Ciò detto e premesso…

Quello che segue è il resoconto stenografico della seduta n. 252 del 23/1/2003 della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Il Senatore Francesco Bosi, Sottosegretario di Stato per la difesa, risponde all’interpellanza n. 2-00602 presentata dall’Onorevole Mauro Bulgarelli.

“Preliminarmente, è opportuno puntualizzare che in linea generale, dal punto di vista degli accordi internazionali, la presenza di forze NATO o di forze statunitensi in Italia si inquadra nell’ambito dell’applicazione del Trattato del Nord Atlantico del 1949.
Al riguardo, per l’utilizzazione delle basi non vige alcuna condizione di extraterritorialità permanendo allo Stato italiano l’esercizio della piena sovranità. Difatti, nello specifico di Camp Darby, il comandante della base è un ufficiale italiano. In particolare, le basi intese come porzione di territorio di sostegno logistico ed operativo, dotate di uomini e mezzi, non appartengono dunque alla NATO od agli americani: esse sono solo concesse in uso alle forze militari della NATO o statunitensi senza che la sovranità nazionale sia in alcun modo limitata o messa in discussione.
Come si è detto gli accordi che regolano la materia trovano il proprio fondamento nell’articolo 3 del Trattato di Washington e nei discendenti accordi, che cito: Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 (NATO Status of Forces Agreement – SOFA), ratificato dall’Italia con la legge n. 1335 del 1955; Protocollo di Parigi del 28 agosto 1952, approvato con la legge 30 novembre 1955, n. 1338; Convenzione di Ottawa del 20 settembre 1951, approvata con la legge 10 novembre 1954, n. 1126; decreto del Presidente della Repubblica del 18 dicembre 1962, n. 2083.
In questo quadro si inseriscono gli accordi bilaterali che regolano la presenza delle forze statunitensi in Italia. Sono accordi sia generali, che prevedono forme di assistenza militare reciproca fra i due paesi, sia particolari, che disciplinano gli aspetti della presenza e delle attività dei contingenti militari statunitensi.
Il più importante accordo bilaterale, a carattere complessivo, è il Bilateral Infrastructure Agreement del 20 ottobre 1954, firmato per l’Italia dal Presidente del Consiglio pro tempore. Ad esso sono poi strettamente collegati un accordo tecnico aereo del 30 giugno 1954 ed un accordo tecnico navale del 20 ottobre 1954.
Questi accordi bilaterali hanno un’elevata classifica di segretezza e non possono essere declassificati unilateralmente poiché il regime di segretezza è stato stabilito di comune accordo dai Governi italiano e statunitense. Il segreto militare relativo alle infrastrutture, ai compiti, alla distribuzione di uomini, mezzi e materiali ed al tipo di presenza militare nelle diverse località si espande fino ad abbracciare le regole che disciplinano le funzioni di comando nelle basi ove operano forze statunitensi, nonché le disposizioni sui rapporti fra le autorità militari italiane e statunitensi. D’altra parte, è normale che tali notizie siano coperte da segreto: la diffusione indiscriminata di informazioni sugli strumenti di difesa è, a ragione, considerata da tutti gli Stati una fonte di rischio. L’Italia non fa eccezione essendo la sua difesa integrata con quella dei paesi alleati, ivi compresa la loro presenza nel nostro territorio.
Vero è che tali accordi possono essere oggetto di modifiche o di aggiornamenti, come è più volte avvenuto. Infatti, questi accordi elaborati negli anni della “guerra fredda” e costruiti su modelli che risalgono alla fase di maggior tensione tra i due blocchi, nel tempo sono stati rinegoziati ed adeguati al mutato contesto storico in un spirito che riconosce, tra l’Italia e gli Stati Uniti, una condizione di assoluta pariteticità e reciprocità.
In questo quadro, tra gli accordi più significativi vi è lo Shell Agreement o Memorandum d’Intesa tra il Ministero della Difesa della Repubblica italiana ed il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, stipulato il 2 febbraio 1995, che è specificatamente riferito alle installazioni e alle infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia.
Ciò detto e premesso (…)”.

(Grassetto nostro)