E’ giunto il momento di riprenderci le chiavi di casa

“L’oligopolio, costituito da Booking, Expedia, Tripadvisor ed Airbnb, ha sede fiscale in Delaware attraverso una serie di scatole cinesi. Ad esempio Booking paga solo il 5% in Olanda, sul suo fatturato, grazie a una ruling tax come quelle accordate da Juncker al Lussemburgo ma fondamentalmente Booking, Tripadvisor ed Expedia sono 3 costole di Microsoft, nate come sue start up, poi quotate, e ancora strettamente connesse tra loro al punto da scambiarsi i manager, e da avere praticamente gli stessi azionisti di maggioranza: Vanguard, State Street, Blackrock, FMR ecc. Mentre Airbnb è una startup del fondatore di Amazon, i cui azionisti principali sono Vanguard, Blackrock, FMR, State Street….
Sono a tal punto connesse tra loro da essersi messe d’accordo su condizioni e termini e da spartirsi il mercato, concordando insieme le politiche di “penetrazione”. Ad esempio, il colosso Expedia, controllato anche da Chelsea Clinton, ha rovinato quello che era nato come un settore peer to peer negli affitti delle case vacanze, che metteva direttamente in contatto turisti e proprietari, attraverso il contatto diretto e lasciando al proprietario un controllo sulla sua attività, degno e libero. Tu pagavi una quota annua e Homelidays, Abritel, Fewo Direkt o le altre che adesso sono filiali di Expedia, ti dava visibilità in una determinata lingua, per un determinato mercato – tedesco, francese, inglese, ispanico ecc – lasciando liberi proprietario e turisti di scegliere il metodo di pagamento DIRETTO, SENZA INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA, e di mettersi d’accordo tra di loro come dovrebbe succedere in un libero mercato.
Il settore dell’affitto delle case private è stato rovinato da Expedia, dicevo, perché dopo avere comprato tutti i siti Paese per Paese che si occupavano del p2p delle case vacanze, ha modificato drasticamente i termini dei contratti in essere, come in banca, per renderli uguali a quelli di Booking, sito nato per l’intermediazione tra alberghi e turisti, e costringendo i proprietari a sottoscrivere, oltre al servizio di promozione sul net, i servizi finanziari di una società collegata – altro reato GRAVE ai sensi delle norme della concorrenza, secondo le quali non puoi subordinare all’offerta di un servizio l’offerta di un altro servizio, a pagamento.
(…) Avendo rovinato quindi il mercato delle case vacanze p2p tra privati, Expedia ci ha spinto nella morsa di Booking, che in realtà nacque come portale per gli alberghi, o di Airbnb nei casi di appartamenti cittadini.
Booking, mette in concorrenza Bed and Breakfast, alberghi e case vacanza, irritando gli albergatori, quei pochi che rimangono di conduzione locale, ed esasperando una concorrenza al ribasso tra case e alberghi. Booking funziona perché l’oligopolio ha deciso di imporre al turismo solo Booking ed Airbnb: Booking per le case e gli alberghi, Airbnb per gli appartamenti di privati. Ma funziona perché è rimasto praticamente l’unico – Expedia non è un suo competitor, è un suo partner – e sempre in modalità ricattatoria: se non paghi più commissioni, niente visibilità. E funziona per loro, non per noi, perché questo monopolio sta rovinando tutto il mercato del turismo.
(…) Questo è un settore in cui il governo, negoziando e facendosi valere, potrebbe ricuperare miliardi per tutte le nostre manovre, eppure è sparito il ministero del Turismo inglobato in quello dell’Agricoltura, e non mi sembra che si parli neppure dell’abc dei problemi che stanno distruggendo le risorse del turismo del nostro Paese, tranne sparuti documentari come quello di ieri di Report o le indagini e le denunce della sottoscritta che valgono in quanto a visibilità come il due di picche.
Ripeto: il settore è dominato da un gruppo di simil mafiosi della finanza internazionale che violano i termini dei contratti, abusano di posizione dominante, effettuano intese sui prezzi e le condizioni, mancano totalmente di trasparenza, e si nascondono dietro a comodi call centre. Oltre tutto non si capisce neanche in quale fattispecie ricadano i loro contratti: agenzie immobiliari, tour operator, o webpromoter, o intermediatori finanziari? E vige il flou artistique per la normativa. Un commercialista mi ha detto che l’imponibile da dichiarare è al lordo delle loro commissioni!!! Il colmo, loro non pagano le tasse, ma noi dobbiamo pagarle sulle commissioni che LORO intascano !!!
E’ giunto il momento di riprenderci le chiavi di casa, come dice il buon Rinaldi, e ciò va fatto soprattutto e anche riorganizzando il settore del turismo pro domo NOSTRA, è il caso di dirlo!!”

Da Le grinfie della finanza sul turismo italico, di Nicoletta Forcheri.

Chi ha paura di Dugin e di Eurasia?

Chi ha paura di Aleksandr Dugin? Di sicuro la Busiarda. Il quotidiano torinese di De Benedetti-Elkann pubblica l’ennesimo articolo carico di odio e disprezzo per il tour in Italia del politologo e filosofo russo.
Ovviamente non si sofferma sul pensiero di Dugin, troppo faticoso informarsi, ma sul curriculum degli organizzatori italiani del tour di conferenze.
Non solo le colpe dei padri, e dei nonni, ricadono su figli e nipoti, ma anche quelle eventuali degli organizzatori ricadono su chi osa arrivare in Italia a proporre un pensiero diverso da quello obbligatorio secondo i criteri della Busiarda.
Così si evita di spiegare ai lettori, sempre meno numerosi, quali siano le proposte di Dugin in merito allo scenario internazionale, al populismo, all’economia od alla cultura. Non si sa mai: gli italiani potrebbero lasciarsi affascinare da un progetto euroasiatico invece di entusiasmarsi per l’austerità minacciata dagli euro cialtroni.
Meglio, molto meglio, dedicarsi ad ironizzare sulle scarse doti organizzative di chi ha pubblicato una locandina del tour con i nomi di partecipanti che assicurano di non voler partecipare. Meglio indignarsi per il regalo, a Dugin, di una lampada di Yule, ossia del portacandele in terracotta per celebrare il solstizio. Cosa aspetta Fico a chiedere l’espulsione di un Russo che osa festeggiare il solstizio invece del Ramadan?
Però, in fondo, la Busiarda ha ragione. Un filosofo che offre un’idea differente della politica, dei rapporti tra Paesi, che ipotizza alleanze di pace, che difende la cultura europea rappresenta sicuramente un pericolo per chi è convinto che l’uomo abbia diritto di vivere solo in quanto produttore e consumatore, per chi sostiene che l’uomo è al servizio dell’economia e non viceversa.
Dunque Dugin non deve parlare e se non glielo si può impedire bisogna almeno screditarlo ed impedire che qualcuno vada ad ascoltarlo. La censura delle idee è ormai una prassi costante per i media al servizio degli oligarchi.
Augusto Grandi

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Salvini non vede e provvede

“Davvero strano che nessuno tra i media mainstream che stanno inneggiando a Asmae Dachan “martire dell’attacco islamofobo sferrato dalla Meloni”, si sia domandato il perché del silenzio di Matteo Salvini. Il quale, con una presenza davvero assillante sui social, non ha dedicato, per cinque mesi, a questa faccenda nemmeno un tweet.
Ma riepiloghiamo i fatti.
Il 30 maggio con il mio articolo precedente denunciavamo l’imminente consegna ad Asmae Dachan del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica evidenziando, quanto meno, l’inopportunità di una onorificenza del Presidente della Repubblica ad una persona che, al di là delle sue posizioni oltranziste sull’Islam (e, in particolare, sulla sudditanza delle donne in questo) si è distinta, come giornalista, nel sostegno ai “ribelli siriani” (in realtà, tagliagole importati in Siria da al-Nusra ISIS). Più o meno contemporaneamente, un attivista del movimento contro la guerra alla Siria, per sua stessa ammissione su Facebook, compila un dossier su Asmae Dachan inviandolo a Giorgia Meloni, (leader della formazione di destra “Fratelli di Italia”) la quale presenta una interrogazione parlamentare imperniata, oltre che sul sostegno della giornalista ai terroristi che stanno insanguinando la Siria, principalmente, sulle sue oltranziste posizioni inerenti l’Islam. (“l’onorificenza sarebbe un clamoroso atto di sottomissione all’Islam radicale”). Ovviamente, l’interrogazione della Meloni scatena la “sinistra” in una isterica campagna mediatica “contro l’islamofobia” trasformando la Dachan in una “martire del razzismo”.
Si, ma che c’entra Salvini in tutto questo?”

L’onorificenza a chi parteggia per i tagliagole in Siria e l’inquietante silenzio (assenso) di Salvini, di Francesco Santoianni continua qui.

A noi Orwell ci fa un baffo

Dati alla mano, in UE si formerà un governo fotocopia del precedente, solo un po’ più magro e incattivito, un governo formato da PPE, PSE + i liberaldemocratici di ALDE.
Sarà questa maggioranza che eleggerà il prossimo presidente della BCE, e visto lo scampato pericolo sarà finalmente uno deciso a mettere in riga i Paesi che turbano il guidatore – cioè il governo della finanza.
E, sappiatelo, ne ha tutti i mezzi, perché a quel signore eletto sostanzialmente dall’azionista di maggioranza (Germania) abbiamo consegnato il potere assoluto sui nostri conti pubblici, sui nostri investimenti, sulla nostra solvibilità.
A occhio e croce direi che la propaganda europeista ha vinto nei limiti in cui poteva vincere. Nelle salde mani dei ‘competenti’ l’Europa si avvia ad altri 5 anni di agonia, in cui qualunque iniziativa che non sia ‘market-friendly’ verrà bombardata come indecoroso populismo. In Italia ci verranno ripetute le solite incredibili idiozie sul debito pubblico come debito del ‘buon padre di famiglia’, della necessità di stringere ancora un po’ la cinghia, di svendere ancora quel po’ di patrimonio pubblico rimasto, e ci verrà soprattutto innestata ancora più in profondità l’idea che “non c’è alternativa”.
A chi vuole difendersi da tutto ciò non resterà che appellarsi a gente che brandisce rosari e invoca la flat tax. E ad opporsi a questi ultimi ci saranno le quinte colonne di Bruxelles, pronte a starnazzare al ‘fascismo’.
A noi Orwell ci fa un baffo.
Andrea Zhok

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E’ il sovranismo, bellezza!


Il nostro sovranismo? Se gratti bene non c’è niente

Certe volte i sovranisti fanno i furbi. Cos’è il sovranismo? È la difesa del concetto che ogni Stato è sovrano. Quindi no alle interferenze di Paesi stranieri, no a diktat politici o militari. Benissimo. Però poi alcuni sovranisti fanno i furbi. Prendete Orban, il leader ungherese. Parto da lui ma poi arrivo all’Italia. Dunque, Budapest incassa dai rimborsi europei il quadruplo di quello che paga per le spese comuni. Una pacchia. Infatti l’Ungheria ha tassi di crescita di tipo cinese. In cambio dovrebbe rispettare educatamente gli accordi europei. Ma manco per sogno. L’UE si accorda di ripartire tra i vari Paesi i migranti che sbarcano in Italia? L’Ungheria non ne prende nemmeno uno. “La patria è sacra! Viva l’Ungheria! Noi siamo sovranisti!”. E per rafforzare il concetto mette il filo spinato ai confini. Idem Polonia, Slovacchia e Cekia, che insieme all’Ungheria formano il quartetto di Visegrad. “Migranti africani? No, grazie”. Ma scusate, ve lo chiede Salvini, non siete amici di Salvini? “Salvini chi? Ma chi lo conosce?”.
Arriviamo all’Italia. Autunno 2018. Giovanni Tria, ministro dell’economia, va a Bruxelles. Nella borsa ha il DEF italiano, che prevede uno sforamento dei parametri, con espansione di spesa al 2,4% anziché all’1,6-1,9 che è il massimo che Bruxelles ci vuole concedere. L’Europa ci boccerà? “Niente paura. In Europa ci sono gli amici di Salvini, il quartetto di Visegrad”. Sì, c’erano, ma in quel momento erano andati in bagno. Zitti e muti. Anzi, dalla porta socchiusa della toilette chiedevano agli inservienti: “Pss… Pss… Ma che vogliono gli Italiani? Vogliono sforare? Ma che, sono matti?” Alla fine ci mette una pezza Conte. Parla con Merkel, parla con Macron, e sia come sia l’Europa ci grazia: il DEF viene tagliuzzato da 2,4 a 2,04. Non è il massimo della vita, ma meglio che essere mandati al gabinetto con gli amici di Salvini.
Intanto scoppia il caso Venezuela. Guaidò si autoproclama presidente, ma a Caracas c’è già un presidente eletto e si chiama Maduro. L’America si fa minacciosa e, tanto per non perdere le buone abitudini, appoggia il golpista Guaidò. L’Europa, prima che Trump si arrabbi, si accoda. L’Italia invece, quasi unica in UE, assume una posizione equidistante tra Guaidò e Maduro. A quel punto il nostro líder máximo si affaccia al balcone e grida: “Siamo vicini a Guaidò! Via il dittatore Maduro”. Ma come, Maduro è stato eletto, l’altro no! La democrazia non vale per il Venezuela? Allora il sovranismo che è? Niente, e adesso viene il bello. Di Maio va in Cina, si spertica in elogi alla Via della Seta e alla fine riesce ad accordarsi per un Memorandum d’intesa Italia-Cina che potrebbe risollevare la stremata economia italiana. A quel punto l’Europa è gelosa e sbraita, l’America minaccia, ed entrambe interferiscono con la nostra sovranità. Per fortuna abbiamo Salvini: ci difenderà!
Invece niente: lui mette il broncio, prende le distanze dal governo, non partecipa agli incontri romani con Xi Jinping ed esclama: “Non mi dicano che la Cina è un Paese democratico”. Invece i nostri partner commerciali, come l’Arabia Saudita, sarebbero tutti fior di democratici (a proposito, il mese scorso l’Arabia ha decapitato 37 oppositori politici e ha infilzato le teste sui pali nelle strade di Riad: ma Salvini zitto, lui è sovranista!).
E arriviamo al primo trimestre 2019. L’economia italiana esce dalla recessione. Per poco, ma esce: PIL +0,1%. Grazie al cielo e grazie anche alla Cina e al Memorandum cinese. Intanto il sottosegretario leghista Siri è indagato per presunte mazzette, non vuole dimettersi e Conte deve rimuoverlo. In Lombardia la Procura inquisisce il governatore leghista e arresta per presunte mazzette una quarantina di persone. Torna lo spettro di Mani Pulite. E Salvini di tutto questo che dice? Dice chiaro e tondo: “Basta con la cannabis leggera, chiudiamo i negozi e riapriamo i bordelli, meglio fare l’amore”. Che c’entra? Be’, c’entra, c’entra: è il sovranismo, bellezza! A Roma si chiama in un altro modo, ma qui non lo posso scrivere.
Paolo Di Mizio

Fonte

“Centro Studi Americani” di Via Caetani… ricorda qualcosa?