La guerra è appena iniziata

15202555_10154794260751204_2527184452393615158_n

Pasticciaccio brutto sul Colle, mentre l’UE getta la maschera

Non se lo aspettavano: né Renzi, né Mattarella, e tanto meno Napolitano che è il grande vecchio al telecomando pensavano che il no vincesse davvero e soprattutto non in proporzioni tali da richiedere imperativamente le dimissioni del premier prima dell’approvazione della finanziaria. Così si è arrivati al pasticciaccio indecoroso al quale assistiamo e nel quale si somma tutta l’ignavia e la cialtroneria di un ceto politico che è ormai soltanto una formazione di molluschi aggrappati ai palazzi parlamentari: Mattarella, il presidente sagoma a due dimensioni, nemmeno per un attimo ha pensato di indurre Renzi ad approvare la finanziaria prima della consultazione popolare come sarebbe stato ovvio, probabilmente perché non glielo ha suggerito Napolitano che è la sua terza dimensione e anche adesso si rifugia nell’astensione da ogni proposta. Così adesso ci troviamo con il guappo che scalpita come un dannato per andarsene e il duo Mattarella – Napolitano che vogliono costringerlo a rimanere fino all’approvazione della legge di stabilità.
Tutto questo però nasce dalle promesse ingannevoli perpetrate durante tutta la lunghissima campagna elettorale: la legge di stabilità non poteva in nessun caso essere approvata prima del referendum semplicemente perché altrimenti il guappo avrebbe scoperto il proprio bluff, avrebbe mostrato a tutti che ancora una volta stava prendendo per il naso il Paese e che molti provvedimenti erano semplicemente fumo negli occhi e voto di scambio, compresi i famosi 85 euro ai dipendenti pubblici per i quali non vi è traccia di copertura. Inoltre questo avrebbe costretto l’Europa di Bruxelles a venire allo scoperto sconfessando le “aperture” di pura facciata messe in piedi per aiutare il guappo nella sua campagna contro la Costituzione. Infatti già ieri l’Eurogruppo, ovvero il consesso dei ministri delle finanze della UE ha chiesto straordinarie correzioni al bilancio, incaricando la Commissione Europea di dettare al governo italiano i passi necessari per ridurre il debito. Ma non si astiene dal suggerire in proprio la ricetta: privatizzazioni selvagge ed entrate straordinarie (leggi tasse) per tirare fuori i 15 miliardi che mancano dopo mille giorni di gestione demenziale, cialtrona e condita di innumerevoli menzogne.
E’ fin troppo chiaro che se Renzi dovesse firmare, sia pure come ultimo atto, una legge di stabilità lacrime e sangue, invece di lasciare ai successori il compito di maneggiare la castagna bollente preparata con le sue manine, subirebbe un altro durissimo colpo: anche i media più fedeli, anche i vegliardi domenicali più incalliti nello spaccio del renzismo per nome e conto del trafficante che risiede in Svizzera, potrebbero nascondere l’evidenza: che per un anno il Paese è vissuto nell’immobilismo e dentro la narrazione completamente fasulla di un imbonitore , funzionale solo al referendum. Ma tutto questo, un premier in evidente confusione emotiva, un presidente terrorizzato dal dover decidere qualcosa, un PD trasformato in banda di dervisci danzanti al cospetto del proprio declino, ma ormai privo di qualsiasi personaggio in grado di cambiare rotta o ancor meglio di recidere il cordone ombelicale con questo partito degli equivoci per cercare aria pura, si configurano come un’ennesima offesa alla volontà degli elettori: queste dimissioni congelate sanno di beffa, di incoerenza e di presa in giro. Perché è chiaro che assieme ai domiciliari di Renzi a Palazzo Chigi viene artificialmente messo in freezer anche il resto, compreso un Parlamento nato non soltanto da una legge elettorale dichiarata anticostituzionale, ma ormai lontanissimo dal rispecchiare la realtà del Paese.
I nodi stanno venendo al pettine: i parlamentari del PD e del fritto misto alleato, sono ormai terrorizzati, come del resto le oligarchie europee, dalla sola idea di elezioni e faranno di tutto e di più per evitarle, per assemblare col lego un ennesimo governo tecnico, anche se al loro arco non ci sono che manovre di corridoio e di aula visto che la realtà va altrove, da quella economica intrecciata indissolubilmente ai diktat europei privi di qualsiasi senso a quella sociale che si è rimessa in movimento. Proprio per questo ieri dicevo che la guerra è appena iniziata, una guerra per ritrovare la democrazia e per non finire come la Grecia.

Fonte

Re Giorgio non favella

Referendum costituzionale SI’ o NO

referendum-costituzionale-si-o-no

“La revisione della Costituzione ha un obiettivo politico ben preciso: è il tentativo di portare a compimento in modo legale quel colpo di Stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca Centrale Europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma in corso non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta e infine Renzi sono stati solo dei docili strumenti.
La stagione dei “Governi del Presidente”, cominciata nell’autunno del 2011, con le dimissioni forzate di Berlusconi, ha segnato una svolta fondamentale nel nostro ordinamento. Nel nostro Paese si è, di fatto, instaurato un sistema di potere che ha colpito materialmente la nostra Costituzione rispettandone solo formalmente le regole. Potere che quindi potrà sempre dire di aver agito legalmente. Potremmo parlare di “colpo di Stato”. Ma questa espressione non indica forse una tecnica politica necessariamente illegale? E che fa un uso illegale della violenza? Non dobbiamo cadere nell’errore nel confondere la rivoluzione con il colpo di Stato. Il colpo di Stato molto spesso è una reazione posta in atto dal potere che si sente minacciato e non è affatto detto che debba avvenire con l’uso della violenza. È questo che chiaramente è successo in Italia, prima facendo cadere il governo Berlusconi e poi, dopo le elezioni politiche del febbraio 2013, tentando di bloccare quell’aria di rinnovamento che si cominciava a respirare con l’entrata nel Parlamento del M5s. Il potere si è chiuso a riccio rieleggendo sull’aprile del 2013 Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Beninteso – ripetiamolo – tutto ciò è avvenuto nel rispetto formale delle regole, e dunque senza violenza, e nondimeno proprio per bloccare l’ascesa di un giovane Movimento politico si è forzata la legalità costituzionale sino a rovesciare di fatto i princìpi di legittimità alla base dell’ordinamento repubblicano, trasformatasi in una Terza Repubblica di cui non riusciamo ancora a capire l’effettiva natura e funzionamento. Da qui nasce la necessità di una revisione della Costituzione che porti a compimento il colpo di Stato.”

Da Referendum costituzionale SI o NO, di Paolo Becchi, Arianna Editrice, € 7,90 (pubblicato anche in versione ebook).

Paolo Becchi è professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’ Università di Genova, città dove è nato.  È opinionista de Il Fatto Quotidiano online e collabora con Libero e Mondoperaio.

14633306_1471069509587511_7726537334724246281_o

Proclama

Nella notte, le truppe anti-insurrezionali agli ordini del Feldmaresciallo Roberta Pinotti hanno condotto operazioni di rastrellamento nelle zone montuose del centro-nord Italia.
Individuati ed immediatamente neutralizzati diversi nuclei di attivisti referendari.
I loro covi, dove si progettava di stampare clandestinamente ingenti quantità di materiale propagandistico, sono stati smantellati; le strumentazioni tipografiche, ivi ritrovate, messe in condizione di non più funzionare.
Raggiunto dalla notizia, il Comandante Supremo Giorgio Napolitano ha fatto pervenire le proprie felicitazioni al Gauleiter Matteo Renzi, attraverso i microfoni di Radio Liberalismo Radicale.

10857945_985766838117783_3233578936989378854_n

Questo mondo merita una rivoluzione

ff

In memoria di Costanzo Preve

“Sono molto contento che il mio saggio Il Bombardamento Etico, scritto negli ultimi mesi del 1999 e pubblicato in lingua italiana nel 2000, sia stato tradotto in greco. Rivedendo la traduzione, precisa, corretta e fedele, mi sono reso conto che purtroppo il saggio non è “invecchiato” in dieci anni, ma in un certo senso è ancora più attuale di dodici anni fa. E’ ancora più attuale, purtroppo. E su questo “purtroppo” intendo svolgere alcune rapide riflessioni. Dodici anni non sono pochi, ed è possibile capire meglio che l’uso strumentale e manipolatorio dei cosiddetti “diritti umani” ed il processo mediatico di hitlerizzazione simbolica del Dittatore che di volta in volta deve essere abbattuto (Milosevic, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad, domani chissà?) inauguravano una fase storica nuova, che potremo definire dell’intervento imperialistico stabile nell’epoca della globalizzazione con l’uso massiccio della dicotomia simbolica di sicuro effetto Dittatore/Diritti Umani.
L’importantissimo articolo 11 della Costituzione Italiana, entrato in vigore nel 1948 e mai più da allora formalmente abrogato, recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E’ storicamente chiaro che questo articolo segnala una profonda autocritica morale dell’intero popolo italiano per aver aderito alla guerra di Mussolini fra il 1940 e il 1945. In ogni caso, la presenza dell’articolo 11 ha da allora costretto i governi italiani ad una sorta di ipocrisia istituzionalizzata permanente. Tutte le guerre che sarebbero state fatte dopo il 1948, all’interno dell’alleanza geopolitica NATO a guida USA, avrebbero dovuto costituzionalmente “essere sempre ribattezzate missioni di pace, o missioni umanitarie. Possiamo dire che così l’ipocrisia, la menzogna e la schizofrenia sono state in Italia istituzionalizzate e “costituzionalizzate”. Lo dico con tristezza, perché vivo in questo Paese.”

La prefazione di Costanzo Preve alla traduzione greca de Il Bombardamento Etico. Saggio sull’Interventismo Umanitario, sull’Embargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente (luglio 2012) prosegue qui.

Se non ci fosse stato Regeni, se lo sarebbero dovuto inventare

12968122_1291226500905147_6244227264405783315_o

“Sono settimane che ci stressano a reti e destre e pseudo sinistre unificate sul povero ragazzo trucidato dagli infami del Cairo. Perorazioni, anatemi, invenzioni fantasmagoriche di dati e fatti, illazioni gonfiate a certezze ontologiche, latrati per chiedere giustizia e che trasudano una protervia razzista da far invidia agli Uebermenschen nazisti o sionisti. Al confronto l’accanimento sugli assassini di Calipari, punito per aver liberato la Sgrena ma, soprattutto, per aver scoperto chi davvero in Iraq rapiva giornalisti scomodi, o quello sui trogloditi che si divertivano sul Cermis a trinciare cavi di funivia e fare stragi, o quello sulle punizioni da infliggere – e sulle oscene grazie napolitanesche e mattarelliane concesse – ai rapitori CIA di Abu Omar, è stata un timido sussurro, un discreto flautus vocis. Vi torna la simmetria? E’ che, una volta, dall’altra parte c’era un Al-Sisi qualsiasi, un parvenu del Terzo Mondo che si permette di pretendere trattamenti alla pari; l’altra volta invece, il padrone. Il quale detta la musica in entrambi i casi.”

Cairo-Roma: come tagliarsi le palle e vivere felici, di Fulvio Grimaldi continua qui.