Crescere tra quelle righe

“Crescere tre le righe” è il convegno organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, quest’anno giunto alla sua nona edizione, che vede come protagonisti il mondo italiano ed internazionale dell’editoria, gli studenti e le Istituzioni.
Esso “rappresenta un’occasione unica, nel panorama della comunicazione nazionale, per riunire attorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti dell’informazione sia scritta che parlata, oltre ad autorevoli esponenti delle Istituzioni e gli studenti, per fare il punto della situazione sul rapporto tra giovani e informazione e per confrontarsi sul ruolo che questa può esercitare quale strumento per la crescita, nelle giovani generazioni italiane, di quel solido spirito critico indispensabile per garantire la convivenza civile e democratica del nostro Paese”.
Così recita il sito dedicato.
L’Osservatorio Permanente Giovani-Editori è presieduto dall’infaticabile Andrea Ceccherini, che ne è stato anche co-fondatore insieme a Cesare Romiti (allora presidente di RCS-Corriere della Sera) e Andrea Riffeser Monti (vice presidente e amministratore delegato del Gruppo Poligrafici Editoriale) nel giugno 2000.
Nell’estate del 2002, il Ceccherini è stato quindi invitato dal Dipartimento di Stato USA a “compiere un viaggio di studi incentrato sulla costruzione di relazioni internazionali nei campi dell’editoria e della politica”, riferisce la nota biografica sul sito dell’Osservatorio.
Successivamente, egli ha avuto il privilegio di essere ricevuto da Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano, S.S. Papa Benedetto XVI, Cardinal Tarcisio Bertone, Papa Francesco.
Un importante alleato dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori sono i Gruppi Editoriali: la squadra che affianca l’Osservatorio nelle sue iniziative è composta dal primo giornale di opinione italiano, il Corriere della Sera, dal più importante quotidiano economico, Il Sole 24 Ore, e da alcune delle principali testate locali, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, L’Unione Sarda, l’Adige, Il Tempo, L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi, La Stampa, la Gazzetta di Parma, Il Gazzettino. A questi si sono aggiunti più di recente La Gazzetta dello Sport, il più diffuso quotidiano sportivo, e l’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale della Santa Sede.
L’Osservatorio Permanente Giovani-Editori collabora da diversi anni anche con il sistema delle Fondazioni di origine bancaria italiana, ed è affiancato da grandi aziende come Enel, Eni, Telecom Italia e Rai nonché dai tre principali istituti bancari italiani: Intesa Sanpaolo, Unicredit e MPS.
Tralasciando gli esponenti dei media nazionali -i soliti Vespa e insetti similari dell’informazione atlanticamente corretta di casa nostra- non resta dunque che elencare i rappresentanti di alcuni fra “i maggiori gruppi editoriali internazionali” che saranno ospiti al Borgo La Bagnaia, alle porte di Siena, i prossimi 22 e 23 Maggio:
Gerard Baker, Direttore The Wall Street Journal;
Dean Baquet, Direttore The New York Times;
Martin Baron , Direttore The Washington Post;
Jeff Bewkes, Amministratore Delegato Time Warner;
Richard Gingras, Senior Director dei prodotti News e Social Google;
Davan Maharaj, Direttore Los Angeles Times;
Mark Thompson, Presidente e Amministratore Delegato The New York Times.
Dulcis in fundo, è assicurata la presenza di John R. Phillips, Ambasciatore USA in Italia.
I viaggi studio negli Stati Uniti, promossi dal Dipartimento di Stato, hanno colpito ancora!
Federico Roberti

[Si vedano:
Le ragioni di François
Sedurre gli intellettuali per ammaestrare il popolo
La NATO culturale]

Stati Uniti del linciaggio

corda sapone

“Il linciaggio è un delitto che ancora gli Italiani non conoscono, forse un giorno i nostri emigranti l’apprenderanno dai civili Americani”
Gerolamo Moroni, Il peonage nel Sud degli Stati Uniti, Rapporto del Regio addetto all’emigrazione italiana in Nuova Orleans, in “Bollettino Emigrazione”, 1910, 5

Tra fine Ottocento e primi Novecento furono decine e decine i nostri emigranti linciati negli Stati Uniti da cittadini, da «bravi cittadini», che invece del processo usavano una giustizia spiccia, mettendo subito mano alla corda e al sapone per impiccarli, potendo contare sulla complicità delle pubbliche autorità. La storia di questa violenza ci dà la misura di quanto gli Italiani, considerati una via di mezzo tra i bianchi e i neri, fossero discriminati. La giustizia americana mandò sempre impuniti i colpevoli di una così nefanda intolleranza, arrivando a sostenere in un caso che il linciaggio era avvenuto «per volontà di Dio». Quanto all’Italia, il nostro Stato, il nostro governo furono spesso incapaci di una reazione all’altezza di tanta brutalità. Il «prezzo del sangue»: così furono chiamati gli umilianti risarcimenti pagati dal governo federale americano alle famiglie degli Italiani linciati, in cambio di una giustizia che non si era voluto fare. Non esagerava quindi quel giornale italiano negli Stati Uniti che commentava amaramente: «Costano tanto poco questi Italiani che vale la pena di linciarli tutti quanti». Un capitolo drammatico e troppo spesso dimenticato della storia dell’emigrazione italiana viene qui ricostruito sulla base di una documentazione in massima parte inedita. L’autrice analizza le controversie diplomatiche che i casi di linciaggio avevano generato tra Stati Uniti e Italia, un’Italia destinata a incassare una serie di fallimenti senza mai riuscire ad ottenere che i «linciatori» fossero effettivamente perseguiti e puniti.

Corda e sapone. Storie di linciaggi degli Italiani negli Stati Uniti,
di Patrizia Salvetti, Donzelli editore, 2003, € 18

Patrizia Salvetti, docente presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università «La Sapienza» di Roma, è autrice di varie pubblicazioni di storia politica e di storia sociale in età contemporanea, in particolare di storia dell’emigrazione italiana nelle Americhe: negli Stati Uniti, in Nicaragua, in Cile, in Argentina.

Fuori l’Italia dalla NATO – sintesi video

Sintesi degli interventi al convegno svoltosi il 21 Aprile u. s. a Roma, quale presentazione della campagna per l’uscita dell’Italia dalla NATO.

Bologna bombardata 1943-1945

Perché questa iniziativa?

Alle 12.06 del 29 gennaio 2014 il suono di una sirena d’allarme ha spezzato l’abituale silenzio delle sale della Biblioteca dell’Archiginnasio, per ricordare il bombardamento che esattamente 70 anni prima aveva distrutto un’intera ala del palazzo, causando danni irreparabili al patrimonio artistico e documentario.
Tra le varie iniziative per ricordare quel momento, il più drammatico nei 450 anni di vita dell’Archiginnasio, è stato deciso di digitalizzare e mettere a disposizione sul sito web della Biblioteca materiale di vario genere (fotografie, manoscritti, documenti d’archivio, materiale a stampa), in buona parte inedito, per raccontare nel modo più ampio possibile che cosa accadde, e perché accadde, il 29 gennaio 1944.
La distruzione di uno dei luoghi simbolo di Bologna, che dal 1563 al 1803 fu la prima sede unificata dello Studio e dalla metà dell’Ottocento è sede di una grande biblioteca pubblica, è un evento di tale portata che può risultare incomprensibile, se non inserito nel contesto delle vicende belliche e dei bombardamenti che interessarono Bologna tra il luglio del 1943 e l’aprile del 1945 ed è quindi lecito e comprensibile porsi alcune domande:
Quali erano gli obiettivi e la strategia militare degli Alleati e perché dal luglio 1943 iniziarono a bombardare Bologna?
Se i bombardamenti erano diretti verso obiettivi militari, perché causarono 2.500 vittime tra i civili, la distruzione e il danneggiamento del 43% degli edifici della città, colpendo anche molti luoghi monumentali?
Come venivano effettuati i bombardamenti, e quale era all’epoca la capacità di colpire i bersagli, limitando i cosiddetti “effetti collaterali”?
Che ruolo ebbe la difesa attiva, quindi l’azione dell’artiglieria contraerea e degli aerei da caccia tedeschi e della A.N.R. (Aeronautica Nazionale Repubblicana) nel contrastare i bombardamenti su Bologna?
Il tema della difesa passiva e in particolare del sistema dei rifugi antiaerei che avevano lo scopo di proteggere i bolognesi durante i bombardamenti, data la sua complessità non può essere affrontato in questa sede, ma si rimanda al catalogo della mostra tenutasi presso l’Archiginnasio e l’Archivio Storico Comunale dal 20 settembre al 15 ottobre 2013: Memorie sotterranee. I rifugi antiaerei a Bologna tra ricerca, tutela e valorizzazione, a cura di Vito Paticchia e Massimo Brunelli, Bologna, I.B.C., 2014.

Cliccare bolognabombardata
opera liberatori

Un 5 per mille ben devoluto

Il contribuente italiano può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei sei appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’ obbligo di presentare la dichiarazione). È consentita una sola scelta di destinazione. Oltre alla firma, il contribuente indica il codice fiscale del singolo soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille.

Volti del Donbass e Bye Bye Uncle Sam segnalano ai loro lettori due Onlus di provata serietà che da oltre dieci anni costruiscono ponti di solidarietà fra l’Italia e due Paesi vittime dell’imperialismo occidentale: la ex Repubblica Federale di Jugoslavia (oggi Serbia) e la Russia. Queste associazioni sono Aiutateci a Salvare i Bambini e SOS Yugoslavia.
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Vi invitiamo a visitare i siti di queste associazioni per saperne di più, anticipandovi qui solo una breve descrizione delle loro attività:

SOS Yugoslavia: L’Associazione “SOS Yugoslavia” nasce durante i bombardamenti della NATO sul territorio della Repubblica Federale Jugoslava, in occasione dell’ultimo conflitto balcanico, la cosiddetta guerra del Kosovo; era la primavera del 1999, in continuità con la precedente esperienza del Comitato di Solidarietà con i popoli della ex Jugoslavia, attivo fin dall’ inizio delle guerre balcaniche dal 1992, su un terreno informativo. A fronte di quest’ennesima tragedia, la scelta solidaristica e di lavoro per la pace e contro le guerre, di un gruppo di persone già impegnate su tematiche sensibili, si unifica con una parte della Comunità slava della città, sviluppando un progetto d’aiuto concreto che ha per obiettivo l’invio di denaro e/o materiali umanitari nelle zone colpite, oltre ad un livello di produzione di materiali informativi, sia di attualità che storici e culturali. Segue

Aiutateci a Salvare i Bambini: L’Associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus” opera dal 2001 nella Federazione Russa in aiuto all’infanzia in difficoltà. L’Associazione, a carattere nazionale, ha sede a Rovereto (TN). E’ presente a Mosca presso la più importante clinica pediatrica federale RDKB – in partenariato con il Gruppo di Volontariato Padre Aleksandr Men’ -, nella città di Beslan, nella Regione di Archangel’sk ed in altre regioni della Federazione Russa. L’Associazione ha sviluppato innumerevoli iniziative che hanno aiutato l’infanzia russa in particolare difficoltà nei seguenti ambiti di intervento. SANITARIO PEDIATRICO: in molti ospedali pediatrici della Federazione Russa ed in particolare nei reparti oncologici; SOCIALE PSICOLOGICO: in favore delle vittime del terrorismo (Beslan) e delle guerre (Ucraina); IN FAVORE DEGLI ORFANI: dal 2005 opera il Progetto “Tu non sei solo! Orfani di Russia” programma di aiuto agli orfani. Il Bilancio economico finanziario dell’Associazione, anche se in regime di non obbligo, è sottoposto a revisione e certificazione da parte di un Revisore dei Conti iscritto all’Albo dei Revisori Contabili. Le spese per l’attività dell’Associazione mediamente non hanno mai superato il 6% del totale degli introiti. Il Presidente dell’Associazione è stato insignito del titolo “Operatore onorario della Clinica pediatrica RDKB di Mosca” e “Cittadino onorario della Città di Beslan”.