Più USA a Sigonella

L’Italia ha candidato ufficialmente la base siciliana di Sigonella per ospitare il primo sistema integrato NATO per la sorveglianza del territorio dei 26 Stati membri (AGS), che si avvarrà di radar e velivoli, sia con che senza piloti (droni). Lo ha fatto ieri durante la ministeriale Difesa dell’Alleanza a Bruxelles. Il ministro La Russa ha detto di avere sollecitato il sostegno degli americani nel corso di un incontro con il segretario USA alla Difesa Robert Gates. Questi, da parte sua, ha ringraziato l’Italia per la decisione di rivedere i caveat che limitano l’uso delle truppe in Afghanistan, definendola «un grande passo». Per ospitare il quartiere generale delle attività di AGS sono in lizza anche Germania, Spagna, Turchia e Polonia, ma la scelta finale dovrebbe essere tra Sigonella e una località tedesca. «Abbiamo sottolineato che, rispetto ad altre candidature, Sigonella si presta sia come luogo, sia come efficienza, sia come costi ridotti», ha affermato La Russa.
(IL MANIFESTO)

A Vilnius cattive notizie per l’Alleanza

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I ministri della Difesa dei 26 Paesi membri della NATO si sono incontrati gli scorsi 7 ed 8 febbraio nella capitale lituana per discutere della missione in Afghanistan. Tutto era pronto per un grande spettacolo mediatico, con trasmissioni televisive per il nord Europa, la Russia e gli ex Paesi sovietici appositamente preparate per mostrare un’Alleanza Atlantica forte e decisa. E’ successo, invece, il contrario.
Gli alleati si sono scambiati accuse pesanti come macigni: “scarso impegno”, “mancanza di preparazione”, “errori di strategia”, “sconfitte in arrivo” e così via. Si sono denunciate assenze importanti scoprendo che non si riescono a trovare altri 7.500 soldati da impiegare nel sud del Afghanistan: italiani, tedeschi, francesi e spagnoli – interpellati al riguardo da statunitensi, canadesi e britannici – hanno risposto che le questioni della ricostruzione non sono meno importanti delle azioni belliche contro i Talebani. Ad appesantire ulteriormente l’atmosfera è arrivata la reprimenda di Robert Gates, ministro della Difesa statunitense, il quale ha parlato di “un’alleanza a due velocità”, divisa cioè tra chi è pronto “a combattere e morire in difesa della sicurezza” e chi non lo è.
Gli ha risposto subito il tedesco Jung, dicendo che la Germania invierà altri 200 militari che però non dovranno combattere. L’Olanda ha prolungato il suo impegno fino al 2009 ma ha ridotto il contingente di un quarto circa. Dall’altra parte, i britannici che avvicenderanno le proprie truppe inviando nuovi aerei ed elicotteri, la Polonia che invierà ulteriori 400 soldati e soprattutto – ci mancherebbe – gli Stati Uniti, in procinto di mandare 3.200 marines di rinforzo. Mancano però all’appello ancora almeno altre 3.500 unità.
Il tutto dovrebbe definirsi in occasione del vertice NATO in programma a Bucarest dal 2 al 4 aprile prossimi, “il più grande mai realizzato” sempre secondo Gates: i temi principali saranno l’espansione della NATO nei Balcani, le questioni della sicurezza degli approvvigionamenti energetici e soprattutto la situazione in Afghanistan. Già è stata annunciata la richiesta statunitense agli “alleati” che tergiversano di rimuovere i caveat, cioè i vincoli che limitano la partecipazione dei rispettivi contingenti alle operazione belliche.