“Le mega-aziende USA dovrebbero pagare per la distruzione dell’Afghanistan”

I risarcimenti dovrebbero essere pagati da Halliburton, General Electric e da tutti i “contractor” militari che già hanno ricavato molti soldi dalla distruzione dell’Afghanistan e di altri Paesi, racconta l’analista di politica internazionale Caleb Maupin a RT.

RT: Un bambino di quattro anni è stato ucciso la settimana scorsa e adesso quest’ultimo incidente (sette bambini e una donna uccisa in un raid statunitente). Perché le truppe internazionali continuano a colpire zone residenziali se Karzai ha chiesto loro di non farlo?
Caleb Maupin: Le truppe non sono in Afghanistan per proteggere gli Afgani o per obbedire al governo locale. Sono lì per proteggere gli interessi delle banche e delle mega-aziende occidentali. L’intera storia dell’Afghanistan è una storia di un Paese saccheggiato. L’Afghanistan un tempo aveva la grande risorsa del legno, vaste aree forestali che furono tagliate dai britannici. E anche gli storici di destra ammetterebbero che il miglior periodo nella storia dell’Afghanistan è stato quello successivo alla rivoluzione del 1979, quando la popolazione dell’Afghanistan si ribellò e mandò via gli stranieri e cominciò uno sviluppo economico indipendente. E quella fu la storia gloriosa dell’Afghanistan. Furono poi gli Stati Uniti che finanziarono forze come quelle adesso di Al-Qaeda, per intervenire e fare a pezzi il governo rivoluzionario e democratico.
L’Afghanistan appartiene agli Afgani. Non è un Paese povero, ci sono tutti i generi di risorse minerarie e tutti i generi di ricchezza, ma le persone sono povere perché il controllo di queste risorse è nelle mani delle banche e delle mega-aziende occidentali. E questo il crimine che è successo. Questo genere di massacri sono davvero causati da interventi stranieri, puoi accorgertene ovunque essi accadano, nel Medio Oriente, in Africa, in Asia, ovunque.

RT: Le truppe statunitensi dovrebbero lasciare il Paese nel 2014, ma gli Stati Uniti vogliono un accordo di sicurezza che garantisca loro l’immunità dalle leggi locali. Alla luce di queste ultime uccisioni di civili, cosa dovrebbe accadere perché Karzai approvi tutto ciò?
CM: Il presidente Karzai, se rappresenta il popolo afgano, dovrebbe chiedere che vengano pagati al popolo afgano i risarcimenti per i così tanti crimini che lì sono stati commessi, per tutte le persone uccise, per tutte le vite perse, per tutta la povertà e la miseria create dall’intervento statunitense. E questi risarcimenti non dovrebbero provenire dai lavoratori americani, bensì dalla Halliburton, dalla General Electric e da tutti i “contractor” militari che già hanno ricavato molti soldi dalla distruzione dell’Afghanistan e di altri Paesi. C’è la necessità che i risarcimenti siano pagati al popolo afgano così che crimini del genere non restino impuniti.

RT: Se non ci sarà un accordo e le truppe statunitensi vanno via, non sarà poi più facile per gli insorgenti compiere attacchi terroristici e potenzialmente ucidere molti più civili?
CM: Questa è l’argomentazione che viene sempre avanzata dalle potenze straniere. Fanno sempre apparire che loro stanno invadendo il Paese solo perché si curano delle persone che si trovano sotto attacco. Ma in tutto il mondo si possono vedere i frutti degli interventi esteri degli Stati Uniti. Guardiamo alla Libia oggi – stanno meglio dopo che la NATO e gli Stati Uniti hanno deposto Gheddafi? L’Iraq sta meglio? O sta meglio il popolo dell’ex Jugoslavia?
Dovunque gli Stati Uniti vanno, dovunque le potenze straniere vanno e depongono un governo si crea povertà, miseria e sofferenza. Non rendono mai migliori le condizioni di vita della gente, e i popoli hanno il diritto di governare il proprio Paese. L’autodeterminazione è un diritto umano basilare e le truppe straniere dovrebbero lasciare l’Afghanistan.

RT: Ex ufficiali britannici di alto livello hanno espresso preoccupazione in merito alla possibilità di una presa del potere da parte dei Talebani se le truppe internazionali si ritirassero. Karzai vuole che accada questo?
CM: Non so cosa passi per la testa di Karzai, non ho questo genere di conoscenza. Tutto ciò che posso dire è che per gli ultimi 50 o 100 anni abbiamo visto quelli che sono i frutti dell’intervento occidentale. In nessun luogo essi hanno creato pace o lavoro o democrazia o eguaglianza o qualsiasi altra cosa avessero promesso. Dovunque essi sono intervenuti hanno reso la situazione peggiore. Hanno creato sofferenze di massa e vediamo questi massacri in atto e le vite che sono andate perdute. E’ un diritto basilare quello di governare il proprio Paese, quello di non avere truppe straniere di occupazione lì. Il popolo afgano ha quel diritto assolutamente. E i soldi che vengono spesi per l’occupazione dell’Afghanistan e opprimere il suo popolo dovrebbero essere spesi in lavoro, scuole, educazione per la fatiscente società qui negli Stati Uniti. Le scuole e gli ospedali stanno chiudendo, perché le nostre tasse pagate qui negli Stati Uniti vengono utilizzate per finanziare una guerra in un altro Paese? Nessuno ne beneficia. Lasciamo stare la popolazione degli Stati Uniti.

[Traduzione di M. Janigro]

Basi USA in Kosovo

Riproponiamo un pezzo pubblicato lo scorso aprile, allora cripticamente intitolato “Campi”, riguardante i due insediamenti militari statunitensi in Kosovo.

Camp Bondsteel è la più vasta e costosa base militare degli Stati Uniti costruita all’estero, partendo da zero, dai tempi del Vietnam. Nel giugno 1999, subito dopo la conclusione dei bombardamenti NATO sulla ex-Jugoslavia, le forze statunitensi requisirono 360 ettari di terreno agricolo nel sud-est del Kosovo a Urosevac, vicino al confine con la Macedonia, e cominciarono a costruirvi un campo. In meno di tre anni, l’iniziale accampamento di tende si è trasformato in una base autonoma ed altamente tecnologica che ospita i tre quarti di tutte le truppe che stazionano in Kosovo, circa 7.000 uomini. Gli altri 2.000 soldati del contingente statunitense nella regione, denominato Task Force Falcon, sono dislocati a Camp Monteith, ad un’ora di auto da Bondsteel, vicino a Gnjilane. Costruita sui terreni che precedentemente ospitavano una base dell’esercito jugoslavo, è il Quartiere Generale USA in Kosovo.
A Camp Bondsteel ci sono 25 km di strade ed oltre 300 edifici, circondati da 14 km di barriere di terra e cemento, 84 km di filo spiato e 11 torri di guardia. Diversi edifici dedicati alla “ricreazione e benessere morale” con televisioni, lettori dvd, biliardi, ping pong, videogame, accesso a internet ed una sala per videoconferenze. Tre palestre, un Burger King, un Anthony’s Pizza ed un Cappuccino bar. A soddisfare i bisogni culturali giunge in soccorso il centro educativo intitolato a Laura Bush, dove è possibile imparare l’albanese e migliorare le proprie abilità informatiche. Senza poi scordarsi di recitare una bella preghiera in una delle due cappelle.
Meno allegra, sicuramente, l’atmosfera che si respira nella prigione del campo, capace di accogliere coloro i quali si siano resi protagonisti di incidenti nel settore statunitense del Kosovo.
Camp Bondsteel non è il risultato di una “guerra giusta” o di un intervento umanitario a favore della popolazione albanese. La sua costruzione era infatti stata prevista molto prima dei bombardamenti del 1999, con un progetto multimiliardario appaltato alla Kellogg Brown & Root (KRB) Services Corporation: essa è la sussidiaria texana della Halliburton il cui amministratore delegato all’epoca era Dick Cheney, poi vice presidente nell’amministrazione Bush.
Uno degli obiettivi di Camp Bondsteel era (è) quello di “proteggere” l’AMBO, l’oleodotto albanese-macedone-bulgaro che dovrebbe portare il petrolio del Mar Caspio dal porto bulgaro di Burgas sul Mar Nero fino a quello albanese di Valona sull’Adriatico. “Casualmente”, due anni prima dell’aggressione della NATO, un alto dirigente della Brown & Root Energy – controllata sempre dalla Halliburton – Edward Ferguson, era stato nominato a capo del progetto AMBO. Anche i piani di fattibilità dell’AMBO sono stati eseguiti dalla KRB: il relativo contratto è stato firmato nel 2004.

Campi

Bondsteel e Monteith.
Camp Bondsteel è la più vasta e costosa base militare degli Stati Uniti costruita all’estero, partendo da zero, dai tempi del Vietnam. Nel giugno 1999, subito dopo la conclusione dei bombardamenti NATO sulla ex-Jugoslavia, le forze statunitensi requisirono 360 ettari di terreno agricolo nel sud-est del Kosovo a Urosevac, vicino al confine con la Macedonia, e cominciarono a costruirvi un campo. In meno di tre anni, l’iniziale accampamento di tende si è trasformato in una base autonoma ed altamente tecnologica che ospita i tre quarti di tutte le truppe che stazionano in Kosovo, circa 7.000 uomini. Gli altri 2.000 soldati del contingente statunitense nella regione, denominato Task Force Falcon, sono dislocati a Camp Monteith, ad un’ora di auto da Bondsteel, vicino a Gnjilane. Costruita sui terreni che precedentemente ospitavano una base dell’esercito jugoslavo, è il Quartiere Generale USA in Kosovo.
A Camp Bondsteel ci sono 25 km di strade ed oltre 300 edifici, circondati da 14 km di barriere di terra e cemento, 84 km di filo spiato e 11 torri di guardia. Diversi edifici dedicati alla “ricreazione e benessere morale” con televisioni, lettori dvd, biliardi, ping pong, videogame, accesso a internet ed una sala per videoconferenze. Tre palestre, un Burger King, un Anthony’s Pizza ed un Cappuccino bar. A soddisfare i bisogni culturali giunge in soccorso il centro educativo intitolato a Laura Bush, dove è possibile imparare l’albanese e migliorare le proprie abilità informatiche. Senza poi scordarsi di recitare una bella preghiera in una delle due cappelle.
Meno allegra, sicuramente, l’atmosfera che si respira nella prigione del campo, capace di accogliere coloro i quali si siano resi protagonisti di incidenti nel settore statunitense del Kosovo.
Camp Bondsteel non è il risultato di una “guerra giusta” o di un intervento umanitario a favore della popolazione albanese. La sua costruzione era infatti stata prevista molto prima dei bombardamenti del 1999, con un progetto multimiliardario appaltato alla Kellogg Brown & Root (KRB) Services Corporation: essa è la sussidiaria texana della Halliburton il cui amministratore delegato all’epoca era Dick Cheney, poi vice presidente nell’amministrazione Bush.
Uno degli obiettivi di Camp Bondsteel era (è) quello di “proteggere” l’AMBO, l’oleodotto albanese-macedone-bulgaro che dovrebbe portare il petrolio del Mar Caspio dal porto bulgaro di Burgas sul Mar Nero fino a quello albanese di Valona sull’Adriatico. “Casualmente”, due anni prima dell’aggressione della NATO, un alto dirigente della Brown & Root Energy – controllata sempre dalla Halliburton – Edward Ferguson, era stato nominato a capo del progetto AMBO. Anche i piani di fattibilità dell’AMBO sono stati eseguiti dalla KRB: il relativo contratto è stato firmato nel 2004.

Così, perché Loro non vogliono farsi mai mancare nulla.