La fitna che oggi divampa nel mondo musulmano

beheadings-300x229“Ora, mentre la maggior parte degli Arabi, dei Turchi, dei Pakistani è sunnita, come sunnita è pure l’Indonesia, che è il più popoloso dei paesi musulmani, il nucleo più compatto e numericamente consistente dell’Islam sciita è rappresentato dal popolo iraniano. Questa stretta relazione dell’Iran con la Scia viene oggi utilizzata in un quadro strategico ispirato alla teoria dello “scontro di civiltà”: i regimi del mondo musulmano alleati degli Stati Uniti e di Israele fanno un ricorso strumentale al dualismo “Sunna-Scia” al fine di eccitare lo spirito settario e dirigere le passioni delle masse contro la Repubblica Islamica dell’Iran, dipinta come irriducibile nemica dei sunniti e presentata come nucleo statuale dell’egemonia regionale “neosafavide” (fu sotto la dinastia safavide che nella Persia del XVI secolo la Scia diventò religione di Stato).
L’alimento ideologico del settarismo antisciita è costituito soprattutto, anche se non unicamente, dalle correnti wahhabite e salafite, le quali fin dal loro apparire sono state oggetto di riprovazione e di condanna da parte dell’ortodossia sunnita. Circa lo storico rapporto di solidarietà che collega tali manifestazioni di eterodossia all’imperialismo britannico e statunitense, ci siamo già dilungati altrove. Qui sarà opportuno osservare che il più recente e virulento prodotto delle suddette correnti, ossia il sedicente “Stato Islamico” (Daesh, Isis, Isil ecc.), palesemente sostenuto da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, è lo strumento di una strategia americana finalizzata ad assicurare al regime sionista l’egemonia sul Vicino Oriente e quindi ad impedire il formarsi di un blocco regionale che dall’Iran si estenda fino al Mediterraneo.
Occorre inoltre notare la significativa somiglianza che intercorre tra il caricaturale e parodistico “Califfato” di al-Baghdadi e la petromonarchia saudita. Gli efferati e bestiali atti di sadismo compiuti dagli scherani del cosiddetto “Stato Islamico”, la devastazione sacrilega dei luoghi di culto tradizionali e la vandalica distruzione dei siti della memoria storica in Siria e in Irak, infatti, costituiscono altrettante repliche di analoghi atti di barbarie commessi dai wahhabiti nella penisola arabica. Il cosiddetto “Stato Islamico”, come è stato ampiamente mostrato sulle pagine di questa rivista, non è se non una forma radicale e parossistica di quella particolare eterodossia che ha il proprio eponimo in Muhammad ibn ‘Abd al-Wahhab. D’altronde, sia l’entità saudiana sia la sua replica denominata “Stato Islamico” devono entrambe la loro nascita e il loro sviluppo agl’interessi angloamericani ed alle scelte operative della geopolitica atlantica.
La “guerra civile” islamica, la fitna che oggi divampa nel mondo musulmano, trae dunque origine dall’azione combinata di un’ideologia settaria e di una strategia che i suoi stessi ideatori hanno chiamata “strategia del caos”.”

Da La guerra civile islamica, di Claudio Mutti, editoriale di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 3/2015.

Il Kurdistan iracheno – sogno bagnato per stranieri e ricchi

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Andre Vltchek per rt.com

Mentre l’Irak è un bagno di sangue, la capitale del Kurdistan iracheno Erbil si promuove presentandosi come un’isola di stabilità e prosperità, attirando così molti stranieri per via del petrolio. Ma dietro questa stabilità si cela la rabbia, la disperazione e la paura della popolazione locale.
Il Machko Chai Khana è una vera istituzione, una vecchia e tradizionale sala da tè scavata nelle antiche mura della cittadella di Erbil. È qui che molti pensatori e scrittori locali si ritrovano per bere il loro tè, giocare a carte e condividere le loro storie.
Adesso gli intellettuali locali sono a stretto contatto con i rifugiati provenienti da Siria ed Irak.
“Gli Americani sono la ragione principale per cui l’Irak è distrutto” dice Ishmaeal Khalil, uno scienziato nucleare iracheno forzato a lasciare la sua città natale di Tikrit dove era un professore universitario.
“Insegnavo e creavo: costruivo la mia nazione. Poi l’Irak è stato invaso e distrutto. Non posso far nulla adesso… Non ho nulla… Adesso non faccio null’altro che mangiare e dormire. Ed è esattamente ciò che l’Occidente vuole, distruggere le nostre menti.”
Mentre parla il professor Khalil naviga con il suo smartphone, mostrandomi le foto del suo ufficio, dell’Università e dei suoi studenti.
“Sono scappato cinque mesi fa dopo che la mia università è stata distrutta dall’ISIS. E tutti sappiamo chi c’è dietro di loro: gli alleati dell’Occidente, l’Arabia Saudita, il Qatar ed altri… Sogno spesso la mia nazione com’era un tempo con Saddam Hussein. Le infrastrutture erano eccellenti e la gente era ricca. C’era abbondanza di acqua ed elettricità… C’era istruzione e cultura per tutti…” Continua a leggere