Guerre valutarie, c’è dell’altro

Gli statunitensi vorrebbero sviare il mondo intero dalle reali motivazioni che ci hanno portato nel ciclone della crisi mondiale. Questo perché dietro il sipario finanziario, dietro gli effetti speciali delle bolle speculative e delle defaillances di mercato si nasconde la faccia rabbuiata della Statua della libertà alle prese con una debolezza politica che le impedisce di afferrare le magnifiche sorti e progressive di cui si era sentita padrona subito dopo la caduta dell’URSS.
Per assolvere a questo compito di diversione gli USA sfornano quotidianamente pretesti e bollettini inverosimili onde scagionare sé stessi e far ricadere sul caso, sul ciclo, sull’immoralità degli operatori di borsa e sul dirigismo di stato di Paesi terzi (che truccano le carte del mercato e della moneta e non collaborano sufficientemente alla stabilità degli assetti internazionali), l’approfondimento del danno e forse la sua totale irreversibilità. Ma, come tutti possono intuire, questo è ormai fatto e la ragioni sono molteplici (geo-politiche, sociali, storiche, strategiche ecc. ecc.) anche se si rimanda quasi esclusivamente a fattori economici legati alla natura intrinseca del capitalismo per esorcizzare la perdita di gravità del centro attrattore statunitense nella nuova era multipolare. Ho detto perdita di gravità e non esplosione della stella USA tout court che sarà ancora, per molti anni, un astro capace di influenzare i rapporti di forza mondiali sebbene in coabitazione/conflitto con altre potenze.
Finora gli yankees hanno rilasciato, e volutamente, un’anamnesi frammentata della situazione finanziaria impedendo una diagnosi seria della patologia e dei possibili percorsi di cura da seguire. Ma, ovviamente, gli Stati Uniti vogliono proprio ciò, essi mirano ad occultare le cause di questo terremoto per tentare di riannodare i fili della propria supremazia e tessere una trama a loro favorevole, per quanto con un ordito che non potrà ricalcare pedissequamente quello del passato. I vertici stellestrisce lo hanno messo in conto, sanno che una fase si è definitivamente chiusa e prendono tempo per limitare il più possibile le perdite nonché per proiettarsi, dopo aver raccolto nuovamente le energie, nella battaglia multipolare che li vedrà sì protagonisti ma non in posizione di assoluta preminenza.
In questa chiave di temporeggiamento deve essere letta la recente guerra sino-americana per la valuta. Il Celeste Impero viene accusato di manipolare la sua moneta e di inondare di prodotti ultracompetitivi l’economia occidentale rendendo difficile la ripresa.
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L’assalto alla muraglia cinese è partito dunque con questo travestimento economicistico, ma gli obiettivi che si intendono perseguire sono squisitamente politici e lo vedremo più chiaramente nel prossimo periodo.
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Da La partita Cina-USA, di Gianni Petrosillo.