Bologna, la strage è della CIA

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Bologna, 27 aprile – Per la prima volta il terrorista internazionale detenuto in Francia, Ilic Ramirez Sanchez detto Carlos lo Sciacallo ha detto la sua verità di fronte ad un magistrato italiano, ed è stato sentito in qualità di testimone nell’ambito dell’indagine (ancora contro ignoti) condotta dalla procura felsinea sulla strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna per la quale sono stati condannati, in via definitiva gli estremisti di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Il pm Enrico Cieri – che ha ereditato il fascicolo aperto nel novembre 2005 dal collega Paolo Giovagnoli (nel quale sono confluiti gli spunti emersi dalla commissione Mitrokhin riguardanti terroristi tedeschi, Carlos e il Fronte popolare di liberazione della Palestina di George Habbash) – ha sentito Carlos (assistito da 4 avvocati) , per rogatoria internazionale venerdì scorso all’interno del palazzo di giustizia parigino e ha confermato, oggi ai cronisti, la veridicità di quanto riportato sulla stampa riguardo all’interrogatorio. Carlos avrebbe, dunque, ribadito la sua versione già nota da tempo. Secondo il terrorista internazionale a far esplodere la bomba alla stazione di Bologna non furono nè i fascisti nè i rivoluzionari palestinesi ma sarebbero coinvolti i servizi segreti occidentali* che avrebbero agito per far ricadere sulla pista legata al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) o sugli uomini vicini allo stesso Carlos la responsabilità dell’atto terroristico. L’indagine della Procura di Bologna potrà acquisire ulteriori elementi dopo la traduzione dei documenti acquisiti dal pm Cieri presso la procura generale di Berlino relativi all’attività del gruppo legato a Carlos dagli anni ’70 agli anni ’80.
Sulla versione fornita da Carlos è intervenuto anche il parlamentare di AN Enzo Raisi, già componente della commissione Mitrokhin: “Carlos – ha detto – ha confermato che il contesto in cui si è realizzato il più grande attentato fatto in Italia non è proprio quello corrispondente alla sentenza definitiva che ha individuato come responsabili i componenti dei NAR”.
(AGI)

*Leggasi: CIA, con “copertura” da parte del SISMI italiano e dei servizi segreti tedeschi.

Kossiga, Carlos ed i soliti ignoti

Una decina di giorni fa, Cossiga, sicuro di essere completamente coperto dal Governo Berlusconi, ha attribuito alla Francia anzichè ad una azione congiunta USA-Israele, l’abbattimento del DC 9 Itavia su Ustica, aggiungendo nelle dichiarazioni rilasciate ai media che l’aereo partito da Bologna fu abbattuto da un missile, anzichè ad impatto, ad influenza lanciato da Mirage. Dal 1980 ad oggi, Cossiga aveva sempre sostenuto la tesi della bomba a bordo.
Una mossa, nelle intenzioni dell’arcinoto agente della CIA, destinata a dare a Sarkozy l’opportunità di rovistare negli archivi della DGSE e magari procedere all’eliminazione di qualche struttura del Ministero della Difesa che non è d’accordo con le nuove impostazioni di politica estera e militare che prevedono il rientro della Francia nel comando integrato della NATO.
La risposta non si è fatta attendere ma non è quella prevista dall’ex Ministro degli Interni (guardacaso) durante il rapimento Moro e dai suoi ispiratori. Ed ecco che escono, dal carcere di Parigi, delle dichiarazioni di Carlos, capaci di mettere in difficoltà Kossiga ed il Partito Amerikano.
Carlos è andato più in là. Nelle note scritte rilasciate al suo avvocato italiano accusa USA ed Israele, con la complicita del SISMI “deviato-filosionista”, di aver portato a termine anche la strage alla stazione di Bologna. I fatti come li riporta l’Ansa sono stati accuratamente “trattati” per confondere il diavolo e l’acqua santa e far apparire le Brigate Rosse di Via Fani come espressione di un nucleo antimperialista con solidi agganci internazionali in Medio Oriente, quando è ormai storicamente accertato che Moretti e soci ricevevano “input” e coperture da CIA e Mossad.
Per lasciare questa certezza di collusione con OLP, FPLP e RAF, le Brigate Rosse organizzarono il sequestro del generale statunitense James Dozier, che si concluse con la previstissima liberazione dell’ostaggio da parte della Polizia. Questo cercato insuccesso determinò lo scioglimento delle BR e la fine della cosidetta “lotta armata al sistema”. Una lotta armata che prevedeva la completa militarizzazione degli apparati dello Stato, una radicale smobilitazione dei quadri del SISMI ostili alla NATO e la stabilizzazione politico-istituzionale della “Repubblica Italiana”.