative e gli obiettivi enunciati dal Ministero della Difesa in termini di coinvolgimento dell’industria aeronautica nazionale al momento dell’approvazione parlamentare del 2009.
Sul piano industriale, pur segnalandosi positivi risultati, la dimensione quantitativa (opportunità effettivamente contrattualizzate) e qualitativa (contenuti tecnologici e capacitivi) del contributo fornito dalla base industriale nazionale non ha per ora raggiunto le dimensioni attese. La partecipazione dell’industria nazionale, soddisfacente nel settore velivolistico, è meno estesa, invece, nell’ambito del motore e nell’area “nobile” dell’avionica.
La maggiore distanza rispetto alle attese riguarda però le prospettive occupazionali, che non si sono ancora concretizzate nella misura (forse troppo ottimistica) sperata: si parla per il momento di circa 1.600 unità effettivamente impiegate, a fronte di una “forchetta previsionale” annunciata tra 3.586 e 6.395 unità.
Anche il ruolo della base di Cameri è lontano dalle attese iniziali. La capacità FACO risulta per il momento sovradimensionata, esercitandosi soltanto sui velivoli italiani e, a partire dal 2018, su quelli olandesi (entrambi numericamente ridotti rispetto alle originarie previsioni), mentre nessun altro Partner ha mostrato interesse a utilizzare la base come sito di assemblaggio per i propri velivoli.”

Dalla deliberazione n. 15 del 3 agosto 2017 della Corte dei conti – Sezione di controllo per gli Affari comunitari e internazionali, composta dai magistrati dott. Ermanno Granelli, dott. Giovanni Coppola, dott.ssa Maria Annunziata Rucireta, dott. Giacinto Dammicco e dott. Carlo Mancinelli (il grassetto è nostro).

Via libera per l’F-35

f35-jsf

Niente di nuovo sotto il sole.
Ossia: tutto come previsto nell’ambito delle Commissioni Difesa di Camera e Senato chiamate ad esprimere il proprio parere sul “Programma pluriennale di A/R n. SMD 02/2009, relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter e realizzazione dell’associata linea FACO/MRO&U (Final assembly and check out/Maintenance, repair, overhaul&upgrade) nazionale. (Atto n. 65)”.
Lo scorso 8 aprile, in perfetta tempistica, le Commissioni hanno rilasciato parere favorevole, aggiungendo due condizioni la Camera ed una osservazione il Senato. Qui ci limitiamo a spendere qualche parola circa il provvedimento emanato a Montecitorio, l’unico che per ora sia stato reso noto.
“Dalla documentazione trasmessa dal Governo e dagli ulteriori elementi di informazione resi da quest’ultimo” emergono alcuni interessanti dettagli.
Primo. Rispetto ai 131 velivoli F-35 che si dice di voler acquistare, si afferma che “l’Aeronautica militare necessita di sostituire 250 velivoli e la Marina militare ha l’esigenza di sostituire 18 Harrier AV8B-Plus a decollo verticale, che saranno eliminati gradualmente a partire dal 2014”.
I conti non tornano.
Secondo. La scelta dell’aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara quale sede della FACO/MRO&U è stata determinata “dalla richiesta del Governo statunitense di realizzare, per ragioni di sicurezza, la linea di assemblaggio finale e di verifica su un’area militare”.
Casomai qualcuno pensasse di rompere le scatole.
Terzo. “Non è ravvisabile una sovrapposizione tra programma JSF e programma Eurofighter né dal punto di vista produttivo, né sotto il profilo operativo, in quanto, da un lato, l’inizio della produzione dei velivoli JSF dovrebbe coincidere con il termine della produzione dei velivoli Eurofighter, dall’altro lato, il velivolo oggetto del programma in esame presenta caratteristiche tali che lo rendono adatto ad una maggiore articolazione di impieghi rispetto all’Eurofighter”.
Sì, missioni all’estero con spiccata vocazione d’attacco al suolo.
“Tenuto conto comunque della particolare complessità del programma in oggetto, la cui completa realizzazione richiede un notevole periodo di tempo nel corso del quale potrebbero verosimilmente verificarsi scostamenti, anche significativi, rispetto alle previsioni effettuate”, la Commissione Difesa della Camera ha stabilito che “la prosecuzione del programma in oggetto sia subordinata alla conclusione di accordi industriali e governativi che consentano (…) un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria al programma stesso, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali”.
Poco più di un auspicio, come dire: “Vedete come ci adoperiamo per assicurarvi un lavoro in questi tempi di vacche magre?”.
Infine, per mettersi il cuore in pace, si è deciso che “il Governo renda comunicazioni alla Commissione Difesa, con cadenza annuale, e in ogni caso in cui si manifestino scostamenti significativi rispetto alle previsioni effettuate, in ordine all’evoluzione del programma in oggetto”.

Il testo integrale del parere è qui (“allegato 2”).

Aggiornamento
Disponibile anche il parere rilasciato dalla corrispondente Commissione presso il Senato.
Dal testo, che trovate qui (cliccate poi su “allegato” in alto a sinistra), stralciamo quest’unica perla: magnificando l’F-35, se ne parla quale un velivolo con “capacità offensive di precisione anche in condizioni meteo avverse”.
Il re è completamente nudo.