Elezioni: i conti della serva

Se c’è un dato che emerge da questa tornata elettorale, è la crescita del non voto.

Nelle città metropolitane (Roma, Milano, Napoli e Torino), per la prima volta nella storia della repubblica, l’affluenza è stata inferiore al 50%. La metà dei cittadini non si è recata al voto.

Su questo fenomeno si soffermano stamattina diversi “politologi”, che si sforzano di dare le più stravaganti spiegazioni politiche.

Io ne vedo tre, lampanti.

La prima. M5s e Lega sono due partiti che hanno perso più voti verso l’astensione. Vuol dire che tantissimi elettori che avevano premiato il loro “populismo antisistema” non sono tornati all’ovile sistemico. Dal che si deve dedurre che la spinta antisistemica che emerse nel 2018 e che portò al governo i gialli ed i verdi, sopravvive anche nella “era post-Covid”.

La seconda ne consegue. Se quei tanti elettori “populisti” non si sono recati alle urne, vuol dire che non si sono sentiti rappresentati da nessuna lista, movimento o altro partito e solo in parte da Fratelli d’Italia o piccoli raggruppamenti considerati radicali.

La terza ma la più importante. I dominanti che fanno blocco attorno al governo Draghi, tutti assieme, sono una minoranza del Paese. Un dato molto rilevante se si pensa che in Parlamento essi contano su una maggioranza schiacciante. Alla prova del voto quindi, malgrado il colpo di Stato covid-19, i dominanti dominano, ma non hanno un consenso maggioritario, non hanno egemonia.

Ne concludo che dalle urne non sale un segnale di stabilità politica ma, ben al contrario, spifferi di tensioni sociali e politiche.

La situazione non è eccellente, ma sotto il cielo prevale il disordine.

Non è un dato secondario dopo quasi due anni di “dittatura sanitaria” e di tracotante esultanza di regime per la vittoria della campagna di vaccinazione.

Pensavano che l’80% di inoculati equivalesse all’adesione ideologica al colpo di Stato.

Non è così. Draghi è avvisato.

Sandokan

(Fonte)

Laboratorio Italia

Ormai l’hanno capito tutti: nella narrazione sul Covid, così come nell’adozione delle misure che ne sono derivate, l’Italia è un Paese speciale. La vicenda della moderna Tessera del Fascio, denominata Green Pass, è lì a dimostrarlo.

La tabella qui sotto è inequivocabile. Pur essendo uno dei paesi con il più alto tasso di vaccinazione, l’Italia è nettamente prima nella speciale classifica delle leggi liberticide messe in campo. Segue, ma a grande distanza, la Francia macroniana. Gli altri sono tutti staccatissimi.

Tra le altre cose brilla la sequela di NO della Danimarca, laddove troviamo invece l’infinita serie di SI’ ad ogni obbligo possibile e immaginabile del nostro Paese. Se, shakespearianamente, un tempo il marcio risiedeva in Danimarca, oggi sembra essersi spostato a Roma, laboratorio prescelto di un imbroglio e di un esperimento sociale planetario a danno dei popoli.

Perché l’Italia ha assunto questo ruolo? Ecco un punto che bisogna cercare di comprendere bene. A mio avviso le ragioni sono tre, ovviamente collegate tra loro.

Se, come pensiamo, il progetto globale è quello della transizione ad un mondo ademocratico, popolato da regimi autoritari basati sul potere di una tecnocrazia ormai liberatasi dalle stesse regole della democrazia liberale, l’Italia è il Paese perfetto per fare da apripista a questo disegno. E lo è tanto più dopo che il simbolo vivente di questa tecnocrazia globalista e ferocemente antipopolare, Mario Draghi, ha preso le redini del comando.

Se l’ex presidente della BCE è la prima e decisiva ragione della disgrazia che è toccata al nostro Paese, ciò è dovuto però ad altri due motivi: la straordinaria crisi della politica e delle istituzioni che si trascina oramai da un trentennio; la condizione di Paese eternamente ricattato via debito dentro i micidiali meccanismi della gabbia dell’euro.

Senza una politica ridotta al lumicino, e senza il perenne ricatto del debito, alimentato dalla cupola oligarchica che governa un’Unione Europea che è parte decisiva del progetto del Grande Reset, la tecnocrazia non avrebbe potuto imporsi. Di sicuro non in questa misura.

Queste semplici considerazioni ci portano a due conclusioni.

La prima è che la lotta che conduciamo in Italia ha una straordinaria importanza. Se il nostro Paese è il laboratorio avanzato delle mostruosità non solo antipopolari, ma financo anti-umane messe in campo dal blocco dominante, il suo esito avrà conseguenze che andranno ben oltre i confini nazionali.

La seconda è che dobbiamo sempre nominare il nemico. Il dissenso deve dunque diventare opposizione. In primo luogo opposizione al nuovo regime ed al suo massimo rappresentante Mario Draghi.

L’attuale presidente del Consiglio non solo ricopre infatti una posizione centrale e difficilmente sostituibile, ma gode pure di un notevole consenso. Il consenso è però merce volatile assai, e potrebbe anche indebolirsi ben prima del previsto. Proprio per questo bisogna alzare sia il livello della mobilitazione che quello della consapevolezza politica.

La lotta sarà dura, ma non impossibile. L’autoritario “Laboratorio Italia” deve fallire. La libertà, il diritto al lavoro, la democrazia deve trionfare. E’ stato questo il senso della grande manifestazione del 25 settembre. Andiamo avanti!

Leonardo Mazzei

(Fonte)

“Io sono contraria, voglio dire che sono contraria”

Il progetto di fare affari sulla salute

Brescia, Unibsdays, 23 maggio 2014, aula magna di Giurisprudenza, ore 18. Contemporaneamente, nell’aula 5 di Giurisprudenza, conferenza ““Dal bancone del laboratorio al letto del paziente oncologico”, lo slogan accattivante e demenziale della “medicina traslazionale” (I trucchi della medicina traslazionale), l’ideologia medica dello sloanismo, del getto continuo – come gli aggiornamenti Microsoft di Windows – di prodotti “innovativi” inefficaci e dannosi, funzionale all’impiego della medicina come comoda fonte di enormi profitti. Gratteri, dopo avere entusiasmato l’uditorio, me compreso, parlando di come combatte la mafia, è stato zitto e sorridente, facendo da testimonial, mentre Pecorelli esponeva il suo progetto “Health and wealth”. Il progetto di fare affari sulla salute; che non può funzionare senza frodi, senza impunità e aiuti istituzionali alle frodi, senza la soppressione delle voci di denuncia. Un progetto che la tradizione ipomafiosa delle nostre istituzioni e classi dirigenti propizia. Uno dei “laboratori” intermedi dai quali è uscita l’operazione covid; inclusa la strage di pazienti a Bergamo e Brescia (Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale). Con la collaborazione della magistratura.

Quattro mesi dopo la conferenza Pecorelli era a Washington, da dove ha portato la consegna di fare dell’Italia la capofila mondiale dell’imposizione dei vaccini. Che è ciò che abbiamo vissuto in questi mesi e stiamo vivendo in questi giorni, e che Gratteri appoggia esprimendosi in tv per l’obbligatorietà. Nonostante che il suo ruolo di PM e la popolarità – che i media allineati alimentano – comportino il non pronunciarsi a favore di ciò che deroga dai principi costituzionali e che da molti viene contestato come un grave abuso.

Alla suggestio falsi si aggiunge la suppressio veri con l’eliminazione di chi si oppone. In particolare di chi si oppone alla medicina iatrogena, e si sarebbe quindi opposto, se non fosse stato fatto fuori, alla gestione “clinica” iatrogena che ha prodotto la strage knock-on in Lombardia orientale. Eliminazione attuata mediante i consumati sistemi obliqui dell’ipomafia, e con metodi nuovi d’importazione come il gaslighting. Tramite “fratelli” e clericali che nella Presila cosentina, a Lamezia, a Brescia, hanno pochi gradi di separazione dalla mafia di ndrina alla quale invece Gratteri è avverso.

Come minimo pratica forme di ragionamento circolare il magistrato – Gratteri non è il solo – che senza conoscere il merito ma dando per certi i benefici si dice a favore dell’obbligatorietà dell’introduzione nel corpo di tutti cittadini di sostanze ad attività farmacologica non ben nota e dotate comunque di una accertata capacità di ledere, anche gravemente (meglio, introduzione nelle cellule, i nuovi vaccini potendosi definire “intracellulari”). Sostanze per di più sbucate fuori in maniera anomala da una vicenda tumultuosa e opaca, che dovrebbe portare a interrogarsi sulla asserita necessarietà e centralità delle vaccinazioni e sull’asserito loro essere “l’unica via di salvezza”. Una obbligatorietà o un costringere che viola non solo il dettato Costituzionale sulla tutela della salute, ma la stessa ontologia implicita nella Costituzione, sostituita con un modello del mondo psicotico, dove il cittadino non ha salute ma deve riceverla dalla case farmaceutiche tramite lo Stato (L’esproprio della salute da parte della medicina dei banchieri). Dove si definisce il cittadino come un uomo inerme, privo di difese, che necessita dei farmaci come chi non abbia i reni della dialisi. In una finzione che criminalmente la malattia la crea (v. es. “Vaccinating people who have had Covid-19: why doesn’t natural immunity count in US?”, BMJ, 13/9/2021). Ragionamenti di infimo livello, discorsi da richiesta di pizzo, tanto più indegni per chi giudica per professione, che ottengono la circolarità col bulverismo (Il bulverismo giuridico e giudiziario su questioni mediche) e con la fallacia del saltare alla conclusione “selecting on the dependent variable”. Pratiche diffusissime, costanti, tra chi conduce e appoggia la campagna covid, e segno certo di cattivo giudizio, per inadeguatezza morale o intellettuale.

Da L’ipomafia, di Francesco Pansera.

Le élite ci governano con la paura: la sovranità va ridata al Popolo

L’ultima volta che mi sono interessato di politica è stato 5 anni fa (2016) durante il dibattito per la riforma della Costituzione, voluta fortemente da Matteo Renzi.
Fu un’esperienza positiva e, per molti versi, entusiasmante. La nostra Costituzione era sotto attacco da parte delle élite economiche internazionali. In particolare J.P. Morgan aveva espresso il suo dissenso nei confronti delle Costituzioni del sud Europa, definendole socialiste e cioè non neutrali ma politicamente orientate.
Il fronte del NO era compatto e attraversava i partiti favorevoli alla riforma da destra a sinistra. Gli Italiani si schierarono in maggioranza a difesa della Costituzione. Preso atto della irriformabilità della Costituzione, le élite sembrano aver trovato la soluzione nel metterla fuori gioco, nel bypassarla in nome dell’emergenza. Per superare questo ostacolo si è ricorsi, fin dall’inizio della pandemia Covid, a strumenti capaci di oltrepassare il problema: D.P.C.M. e Decreti legge.
È vero che tali decreti per diventare definitivi dovrebbero essere tradotti in legge dal Parlamento, ma il trucco è stato presto aggirato: un D.P.C.M. o un Decreto legge non convertito decadono, ma basta sostituirli con un nuovo decreto e, alla scadenza un altro, sino a fare apparire questo sistema legittimo, sino a far penetrare il popolo in una nuova normalità . Quest’uso disinvolto è stato definito da giudici come Angelo Giorgianni uno “stupro della Costituzione”.
Il movimento che si sta formando contro il Green Pass ha preso le mosse dai ricatti subiti dai cittadini sui luoghi di lavoro. Si tratta di violazioni gravissime dell’art. 3 della Costituzione che vieta ogni discriminazione.
Perché di fronte a questo provvedimento non c’è la stessa reazione attiva che c’è stata contro la riforma della Costituzione? Ho tentato di darmi una risposta ed essendo attivo nell’ambito della comunicazione questa risposta mi è stata data dai media, ma è una risposta estrema.
Come veterano della tv generalista non potevo non vedere come le reti RAI e commerciali ed i giornali fossero impegnati in un massiccio sforzo di propaganda. Si potrebbe rispondere che anche all’epoca di quel referendum la propaganda per il potere era preponderante, ma fu inutile. Qui però c’è qualcosa di diverso e questo qualcosa di diverso è la paura. Con la pandemia il dibattito si è spostato in campo sanitario. È bastato trasferire dalla politica alla sanità l’attenzione dell’elettorato, per ottenere quel consenso che sul piano politico non era possibile conseguire. Per l’essere umano, nella sua fragilità, la morte viene prima della Costituzione che perde importanza di fronte alla malattia. Si è trattato di un esperimento di ingegneria sociale basato su un movente fortissimo: la paura della morte.
Goebbels, teorico della propaganda nazista, interrogato sui metodi per conseguire il consenso popolare, è stato in merito chiarissimo: non si tratta di contenuti specifici, non si tratta di destra o di sinistra, in ogni caso il consenso si ottiene con la paura. Se un governo è in grado di promuovere la paura, il popolo obbedirà. Gli Italiani stanno obbedendo. Aderendo alle richieste del governo ci spogliamo volontariamente di qualsiasi difesa nei confronti di un potere sempre più pervasivo.
In realtà le élite transnazionali stanno decidendo per noi e lo fanno ormai a carte scoperte, come se ritenessero già conseguita la vittoria. Sta a noi decidere se le loro scelte sono anche le nostre.
I documenti sono visibili a tutti.

Carlo Freccero

Fonte

Roma 25 settembre

Chi non viene Mattarella è.

Quando chi comanda teme un crollo del sistema, se necessario, procede alla sua demolizione controllata per ricostruirlo su nuove fondamenta. Per giustificare tale operazione eversiva deve creare un enorme shock. Questa volta è accaduto che una ciclica pandemia è stata ingigantita fino a farne un mostro che avrebbe potuto decimare la popolazione mondiale. E’ accaduto così che misure che fino al giorno prima avrebbero suscitato scandalo sono diventate plausibili e ineluttabili. Ecco quindi lo Stato d’Emergenza, la soppressione di essenziali diritti di libertà e agibilità politica, confinamenti, coprifuoco, denunce penali a tappeto, criminalizzazione del dissenso, ed infine il ricatto sui posti di lavoro. La chiamano “nuova normalità”, un duraturo Stato d’eccezione alimentato da una campagna terroristica fondata su tamponi fasulli, manipolazione dei dati e terapie criminogene.
A dimostrazione che l’élite non va a casaccio ma esegue un disegno è sopraggiunta la campagna per la vaccinazione di massa. Raggirati con pomposi discorsi sulla natura salvifica della scienza di regime, gli umani vengono usati come cavie per testare farmaci sperimentali di cui nessuno conosce gli effetti a lunga distanza. Malgrado tutti i dati indichino che i vaccini non fermano la pandemia, nonostante l’evidenza di gravi effetti avversi tra cui anche la morte, il governo Draghi ha imposto l’obbligo di vaccinazione, prima ai lavoratori della sanità poi a quelli della scuola: “non ti vaccini? sei licenziato! Non ti vaccini? ti è vietata l’istruzione!” Ora questo governo di golpisti vuole addirittura imporre l’obbligo per tutti (alias un TSO universale): senza inoculazione nessuno otterrà il “green pass” e il Qr-Code, senza i quali non si potrà circolare, lavorare, vivere. Sta nascendo, anche con l’ausilio delle tecnologie informatiche, un sistema totalitario e disumano che combina bio-sorveglianza di massa e segregazione sociale. Il Qr-Code anticipa infatti l’adozione del cinese “Sistema di Credito Sociale” per cui i cittadini, spiati in ogni loro movimento, verranno classificati in base al loro tasso di obbedienza al regime, così che ogni persona “deviante” verrà iscritta in una lista nera e privata di diritti fondamentali.
Ma la demolizione controllata non ha colpito solo ciò che restava della democrazia costituzionale. Lo shock programmato ha inferto all’economia italiana danni irreparabili. Nel 2020 il PIL ha avuto un crollo senza precedenti (-8.9%). Ciò ha avuto conseguenze sociali gravissime: le persone in povertà assoluta (anzitutto giovani) sono diventate 5,6 milioni. Sul fronte dell’occupazione quasi un milione i posti di lavoro scomparsi, col tasso di disoccupazione giovanile passato al 33,8%. Senza precedenti anche il crollo dei consumi (-10,8%). Tutti dati che in verità sottostimano il disastro se si considera che nel 2020 hanno definitivamente chiuso i battenti più di 390mila imprese di commercio e servizi, mentre si calcola siano destinate a fallire mezzo milione di piccole imprese. Inneggiano alla “ripresa” ma tutto indica che milioni di persone non troveranno lavoro e chi lo troverà lo avrà precario, senza diritti e con salari da fame. I neoliberisti chiamano questo massacro sociale “distruzione creativa”. Gli “aiuti” europei, oltre a privare l’Italia degli ultimi barlumi di sovranità, vanno nella direzione di provocare una sanguinosa ristrutturazione del sistema economico e sociale.
Noi siamo decisi a fermare questa folle corsa verso un liberismo tecnocratico e totalitario.
Per questo facciamo appello a tutti i cittadini consapevoli ad intensificare manifestazioni e azioni di disobbedienza civile contro il “green pass” ed a partecipare alla grande manifestazione nazionale del 25 settembre 2021 dalle ore 15:00, a Piazza San Giovanni a Roma, affinché l’attuale rivolta si trasformi in Resistenza permanente e organizzata.

ATTUARE LA COSTITUZIONE, NO AL “GREEN PASS” E ALLO STATO D’EMERGENZA
LIBERTÀ DI SCELTA TERAPEUTICA, NO ALL’OBBLIGO VACCINALE
PER LA DEMOCRAZIA, NO AL REGIME DELLA BIO-SORVEGLIANZA
PER UN’ECONOMIA DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE, NO AL NEOLIBERISMO
LAVORO E REDDITO DIGNITOSI PER TUTTI, NO AL DOMINIO DELLA FINANZA
SOVRANITÀ NAZIONALE E POPOLARE, VIA DALLA GABBIA EUROPEA

[In aggiornamento]

Non siate invidiosi!

Di Talebani, media e democrazia.

Questa mattina c’è da registrare lo sgomento dei media italiani e in genere dei politici occidentali per il fatto che nel neonato governo talebano non hanno trovato posto il cugino di Mastella, il consuocero di Letta e, sopra tutto al ministero delle politiche per la famiglia, lo zio di Zan. Addirittura ci sono ministri talebani che compaiono nelle liste di proscrizione dell’ONU e dell’FBI perché “terroristi”. I medesimi media e politici esprimono sdegno per il fatto che le manifestazioni non autorizzate anti-governative sono state disperse con lacrimogeni e spari in aria (i più dicono semplicemente che i talebani hanno sparato lasciando pensare che hanno sparato in faccia): mica come a Parigi che i lacrimogeni li profumano con la lavanda e gli spari avvengono ad altezza d’uomo (con modalità simili cose accadute a Berlino e a Roma…. Ma con piglio de-mo-cra-tico; vuoi mettere?). Sì, certo, a Parigi proiettili di gomma: deficienti quei manifestanti che hanno perso un occhio perché non hanno indossato occhiali di ghisa. In Parlamento il piagnisteo dei deputati: “Gli USA si ritirano, non ci difendono più! Non vogliono più fare il gendarme del mondo!” “Noi europei dovremo fare da soli, dobbiamo trovare l’unità e avere una voce sola!” In altre parole siamo orfani, mamma USA non ci accompagna più ai giardinetti a giocare sull’altalena. E poi, crimine imperdonabile, i talebani sono gli stessi di 20 anni fa, portano avanti i medesimi valori. Mica come da noi che, per esempio, abbiamo i 5 Stelle, ieri contrari ai vaccini, oggi favorevoli, ieri contrari alla TAV oggi favorevoli, ieri contrari all’alleanza con il PD oggi culo e camicia e via elencando. Minchia! Sono coerenti!!! Media e politici non si capacitano del disastro che hanno combinato in Afghanistan (dopo quello nei Balcani, in Iraq, Siria, Libia etc.) e snocciolano ricette dicendo chiaramente che la loro maggior paura è che una crisi umanitaria provocherà immigrazioni che vanno scongiurate. Ma sì, condiamo i cervelli del popolo con un po’ di paura per la pandemia, un pizzico di paura per i talebani che stanno a migliaia di chilometri da noi ma che, ça va sans dire, possono incubare il terrorismo (per l’Occidente non esistono ribelli: quelli che si oppongono ai valori dell’Occidente e ne propugnano altri e per questi valori si battono, sono solo terroristi). A questo punto qualcuno poco arguto si domanderà se sono pro-talebani afghani e magari per la sharia da importare in Italia. Dovrei rispondere ad una domanda tanto scema? Non è abbastanza chiaro che i “talebani” noi li abbiamo in casa, super operativi nelle redazioni dei giornali e in Parlamento? Che la mefistofelica “sharia occidentale” è da decenni operativa da noi? No, io credo che non abbiamo proprio bisogno di quei dilettanti di talebani afghani. Noi abbiamo eccellenti professionisti della talebaneria e i ciabattanti afghani armati di AK-47 ci spicciano casa tutte le mattine. Non siate invidiosi!

Maurizio Murelli

L’ipomafia di Stato

“Col loro credere, per insufficienze intellettuali o morali, che sia “la scienza” ad animare le decisioni sul covid, i giuristi accettano e attuano il sovvertimento ontologico della Costituzione. Il sovvertimento della concezione della realtà materiale e sociale che la Costituzione riconosce come autentica.

Nella narrazione covid gli efficienti sistemi di difesa, come i meccanismi di immunità innata individuali e quello dell’immunità di gregge, vengono censurati come inesistenti; sostituendoli con i preparati dell’industria, “miracolosamente” tirati fuori dal cilindro, e invocati e imposti come “unica salvezza”. Si dipinge un uomo nudo, biologicamente privo di difese, analogo al nude mouse di laboratorio. In realtà lo si vuole nudo, cioè inerme, sul piano psicologico, sociale e politico.

Non furono credenze ingenue e superate quelle di coloro che scrivendo la Costituzione considerarono una realtà nella quale di norma si è in uno stato di salute, da tutelare, per evitare di cadere malati e se possibile per evitare di rimanere malati. E’ al contrario psicotica ed eversiva l’attuale concezione per la quale l’intera cittadinanza è in uno stato perenne tale da necessitare la medicalizzazione, così che ad ogni cittadino non è riconosciuto il suo stato di salute, ma è considerato e trattato come portatore di grave malattia in atto, o sull’orlo di essa (L’esproprio della salute da parte della medicina dei banchieri). Prima che la liceità di trattamenti obbligatori, la questione è la cancellazione del diritto alla tutela della salute manomettendone il presupposto di realtà; è la conseguente espropriazione, sulla base di quattro balle sgangherate, dello stato di salute di ciascun cittadino per rivenderglielo dietro denaro e sottomissione a restrizioni schiaviste. Espropriazione che, agendo tramite la leva della paura e della disinformazione, non potrebbe avere luogo se fossero presenti l’immunità intellettuale innata aspecifica, quella che dovrebbe essere rappresentata da intellettuali, e da magistrati, che senza conoscere la biologia e la medicina conoscano il mondo, siano dotati di colonna vertebrale, e non considerino la logica come facoltativa. E se fosse lasciata libera l’immunità intellettuale specifica, gli “anticorpi”, data da persone del settore oneste; come chi scrive, che deve passare la vita a registrare come viene sistematicamente ostracizzato, censurato, minacciato, impestato e imbrattato dall’ipomafia di Stato.”

Da Il sinallagma ipomafioso e la giustizia a cricchetto nell’operazione Shylock, di Francesco Pansera.

Sorrido

Brevi note sull’Afghanistan

Vent’anni fa, quando l’Occidente a traino USA andò a bombardare, occupare e devastare l’Afghanistan sulle pagine di “Orion” spiegavamo perché là non si doveva andare. Il 99% degli editorialisti/analisti dei media mainstream di allora plaudivano a scena aperta. Oggi gli stessi dicono che non si doveva andare e che è stato un errore. Sorrido.

Gli USA hanno addestrato le truppe del governo filo-occidentale a fare la guerra all’americana. Gli hanno insegnato che prima si mandano avanti i bombardieri e si fa tabula rasa con i missili, poi si fa avanzare la fanteria. Li hanno lasciati senza aviazione e copertura missilistica e si stupiscono che l’esercito privo di copertura aerea non ha tenuto botta neppure per 24 ore. Sorrido.

Fiumi di denaro per imbonire i “signori della guerra” e non un dollaro al popolo. Impoverito il Paese e regalatogli le immagini dell’opulenza occidentale, gli afghani hanno iniziato ad immigrare: i numeri erano significativi già da anni. Ma arrivati i Talebani i volponi occidentali hanno propagandato la notizia che collaboratori e quanti avevano paura del bau-bau talebano sarebbero stati trasvolati in Occidente. Una gara di numeri: “Ne prendo 20.000, dice il Canada; ne prendiamo 30.000 dicono gli USA; tutti quelli che vogliono venire, dicono dall’Europa, Sassoli e Gentiloni in testa (quando mai su questo terreno i “buonisti” italiani non devono primeggiare?)”. E si stupiscono che a migliaia si sono presentati in aeroporto per il volo gratis invece di continuare a pellegrinare per monti e deserti. Salvo dire che il macello all’aeroporto è colpa dei Talebani. Sorrido.

“Non riconosciamo il governo dei Talebani” urlacchiano gli Occidentali, Inglesi in testa. Qui prima di me a sorridere sono i Talebani che del riconoscimento occidentale se ne fregano altamente in considerazione del fatto, tra l’altro, che sono riconosciuti da Cina, Russia, Pakistan etc. Cioè da Stati orientali che sono gli Stati che stanno esattamente là dove sta l’Afghanistan e che saranno in grado di investire senza portare eserciti colonizzatori e massacratori. E comunque, con i Talebani, sorrido anch’io.

“Facciamo il G20, il G21, il Gtrallallero-trallalà” per veder come rassettare l’Afghanistan. Magari sponsorizziamo e inzighiamo con l’ISISI, quel che resta di Al Qaeda e già che ci siamo con il figlio di Massoud il “leone del Panjshir”. Del resto se il padre era un leone, il figlio è un gattino che si è fatto le unghiette nelle università inglesi e che non poteva trovar maggior sponsor che nell’idiota (in senso etimologico) di Parigi, l’ineffabile BHL. Sorrido.

Possiamo dire che la narrazione mainstream occidentale è quanto meno oscena? Possiamo dirlo. Come possiamo tranquillamente dire che questo malefico Occidente è ormai in via di disfacimento destinato ad affogare nel guano che ha prodotto. Non mi soffermo sui deliri dei nostri politici, cominciando da Salvini che vorrebbe bombardare l’Afghanistan con le copie del libro della Fallaci, o di Letta (sì, quella sorta di ectoplasma che ha fatto della banalità verbale la propria cifra espressiva) che blatera di democrazia e diritti umani, civili e quant’altro da “imporre” ai Talebani… altrimenti… altrimenti cosa? Una sua concione a reti televisive unificate in Afghanistan?

Sorrido… e vi mando tutti a quel paese a passo di carica. Imbecilli al cubo che non siete altro.

Maurizio Murelli

Fonte

Il servilismo non paga

“No, non mi piace proprio il facile tiro al bersaglio contro il presidente Joe Biden, ritenuto da tutti i commentatori internazionali e dagli uomini di governo dei Paesi NATO, l’unico (ir)responsabile della disfatta occidentale in Afghanistan. Mi sembra infatti che in ambito alleato, vertici militari in testa, abbiano trovato il capro espiatorio su cui focalizzare lo sconcerto generale per la ingloriosa fuga dal teatro afghano e la rioccupazione talebana. Un utile idiota (- sono “utili” alla narrazione comune le sue stesse idiote dichiarazioni pubbliche per giustificare la debacle USA – ) che consentono di occultare le altrettanto gravissime (ir)responsabilità dell’Alleanza Atlantica che esce del tutto sconfitta dalla ventennale disavventura in Medio Oriente ben più dell’amministrazione Biden.

Anche se pochi, molti pochi, lo vogliono ricordare, è la NATO che ha gestito in prima persona le missioni di “esportazione della democrazia” e “pacificazione” dell’Afghanistan. Sono stati gli alleati NATO ad assicurare il pieno sostegno al Pentagono in tutte le operazioni di guerra (anche con l’ausilio dei famigerati droni), mettendogli a disposizione le maggiori installazioni militari in Europa (Ramstein in Germania, Moròn e Rota in Spagna, Aviano e Sigonella in Italia), le stesse oggi utilizzate per l’”ospitalità transitoria” dei cittadini afghani evacuati dalle forze armate statunitensi con la neo-operazione Allies refugee, avviata senza alcun confronto con le organizzazioni internazionali preposte alla protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Ed è stato in abito NATO che è stata decisa unanimemente la disastrosa exit strategy dal conflitto afgano, oggi ipocritamente attribuita solo a Washington.”

Afghanistan. I fallimenti e le bugie della NATO (e dell’Italia), di Antonio Mazzeo continua qui.

Alle armi, cittadini

Cosa sta veramente accadendo in Francia

L’amministrazione del Piccolo Re, quel modesto ragazzo messaggero dei Rothschild che si nasconde sotto la gonna della Mamma, è irremovibile nel marginalizzare tutti quelli che sono contrari alla neo orwelliana imposizione del passaporto “sanitario”, per qualsiasi ragione.

Ciò è stata una prima pagina di Le Monde questa fine settimana. Lo stesso titolo, di mattina presto, non conteneva la parola “marginalizzare” ma conteneva in effetti la parola “screditare” (“decrédibiliser”). Poi hanno ricevuto ordini superiori per sostituirla – come se la parola “marginalizzare” non sia già abbastanza brutta.
Per ordine di un altro modesto funzionario – Veran, il ministro francese della Sanità – ora ufficialmente “rifiutare la vaccinazione che protegge” NON è considerato un esercizio di libertà. Perciò l’attuale politica ufficiale governativa in Francia: prendere di mira (“cibler”) la gente che non è stata vaccinata o che è contro la vaccinazione. Non una parola sulla gente che non si può vaccinare per serie ragioni mediche.

Perciò a livello pratico, ora abbiamo una politica governativa per screditare, marginalizzare, e segregare i suoi stessi elettori. Nella migliore delle ipotesi è controproducente. Nella peggiore delle ipotesi è una minaccia altamente sediziosa per la pace e la quiete in qualsiasi Paese, SPECIALMENTE in Francia: “une véritable provocation”. Una enorme provocazione.
Ormai chiunque con un cervello funzionante sa pure che il Piccolo Re è un modesto agente provocatore per conto dei giacobini liberali e della classe politica dominante – e qui sono stato MOLTO diplomatico.

Quando è stato chiesto all’Assemblea Legislativa e al Senato di votare il pacchetto apartheid inserito nel passaporto vaccinale ( senza il quale non puoi entrare nei trasporti pubblici, centri commerciali, teatri, musei, ristoranti, fino alla nausea ), questi campioni hanno varato un’effettiva eccezione alla regola – indovina per chi – per LORO STESSI.

Così le classi politiche hanno salvato sé stesse dalle regole alle quali vogliono che le plebi aderiscano. Oh, eccetto per i bambini sotto i 12 anni, hanno detto al Senato. Oh, ad eccezione dei pazienti che stanno per andare negli ospedali, hanno detto all’Assemblea Legislativa. E Oh Oh Oh, e questo a seguire è cosììììììì scandaloso, c’è anche una FORTE eccezione alle regole per le “forze dell’ordine” e per la polizia stile NATO del Piccolo Re in tutto il Paese.

Non hai bisogno di un dottorato di ricerca in storia per capire quello che verrà dopo. E ciò è arrivato LO STESSO GIORNO in cui stavano implementando le nuove leggi per tutta la nazione, persino PRIMA che il voto all’Assemblea Legislativa e al Senato fosse concluso.
Mi sono preso la briga di passare in rassegna la sezione dei “commenti liberi” di Le Figaro – il quotidiano della Grande Borghesia – ed è stato piacevole trovare parecchi cittadini molto intelligenti che casualmente facevano delle osservazioni del tipo, uhm, uh, uh, può darsi che questo genere di comportamento da parte della classe politica potrebbe, uhm uh, forse, condurre a cioè, uhm uh, alla GUERRA CIVILE.
Che orrore! Una volta che questi commenti sono cominciati ad apparire nel forum sono stati fatti sparire rapidamente, una cosa da non sentire e vedere di nuovo perché come sai, uhm, uh, Le Figaro è un quotidiano molto onesto.

Precedemente avevo segnalato su Telegram che il Ministro degli Interni ha i numeri REALI delle proteste attraverso la Francia questo sabato [24 luglio – n.d.c.]: più di DUE MILIONI E MEZZO DI PERSONE. La banda del Piccolo Re è nel panico totale. Alcuni dei media mainstream francesi ad alto tasso di concentrazione mediatica – come Le Figaro e Le Monde – in effetti ne ha fatto un dramma, proclamando che questo nuovo movimento di cittadini che manifestano potrebbe essere considerato come…. I GILET GIALLI SOTTO STEREOIDI
Per una volta, l’hanno azzeccata. I Gilet Gialli sono ora affiancati dagli irriducibili gruppi anti vaccinazione; sindacati (che hanno perso tesserati a causa della vaccinazione obbligatoria); e un amalgama di forze sia di sinistra che di destra, con gli anarchici mobilitati fianco a fianco con i libertari. Il nemico è la classe giacobina liberale borghese, e il complesso costituito dalle grandi banche, giganti della tecnologia e multinazionali farmaceutiche che hanno comprato la classe medica dirigente.

Questo è solo l’inizio. Il Piccolo Re – come pure Super Mario Draghi di ‘Goldman Sachs’ in Italia – stanno soltanto rinforzando l’agenda dei loro datori di lavoro. E se la nazione precedentemente conosciuta come la nave madre della libertà, uguaglianza e fraternità è ora trasformata in un ignobile regime medico di apartheid – al completo con reali politiche di segregazione? Non gliene importa niente. Comportati bene – o SARAI cancellato.

Ci vediamo nelle barricate.

Pepe Escobar

Fonte

Ci stanno mettendo gli uni contro gli altri

Con l’inizio della pandemia c’è stato un vertiginoso aumento delle polarizzazione sociale, polarizzazione calata dall’alto ovviamente. La questione non è più di natura sanitaria, infatti il “lasciapassare” (definizione corretta di “green pass”) è il fine, non il mezzo. E’ stato creato il conflitto orizzontale definitivo che serve a mettere al riparo da quello verticale.

Il commento di Gilberto Trombetta, giornalista economico.

Il capro espiatorio

La cosa più palese è che la campagna in corso NON mira ad aumentare i vaccinati, ma solo a trovare un capro espiatorio su cui catalizzare l’odio delle masse.
Se l’obiettivo fosse veramente vaccinare tutti, lo Stato imporrebbe l’obbligo (con conseguente assunzione di responsabilità giuridica per ogni effetto negativo) oppure investirebbe in una campagna di comunicazione e incentivi positivi.
Davvero questi sono così scemi da pensare che possa funzionare la campagna d’odio cieco che hanno lanciato?
Uno che è scettico sul vaccino anti-covid perché, magari, i dati ISS e AIFA dicono che per sua fascia di età rischia di più dal vaccino che dal virus, dovrebbe convincersi perché Draghi – quello che gli intima di vaccinarsi – mostra ignoranza assoluta di come funzionino sia il vaccino sia la malattia?
Dovrebbe sentirsi rassicurato leggendo Burioni che fa i commenti da 14enne frustrato, paragonando le persone ai ratti? Cioè: se Burioni è il “volto” ufficioso dei vaccini in Italia, uno che mostra un odio viscerale verso di loro dovrebbe tranquilizzarli che la loro salute è tenuta in conto dai medici?
Dovrebbero sentirsi rassicurati dal Bassetti che ormai è ridotto a un ridicolo clone della Ferragni in Instagram? O da Galli per cui la pandemia è la continuazione della “lotta di classe” con altri mezzi?
Se uno ha preoccupazioni per la sua salute, perché mai dovrebbe fidarsi della parola di una miriade di giornalisti, virologi, politici, nani, ballerine e puttane (spesso le categorie si sovrappongono), da giorni impegnato a dirgli quanto lo odia e disprezza e che se solo potesse lo ammazzerebbe a calci in bocca: questi dovrebbero essere i garanti che “il vaccino è perfettamente sicuro per lui”.
Lo stesso invito a “farlo per gli altri”, che prima poteva smuovere l’altruismo del non vaccinato, ora perde forza: perché se “gli altri” sono quelli che vorrebbero rinchiuderti, sequestrarti i beni, lasciarti morire se hai bisogno d’aiuto, privarti d’ogni diritto, rinchiuderti in un lager (tutta roba letta sui social o sentita in giro), be’, viene voglia di dire che a questi “altri” non daresti mai una mano, figurati una spalla.
Il risultato, infatti, è ovvio. Tutti i non vaccinati che conosco, spesso solo tiepidamente scettici e comunque possibilisti, ora sono diventati radicalmente ostili all’idea di vaccinarsi. Com’era piuttosto evidente che sarebbe successo. E come sapevano, quegli altri là, che sarebbe successo. Perché nei prossimi mesi servirà qualcuno su cui scaricare la rabbia della plebaglia mentre lo stato di emergenza va estendendosi all’infinito.

Daniele Scalea

Fonte

La roulette italiana

Forse qualcuno aveva erroneamente creduto che una parte degli Italiani fosse afflitta, se non proprio da una viltà disgustosa, almeno da una certa, come dire, timorosità esagerata. Lo aveva erroneamente creduto quando li aveva visti, dopo aver ascoltato le fiabe mediatiche su un virus incoronato vagolante nel paese con lo scopo di uccidere i già moribondi, rintanarsi come topolini minacciati da un gatto mammone. Quando li aveva visti rinunciare a incontrare e abbracciare i propri cari, sempre per timore del virus mammone; rinunciare a uscire di casa, passeggiare, conversare, far festa con gli amici, darsi la mano, baciare i figli o i nipotini, i fidanzati o gli amanti. Rinunciare alla vita politica e sociale, a portare i bambini al parco, a una passeggiata tra i boschi, al lavoro e agli svaghi, sempre per paura del virus mammone.

In una parola, rinunciare a vivere per paura di morire. Perdipiù, di una morte fiabesca, fantasiosa, perché gli stessi spauracchiatori, che dicevano “Se esci, guarda che ti prende il babauvirus”, dicevano anche che i morti con coronavirus (e non per coronavirus) avevano una media di 3,6 patologie pregresse e un’età media di 86 anni.

Ma questo nessuno lo sa, perché gli ipnotizzatori-media non lo sbandierano certo. Lo dice l’Istituto Superiore della Sanità ma sottovoce, un bisbiglio colpevole e gaglioffo mentre grida forte forte “Al virus, al virus!”.

Tenuto poi conto che, tra i morti con coronavirus sono stati conteggiati tutti i morti tamponati post mortem con tampone farlocco, compresi quelli arrotati dai camion, sembrava che si dovessero temere più i camion che non il diffamato coronavirus.

Però qualcuno, come al solito, moriva, dato che quella di morire è un’inveterata e radicata abitudine da cui gli esseri umani non riescono a liberarsi (se ne facciano persuasi, una volta per tutte, i pazzi deliranti del Forum Economico Mondiale, e comincino a pensare alle proprie anime e al proprio testamento, invece di pensare sempre a noi), e questo fatto che si morisse, in epoca di fiabe sul virusmammone, sembrava la scoperta di qualcosa di inaudito e intollerabile.

“I morti ci sono!” ripetevano storditi una parte degli Italiani, accorgendosi finalmente che la morte esiste, dopo decenni in cui ne avevano rimosso la realtà, confinando i moribondi in ospedale e facendo l’ultima, speranzosa chemio quando le metastasi avevano ormai raggiunto anche le sopracciglia. Con l’aiuto di un ceto tecnico-farmaceutico (erroneamente detto “medico”) che ha anch’esso rimosso la morte, non essendo fonte di profitto per il suddetto ceto. Mentre, essendo fonte di profitto la malattia, la cerca alacremente in ognuno di noi, dall’alba al tramonto della nostra vita. In alcuni casi, guidato e spalleggiato dalle multinazionali della dittatura mondiale, la inventa, decidendo che le fasi e le particolarità della vita umana (pubertà, gravidanza, menopausa, vecchiaia, vivacità infantile, tristezza, ansietà) sono malattie da curare, benché evidentemente incurabili, però felicemente “medicabili”. In altri casi la procura, rimpinzando i cosiddetti “pazienti” (e mai definizione fu più appropriata) di prodotti biochimicosintetici che, a lungo andare, sono in grado di far ammalare anche chi è sano e robusto come il proverbiale cavallo.

Ma non divaghiamo, torniamo all’errata impressione sulla “timorosità” di una parte dell’italico popolo. Che viene imprevedibilmente smentita dalla temerarietà dimostrata nel cimentarsi in quella che si potrebbe chiamare la “roulette italiana”.

Avete presente la “roulette russa”? Una sfida alla sorte e alla morte che veniva praticata in Russia in tempi ormai lontani, perlopiù da giovani ufficiali dello zar in periodi di pace, quando erano in preda alla noia e a una sufficiente quantità di vodka. Consisteva nel piazzare una sola pallottola in una pistola a sette colpi, far ruotare il tamburo, puntarsela alla tempia e tirare il grilletto. Dopotutto, c’erano sei probabilità su sette di scamparla, tuttavia persone prudenti e sobrie si sarebbero ben guardate dal giocare a quel gioco.

Ebbene, milioni di italiani, benché accuratamente imbavagliati per difendersi da un virus del moccio al naso (“i coronavirus furono scoperti negli anni ’60 nelle cavità nasali di persone affette da comuni raffreddori”), e apparentemente non in preda ai fumi dell’alcool, sono corsi a farsi iniettare delle sostanze biochimicosintetiche di nuova e azzardata invenzione, intese a sperimentare cosa succeda al sistema immunitario umano aggredito da virus geneticamente modificati, cioè virus sintetici, oppure, a seconda del tipo di farmaco sperimentato, cosa succeda al sistema immunitario umano, modificandolo attraverso una cellula genetica sintetica mandata a interferire con il suo funzionamento naturale.

I TEMERARI! E questo benché molti di loro, una volta sperimentati, siano morti di trombosi diffuse, altri siano rimasti per un tempo più o meno lungo semiparalizzati, altri siano morti di infarto, altri abbiano avuto tremori e brividi incontrollabili e via così per 423 morti ufficiali e 76.206 “feriti” ufficiali fino al 26 giugno, come dichiara l’AIFA. Ciononostante la roulette italica continua.

Presi da straordinaria esaltazione, da uno sventato e furioso ma elettrizzante desiderio di rischio e di avventura alcuni vantano, esaltano, mostrano il proprio sfrenato coraggio e sbeffeggiano la prudenza di chi non vuole giocare a questa nuova, potenzialmente mortale, roulette.

Salve o patria immortale
salve, o popolo d’eroi,
son rinati i figli tuoi
con la fede e l’ideale
il valore dei guerrieri…

Così declamava qualcuno che aveva sopravvalutato il “valore” dei propri seguaci e millantato il proprio a sproposito.

E anche adesso, sembra che non tutti agiscano per sprezzo del pericolo. Dato che c’è chi dice di aver paura dello pseudovaccino e tuttavia se lo fa iniettare; c’è chi, dopo esserselo fatto iniettare, dice “speriamo bene”, e “siamo obbligati” dicono.

Siccome invece, escludendo i ricattati medici e infermieri, nessuno è obbligato, che cosa li obbliga?

Ma, perbacco, la voce del pastore! Che risuona tutt’intorno assieme all’abbaio dei mediatici cani. E si sa che la paura più grande di un qualsiasi membro di un gregge è di restare isolato dal resto del gregge. E, allora, avanti!

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrait
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno…
Fa la ninna, cocco bello
finché dura sto macello:
fa la ninna che i sovrani
te la cantano e te la sonano
e riuniti fra de loro
senza l’ombra de un rimorso
ce faranno un ber discorso
sulla salute e sul ristoro
per quer popolo cojone
risparmiato dar siringone.

Grazie, Trilussa, e perdonami la libertà: i tempi sono cambiati ma non abbastanza.

Sonia Savioli

(Fonte)

Veni, vidi, ENI…

Enrico Mattei e il sovranismo energetico.
Vol. 1: La «lunga marcia» dall’AGIP all’ENI (cliccare sull’immagine per visionare la presentazione da parte dell’autore)

 

Cittadini di seconda classe

Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è, come è avvenuto per gli Ebrei sotto il fascismo, la discriminazione di una categoria di uomini, che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass. Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione.
Malgrado questo, coloro che si attengono alla propria libera e fondata convinzione e rifiutano di vaccinarsi verranno esclusi dalla vita sociale. Che il vaccino si trasformi così in una sorta di simbolo politico-religioso volto a creare una discriminazione fra i cittadini è evidente nella dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “Li purgheremo con il green pass”. La “tessera verde” costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale.
Si tratta di un fatto la cui gravità politica non potrebbe essere sopravvalutata. Che cosa diventa un Paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Il bisogno di discriminare è antico quanto la società e certamente forme di discriminazione erano presenti anche nelle nostre società cosiddette democratiche; ma che queste discriminazione fattuali siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

Giorgio Agamben

Fonte

Lascienzah

In questa ennesima emergenza, che ha sempre più le sembianze della hegeliana “notte in cui tutte le vacche sono nere” in cui la scissione dalla realtà si mostra davvero delirante, ci viene chiesto di avere fiducia nella scienza e di difenderla. Tuttavia, chiedere di riporre fiducia nella scienza prescindendo del tutto dal contesto storico-sociale nella quale essa è prodotta, significa non cogliere l’estrema complessità del problema. Si è già approfondito l’argomento in apposita sede e non si vuole certo riproporne in questa l’intero ragionamento che lo supporta, bensì ribadire soltanto che la SCIENZA È UNA CATEGORIA STORICA e che, come tale, sconta tutto il condizionamento dei rapporti di produzione e di forza storicamente costituiti, nonché gli scopi delle forze sociali egemoni di volta in volta considerate. Perciò, in un contesto socio-economico globalizzato e capitalistico-finanziarizzato che “si esprime … nella subordinazione di ogni aspetto della vita sociale a vantaggio del profitto” [sono parole di A. BARBERA, Commento all’art. 2, in Commentario della Costituzione, a cura di G. Branca, Principi fondamentali (art. 1‐ 12), Bologna, 1975, 112] chiedere di difendere questa scienza, più che un atto di fiducia, equivale a pretendere l’adorazione di un feticcio. 

Francesco Maimone

Fonte

Il virus è politico

Introdotto l’apartheid nel Paese dei diritti dell’Uomo. L’Italia seguirà. Ricordiamo che i regolamenti dell’Unione Europea vietano discriminazioni dirette o indirette per chi non desidera farsi benedire. Tuttavia, ciò sembrerebbe non interessare a Macron, Draghi, Figliuolo e CTS. Mi auguro che ci siano fior di avvocati che inondino di ricorsi e denunce le procure di tutti i Paesi coinvolti in queste politiche discriminatorie. L’azione legale è importantissima. P.S.: l’apartheid viene introdotto da quelle stesse classi dominanti che per 30 anni ci hanno spaccato i coglioni con la litania “mai più discriminazioni”. Curioso assai ma bbono a sapesse…

Paolo Borgognone

Ce lo chiede l’America

Manlio Dinucci, analista geopolitico ed esperto di questioni militari, ricorda come nel silenzio assoluto del nostro sistema informativo si stiano svolgendo adesso esercitazioni militari internazionali a guida statunitense a ridosso del territorio russo: “In Italia non esiste un dibattito degno di questo nome intorno a questioni decisive che riguardano la sicurezza di tutti noi”.

Governo virale

È uscito da pochi giorni per i tipi di Arianna Editrice il mio terzo libro, Governo Virale. Dalla polis all’ovile, scritto a sei mani con Pier Paolo Dal Monte e Francesco Maimone. Siccome nessuno lo ha ancora recensito, lo faccio io [Stefano Mantegazza, alias Il Pedante – n.d.c.] qui.

Nella prima parte, di cui sono autore, ho riorganizzato, sviluppato e ampliato le riflessioni già anticipate in questo blog sull’esperienza del «lockdown» sanitario, nella sua duplice dimensione fattuale e simbolica. Ne è uscita una monografia in itinere con cui ho cercato di mostrare nelle trame delle misure traumatiche inflitte al nostro e ad altri Paesi, per quanto inedite nei moventi e nelle proporzioni, una visione esistenziale e sociale già ampiamente sperimentata negli anni delle «emergenze» continue che hanno scandito il nuovo millennio. Se il virus è nuovo, nulla di ciò che ha cagionato lo è. Come scrivo, c’è infatti

una simmetria perfetta tra l’illusione che i fatti plasmino le civiltà e la realtà, che siano invece le civiltà a produrre i fatti e che li digeriscano e li raccontino, li invochino e persino li fabbrichino per vestire le proprie visioni. Che, in breve, gli avvenimenti siano «epocali» se esaudiscono le aspettative di un’epoca.

A corredo di queste considerazioni mi sono concesso anche alcune brevi incursioni statistiche, con il solo obiettivo di inquadrare il suicidio collettivo degli ultimi mesi nell’ambito di uno stravolgimento razionale che arriva fino all’inversione e si riverbera sulla tenuta degli argini giuridici, politici e intellettuali che con sempre più fatica ci separano dalla barbarie. Conclude il testo una riflessione sul mito biblico della torre di Babele in cui auspico che il disordine logico e morale degli ultimi mesi rappresenti l’apice di una hybris globale destinata a crollare sotto il peso delle proprie enormità.

Nella seconda parte firmata da Pier Paolo Dal Monte l’analisi si spinge ulteriormente fin nelle radici storiche e culturali della patologia sociale apparentemente innescata da quella virale, ma in realtà propria di una struttura di pensiero che informa tutta l’era moderna e capitalistica. L’autore si sofferma in particolare sullo scardinamento dei nessi empirici e cognitivi che hanno caratterizzato lo story-telling pandemico. Il «mondo fantasma» è la strategia estrema con cui un modello antropologico esausto e disfunzionale cerca di preservare le proprie menzogne. Nell’appendice di Francesco Maimone si affronta infine il tema della vaccinazione con cui si inscena l’atto sinora ultimo della «crisi pandemica» e che con ogni probabilità ne ha rappresentato fin dall’inizio lo sbocco previsto, come avevamo anche pronosticato in Immunità di legge. L’avvocato Maimone non si concentra sul farmaco, ma sulla sua obbligatorietà e quindi sul suo essere requisito per godere di un’ampia gamma di diritti fondamentali, agendo così come una micidiale leva scardinatrice del modello di civiltà architettato dai padri costituenti.

Abbiamo scelto di rispondere alle sollecitazioni dell’editore e di pubblicare queste pagine pur consapevoli della loro contingenza, nel pieno di una vicenda che quasi certamente deve ancora produrre i suoi frutti peggiori. La nostra speranza è di avere fissato nelle sabbie mobili di questo divenire qualche riferimento a cui aggrapparsi per non farsi trascinare dagli impulsi del governo emergenziale, per non finire come falene cieche nella sua fiamma.

Fonte

Vae victis

L’Italia e la Germania hanno perso la guerra.
Negli ultimi settant’anni ogni tanto si sono presi la briga di ricordarcelo, ma non hanno potuto calcare troppo la mano altrimenti si sarebbe potuta spezzare la corda.
Ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità perchè era il modo più intelligente per controllarci e perchè dovevamo fungere da vetrinetta per far schiattare d’invidia i cittadini del Patto di Varsavia e facilitare l’inoculazione di quel sentimento anti-russo che tanto utile sta tornando in questi tempi per tenere lontana l’Europa Occidentale dall’unica possibilità che ha per affrancarsi dal giogo imperiale: un’alleanza strategica con la Russia (il nostro posto nel frattempo è stato preso dai Polacchi, dai Baltici, dai Cechi, che ora vivono nell’illusione che ha caratterizzato i nostri anni più belli).
Caduto il Muro, hanno polverizzato un’intera classe dirigente ambigua (per loro) e fatto avanzare le quinte colonne storiche (Napolitano in primis) e le seconde linee preventivamente indottrinate all’atlantismo, al neoliberismo, al carrierismo (in Germania con la Baerbock addirittura stanno per promuovere le seste linee: ma è gggiovane, è donna, è “green”, cosa si può voler di più dalla vita ? Forse si accorgeranno tra una decina d’anni del calibro che hanno usato per spararsi nelle mutande; del resto noi ancora non l’abbiamo capito).
Nel momento stesso in cui hanno rimosso la minaccia del socialismo reale, hanno iniziato a richiedere indietro, un poco alla volta, tutti i fringe benefit che avevano concesso per rammollire la popolazione, nascondere lo status di Paesi occupati, disinnescare la resistenza e per marcare la differenza con l’Impero del Male (diritti sociali, garanzie costituzionali, standard di vita tra i più alti al mondo) e sono gradualmente passati, modello rana bollita, dal soft power (cit. Joseph Samuel Nye) allo hard power che stiamo vivendo in questi giorni.
Questo cambio di paradigma nei Paesi sotto occupazione mascherata è estremamente pericoloso visto che non può essere indolore e pertanto necessita di provvedimenti da Paese sotto controllo militare: sistemi di sorveglianza di massa, coprifuoco, Stato di polizia, chiusura delle frontiere, check point, pass sul modello dell’ahnenpass nazista, amministrazione controllata dell’economia con particolare riferimento alla libera impresa, normalizzazione dell’autoritarismo a partire dalle scuole, criminalizzazione del dissenso, propaganda sfrenata, promozione sociale dei collaborazionisti, apartheid…
Il passaggio dal soft allo hard power richiede un periodo di transizione, necessario per riprogrammare attraverso la propaganda e la manipolazione occulta le menti dei popoli sotto occupazione e per costruire le infrastrutture necessarie per l’esercizio del governo autoritario.
E questo è esattamente il momento che stiamo vivendo: il Sistema sta velocemente abbandonando la vecchia pelle democratica, ormai troppo stretta e lacerata, e sta consolidando all’aria la nuova, più robusta e adatta a contenere un corpo sociale non ancora pronto per la svolta autoritaria.
Questa è l’ultima occasione che abbiamo, dobbiamo agire mentre sono in muta, è l’unico momento di vulnerabilità del Sistema; una volta cambiata la pelle, inizierà l’epoca della repressione manu militari del dissenso oppure, in caso estremo, la guerra civile.
E’ chiaro che per uscirne non c’è altra via che una guerra di liberazione, prima ce ne rendiamo conto, meglio sarà per tutti.
Bisogna spiegarlo anche ai nostri fratelli oltre le Alpi e oltre cortina sanitaria, perchè una cosa sola è certa, da soli non ne usciremo liberi.
Giorgio Bianchi

L’abbraccio mortale di scienze e politica

“Non smette mai di sorprendere il modo in cui le scienze naturali, dacché le si è imbracciate per imporre i provvedimenti più radicali mai osati in tempo di pace, stanno fornendo non solo il combustibile del rogo su cui bruciano intere pagine della nostra carta costituzionale, ma anche i loro stessi statuti, le basi cognitive che le rende praticabili. È, quello tra scienze e politica, l’abbraccio reciprocamente mortale di due naufraghi che si avvinghiano, si intralciano e si trascinano insieme negli abissi, come dimostra l’ultimo anno trascorso nel segno della «crisi pandemica».

Consideriamo le chiusure, i coprifuoco e le restrizioni. Ne è valsa la pena? Ci stanno proteggendo dai danni della nuova malattia? Non potendosi fare una contro-osservazione in laboratorio sarebbe impossibile dare una risposta apodittica, ma è onesto riconoscere che le prove analogiche accumulatesi dall’esordio dell’emergenza sono molto lontane dal promuoverli in modo statisticamente solido. Sui mezzi di informazione si è parlato del paradosso svedese, di praticare un lockdown leggero senza perciò patire conseguenze peggiori di altri Paesi che hanno chiuso con più rigore. Ma senza piluccare nei casi particolari, la generale assenza di correlazioni significative tra intensità delle restrizioni e impatto clinico della malattia non è un segreto: ribadita fin dall’inizio da numerosi studi (qui l’ultimo in ordine di tempo), è approdata anche in televisione. È toccato pochi giorni fa al giornalista Federico Rampini rivelare in prima serata che «quei Paesi che sono praticamente usciti indenni, con dei numeri della mortalità microscopici, non hanno usato lockdown a tappeto». Lo stesso dato è accessibile a chiunque incollasse su un foglio elettronico i numeri sulla pandemia nel mondo diffusi quotidianamente dall’Università di Oxford. L’ho fatto anch’io nel mio piccolo e ho scoperto che la correlazione tra la severità media dei lockdown e i decessi totali attribuiti al SARS-Cov-2 per milione di abitanti è addirittura positiva (cioè all’aumentare dell’una aumentano i secondi), anche se in modo scarsamente significativo (R2 = 3%).

Pur con ogni eccezione e cautela, come si può continuare a subordinare con certezza redditi, sussistenza e benessere a nessi di questa qualità? Quale consolatio scientiae si può rivolgere ai ristoratori senza clienti, agli albergatori senza lavoro e agli adolescenti reclusi, a quali dure leggi naturali dovrebbero rassegnarsi i nostri lavoratori della neve costretti alla disoccupazione mentre, pochi chilometri più a nord, i loro colleghi svizzeri facevano correre gli skilift pur contando quest’anno meno della metà dei nostri decessi attribuiti SARS-Cov-2 (377 vs 804 su milione di abitanti)? Che cosa sono allora questi sacrifici se non scongiuri o fioretti pasquali, digiuni propiziatori fatti con la pancia degli altri? È questa la società che ascolta solo il nudo verbo della scienza?

Ora però qualcuno alza voce e dice: basta con le chiusure, avanti con le vaccinazioni, perché non c’è altro modo di «venirne fuori». Ma la musica non cambia. Come già i chiusuristi, anche i vaccinisti comprimono la complessità e le incognite del nuovo scenario in una manciata di slogan che tutti devono ripetere. Bisogna perciò parlar piano quando si ricorda che i nuovi farmaci sono soggetti a un’autorizzazione condizionata (conditional marketing authorisation) che ne consente l’uso pur mancando al regolatore tutti i dati necessari alla loro piena valutazione. E che nelle more di questi studi si è sinora stabilito che possono sì scongiurare gli esiti gravi della malattia, ma «gli studi per stabilire se le persone vaccinate, infettate in modo asintomatico, possano contagiare altre persone sono in corso», sicché «le persone vaccinate e quelle che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19» (dalle FAQ Aifa). Nel frattempo si indaga anche sulla durata dell’immunizzazione, sull’efficacia protettiva verso le mutazioni del patogeno, sull’eventuale ruolo della profilassi nello sviluppo di nuove varianti per pressione selettiva, sul perché «aumentano i casi di operatori sanitari vaccinati che si ricontagiano», anche in modo sintomatico, sulla frequenza e le caratteristiche degli effetti collaterali non rilevati dai primi studi, sull’opportunità di ripetere le somministrazioni e altro.

Globalmente, i dati sugli effetti della campagna di immunizzazione in corso non possono dirsi conclusivi. Se è vero che in Inghilterra e Israele, dove più della metà della popolazione ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, i decessi giornalieri sono crollati dalla fine di gennaio ad oggi, dinamiche simili si osservano però anche in Albania con lo 0,2% di vaccinati, o in Sud Africa con lo 0,6%. Altri Paesi come Giappone (2,2%), Thailandia (1,6%) e Taiwan (0,14%) hanno registrato fin dall’inizio dell’anno tassi di mortalità da SARS-Cov-2 uguali o inferiori a quelli raggiunti da inglesi e israeliani, pur con coperture vaccinali prossime allo zero. All’opposto, alcune delle nazioni più vaccinate hanno invece visto crescere in modo preoccupante i decessi, come ad esempio il Cile (43%), l’Uruguay (35%) e l’Ungheria (43%), che è anche il Paese oggi più colpito dalle morti associate alla malattia. Estendendo l’analisi, non si riscontra fino a questo momento una correlazione significativa tra i tassi di vaccinazione e i decessi attribuiti a livello globale.”

Superior stabat lupus, de Il Pedante continua qui.

Il complottista

“Appiccicare l’etichetta di complottista a qualcuno serve, più che altro, a evitare un confronto: “sei solo un complottista” diventa una frase magica che annulla la possibilità di interlocuzione del destinatario.”

“La scienza o è complottista o è qualcosa di diverso dalla scienza.”

“Spesso glossato come “paranoico”, il complottista ha in realtà in sé la vocazione anti-seriale a voler vagliare le informazioni, e questo si mostra tanto più vero in questi mesi nei quali la pandemia è, a ben guardare, soprattutto una pandeMedia: lo è in quanto una crisi, per sua natura complessa, può diventare un’isteria collettiva attraverso una semplificazione narrativa sistemica. Il complottista diffida proprio di questo: egli diffida della narrativa sistemica.”

“Il complottista sceglie di continuo di non sentirsi suddito di un’ideologia autoritaria dominante e di farsi portavoce di un colpevole dissenso. Il complottista, insomma, è il più feroce nemico del negazionismo autoritario.”

Brani liberamente tratti da…

Inno dei vaccinisti

Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini colpiscono ancora… la narrazione mediatica della cosiddetta emergenza sanitaria.

“Andarsi a vaccinar, con Astra, Pfizer, forse Sputnik o Moderna!

Sperare di campar

Per inseguire il sogno della vita eterna.

Ecco qui il dono che verrà, un vaccino qui ed un altro là;

Per la vita finché durerà, ogni anno un vaccin ci salverà!”

Prigionieri della caverna mediatica

Da più di un anno la popolazione occidentale è costretta a vivere sotto ad un regime autoritario che sfrutta la pandemia per abolire i diritti umani più elementari, impoverire le masse per asservirle ulteriormente, concentrare il potere politico-finanziario in circoli sempre più ristretti per sostenere il costo di un’escalation del conflitto con Cina e Russia.
L’asservimento dei media è pressoché totale, chiunque osi mettere in discussione la loro narrazione viene imbavagliato o messo alla gogna. I cittadini europei devono restare prigionieri nella caverna platonica mediatica che ormai ha sostituito la loro esperienza della realtà.
In un rovesciamento che ha tutte le caratteristiche di una proiezione, Cina e Russia vengono dipinti come Paesi autoritari che violano i diritti umani, quando in Europa i diritti costituzionali sono stati di fatto aboliti con la scusa della pandemia. Quello che i cittadini europei non devono sapere è che la vita in Cina e Russia (come in gran parte del mondo) è tornata alla normalità da mesi, e non certo a causa dei vaccini, visto che solo una percentuale minima della popolazione è stata vaccinata. Mentre i democratici nostrani si riempiono la bocca di libertà, democrazia e diritti umani, questi stessi “valori” sono calpestati quotidianamente in Europa.

Laura Ruggeri

A chi diamo i nostri dati sensibili?

“Dareste mai il consenso al trattamento dei vostri dati personali “sensibili” ad una società per azioni che ha come scopo sociale l’attrazione di capitali e lo sviluppo d’impresa? E lo fareste lo stesso se il suo amministratore delegato fosse stato rimosso dall’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus e il presidente della suddetta società sedesse pure alla guida di aziende del complesso militare-industriale che esportano armi e tecnologie a regimi e dittature? Ebbene, lo avete fatto se in queste settimane avete deciso di vaccinarvi contro il Covid-19. Sì, perché avete firmato e consegnato un modulo (perlomeno in Calabria e in Sicilia) con cui avete acconsentito che un bel po’ dei vostri dati personali vengano “trattati in modalità informatica” per tracciare l’avvenuta somministrazione del vaccino e che gli stessi “potranno essere/saranno comunicati al Servizio Sanitario Nazionale e al Ministero della Salute” (potranno o saranno?), mentre i dati sanitari “potranno essere trattati da centri medici specializzati nel valutare l’idoneità alla vaccinazione”.

Quali siano questi centri medici specializzati e in che modo saranno fornite e impiegate le delicate informazioni non è dato sapere. Quello che si spiega invece è che il “trattamento riguarderà anche dati personali rientranti nel novero dei dati sensibili, vale a dire dati idonei a rivelare lo stato di salute del soggetto vaccinato” e che il responsabile del trattamento è INVITALIA S.p.A., cioè l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Certo, in teoria, si può sempre rifiutare di dare il proprio consenso ma – si sottolinea in calce – “il conferimento dei dati è OBBLIGATORIO per registrare l’avvenuta somministrazione del vaccino Anti-Covid 19 verso il Sistema Sanitario Nazionale e che l’eventuale rifiuto di fornire tali dati comporterebbe la mancata prosecuzione del rapporto”. Insomma se vuoi il vaccino dacci i dati! E si tratta davvero di una mole notevole nel caso in cui venissero utilizzate pure le schede anamnestiche compilate prima della somministrazione del vaccino: ovviamente oltre alle informazioni anagrafiche e quelle relative alla professione svolta, vengono richieste le condizioni di salute odierne e le eventuali malattie pregresse (patologie cardiocircolatorie e respiratorie, condizioni di compromissione del sistema umanitario – cancro, leucemia, linfoma, HIV/AIDS, trapianto); se si ha avuto attacchi di convulsioni o qualche problema al cervello o al sistema nervoso; l’esistenza di allergie; la tipologia dei farmaci, integratori naturali, vitamine, minerali o eventuali medicinali alternativi utilizzati; l’effettuazione di trasfusioni nell’ultimo anno; eventuali gravidanze in corso o se si sta pensando di rimanere incinta nel mese successivo alla prima o alla seconda somministrazione; la convivenza con soggetto ad alto rischio, contagi e/o risultati di eventuali test anti-Covid; finanche i viaggi internazionali effettuati nell’ultimo mese e la possibile frequenza di comunità…

Ci si aspetterebbe che il trattamento dei dati sensibili e il loro eventuale trasferimento a soggetti terzi per fini di ricerca venga attribuito al Sistema Sanitario Nazionale e invece proprio no. Il soggetto responsabile è INVITALIA S.p.A. (già Sviluppo Italia), istituita con decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999 (governo con premier Massimo D’Alema) per promuovere l’imprenditorialità giovanile e lo sviluppo di imprese turistiche e termali, “risanare” le industrie agro-alimentari e riassorbire le funzioni dell’ex Cassa del Mezzogiorno. Alla società a capitale pubblico è stata attribuita anche l’attrazione di investimenti esteri in Italia, la gestione di quasi tutte le agevolazioni dello Stato alle imprese e alle startup innovative, l’attuazione degli accordi di programma dei progetti finanziati dall’Unione Europea, il rilancio delle aree industriali in crisi (Napoli-Bagnoli, Taranto, Termini Imerese, ecc.), la valorizzazione dei beni culturali (area archeologica di Pompei).”

Invitalia, il grande fratello dei vaccini?, di Antonio Mazzeo continua qui.

Lo spettro di una guerra nucleare

“Quando circa sei anni fa titolammo sul Manifesto (9 giugno 2015) «Ritornano i missili a Comiso?», la nostra ipotesi che gli USA volessero riportare i loro missili nucleari in Europa fu ignorata dall’intero arco politico-mediatico. Gli avvenimenti successivi hanno dimostrato che l’allarme, purtroppo, era fondato. Ora, per la prima volta, abbiamo la conferma ufficiale. L’ha data pochi giorni fa, l’11 marzo, una delle massime autorità militari USA, il generale James C. McConville, capo di stato maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti. Non in un’intervista alla CNN, ma in un intervento – di cui abbiamo la trascrizione ufficiale – a un meeting di esperti alla George Washington School of Media and Public Affairs. Il generale McConville non solo comunica che lo US Army si sta preparando a installare nuovi missili in Europa, evidentemente diretti contro la Russia, ma rivela che saranno missili ipersonici, un nuovo sistema d’arma di estrema pericolosità. Ciò crea una situazione ad altissimo rischio, analoga o peggiore di quella in cui si trovava l’Europa durante la Guerra Fredda, quale prima linea del confronto nucleare tra USA e URSS.

I missili ipersonici – con velocità superiore a 5 volte quella del suono (Mach 5), ossia più di 6.000 km/h – costituiscono un nuovo sistema d’arma con capacità di attacco nucleare superiore a quella dei missili balistici. Mentre questi seguono una traiettoria ad arco per la maggior parte al di sopra dell’atmosfera, i missili ipersonici seguono invece una traiettoria a bassa altitudine nell’atmosfera direttamente verso l’obiettivo, che raggiungono in minor tempo penetrando le difese nemiche.

Nel suo intervento alla George Washington School of Media and Public Affairs, il generale McConville rivela che lo US Army sta preparando una «task force» dotata di «capacità di fuoco di precisione a lungo raggio che può arrivare ovunque, composta da missili ipersonici, missili a medio raggio, missili per attacchi di precisione» e che «questi sistemi sono in grado di penetrare lo spazio dello sbarramento anti-aereo». Il generale precisa che «prevediamo di schierare una di queste task force in Europa e probabilmente due nel Pacifico» (evidentemente dirette contro la Cina). Sottolinea quindi che «le stiamo costruendo in questo momento, mentre stiamo parlando».

Ciò viene confermato dalla Darpa (Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa). In un comunicato ufficiale informa di aver incaricato la Lockheed Martin di fabbricare «un sistema missilistico ipersonico a raggio intermedio con lancio da terra», ossia missili con gittata tra 500 e 5500 km della categoria che era stata proibita dal Trattato sulle forze nucleari intermedie firmato nel 1987 dai presidenti Gorbaciov e Reagan, stracciato dal presidente Trump nel 2019. Secondo le specifiche tecniche fornite dalla Darpa, «il nuovo sistema permette ad armi ipersoniche glide con propulsione a razzo di colpire con rapidità e precisione bersagli di importanza critica e prioritaria, penetrando moderne difese aeree nemiche. L’avanzata propulsione a razzo può trasportare vari carichi bellici a più distanze ed è compatibile con piattaforme terrestri di lancio mobili, che possono essere dispiegate rapidamente».

Il capo di stato maggiore dell’Esercito e l’Agenzia di ricerca del Pentagono informano dunque che tra non molto gli Stati Uniti schiereranno in Europa (si parla di una probabile prima base in Polonia o Romania) missili ipersonici armati di  «vari carichi bellici», ossia di testate nucleari e convenzionali. I missili ipersonici nucleari a raggio intermedio installati su «piattaforme terrestri mobili», ossia su speciali veicoli, potranno essere rapidamente dispiegati nei paesi NATO più vicini alla Russia (ad esempio le repubbliche baltiche). Avendo già oggi la capacità di volare a circa 10.000 km/h, i missili ipersonici saranno in grado di raggiungere Mosca in circa 5 minuti.

Anche la Russia sta realizzando missili ipersonici a raggio intermedio ma, lanciandoli dal proprio territorio, non può colpire Washington. I missili ipersonici russi potranno però raggiungere in pochi minuti le basi USA, anzitutto quelle nucleari come le basi di Ghedi e Aviano, e altri obiettivi in Europa. La Russia, come gli Stati Uniti e altri, sta schierando nuovi missili intercontinentali: l’Avangard è un veicolo ipersonico con raggio di 11.000 km e armato di più testate nucleari che, dopo una traiettoria balistica, plana per oltre 6.000 km alla velocità di quasi 25.000 km/h. Missili ipersonici li sta realizzando anche la Cina. Poiché i missili ipersonici sono guidati dai sistemi satellitari, il confronto si svolge sempre più nello spazio: a tale scopo è stata creata nel 2019 dall’amministrazione Trump la Forza Spaziale USA.   

Le armi ipersoniche, di cui vengono dotate anche le forze aeree e navali che hanno maggiore mobilità, aprono una nuova fase della corsa agli armamenti nucleari, rendendo in gran parte superato il trattato New Start appena rinnovato da USA e Russia. La corsa passa sempre più dal piano quantitativo (numero e potenza delle testate nucleari) a quello qualitativo (velocità, capacità penetrante e dislocazione geografica dei vettori nucleari).

La risposta, in caso di attacco o presunto tale, viene sempre più affidata all’intelligenza artificiale, che deve decidere il lancio dei missili nucleari in pochi secondi o frazioni di secondo. Aumenta in modo esponenziale la possibilità di una guerra nucleare per errore, rischiata più volte durante la Guerra Fredda. Il «Dottor Stranamore» non sarà un generale pazzo, ma un supercomputer impazzito. Mancando l’intelligenza umana per fermare questa folle corsa alla catastrofe, dovrebbe almeno scattare l’istinto di sopravvivenza, risvegliatosi finora solo per il Covid-19.”

Da Missili ipersonici USA In Europa a 5 minuti da Mosca, di Manlio Dinucci.