Russofobia

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Con i recenti accadimenti in Ucraina a seguito dell’Euromaidan e le conseguenti reazioni in ambito politico, diplomatico e di opinione pubblica negli USA e in Europa, il tema delle relazioni tra Russia e Occidente, con particolare attenzione alle categorie secondo cui l’Occidente guarda, pensa e racconta la Russia, è di estrema e scottante attualità.
Guy Mettan, giornalista, politico e direttore del Club suisse de la presse, si propone di analizzare nelle sue coordinate storiche e geopolitiche, nella sua dimensione propagandistica e nelle sue conseguenze psicologiche e fattuali il fenomeno della russofobia, quella che l’autore non esita a chiamare “una guerra millenaria”, condotta dagli Occidentali contro il loro “grande vicino” a colpi di cliché, rappresentazioni (spesso consciamente) distorte e persino mistificazioni della Russia e di tutto ciò che attorno ad essa gravita.
L’indagine di Mettan non si pone l’obiettivo di trascinare al banco degli imputati l’Occidente per rovesciare, conservandola, la visione manichea della storia che la propaganda russofoba vorrebbe delineare; l’operazione mira piuttosto a concedere alla Russia – la cui parte di responsabilità nella drammatica degenerazione di questo bipolarismo non è taciuta – quella parola che le viene con una certa metodicità negata dal sistema di informazione occidentale, in un tentativo di ricostruire la complessità dei rapporti Russia-Occidente e smascherare i pregiudizi che ci impediscono di apprezzare i tanti aspetti positivi del nostro grande vicino. Allo stesso modo, per quanto i giornalisti siano i principali responsabili, o meglio, i “finalizzatori” del discorso russofobo elaborato dagli establishment e dalle lobby occidentali, il libro non vuole essere nemmeno una condanna tout court dei media (la cui libertà di azione non è mai peraltro un dato scontato); ciò che si auspica, a più riprese, è piuttosto un recupero della deontologia giornalistica.
L’onestà intellettuale, la capacità (e la volontà) di informarsi cercando e interpellando fonti di opposto schieramento, soprattutto il senso critico, quell’esigenza di porre e porsi continuamente domande, anche e soprattutto quelle più scomode e che meno convengono agli schemi precostituiti: questo è ciò che Mettan – procedendo lui stesso con stile giornalistico e guarnendo con voluta insistenza e abbondanza le sue pagine di punti interrogativi – vuole risvegliare nella coscienza non solo dei giornalisti, ma di tutti coloro che, quotidianamente, sono esposti al bombardamento della russofobia e ne diventano quasi inconsciamente vittime, se non addirittura attori stessi.

Russofobia. Mille anni di diffidenza
di Guy Mettan,
con introduzione di Franco Cardini,
Sandro Teti Editore, pp. 399, € 18.70

Fuori l’Italia dalla NATO – sintesi video

Sintesi degli interventi al convegno svoltosi il 21 Aprile u. s. a Roma, quale presentazione della campagna per l’uscita dell’Italia dalla NATO.

No NATO per la sovranità dell’Italia

Presentazione del Disegno Di Legge Costituzionale n. 1774, d’iniziativa della senatrice Paola De Pin (Gruppo Misto), per la modifica all’articolo 80 della Costituzione, in materia di ratifica dei trattati internazionali di natura militare, nonché disposizioni in materia di basi, caserme, installazioni e servitù militari.

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[Modificato alle ore 11:55]

La NATO

globalizzazione nato“… qualora aveste dimenticato che cosa sia questa bieca organizzazione a delinquere della quale noi Italiani siamo purtroppo membri v’invito a dare un’occhiata a Mahdi Darius Nazemroaya, La globalizzazione della NATO, Bologna, Arianna, 2014…”
Franco Cardini

(Fonte)

L’Italia “occupata”

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La sovranità militare italiana e le basi USA-NATO

L’Italia è un paese sovrano?
Secondo una famosa definizione di Carl Schmitt “sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione”. Il nostro paese è in condizione di farlo?
Più di cento basi militari sul nostro territorio sotto l’usbergo degli Stati Uniti e/o della NATO, costituita al tempo della Guerra Fredda e oggi inutile in quanto non esistono più i blocchi che dividevano l’Europa dell’Ovest da quella dell’Est, stanno a dimostrare che la risposta è no. L’Italia non è in condizione di elaborare una politica estera autonoma, non è neppure in grado di far rispettare i trattati internazionali; l’episodio del Cermis, quello della base Dal Molin di Vicenza, sono soltanto alcuni esempi.
Questo libro vuol mettere dunque il dito nella piaga: senza un’autentica sovranità il paese diventa un fantoccio nelle mani delle grandi potenze e ciò vale in politica estera così come in politica interna.
Una realtà da conoscere, per avviare un dibattito civile che ancor oggi latita.

Di Alessandro Bedini, con presentazione di Franco Cardini.
Edizioni Il Cerchio, pagine 102, € 15.

Fuori le truppe dall’Afghanistan!

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Firenze, sabato 31 ottobre, ore 10:00
Sala del dopolavoro ferroviario di S. Maria Novella (Via Alamanni 4)

Assemblea pubblica

Intervengono:
Abdullah A. Salah
Franco Cardini
Domenico Losurdo
Massimo Fini
Fernando Rossi
Leonardo Mazzei
Moreno Pasquinelli

Otto anni fa Bush, dopo aver dissodato il terreno con una genocidiaria campagna di bombardamenti a tappeto, diede avvio all’invasione dell’Afghanistan. Battezzata col nome ad effetto “Enduring Freedom” e travestita da missione umanitaria, con l’alibi della lotta al terrorismo, ottenne subito l’avallo delle Nazioni Unite ed il coinvolgimento della NATO. Che tipo di “democrazia duratura” sia stata esportata è sotto gli occhi di tutti. Per permettere al fantoccio Karzai di restare in sella non basta l’aiuto delle agguerrite truppe mercenarie, si sono truccate le recenti elezioni con brogli a scala industriale.
Ben altri erano i reconditi scopi dell’invasione. L’Afghanistan è considerato dagli strateghi statunitensi un Paese imprescindibile per tenere sotto controllo l’area geopolitica dalla quale dipende il futuro delle ambizioni imperialiste americane.
Gli occupanti hanno però fatto i conti senza l’oste. L’Afghanistan è “infestato” di afghani che non hanno alcuna intenzione di farsi infinocchiare, che considerano i “liberatori” occupanti e la loro democrazia una tirannia, che non vogliono soccombere e quindi combattono indomiti, malgrado l’inferiorità di mezzi, per cacciare le truppe occupanti.
Spaventato all’idea che l’Afghanistan possa diventare un altro Vietnam, che la resistenza possa travolgere, assieme alla NATO, la propria amministrazione, Obama ha ingrossato le truppe mercenarie implorando che gli alleati facciano altrettanto. Scandalosa è dunque la decisione di averlo insignito del Nobel per la pace.
Mentre gli afghani debbono far fronte ad una guerra senza esclusione di colpi, l’opinione pubblica italiana ed occidentale ne subisce una più insidiosa, quella della propaganda. Agli ordini del partito bipolare destra-sinistra, i media hanno messo in atto un sistematico lavaggio del cervello allo scopo duplice, di dipingere l’invasione come una missione caritatevole e di satanizzare la legittima resistenza.
Mentre gli afghani hanno il diritto di resistere, noi cittadini occidentali che non abbiamo portato la testa all’ammasso, abbiamo il dovere di difenderci dall’intossicazione informativa, dobbiamo dire la verità, che non è il popolo afghano che minaccia la nostra libertà e la pace mondiale, ma la prepotenza degli Stati Uniti, alimentata dalla sudditanza delle classi dirigenti europee.

L’assemblea è promossa dal Campo Antimperialista.

Per adesioni ed informazioni:
tel. 347 7815904, via_dall_afghanistan