I figli della CIA

la-lotta-continuaIl giornalista Paolo Cucchiarelli ha recentemente ripubblicato un articolo scritto da Marco Nozza e apparso sul quotidiano “Il Giorno” di Milano il 31 luglio 1988.
Cosa diceva Nozza? Che il giornale di “Lotta continua” si stampava in una tipografia di pertinenza di due agenti della Central Intelligence Agency (CIA), Robert Cunningham senior e junior, il quale ultimo era perfino socio della società “Tipografia 15 giugno” che avrebbe dovuto stampare il giornale di Adriano Sofri e soci ”fino al 31 dicembre 2010″, insieme ad Angelo Brambilla Pisoni, Pio Baldelli, Marco Boato e Lionello Massobrio.
In altre parole, il giornale di “Lotta continua”, organizzazione rivoluzionaria della sinistra extraparlamentare italiana, era stampato dal servizio segreto americano.
Marco Nozza concludeva il suo articolo con una domanda: “Ma lo sapevano, quegli sprovveduti, con chi avevano a che fare?”.
Siamo, in altre e più crude parole, al “vieni avanti cretino” riferito ad Adriano Sofri e colleghi che, a prima vista, erano nemici degli Stati Uniti e della CIA ma stampavano, ingenuamente, il loro giornale in una tipografia di proprietà degli Stati Uniti e della CIA, senza rendersene conto.
Se rivolgiamo lo sguardo al passato e, ancora oggi, ci guardiamo attorno di imbecilli e mentecatti targati “Lotta continua” ne troviamo parecchi in circolazione, magari riciclati a destra, sul libro paga del finanziatore della mafia Silvio Berlusconi, accoppiati con presunti ”neofascisti” insieme ai quali conducono campagne stampa, a mezzo di Internet, contro coloro che cercano ed affermano verità che sono scomode per tutti, dai presunti neofascisti ai presunti rivoluzionari di estrema sinistra.
Il sospetto che, nel loro passato, abbiano come comune denominatore il rapporto di dipendenza dalla Central Intelligence Agency è tutt’altro che peregrino.
Difatti, prima ancora che Sofri e colleghi iniziassero a stampare il loro giornale presso la tipografia della CIA a Roma, il segnale di rapporti non proprio limpidi con gli spioni americani c’era già, evidente ma sottaciuto per evitare inopportune domande all’epoca ed anche oggi.
Il 30 ottobre 1970, proprio su “Lotta continua”, difatti, è pubblicato un articolo dal titolo “La rivoluzione col mitra e con le schede”, dedicato alla situazione politica in Cile nel quale si attacca con asprezza Salvador Allende, definito il “socialista dello yacht”.
Si potrà pensare ad un infortunio, alla trappola tesa da qualche “infiltrato”, sia pure a buon livello nell’organizzazione, che si è fatto beffa del “rivoluzionario” Adriano Sofri e dei suoi soci per buttare fango da sinistra sul Salvador Allende ormai nel mirino della Central Intelligence Agency.
Invece no.
Perché l’8 agosto 1972, Sofri e colleghi tornano ad accusare il presidente cileno con un articolo dal titolo chiarissimo: “Allende spara sui lavoratori”.
Un secondo infortunio? Possiamo escluderlo, perché “Lotta continua”, il 2 settembre 1972, ritorna ad attaccare Salvador Allende con un altro articolo intitolato “Tortura i militanti rivoluzionari”.
Insomma, questo Salvador Allende Sofri e colleghi non lo digeriscono.
Non solo lo hanno accusato di essere un ” socialista con lo yacht”, ma ora lo additano al disprezzo dei proletari come uccisore e torturatore dei compagni cileni. Per fortuna di Sofri e dei militanti rivoluzionari cileni, l’11 settembre 1973, la CIA liquida Salvador Allende con un colpo di Stato militare guidato da Augusto Pinochet Ugarte e libera il Cile dalla tirannica oppressione del “socialista con lo yacht”.
Se Sofri ed i suoi colleghi della CIA e di Lotta continua hanno gioito anche a Roma non possiamo saperlo, ma lo riteniamo probabile.
Se gli uomini della Central Intelligence Agency hanno liquidato un nemico, quelli di Sofri hanno condotto a termine l’operazione contro Luigi Calabresi, fisicamente liquidato il 17 maggio 1972, godendo ora dello spettacolo di magistrati che, negando l’evidenza, inventano una “pista nera” per l’omicidio del commissario di polizia rivendicato, viceversa, da “Lotta continua” con l’arroganza di chi è certo della propria impunità.
Bei tempi, quelli, per Lotta continua e la CIA.
Se è esistita, a sinistra, organizzazione che ha alimentato gli “opposti estremismi”, che ha incitato all’odio e alla violenza contro gli avversari politici, che è stata lasciata libera dallo Stato di pubblicare, vantandosene, perfino gli elenchi dei “fascisti” aggrediti, questa è “Lotta continua” diretta da un individuo, Adriano Sofri, che ha atteso 30 anni per rivelare che aveva un ottimo rapporto con il prefetto Umberto Federico D’Amato, direttore della divisione Affari riservati del ministero degli Interni e uomo della CIA in Italia.
Rivisiteremo la storia di “Lotta continua” perché nessuno ha scritto che solo l’estrema destra è stata eterodiretta dai servizi segreti italiani, atlantici, israeliani ed americani, la cui presenza è, invece, palpabile anche a sinistra.
Per ora ci fermiamo qui, con una domanda alla quale bisognerà dare risposta: perché Adriano Sofri ha deciso l’eliminazione di Luigi Calabresi, traendo spunto da informazioni false diffuse da agenzie di stampa dipendenti dal ministero degli Interni, ovvero da quella divisione Affari riservati diretta dal suo amico Umberto Federico D’Amato?
Per vendicare Giuseppe Pinelli?
Ne dubitiamo, assai.
Vincenzo Vinciguerra

(Fonte)

Il caso Moro

In questi giorni si sta rievocando sui media il “caso Moro”. Si ricorda cioè il rapimento e l’uccisione del leader della DC, ufficialmente rapito ed assassinato dalle “Brigate Rosse”.
Non mi ha mai convinto la versione ufficiale. Né tutto il polverone, i depistaggi, le balle spaziali, le carriere esplose o finite del sottobosco di potere che si agitò in quel periodo. E dopo.
E mi sono fatta un’idea mia. Assolutamente pazza e fuori dal coro. Ma che alla mia zucca ha il pregio di stare in piedi. Oltretutto ha una logica.
Vediamo un po’.
Aldo Moro è la testa pensante della D.C. Ed ha un progetto: aggregare il P.C.I. nella gestione del potere. Per due motivi essenziali: “fagocitarlo” politicamente e avviare una democrazia dell’alternativa che l’osservanza sovietica dei trinariciuti impediva. Non sto a dare giudizi di valore: ognuno la pensi come vuole.
Però il P.C.I. era forte sostenitore di Assad, il dittatore della Siria, padre dell’attuale leader siriano, fortemente sostenuto dall’U.R.S.S..
La Siria era uno dei maggiori nemici di Israele, col quale già aveva fatto guerre e guerricciole.
Il premier di Israele era Rabin, antico terrorista durante il pasticciaccio della creazione dello Stato ebreo.
Rabin quindi non vedeva di buon occhio l’ascesa del P.C.I. nella gestione del potere, visti anche i buoni rapporti con gli arabi che da sempre ha avuto l’Italia, fino ad arrivare a Mussolini, la Spada dell’Islam.
Quindi Rabin si rivolge ad un altro ebreo, Kissinger, allora Segretario di Stato USA (ministro degli esteri), potentissimo personaggio, che molti hanno definito “criminale”.
Kissinger chiama Moro a Washington e gli dà una lavata di testa memorabile. Tanto che al ritorno Aldo Moro ha un attacco di cuore, e lo curano due cardiologi (ricordate questo particolare, vedremo poi).
Però Moro va avanti nel suo progetto catto-comunista.
Ed allora i padroni israeloamericani decidono di intervenire: eliminare Moro, utilizzando i sicuri lacché presenti nel governo: Andreotti e Cossiga, da sempre filo (leggi: servi) USA.
E chi deve fare il lavoro sporco? Continua a leggere

La straordinaria complessità delle connessioni USA-islamisti

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“Per oltre un decennio, polemiche e varie rivelazioni sono occasionalmente comparse riguardo Sibel Edmonds, giovane accademica multilingue assunta come traduttrice dell’FBI subito dopo l’attacco dell’11/9 per un lavoro di traduzione su ciò che si sono dimostrati essere dei documenti ultra-sensibili. Fu licenziata dopo essere intervenuta presso i suoi superiori sul contenuto di alcuni cabli top-secret che aveva tradotto, che dimostravano la fattiva collaborazione tra i vari dipartimenti e funzionari del governo degli Stati Uniti e diversi individui ed organizzazioni terroristiche vagamente affiliate al-Qaida, o raggruppati sotto questo nome. Edmonds ha pubblicato un libro sulla sua storia l’anno scorso (Classified Woman: The Sibel Edmonds Story). Ha incontrato l’accademico, giornalista, scrittore e attivista Nafeez Mosaddeq Ahmed che ha pubblicato questa intervista con un lungo articolo sul rapporto tra gli statunitensi e i gruppi islamisti. L’articolo è stato pubblicato il 17 Maggio 2013 sul sito della rivista Ceasefire, ripreso da vari siti e finalmente pubblicato sul sito di Nafeez Mosaddeq Ahmed, Cutting Edge, il 21 maggio, 2013. In questa ultima versione, Nafeez Mosaddeq Ahmed aggiunge alcuni dettagli, tra cui il nome di determinate persone precedentemente designate in forma anonima. Ecco il lungo resoconto, molto dettagliato, della straordinaria complessità delle connessioni USA-islamisti e della miriade di implicazioni e operazioni sotto copertura che l’accompagnano.”

Gladio, Gladio-B e al-Qaida, di Dedefensa continua qui.

Terrorismo atlantico

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Anche paesi membri della NATO come la Germania (strage dell’Oktoberfest) e il Belgio (omicidi del Brabante) sono tuttavia stati pesantemente investiti dal fenomeno terrorista. Pensa che esistano collegamenti tra gli eventi che si sono verificati nei vari paesi? Quale obiettiva perseguivano, secondo lei, gli attentatori?
Si, nel corso della Guerra Fredda si sono indubbiamente verificati attacchi terroristici anche in altri Paesi, oltre all’Italia. Ci sono stati attentati anche in Germania, Belgio, Turchia, Francia e Svezia, dove venne assassinato il primo ministro Olof Palme. Per gli storici, è importante considerare ciascun attacco separatamente dagli altri, perché si tratta di crimini molto complicati. Penso tuttavia che esista un collegamento con gli eserciti segreti dell’apparato NATO-Stay Behind anche per quanto riguarda la Germania, dove nel 1989 si verificò l’attentato all’Oktoberfest di Monaco di Baviera, e il Belgio, scosso dalla campagna terroristica che colpì la regione del Brabante, rispetto alla quale sono emerse prove che conducono a un gruppo di destra denominato Westland New Post (WNP) che era a sua volta legato alla NATO. C’è un modello simile: in Italia, il gruppo di estrema destra Ordine Nuovo al quale apparteneva Vincenzo Vinciguerra, era connesso alla rete Stay Behind, e gli eserciti segreti di Stay Behind erano coordinati dalla NATO attraverso due organi segreti, il Comitato Clandestino Alleato (ACC) e il Comitato Clandestino di Pianificazione (CPC). Lo sappiamo grazie ad alcuni generali italiani che hanno partecipato a diverse riunioni di tali organismi. E’ pertanto possibile immaginare che la NATO e gli Stati Uniti abbiano coordinato gli attacchi terroristici in Europa occidentale sferrati da gruppi di estrema destra supportati dagli eserciti segreti di Stay Behind. Il problema è che fino ad ora noi storici ci siamo potuti basare solo su indicazioni, poiché non disponiamo di prove solide, e la NATO non intende assolutamente parlare del terrorismo che ha sconvolto l’Europa occidentale durante la Guerra Fredda. E’una questione molto delicata, naturalmente. Anche la CIA, che supportava gli eserciti segreti di Stay Behind, non vuole parlare di terrorismo in Europa. E nemmeno il presidente Barack Obama è disposto a trattare l’argomento. Si tratta pertanto di un difficile campo di ricerca, ma ciò non ci distrae dal nostro compito di far luce su questa rete di menzogne e violenza.

La proliferazione del terrorismo in Europa occidentale ha visto in molti casi (Italia e Germania in primis) la responsabilità di gruppi neofascisti. Non è però mancato il terrorismo di matrice opposta, messo in atto da fazioni come le Brigate Rosse e la Rote Armee Fraktion. In Italia, le operazioni compiute dalle Brigate Rosse hanno beneficiato di colossali inadempienze da parte delle forze di polizia, talmente evidenti da portare esponenti politici come Sergio Flamigni a pensare a un supporto attivo dei servizi segreti. Quale è la sua opinione in merito a ciò?
Non mi sono occupato in maniera molto approfondita delle Brigate Rosse e della RAF, quindi non saprei. Ho focalizzato i miei studi sugli eserciti segreti della NATO e sull’Operazione Gladio. Ma è più che plausibile, da quel che ho potuto vedere, che i servizi segreti si siano serviti sia delle frange terroristiche di destra quanto di quelle di opposta matrice. Si tratta di un’idea bizzarra per molti comuni cittadini, convinti che i servizi segreti adempiano al compito di proteggere la democrazia dai terroristi. Naturalmente, vanno effettuate ulteriori ricerche riguardo al terrorismo sostenuto dallo Stato.”

Dall’intervista a Daniele Ganser in Il terrorismo in Europa occidentale. Dalla “strategia della tensione” al giorno d’oggi, a cura di Giacomo Gabellini (collegamenti nostri – ndr).
Daniele Ganser, storico svizzero di prestigio internazionale, è ricercatore presso il Centro per gli Studi sulla Sicurezza (CSS) dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (ETH) di Zurigo.
In Italia, è stato pubblicato dalla casa editrice Fazi il suo libro Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, il più esauriente e dettagliato studio realizzato sull’argomento.

OSS, CIA, Gladio

Vecchia puntata di Blu notte. Misteri italiani di Carlo Lucarelli, dedicata ai rapporti segreti tra Italia e Stati Uniti a partire dal secondo conflitto mondiale.
Nonostante gli anni trascorsi, sono numerosi e ancora attualissimi gli spunti di riflessione offerti.
Gli approfondimenti sviluppati al riguardo su questo blog possono essere rintracciati inserendo le corrette chiavi di ricerca nell’apposita casella, selezionando una categoria nella relativa colonna a destra oppure cliccando sui tags presenti in fondo a ciascun post.

La base di Comiso fu un enorme affare

A trent’anni di distanza, si inizia a fare chiarezza sui retroscena degli assassinii di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
E sul fatto che la possibilità di schierare i missili a Comiso fu garantita dal controllo della mafia sul territorio…

“I giganteschi lavori cominciarono, per adattare ai missili lo sgangherato e vecchio aeroporto Magliocco di Comiso. Negli anni tra finanziamenti nazionali e statunitensi furono migliaia di miliardi, il cui ammontare definitivo non è calcolabile. Gli appalti per la base furono conferiti direttamente dalle autorità statunitensi col benestare della loro intelligence. Il consenso del Pci fu negoziato direttamente cogli Usa? Il dibattito sugli Euromissili – acceso dal cancelliere tedesco Helmut Schmidt – cominciò a primavera del 1977. Giorgio Napolitano guidò la delegazione del Pci a Washington per garantire l’affidabilità atlantica del Pci, meno d’un anno dopo. Il tentativo della Democrazia Cristiana di far negare il visto da Washington alla delegazione del Pci fu un clamoroso fallimento. L’ambasciata statunitense a Roma, d’intesa col dipartimento di Stato, garantì il visto. Individuò evidentemente un preciso tornaconto.
La base di Comiso fu un enorme affare in forniture militari ma anche una cuccagna di appalti e di traffici illeciti d’ogni genere. Claudio Fava scrisse anni dopo: “Tutto questo, naturalmente, non è passato su Comiso e dintorni senza lasciare traccia: anzi; si è probabilmente avverata nel corso degli ultimi tre anni la “profezia” di Pio La Torre, il deputato comunista ucciso dalla mafia: «…Si vedrà presto a Comiso lo scatenarsi della più selvaggia speculazione, dal traffico di droga al mercato nero, alla prostituzione, con il degrado più triste della nostra cultura e della nostra tradizione»”. Dalla relazione di minoranza (fra cui il Pci) della Commissione antimafia nel 1984 «(la base NATO di Comiso) rappresenta un elemento che accelera in modo impressionante i processi di degenerazione e di inquinamento della vita sociale e politica». Tutto vero e anche tutto prevedibile: sia mentre il Pci approvava la “doppia decisione della NATO”, sia quando, pochi mesi dopo, l’irriducibile Pio La Torre ricoprì la carica di segretario del Pci siciliano. La guerra per posizionarsi opportunamente per affondare le mani nelle montagne di miliardi cominciò tempestivamente e coinvolse molte parti. Riguardò la politica, la mafia e l’imprenditoria e quanti nelle rispettive organizzazioni avevano i contatti giusti in Italia e negli Usa.
Riguardò anche i servizi europei e statunitensi, senza escludere quelli sovietici. Quando le cifre sono da capogiro ogni accordo è possibile, ogni corruzione è probabile, ogni tradimento è giocabile.”

Da Comiso, la vera trattativa Stato-Mafia di Piero Laporta.

Afghanistan: le manfrine di Frattini, La Russa & soci

Il “Freccia“ è il 5° blindato, in questo caso di produzione FIAT Iveco-Oto Melara, utilizzato dal “nostro“ contingente in Afghanistan ed il 3° progettato ed uscito dalle catene di montaggio nazionali per dotare i militari “tricolori“ di “un mezzo idoneo ad affrontare le minacce di formazioni ostili in Paesi in cui si imponga la necessità di operazioni di polizia internazionale per ristabilire l’ordine e sicurezza“ (dichiarazione di La Russa Ignazio). Insomma, peace-keeping e peace-enforcing sotto l’egida dell’ONU ed occasione utile per soddisfare al tempo stesso le esigenze dell’ Esercito Italiano (E.I.) per dotare i suoi reparti di un numero adeguato di VBL/VCM/VCE/IFV che soddisfi l’esigenza di dotazioni della Forza Armata.
Un esigenza che coincide con l’acquisto da parte del Ministero della Difesa di un numero di blindati tale da generare, in ogni caso, un lauto profitto alle società costruttrici che si accollano, bontà loro, i costi di progetto, produzione, modifica, manutenzione a tempo e le scorte ricambi all’ E.I..
La conseguenza più immediata di una tale procedura è il volatilizzarsi del rischio di impresa e l’acquisizione da parte dell’E.I. di quantità “regolarmente eccedenti di esemplari prodotti, rispetto alle necessità operative“ essendo ben noti i benefici economici che ricava il personale di alto grado della Forza Armata, Marina ed Aviazione comprese, alla quiescenza, dall’’inserimento a livello dirigenziale nell’industria militare pubblica e privata.
Lobbies che opacizzano, nel migliore dei casi, i bilanci di settore ed inquinano, ormai a partire dagli anni Settanta, le destinazioni di spesa di Via XX Settembre.
Il “Freccia“ pesa in ordine di combattimento 26+2 tonnellate, ha un cannone a tiro rapido da 25 mm KBA, una mitragliatrice MG-42 da 7,62 mm ed una trasmissione su quattro assi. L’arma più temibile nelle mani di un coraggiosissimo ed eternamente appiedato straccione pashtun è un RPG-7 che a 150 metri perde i tre quarti della sua precisione di tiro od un AK-47 che a 130 mt la dimezza.
Nella versione controcarro il “Freccia” aggiungerà, grazie al professore, una dotazione di missili antitank “made in Israel“ Spike con un raggio d’azione dai 4 ai 6 km. Continua a leggere