I parlamenti e i politicanti

partito atlantico

Per comprendere la vera natura delle moderne istituzioni liberali, è inutile paragonarle alle antiche garanzie della libertà religiosa. I nostri nonni s’ingannarono scioccamente, quando immaginarono che le assemblee elette dal popolo dovessero necessariamente fare delle leggi liberali. L’esperienza dimostra che il regime parlamentare è una farsa, se manca il controllo di certe forze che si creano spontaneamente in seno alle masse. Il più sapiente meccanismo di poteri è un fantasma metafisico, quando non c’è una stampa lungamente evoluta, quando i cittadini non hanno l’abitudine di riunirsi nei comizi ogni volta che sorge il bisogno di formulare una opinione comune, quando mancano potenti associazioni di partito. Se le libertà costituzionali esistono solo formalmente, cioè come possibilità autorizzate dalla legge, ma non sono entrate nella pratica corrente del popolo, i parlamenti imitati da quelli di Inghilterra e d’America diventano preda degli odi, della cupidigia e dell’ignoranza dei politicanti.
Georges Sorel

[Da “Contro la servitù”, articolo apparso su Il Resto del Carlino del 29 gennaio 1920]

Essere rivoluzionari

“La parola deve essere usata senza indulgere alla magniloquenza; essere rivoluzionari non significa cullarsi romanticamente o nostalgicamente in ricordi di barricate e di insurrezioni armate, ma alimentare in sé una disposizione di spirito, che sia totalmente estranea a quanto oggi trionfa nel mondo dell’inautentico e dell’alienazione e si metta alla prova in tal senso.
Il rivoluzionario agisce in un mondo al quale vuole essere completamente estraneo, perché lo trova abietto, ma che tuttavia conosce perfettamente. Questo è il consiglio che dava già a suo tempo Georges Sorel ai militanti sindacalisti rivoluzionari, nel suggerire loro di prendere come esempio i primi cristiani, i quali rifiutavano assolutamente il mondo che contestavano. L’atteggiamento necessario è quello della più completa radicalità critica.
La radicalità critica – che non è sinonimo di estremismo, bensì il suo contrario – si batte, certo, per la conservazione dei popoli e delle culture, ma anche per la conservazione di ciò che c’è di umano (e di specificamente umano) nell’umanità, sapendo che gli uomini appartengono appunto all’umanità in modo mediato, ossia attraverso l’intermediazione dei popoli e delle culture, di cui sono eredi e di cui spetta loro prolungarne, secondo le proprie esigenze, l’eterna narrazione storica.”

Da Sull’orlo del baratro. Il fallimento annunciato del sistema denaro, di Alain De Benoist, prefazione di Massimo Fini, Arianna editrice, pagg. 170-171 (per gentile concessione dell’editore).

Il libro verrà presentato in anteprima nazionale sabato 21 Aprile p.v., a Sassuolo (Modena).
I dettagli dell’iniziativa, che si svolgerà alla presenza dell’autore, sono qui.