L’imperialismo energetico statunitense


“Con la Libia relegata nel ruolo di Stato fallito, l’Iran espulso dal commercio, il Golfo Persico che si sta trasformando in zona di guerra, il Venezuela sanzionato dai mercati, Boko Haram che interrompe la produzione di petrolio nigeriana, la gigantesca Russia costretta a una nuova Guerra Fredda, i Sauditi in procinto di vendere pezzi di ARAMCO agli Stati Uniti e ad altri investitori capitalisti, e ora con Donald Trump che tiene il petrolio siriano fuori dai mercati globali, gli Stati Uniti spingono il loro petrolio come il più affidabile e facilmente disponibile.
Lo stesso si può dire degli sforzi degli Stati Uniti per espandere i propri mercati di gas naturale liquefatto (GNL). La volontà sistematica di rappresentare la Russia come una minaccia esistenziale che incombe ai confini dell’Europa orientale e centrale ha lo scopo di stigmatizzare la Russia come partner pericoloso e compromettere la sua posizione come principale fornitore economico di gas naturale, fornito dalle pipeline per l’Europa. Di conseguenza, gli Stati Uniti sperano di aprire la porta di quel mercato stabilendo terminali GNL negli Stati più anti-russi. Allo stesso modo, il caos nello Stretto di Hormuz e la lotta all’Iran hanno gettato un’ombra sull’affidabilità dei maggiori concorrenti statunitensi di gas: i vasti giacimenti di gas iraniano e del Qatar.
In questa competizione per i mercati energetici globali, gli Stati Uniti fanno affidamento sulle sanzioni economiche come arma preferita, in particolare bloccando l’attività commerciale dei rivali energetici.
Se imporre la stabilità in un mondo capitalista dipendente dalle importazioni di energia era il primo obiettivo dell’imperialismo USA, la sovrapproduzione di energia da tecnologie innovative ha fissato nuovi obiettivi. Poiché gli Stati Uniti bramano i mercati tradizionali di petrolio e gas naturale, l’imperialismo USA è disposto a convivere e anche favorire l’instabilità globale. Non è un caso che guerre distruttive senza fine, zone a rischio diffuse, minacce e ostilità siano caratteristiche del ventunesimo secolo.
Rafforzare le esportazioni di energia e la vendite di armi rendono gli Stati Uniti il principale piantagrane in un mondo capitalista instabile e ultra competitivo.
L’imperialismo energetico statunitense rende ancora più pericoloso un mondo già instabile.”

Da È solo tutto per il petrolio?, di Greg Godels.

Terrorismo, globalizzazione, classe media

“Le parole possono essere simili a tiranni. Possono imporre il tenore, la direzione e i limiti della narrazione e perfino dell’azione politica.
Contrariamente a quanto vorrebbe una concezione semplicisticamente positivista, le parole sono elastiche – assumono cioè significati diversi a seconda del contesto, della comunità, delle motivazioni e delle epoche. Chi le utilizza può manipolare, distorcere o plasmare il loro uso in funzione di scopi o effetti specifici. La creazione di nuove parole – come la creazione dei marchi – è in grado di esercitare persuasione o influenza. Di fatto, le parole possono trasformarsi in un’arma politica, talvolta senza che le loro vittime se ne rendano conto.
A suo modo, Marx ci ha messi in guardia dalla tirannia delle parole. Di rado illustrava le sue teorie su un terreno puramente linguistico, preferendo in linea di massima scrivere direttamente riguardo ai referenti delle parole stesse, come era uso comune prima della svolta linguistica in campo filosofico.
Nondimeno, può essere utile riprendere alcuni aspetti del suo pensiero nell’ambito di un’analisi del ruolo che le parole svolgono. Questo metodo è particolarmente valido per spiegare il suo concetto straordinariamente ricco e affascinante di feticismo delle merci, esposto nella Sezione Quarta al termine del primo capitolo del Libro primo del Capitale.
Marx ritenne necessario dedicare un’intera sezione a questo concetto spesso equivocato dopo la pubblicazione della prima edizione e in quelle successive. Molto si potrebbe dire riguardo al tema, ma in questa sede sarà sufficiente ricordare che, nella narrazione convenzionale, il termine «merce» e i termini che denotano le varie merci esercitano un effetto quasi ipnotico sul nostro pensiero, offuscando quel complesso di relazioni storicamente e materialmente determinate che è al centro dell’analisi più particolareggiata delle merci offerta dal primo capitolo del Capitale. Ma esistono anche altri feticismi…”

Tre parole da mandare in pensione, di Greg Godels continua qui.