Nuove bombe per Obama?

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Lo scorso 1 novembre, presso lo Stato Maggiore dell’aeronautica USA, è diventato operativo lo Strategic Deterrence and Nuclear Integration Office affidato al maggior generale C. Donald Alston. La nuova struttura è stata denominata A10 – decima branca dello staff aeronautico – e costituisce il primo passo verso la costituzione dell’Air Force Global Strike Command prevista entro settembre 2009.
Il generale Norton Schwartz, che nei mesi scorsi è subentrato al generale T. Michael Moseley nell’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’US Air Force, a proposito dell’A10 ha dichiarato che “il nuovo ufficio sarà determinante nel gestire l’intera problematica nucleare”. Pochi giorni prima, il segretario alla Difesa Robert Gates aveva affermato la necessità di ammodernare l’armamento nucleare americano per mantenere l’efficacia della sua funzione deterrente. Nella conferenza stampa a margine del discorso tenuto il 28 ottobre al Carnegie Endowment for International Peace, Gates ha espresso forti perplessità in merito al destino delle componenti più datate dell’arsenale nucleare russo, sostenendo che “gli stessi russi probabilmente non hanno alcuna idea di quante ne possiedono o, probabilmente, dove sono”. A nulla è servita la replica del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, secondo il quale non si sono verificate perdite di ordigni nucleari.
La schermaglia verbale sembra al momento limitata alla sicurezza degli arsenali, anche se il riordinamento di uffici e comandi nell’ambito dell’aeronautica militare USA ha provocato le reazioni della Corea del Nord. Il quotidiano governativo Rodong Sinmun ha sottolineato l’esigenza di rafforzare le difese contro l’iniziativa USA, definita “estremamente pericolosa” perché volta a controllare il mondo con le armi nucleari. Oggi tuttavia qualsiasi decisione sull’arsenale nucleare statunitense, dalla sicurezza all’ammodernamento, è nelle mani di Barack Obama che aveva già manifestato le sue intenzioni in un articolo pubblicato nel numero di luglio-agosto 2007 di Foreign Affairs.
Un intero paragrafo, intitolato “Impedire la diffusione di armi nucleari”, anticipava le possibili linee-guida della nuova amministrazione, partendo dall’indimostrato presupposto che Al Qaeda abbia come obiettivo quello di “portare una Hiroshima” negli USA. Le preoccupazioni di Obama erano analoghe a quelle di Gates: “Nell’ex Unione Sovietica ci sono circa 15-16.000 testate nucleari e riserve di uranio e plutonio con cui si possono costruire altre 40.000 testate”. Allora, Obama concludeva sottolineando il pericolo rappresentato dai programmi di Iran e Corea del Nord ed affermava: “Nell’affrontare queste minacce, non escluderò l’opzione militare”.
La penserà ancora così?

Europa (sempre) campo di battaglia

Il Piano Strategico della politica estera statunitense per gli anni 2007-2012, pubblicato nell’aprile 2007 dal Dipartimento di Stato, afferma a chiare lettere che la sua principale priorità è fronteggiare il “comportamento negativo” della Russia in diverse aree, dalla vendita di equipaggiamenti militari a Stati ritenuti inaffidabili quali Iran, Siria e Venezuela, alla pressione esercitata sui Paesi ex sovietici per farli rientrare nella sua sfera d’influenza.
Si spiega forse in questo modo la determinazione statunitense nel cercare di acquisire una supremazia strategica nel settore degli armamenti nucleari, confermata dalla prestigiosa rivista Foreign Affairs (edita dal Council of Foreign Relations – CFR) quando ammette candidamente che “secondo la dottrina della sicurezza nazionale statunitense, lo scudo stellare non deve essere concepito come uno strumento difensivo a sé stante ma come elemento prezioso nel quadro di un contesto offensivo”.
Lo scenario prefigurato sarebbe quello nel quale gli Stati Uniti vorrebbero essere in grado di lanciare un “primo colpo” (first strike) riducendo al minimo una possibile rappresaglia grazie al progettato scudo antimissile da installare nell’Europa orientale. Come già avvenuto in passato, il Pentagono prevede che sarà l’Europa il campo di battaglia destinato a pagare le conseguenze di un eventuale confronto bellico con la Russia.

NATO according to John Kleeves

translation: L. Salimbeni

“[NATO] has actually the following aims:
1. First of all it re-establishes a sort of balance of power in continental Europe. Why do Americans need a balance of power in continental Europe? Because it prevents Europeans from being too concerned with the rest of the world, and from pursuing a wide-ranging foreign policy. Shortly, Americans want to neutralize them as business competitors on the world markets. Continental Europeans don’t spend money to establish and to maintain military bases abroad located next to the possible points of intervention. This is just what Americans want: the world must be theirs. They don’t want to fight for a foreign market with European States that might be able to intervene militarily and effectively.
2. The second goal of NATO is the usual one of the United States when they set up any military alliance: the political control and maybe the violent subversion of the member states. With the pretext of the Alliance, the Americans – both with their military and civil personnel – are massively present in Europe. As regards the civil officials, we must bear in mind that the presence of American bases allows the maintenance in Europe of large delegations of actual CIA agents, who go easily undercover as civil employees. This massive American presence has remarkable effects on the internal affairs of the European States: probably, instead of being more and more similar to South Corea, these States could be more like Sweden, that never wanted to enter NATO. Moreover, their military presence allows the United States to gain big and unsuspected advantages in the industrial and commercial sphere, through a very powerful network of spies. The aims of the listening stations of the National Security Agency (NSA, an intelligence agency of the United States government, administered as part of the United States Department of Defense) in Europe are essentially two […]. The interception of the commercial communications is its typical sector, because – due to their massive structure – they need such installations and technical abilities as only the NSA has.
3. Why do the Americans insist so much on keeping nuclear weapons in Europe? The American nuclear weapons don’t answer to any military purpose: in fact they don’t defend Europe. The Americans don’t want an intact or a “conventionally” destroyed Europe fall in the hands of the Russians. A Europe wasted by a nuclear war is the only Europe the Americans are prepared to let in the hands of the Russians. For them it would be no more a competitor on the world markets. That’s why in Europe weren’t deployed neutron bombs, then N-Bombs, where thermic and explosive power is replaced by a very high emission of deadly radiations: these are bombs that kill people but do not destroy buildings, at least not considerably. Anyway, what’s important is the fact that once the American nuclear weapons are deployed in Europe, she isn’t the master of her destiny any longer; she’s hostage to the Americans, completely in their hands.”

This passage is drawn from Vecchi trucchi. Le strategie e la prassi della politica estera americana (Old tricks. Strategies and praxis of the American foreign policy), published in 1991: almost twenty years later, these statements are still very much to the point.

Italian version

Zbig dixit

“In Eurasia sorgono gli stati più dinamici e politicamente energici del mondo. Tutti i pretendenti storici al potere globale sono nati in questo territorio. Gli Stati più popolati del mondo che aspirano all’egemonia regionale, la Cina e l’India, si trovano in Eurasia, e sono tutti potenziali sfidanti politici ed economici al primato americano. Dopo gli Stati Uniti, le sei economie più grandi e più impegnate in spese militari sono tutte lì, come del resto tutte le potenze nucleari manifeste nel mondo tranne una, e tutte eccetto una di quelle nascoste. L’Eurasia conta il 75% della popolazione mondiale, il 60% del suo Pil ed il 75% delle sue risorse energetiche. Il potere potenziale dell’Eurasia, considerata nel suo insieme, oscura persino quello dell’America. L’Eurasia è il supercontinente assiale del mondo. Se una potenza dominasse questo territorio, eserciterebbe un’influenza determinante su due delle tre regioni più economicamente produttive del mondo: l’Europa occidentale e l’Asia orientale. Da un rapido sguardo della cartina si evince che la nazione dominante in Eurasia controllerebbe quasi automaticamente il Medio Oriente e l’Africa. Con l’Eurasia che funge ora da scacchiere delle mosse geopolitiche decisive, non basta più creare una politica per l’Europa ed un’altra per l’Asia. Quello che succede nella distribuzione di potere sul territorio eurasiatico rivestirà un’importanza decisiva per il primato mondiale dell’America…”.
Da Foreign Affairs, settembre/ottobre 1997.

Zbigniew Brzezinski, già Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter (ed oggi del candidato democratico alle prossime elezioni presidenziali, Barack Obama), è l’autore di The Great Chessboard (traduzione italiana: La Grande Scacchiera, Longanesi, 1998), testo fondamentale per comprendere le direttive geostrategiche della politica statunitense.