Un premio Nobel per la guerra

nobel2012

“Anche la politica estera dell’Unione Europea è un gioco, come se ventisette polli senza testa si tirassero dei calci a casaccio tra loro su qualsiasi tema, dalla Palestina all’ammissione della Turchia. Ma c’è una cosa che l’Unione Europea fa bene davvero: produrre, commercializzare e vendere armi a chiunque sia coinvolto in affari bellici.
Asia Times Online ha avuto conferma indipendente da due diplomatici europei che l’U.E. – attraverso il suo braccio militare comandato dagli USA, la NATO – si sta preparando ad una nuova guerra, in Siria. Questo conferma un recente rapporto sullo stesso argomento del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung (Moon of Alabama ce ne offre un’ottima traduzione).
I diplomatici hanno confermato ad ATol che il Segretario Generale della NATO – l’incredibilmente mediocre Anders Fogh Rasmussen – sta scalpitando per una guerra in Siria, camuffando questa sua frenesia con la retorica “La NATO non nasconderà la testa sotto la sabbia”.
Citando le sue parole in diretta da Washington, Rasmussen godrebbe dell’appoggio di Turchia, Regno Unito e Francia, con la Germania in una condizione ambivalente, poiché il Ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle aveva precedentemente escluso l’opzione bellica in favore di una soluzione politica.
Scalpitare per la guerra è una cosa, farla davvero è un’altra. Anche una direttiva NATO che dia il via ad azioni belliche in Siria necessita dell’approvazione di tutti e 28 i Paesi membri. Comunque, ecco lo scheletro dell’atto finale: Washington continuerà ad ordinare al suo fantoccio danese Rasmussen di preparare le basi per un’azione di guerra, assolutamente necessaria. Benvenuti in Siria, oppure Libia-2 – anche se Washington non potrebbe in alcun modo giustificare di propinare al Consiglio di Sicurezza della NATO un’altra Responsabilità a Proteggere (R2P).
Ebbene sì, Bruxelles, abbiamo un problema. E sta succedendo proprio mentre vengono spiegati sul confine turco i missili Patriot e 400 unità militari tedesche. L’opinione pubblica della Germania è contraria ad un’altra guerra nel mondo musulmano. Nel 2013 in Germania ci saranno le elezioni.. Angela Merkel e Westerwelle non sono esattamente degli spiriti suicidi.
L’accelerazione dei missili Patriot – che “proteggeranno” la Turchia contro qualsiasi attacco missilistico dalla Siria – è una scelta che viene dritta dritta dal Manuale Delle Armi D’Illusione Di Massa. Frederick Ben Hodges, capo del nuovo Comando Terrestre Alleato di base a Ismir, Turchia, avrebbe dichiarato ad un’agenzia di stampa dell’Anatolia che i Patriot sono lì come deterrente contro i missili chimici siriani. Come se Bashar al-Assad, (come nel caso Frau Merkel), fosse diventato all’improvviso un pazzo suicida. Gli unici che credono davvero alla storiella d’intelligence che Washington sta facendo circolare, che Damasco potrebbe utilizzare le armi chimiche come ultima spiaggia, sono il fedele danese Rasmussen ed il club di mediocrità politica Britannico-Francese-Turco. Le manovre psicologiche della NATO non metteranno di certo paura al Governo Siriano.
Per quanto riguarda poi l’incredibilmente bizzarro Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdogan, si è dimostrato coerente in una cosa soltanto: ha una febbre, e l’unica cura possibile è lo spazio aereo interdetto. Anche se l’opinione pubblica turca non vuole neanch’essa una guerra, Erdogan non è stato in grado di smorzare questa febbre. La macchina US-NATO ha usato ogni mezzo – dal corrompere orde di funzionari a Damasco fino ad imputare ad Assad ogni settimana una serie di mini-olocausti. Non ha funzionato.
I cosiddetti “ribelli” – contagiati dalla Salafi-jihadis – difatti “controllano” soltanto territori secondari a maggioranza Sunnita o sobborghi intorno alle grandi città. Ci saranno quasi 40,000 combattenti nelle periferie di Damasco, ma rischiano di trovarsi vittime di una clamorosa imboscata organizzata dall’Esercito Siriano. Quindi il presunto cambio di scena dovrà sicuramente prevedere la minaccia delle armi chimiche, e quindi – si spera? – al Sacro Graal dello spazio aereo interdetto.”

Da La NATO aspira a un premio Nobel per la guerra, di Pepe Escobar.

Gli epigoni di Adolf Hitler

“I movimenti di liberazione, autentici, dalla schiavitù coloniale occidentale, che hanno interessato i Paesi dell’area vicinorientale e nordafricana negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, si sono caratterizzati per una profonda adesione al socialismo nazionalista e laico-progressista (nasserismo, baathismo); Egitto (fino al 1978), Libia, Iraq e Siria sono stati fieri avversari, sotto varie forme, del Nuovo Ordine Mondiale. Il prezzo che i governi di tali Paesi hanno versato sull’altare della sfida da essi lanciata a tale progetto imperialista, è stato altissimo. Saddam Hussein, Muammar al Gheddafi, Bashar al Assad, sono ormai assimilati, nella propaganda del mainstream, ad epigoni di Adolf Hitler; il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, nel 1998-1999, fu ritratto dal tabloid “di sinistra” L’Espresso, come una reincarnazione, in sedicesimo, del Fuhrer. Ogni entità politica, partitica, statuale ed ogni dirigente politico i cui riferimenti culturali, ideologici e programmatici si scontrano con gli interessi del Nuovo Ordine Mondiale, subisce un processo di demonizzazione mediatica, propedeutico, nel caso dei leader di tali entità statuali o partitiche, alla successiva eliminazione fisica (coeva con quella dei popoli da essi governati, il più delle volte, come nel caso jugoslavo, iraniano e siriano, a seguito di libere e democratiche elezioni, svoltesi ovviamente nell’ambito di sistemi ed ordinamenti costituzionali differenti ed originali rispetto alla cosiddetta «democrazia liberale borghese» anglo-sassone, risalente al XVII secolo) ed alla conclusiva dannatio memnoriae.
«Comunismo», «nazionalismo», «fondamentalismo terrorista», «antisemitismo», sono gli stereotipi lessicali più comunemente utilizzati dai teorici e dai propagandisti della infowar (tra cui spiccano le varie agenzie di public relations americane, come Ruder & Finn e Hill & Knowlton) per designare i nemici» del capitalismo e dell’american way of life.”

Da Filosofia della disinformazione strategica, di Paolo Borgognone.
Ovverosia come suscitare il consenso, o per lo meno la non opposizione, dell’opinione pubblica dei Paesi occidentali ai progetti di egemonia globale USA/NATO.

15 Ottobre 2011

Dopo oltre sei mesi dal suo inizio, sembra non avere fine la guerra della NATO contro la Giamahiria di Muammar Gheddafi: migliaia di morti causati dai bombardamenti dal cielo contro la popolazione e le infrastrutture civili, uso di elicotteri Apache e droni, mercenari e truppe speciali, rifornimenti di armi micidiali e di ultima generazione ai terroristi qaedisti di Bengasi, tutti insieme non sono stati sufficienti per avere la meglio sull’eroica resistenza del popolo libico guidato da Muammar Gheddafi. I grandi media della NATO continuano a fare propaganda proclamando la vittoria da settimane, se non da mesi; eppure dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che si tratta di disinformazione strategica a scopi militari. La realtà è che nei sobborghi di Tripoli, a Sirte come a Bani Walid, la resistenza continua, rifiutando la resa e il tradimento!
L’Italia, a cui è stato ordinato di partecipare al conflitto – anche contro i suoi interessi – dal suo padrone d’oltreoceano, per mezzo dei suoi politici servi e traditori continua a giustificare la partecipazione militare alla guerra in Libia con la disgustosa retorica dell’”azione umanitaria a difesa dei civili”.
“La Libia è invece vittima di un’ennesima aggressione della NATO, politicamente per nulla diversa da quella contro la Serbia nel 1999 e da quella contro l’Iraq nel 2003, per scopi totalmente geopolitici (approvvigionamento petrolifero e insediamento di un governo non ostile a Washington) e geo-strategici (espansione della sfera d’influenza della NATO, attraverso il comando Africom), volti al contenimento di potenze rivali nei fondamentali scenari del Vicino Oriente e del Mediterraneo”. (testo ripreso da qui)
Contemporaneamente all’azione di aggressione militare alla Libia iniziata a Marzo, si è scatenata la macchina mediatica della NATO contro la Siria di Assad, replicando lo stesso schema utilizzato dalla propaganda di guerra contro Gheddafi per giustificare moralmente l’intervento militare di fronte all’opinione pubblica occidentale, invocando una nuova “azione umanitaria in difesa dei civili”: Assad sarebbe un feroce dittatore autore di abominevoli repressioni contro la popolazione civile che vuole democrazia e libertà; Assad sarebbe un uomo politicamente finito odiato dal suo popolo, etc. etc. Non importa che i disordini siano in realtà dovuti anche qui a terrorismo armato guidato da componenti esterne alla società siriana; no, le falsità dei media della NATO sono fondamentali per spianare la strada alle sanzioni economiche, alle menzognere risoluzioni dell’ONU e, in ultimo, all’aggressione militare funzionale alle mire strategiche dell’occidente euro-atlantico. Come per la Libia, l’Italia ha seguito e segue supinamente passo dopo passo l’escalation pianificata dalla NATO contro la Siria e tutto fa pensare che l’“Italian Repubblic” non si sottrarrà a partecipare ad una nuova aggressione militare contro un Paese sovrano, laico e socialista, se le verrà ordinato di farlo dai suoi padroni di Washington e Londra. E dopo la Libia e la Siria, sarà il turno dell’Algeria, o magari della Russia, come auspicato dal senatore americano, ex candidato alla presidenza, John McCain? Dove condurranno l’Italia le strategie guerrafondaie di quei Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che guidano e la fanno da padroni nella NATO?
“Come per la Libia, anche nel caso della Siria, nessun movimento, partito o gruppo è riuscito ad alzare una voce forte e decisa contro questo nuovo tentativo di aggressione, tanto più a sinistra e nel mondo tradizionalmente “pacifista”, dove si è sostenuta la linea imperialista e neo-colonialista imposta da Obama, da Cameron e da Sarkozy. Preso atto del fallimento storico e politico di queste componenti della società civile, e dell’impossibilità per le ragioni anti-imperialiste e della sovranità nazionale di avere una seria rappresentanza all’interno di istituzioni e grandi organi di stampa” (testo ripreso da qui), alcuni membri del comitato promotore della mobilitazione del 30 agosto 2011 hanno deciso di dare continuità all’aggregazione di forze ed intenti di quella manifestazione, allargandone la piattaforma, per organizzare un nuovo presidio unitario in difesa della Giamahiria e della Repubblica Araba di Siria contro la NATO.

E’ perciò convocato un:
PRESIDIO A MILANO,
DAVANTI AL CONSOLATO GENERALE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA,
SABATO 15 OTTOBRE 2011,
DALLE 15.30 ALLE 17.30, CON CONCENTRAMENTO ALLE ORE 16.30,

PER CHIEDERE:
1. L’immediato ritiro delle forze militari italiane dalla missione criminale in Libia e da tutte le missioni per conto della NATO e degli Stati Uniti d’America;
2. Il ritiro di tutte le forze armate americane dalle basi militari in Italia, dall’Europa e dal Medio Oriente;
3. La fine di qualsiasi tipo di sostegno dell’Italia alle azioni terroristiche in Siria e ai tentativi di destabilizzazione del Paese da parte della NATO.
4. Le dimissioni dei politici italiani servi della NATO e degli USA, come Napolitano, Frattini, La Russa e Berlusconi, che per esaudire i desideri atlantici continuano a violare l’art. 11 della Costituzione attaccando militarmente la Libia e attuando la destabilizzazione della Siria progettandone l’aggressione militare.

PER MANIFESTARE:
1. Il nostro appoggio all’eroica resistenza della Giamahiria di Muammar Gheddafi e della popolazione libica di fronte ai mercenari, ai tagliagole jihadistii, alle bombe e alle truppe speciali della NATO.
2. Il nostro sostegno alla Siria del presidente Assad, vittima degli attacchi terroristici delle bande criminali jihadiste fomentate dall’occidente e dalle squallide campagne mediatiche dei media della NATO.
3. Al mondo, ma soprattutto al popolo libico e siriano, che c’è un’Italia che non dorme e non subisce passivamente i diktat della NATO e che si ribella alle sue logiche criminali, che disprezza i propri politici servi e traditori e che vuole al più presto ristabilire dei rapporti di amicizia e cooperazione con la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista e con la Repubblica Araba di Siria.

Per aderire, scrivere a sabato15ottobre@libero.it.

Modalità di svolgimento, luogo e regole del presidio sono qui.

Uno sterminatore è da sterminarsi

Guerra in Libia: vergogna agli Atlantici!

Il pesante e sproporzionato intervento armato della NATO contro la Libia (una delle tante guerre per la “pace”…) che, da più di 6 mesi, sta mettendo a ferro ed a fuoco quel Paese, distruggendo la quasi totalità delle sue infrastrutture e martirizzando gran parte della sua popolazione, non ha niente a che fare o a che vedere con i termini della “Risoluzione 1973” del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (No Fly Zone, per la difesa dei civili disarmati) del 17 Marzo 2011.
Questo, ormai, lo sanno anche i bambini delle scuole elementari. I quali, oltretutto, sono ugualmente a conoscenza dei reali motivi che sono all’origine di quel conflitto. Vale a dire, l’immenso e lucroso business mancato della Francia di Sarkozy con la Grande Giamahiriya Araba, Libica, Popolare e Socialista del Colonnello Muammar Gheddafi. Un “affaruccio” che – secondo la maggior parte degli esperti – prevedeva la vendita al “negro” di turno, da parte di Parigi, di diverse centrali atomiche civili (destinate a fornire energia elettrica, per alimentare impianti per la desalinizzazione dell’acqua), di 14 caccia Rafale della Dassault Aviation (che la Francia, oltre alle sue FF.AA. non è riuscita, fino ad ora, a vendere a nessun altro Paese!), di 35 elicotteri da combattimento (Eurocopter EC725 Caracal) e di ben 21 aerei di linea Airbus (quattro A-350, quattro A-330 e sette A-320, per la Lybian Airlines, e sei A-350 per l’Afriqiyah Airlines), per diverse decine di miliardi di euro.
E siccome il Colonnello di Tripoli, dopo la firma degli accordi preliminari di Parigi (2007), non aveva voluto, per le ragioni che sono sue, ratificare quei contratti, ecco che il medesimo Colonnello – che all’inizio degli anni 2000 era addirittura ridiventato frequentabile (vedere per credere) – ha incominciato ad essere additato al mondo come il mostro sanguinario che bisognava abbattere ad ogni costo e con tutti i mezzi. Continua a leggere

Bufale senza soste

Roma, 30 agosto – “La falsità propagandistica della NATO sulla guerra in Libia è veramente senza vergogna”. Lo scrive in una nota il vice Ministro alle infrastrutture Roberto Castelli.
“Già quando Gheddafi era ancora in sella – si legge nel documento – era evidente a tutti che l’intervento della NATO era un’azione belligerante a favore di una fazione contro l’altra e che la scusa propagandistica della difesa della popolazione civile era solo una foglia di fico per coprire bombardamenti che hanno causato la morte di decine di civili, donne e bambini. Ma adesso, mentre la maggior parte del territorio libico è in mano ad insorti che si stanno macchiando di delitti contro l’umanità, come da più fonti denunciato, dire che bisogna continuare a bombardare per questioni umanitarie supera persino il Grande Fratello di Orwell”, conclude Castelli.
(TMNews)

Ciak, si gira!

Piazza dei Martiri (della Libertà?) a Doha, già Piazza Verde a Tripoli.
Il cartongesso è stato gentilmente offerto dall’emiro del Qatar.
Per saperne di più.

[Al-Jazeera: un’isola pro-imperialista]

La Sirena imperialista suona a Tripoli

Sabato 20 Agosto alle 20, all’ora dell’Iftar, la rottura del digiuno del Ramadan, la NATO ha lanciato l’”Operazione Sirena”.

Le Sirene sono altoparlanti delle moschee che sono stati utilizzati per lanciare un appello di Al Qaeda alla rivolta. Immediatamente le cellule dormienti dei ribelli sono entrate in azione. Si è trattato di piccoli gruppi molto mobili, che hanno moltiplicato gli attacchi. I combattimenti nella notte hanno fatto 350 morti e 3.000 feriti.

La situazione si è stabilizzata nella giornata di domenica.

Una nave NATO ha attraccato vicino a Tripoli, consegnando armi pesanti e sbarcando jihadisti di Al Qaeda, inquadrati da ufficiali della NATO stessa.

I combattimenti sono ripresi nella notte. Con grande violenza. I droni e gli aerei della NATO bombardano ovunque. Gli elicotteri mitragliano le persone nelle strade per aprire la strada ai jihadisti.

In serata un convoglio di auto ufficiali che trasportavano personalità di primo piano del governo è stato attaccato. Si è rifugiato all’hotel Rixos dove alloggia la stampa straniera. La NATO non ha osato bombardare per non uccidere i propri giornalisti. L’hotel, nel quale mi trovo, è sotto un tiro nutrito. Alle 23,30, il Ministero della Salute ha constatato che gli ospedali sono saturi. All’inizio della serata si contavano già 1.300 morti e 5.000 feriti.

La NATO aveva ricevuto per missione dal Consiglio di Sicurezza di proteggere i civili. In realtà, si stanno rinnovando i massacri coloniali.

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Ore 1. Khamis Gheddafi è venuto personalmente a consegnare delle armi per difendere l’hotel. E’ ripartito. I combattimenti sono molto violenti tutto intorno.

Thierry Meyssan

[Fonte: voltairenet.org]

“E’ un disastro”: gli ultimi avvenimenti secondo l’agenzia di stampa Fides
Roma, 22 agosto – ”I combattimenti e i cannoneggiamenti sono ancora in corso. E’ un disastro”. E’ quanto riferiscono all’Agenzia Fides da Tripoli fonti locali, che hanno chiesto l’anonimato per ragioni di sicurezza. ”Non sappiamo – aggiungono – come stia evolvendo la situazione perché uscire di casa significa mettere a rischio la vita”. Le stesse fonti fanno sapere che al momento non si conosce la sorte del leader Gheddafi.
Le fonti di Fides ricostruiscono così gli ultimi avvenimenti: ”I ribelli hanno iniziato la loro offensiva venerdì sera. Sabato 20 agosto alle 9 del mattino sono iniziati violenti combattimenti che sono durati fino all’una. Domenica 21 i combattimenti sono ripresi con violenza e sono durati tutta la giornata. I bombardamenti aerei della NATO sono continuati fino a ieri. Sono stati molti violenti specialmente sabato durante le prime fasi dell’offensiva di terra”.
(ANSA)

“Malgrado l’attacco” e la propaganda
Tripoli, 22 agosto – Mentre a Tripoli è in atto la battaglia finale tra i lealisti del colonnello libico Muammar Gheddafi e i ribelli, la tv di Stato libica trasmette un programma intitolato ‘Malgrado l’attacco’, con interviste a civili feriti e persone ricoverate in ospedale. Una delle persone interpellate dalla tv di Stato ha espresso la propria vicinanza a Gheddafi per la ”perdita” dei figli Saif al-Islam e Muhammad, che sarebbero stati catturati dai ribelli. In precedenza la tv al-Jazeera aveva riferito che i ribelli avevano preso il controllo della radio e della tv di Stato.
(Rak/Col/Adnkronos)

Con un aggiornamento, lo stesso Thierry Meyssan, stamane, comunica di esser in pericolo di vita insieme al collega Mahdi Darius Nazemroaya e di essere impossibilitati a raggiungere le sedi delle tre ambasciate che hanno offerto loro protezione diplomatica.

Al quale Nazemroaya non hanno perdonato le seguenti dichiarazioni:

L’organo di analisi e informazione indipendente Réseau Voltaire è preoccupato per le minacce di morte rivolte a due suoi membri dello staff attualmente impegnato a Tripoli.
Mahdi Darius Nazemroaya, ricercatore associato del Centre de recherche sur la Mondialisation, e Thierry Meyssan, presidente e fondatore del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace, sono rinserrati nel Hotel Rixos, attorno al quale si svolgono pesanti combattimenti. Secondo quanto riferito, è stato dato l’ordine di ucciderli.
Thierry Meyssan si trova a Tripoli dal 23 giugno 2011, dove guida un gruppo di giornalisti del Réseau Voltaire. Negli ultimi due mesi, ha svolto un’inchiesta giornalistica del conflitto. La sua posizione è diversa da quella degli altri osservatori in quanto egli descrive la ribellione come una azione di minoranza, che permette di giustificare agli occhi dell’opinione pubblica mondiale un’operazione militare classica.
Qualunque siano le posizioni assunte da Mahdi Darius Nazemroaya e da Thierry Meyssan, la loro uccisione sarebbe inaccettabile.
Mahdi Darius Nazemroaya e Thierry Meyssan, non sono combattenti, ma i giornalisti. Coloro che sostengono questa guerra, pensando che si tratti di democrazia e libertà, non possono perdonare l’assassinio di giornalisti.
Attualmente, cinque Stati hanno offerto loro protezione diplomatica. Ma i combattimenti intorno all’Hotel impediscono loro di lasciare i locali e alcune delle ambasciate interessate sono state circondate per rendere impossibile l’accesso.
Consapevoli delle minacce che incombono su di loro, Mahdi Darius Nazemroaya Thierry Meyssan non hanno alcuna intenzione di esporsi a qualsiasi “pallottola vagante”.
Réseau Voltaire invita i cittadini di quei Paesi coinvolti nella guerra ad esercitare pressioni sui loro governi per garantire la sicurezza di questi giornalisti.
Si chiede a tutti di giocare il proprio ruolo di cittadini e di diffondere queste informazioni.

[Fonte: eurasia-rivista.org]

“Per la prima volta”
Roma, 23 agosto – Le truppe della NATO avrebbero preso parte ad operazioni di terra nella battaglia per la presa di Tripoli: è quanto scrive il sito vicino all’intelligence militare israeliana, Debkafile, citando fonti militari.
“Per la prima volta nella guerra contro il regime di Muammar Gheddafi, le truppe NATO, malgrado le smentite, stanno prendendo parte alla battaglia sul terreno dal momento che i ‘consiglieri militari’ francesi e britannici – che fanno parte di unità addette alle operazioni speciali – stanno aiutando i ribelli nella lotta per il controllo di Tripoli”.
Secondo Debka, il contesto sul terreno starebbe evolvendo verso una vera e propria “guerra di intelligence” e l’obiettivo principale della contro-offensiva lealista sarebbe proprio quello di separare “le truppe occidentali dal ridotto numero di ribelli, non più di 2.500-3.000”. Una missione affidata ai lealisti, che Debka stima in 5.000 soldati. Per questo, secondo il sito israeliano, il presidente USA, Barack Obama, parlando lunedì notte, avrebbe definito la situazione sul terreno ancora “fluida e incerta”.
(AGI)

Mentre le grida di tripudio degli atlantisti per l’ottenuta vittoria si affievoliscono, di fronte alla tenace resistenza libica e all’opera di informazione svolta da diverse realtà indipendenti come la nostra, in Italia e all’estero (fra cui, oltre ai vari già citati, anche il sito di Gianluca Freda), Medici Senza Frontiere sottolinea che sta “crescendo l’emergenza umanitaria”:
Roma, 23 agosto – Gli ospedali di Tripoli ”rischiano di rimanere senza scorte”: lo denuncia Medici senza frontiere sottolineando che nel Paese sta ”crescendo l’emergenza umanitaria”. L’organizzazione si dice ”pronta ad espandere le proprie attività nella Libia occidentale”. ”Le strutture mediche sono travolte da un alto numero di casi richiedenti operazioni chirurgiche e il personale sanitario è allo stremo”, spiegano da Msf.
(ANSA)

Dal canto suo, “Israele” non vuole essere da meno: Monther Quri’e, bambino di 5 anni, fatto a pezzi da un missile aria-terra a Gaza…

“Un’assistenza umanitaria urgente” per “pagare i salari”… risate!
Doha, 24 agosto – Il numero due degli insorti libici, Mahmoud Jibril, ha annunciato a Doha lo svolgimento nella capitale del Qatar di una riunione internazionale, con la partecipazione degli Stati Uniti, su un’assistenza umanitaria urgente di 2,5 miliardi di dollari al popolo della Libia. Oltre agli Stati Uniti, parteciperanno Italia, Francia, Regno Unito, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Jibril, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio nazionale di transizione (CNT), organo politico degli oppositori, ha spiegato durante una conferenza stampa che l’obiettivo di questa riunione “è riunire a vantaggio del CNT la somma di 2,5 miliardi di dollari prima della fine del Ramadan, per potere pagare i salari dei libici” e per soddisfare i fabbisogni umanitari urgenti della Libia, ha spiegato.
(TMNews)

“Chiediamo a Israele di usare la sua influenza”…
Tel Aviv, 24 agosto – Un appello a Israele a ”usare la sua influenza” per favorire la caduta del regime di Mummar Gheddafi e’ stato lanciato anche verso Israele da uno dei portavoce degli insorti, Ahmad Shabani, in un’intervista pubblicata oggi dall’edizione online del giornale Haaretz.
Nel colloquio Shabani – fondatore a Londra del Partito Democratico di Libia e figlio di uno dei ministri dell’ultimo governo monarchico di Tripoli, abbattuto a fine anni ’60 dalla rivoluzione gheddafiana – apre anche un mezzo spiraglio a un possibile futuro riconoscimento d’Israele: Paese con cui la Libia non ha alcun rapporto diplomatico formali. ”Noi per ora chiediamo a Israele di usare la sua influenza nella comunita’ internazionale per mettere fine al regime tirannico di Gheddafi e famiglia”, afferma l’oppositore.
(ANSA)

Scusate il ritardo!
Londra, 24 agosto – La resistenza dei governativi ancora in grado di combattere, e la stessa clandestinita’ di Muammar Gheddafi, faranno slittare i tempi per trasferire a Tripoli da Bengasi il Consiglio Nazionale Transitorio: lo ha dichiarato in un’intervista radiofonica per il network pubblico ‘BBC’ il rappresentante in Gran Bretagna del governo-ombra istituito dai ribelli libici, Guma el-Gamaty.
Le previsioni, ha affermato Ganaty, sono nel senso che “i pochi” ancora schierati con Gheddafi si arrenderanno a breve, permettendo cosi’ il previsto trasferimento del Consiglio nella capitale della Libia per sabato prossimo, comunque entro il fine settimana. Ieri invece il portavoce militare del CNT, Ahmed Bani, aveva affermato con l’emittente satellitare pan-araba ‘al-Jazira’ che il Consiglio si sarebbe spostato a Tripoli nel giro di 48 ore.
(AGI)

Signori si nasce e Loro, modestamente, lo nacquero
Londra, 24 agosto – L’ambasciata libica a Londra ha da oggi un nuovo stuoino. Chi visita la rappresentanza diplomatica puo’ pulirsi i piedi su un arazzo che raffigura il colonnello Muammar Gheddafi. La foto dell’ingresso dell’ambasciata e’ diffusa oggi sul sito del Daily Telegraph.
(ANSA)

Segreti (poco) inconfessabili
Washington, 24 agosto – Forze speciali della Gran Bretagna, Francia, Giordania e Qatar sono sul terreno in Libia per aiutare i ribelli. Lo ha reso noto la NATO secondo quanto riporta la CNN.
(AGI)

“L’eccellenza italiana”
Trapani, 25 agosto – ”Il primo grande risultato della missione in Libia e’ stato quello di avere salvato non so quante vite umane. Immagino la carneficina se noi e le forze NATO non avessimo fermato le truppe di Gheddafi”. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa incontrando nella base di dell’aeronautica di Trapani Birgi i militari italiani impegnati nell’operazione ”Unified Protector”.
Rivolgendosi a loro il ministro ha aggiunto: ”Voi siete l’eccellenza italiana, motivo d’orgoglio per la nazione”. La Russa ha anche sottolineato che ”in caso di un mancato intervento avremmo avuto un numero di profughi decisamente maggiore” ed ha auspicato la nascita di uno Stato democratico in Libia sostenendo che siamo di fronte ”a una situazione delicata che tuttavia si sta evolvendo positivamente”.
(ANSA)

Giornalismo imparziale e indipendente
Roma, 25 agosto – “Sono vivo, vegeto e libero. Adesso sto bene, fino a un’ora fa pensavo di essere morto”. Queste le prime dichiarazioni dell’inviato della Stampa Domenico Quirico, riuscito a mettersi in contatto con la sua redazione, come racconta il sito web del quotidiano di Torino.
Ora sto dalla parte giusta e va tutto bene”, ha aggiunto l’inviato. “Devo ringraziare soprattutto due ragazzi che ci hanno salvati, sono stati fantastici”, ha detto confermando che la liberazione dei quattro giornalisi italiani e’ avvenuta in qualche modo grazie ad un blitz.
(AGI)

Tralasciando, per carità di patria, ogni considerazione sulla dinamica dei fatti.

???
Roma, 25 agosto – ”Siamo stati liberati da lealisti, c’erano due gruppi differenti”. Lo ha detto l’inviato del Corriere della Sera, Giuseppe Sarcina, precisando a Skytg24 che ”non erano soldati regolari, ma neanche civili. Erano miliziani”.

Allora sarebbe il caso che il collega Quirico ritiri quanto detto, se vuol proseguire la carriera giornalistica…

Intanto cresce la pressione sui “Paesi non allineati” al fine di avere il via libera allo sblocco dei fondi libici depositati all’estero.
Per pagare le migliaia di mercenari ora attivi sul terreno, assoldati dalla NATO tramite le compagnie private di sicurezza e coordinati dai membri delle forze speciali di Gran Bretagna, Francia, Giordania e Qatar, come riferito ieri.

Londra, 25 agosto – Il premier britannico David Cameron ha chiamato il Presidente sudafricano Jacob Zuma per cercare di di convincere Pretoria a sostenere la proposta di risoluzione presentata ieri dagli Stati Uniti all’ONU, che prevede lo scongelamento di beni libici per 1,5 miliardo di dollari. Nel vertice svoltosi ieri al Palazzo di Vetro, il Sudafrica si è opposto, chiedendo di attendere il riconoscimento del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi da parte dell’Unione Africana (UA), che potrebbe arrivare oggi al termine del vertice in programma ad Addis Abeba.
Stando a quanto riferito da Downing Street, Cameron ha chiamato Zuma per “discutere della situazione in Libia” e i due leader “hanno concordato sulla necessità di decisioni rapide dalla parte dell’UA al vertice di Addis Abeba sullo scongelamento dei beni”.
(TMNews)

“In alto, ho messo un filmato in cui il capo politico degli “insorti” del CNT, Moustapha Abdel Jalil, confessa in diretta TV di aver mentito sulla cattura dei figli di Gheddafi e spiega di averlo fatto per dividere e demoralizzare l’esercito lealista. La cosa che lascia indignati, naturalmente, non è certo il fatto che il capo di una banda di tagliagole abbia mentito, ma il credito incondizionato che tutta la stampa nazionale e internazionale, e perfino la Corte Penale dell’Aja, ha dato alle parole di un bandito criminale, senza minimamente preoccuparsi di valutarle o di attenderne conferma. Un atteggiamento che la stampa nazionale non mostra nessun segno di voler abbandonare.
Lo dimostra la schermata di ieri del sito di “Repubblica” in cui si dà ancora una volta credito alle affermazioni dei tagliagole (“abbiamo circondato la residenza di Gheddafi”) senza minimamente considerare che la notizia proviene da una fonte dimostratasi inattendibile in infinite occasioni. Mentre “Repubblica” pubblicava questo supplemento di stupidaggini, Gheddafi parlava all’emittente TV libica Al-Orouba, dimostrando ancora una volta quanto i media libici risultino, almeno da sei mesi, di gran lunga più attendibili dell’ormai indecente stampa occidentale.”

Da I vigliacchi e gli eroi, di Gianluca Freda.

Ecco invece il trattamento riservato alle fonti non-allineate:

“Soltanto dopo la cattura di Gheddafi”… ché non si sa mai
Parigi, 26 agosto – Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, in prima fila nell’intervento in Libia, vuole andare il prima possibile in visita in Libia insieme con il primo ministro britannico, David Cameron.
E’ quanto si apprende dall’Eliseo, le cui fonti precisano pero’ che la visita avverra’ soltanto dopo la cattura di Gheddafi. Secondo quanto si apprende, la visita non avverra’ comunque prima del vertice internazionale di giovedi’ prossimo a Parigi sul futuro della Libia. L’Eliseo fa sapere anche che Sarkozy non vuole visitare soltanto Tripoli, ma anche le roccaforti degli insorti, in particolare Bengasi e Misurata.
(ANSA)

“L’MQ-9 Predator B è operativo in Italia dall’estate 2010. Noto negli Stati Uniti come “Reaper”, il velivolo è un’evoluzione del Predator A già utilizzato dall’Ami in Iraq ed Afghanistan. Con una lunghezza di 11 metri e un’apertura alare di 20, il “Reaper” assicura maggiori prestazioni in termini di raggio d’azione, autonomia di volo (tra le 24 e le 40 ore), velocità (440 Km/h) e carico trasportabile (quasi 1.800 chili contro i 200 dei Predator A). “L’incremento delle dimensioni e delle prestazioni dell’UAV si rifletterà ovviamente sul carico di armamento trasportabile”, segnalano le riviste specializzate in strumenti di morte. “Si tratterà di missili Hellfire, bombe a guida laser Gbu-12 Paveway II e Gbu-38 Jdam (Joint direct attack munition) a guida Gps”. Un “gioiello” che la casa produttrice, la General Atomics Aeronautcal Systems Incorporated di San Diego (California), vende a 10,5 milioni di dollari l’uno, contro i 3,2 milioni dell’esemplare di prima generazione. “La manutenzione dei Predator B sarà gestita per ancora due anni ad Amendola da personale americano della General Atomics”, specifica il sito web Dedalonews. “Entro un anno gli UAV diverranno sei per modello, consentendo al 32° Stormo dell’Aeronautica di gestire in contemporanea fino a tre velivoli, anche dall’altra parte del pianeta. In attesa di diventare nel 2014 la prima base italiana per i nuovi cacciabombardieri Lockheed Martin F-35A, destinati a sostituire prima gli AMX e poi i Tornado, ad Amendola sono in via di ampliamento gli hangar per gli UAV”.
Per consentire ai Predator B di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, il ministero della Difesa ha predisposto la creazione di “corridoi di volo” riservati tra la Puglia, il poligono sperimentale di Salto di Quirra e lo scalo di Decimomannu in Sardegna, le basi di Sigonella e Trapani in Sicilia e l’isola di Pantelleria. Alcuni di questi “corridoi” sono stati messi a disposizione dei velivoli senza pilota Global Hawks e “Reaper” schierati dalle forze armate USA a Sigonella. I decolli e gli atterraggi degli aerei USA, sempre più numerosi negli ultimi mesi, stanno creando gravi difficoltà al traffico del vicino aeroporto civile di Catania-Fontanarossa. Ne sanno qualcosa i passeggeri del volo di linea Alitalia “Venezia-Catania” che la mattina del 18 agosto sono stati dirottati a Palermo – Punta Raisi “a causa di intenso traffico militare nell’aeroporto di Sigonella” e costretti poi ad un interminabile viaggio in pulman tra il capoluogo siciliano e Fontanarossa. Alle ore 11.18 del giorno successivo, i piloti degli aerei in partenza o diretti allo scalo etneo hanno ricevuto un NOTAM, l’informazione sull’efficienza dei sistemi di sicurezza dell’aeroporto, che ha imposto una breve sospensione delle operazioni sullo scalo “a causa delle attività di un aereo senza pilota”, presumibilmente un Global Hawk dell’Us Air Force operativo a Sigonella. Fra tre anni gli enormi UAV-spia schierati nella base siciliana potrebbero essere venti. Terribile immaginare cosa accadrà in termini di sicurezza, tenuta delle rotte e puntualità di orari viaggiare da e per la Sicilia orientale.”

Da La guerra segreta dei Predator italiani in Libia, di Antonio Mazzeo.