La guerra cognitiva


“Il generale francese Philippe Lavigne del Comando Alleato per la Trasformazione (Allied Command Tranformation – ACT) della NATO soprintende alle ricerche sui nuovi metodi della propaganda.
Il Comando da lui guidato è formato da 21 centri di eccellenza, uno dei quali, quello della propaganda — il Centro di eccellenza per le comunicazioni strategiche (StratCom) — ha sede a Riga, in Lettonia. Il generale Lavigne ha creato l’Innovation Hub (iHub), sotto la direzione del francese François Cluzel, ex docente all’accademia militare interarmi di Coëtquidan. L’iHub finanzia ricerche della John Hopkins University e dell’Imperial College of London sulle capacità cognitive. Si tratta di ricerche sulla sfera cognitiva in generale, finalizzate ad applicazioni in diversi campi, dai soldati bionici alla propaganda di guerra.
L’idea di fondo della NATO è affiancare ai cinque ambiti d’intervento usuali (aria, terra, mare, spazio e cibernetica) un sesto: il cervello umano. «Mentre le azioni dei cinque ambiti tradizionali hanno l’obiettivo d’influire sul mondo dell’uomo, obiettivo della guerra cognitiva è fare di ogni uomo un’arma» scrive François Cluzel.
Nella prima guerra mondiale la propaganda di guerra faceva leva su false informazioni, diffuse a livello popolare da grandi firme; nella seconda guerra mondiale la propaganda consisteva nella ripetizione di messaggi selezionati; oggi la propaganda è concepita come un numero da prestigiatore: turbare le persone per distrarne l’attenzione e mascherare ciò che non devono vedere; indurle a giudicare quanto vedono in base alle informazioni prive d’interesse di cui vengono imbevute. Così, senza ricorrere a menzogne [esplicite], si riesce a far in modo che prendano lucciole per lanterne.
Con la guerra in Ucraina stiamo vivendo in diretta la prima applicazione di questa nuova tecnica.”

La propaganda di guerra cambia forma, di Thierry Meyssan continua qui.

Casi di intelligence – vite esemplari 3°

Arthur_Iorio

Arturo (Arthur) Iorio nasce a Villa Santo Stefano, in provincia di Frosinone, il 22 settembre 1919 da Emilio e Teresa Petrilli. Dopo aver frequentato le scuole elementari in paese, mentre è ancora al ginnasio in collegio a Roma, lascia l’Italia per gli Stati Uniti, imbarcandosi a Napoli l’1 novembre 1936 sul transatlantico Rex.
A Syracuse, stato di New York, dove il padre lo aspettava, data la crisi economica del tempo si adatta a svolgere i soliti impieghi di basso livello offerti agli emigranti, alternando il lavoro giornaliero con le scuole serali per ottenere l’ammissione all’università.
Ancora cittadino italiano, agli inizi della seconda guerra mondiale cerca di arruolarsi in vari servizi delle forze armate statunitensi, ma non vi riesce per causa della nazionalità straniera. Viene infine accettato dall’esercito dove trascorre tre anni di guerra in gran parte nel teatro di operazioni del Sud Pacifico, diventando cittadino degli Stati Uniti nel 1943.
Congedato nel 1945, approffitta dell’assistenza economica offerta dal governo tramite la GI Bill per iscriversi alla Syracuse University, Maxwell School of Citizenship and Public Affairs, presso la quale si laurea con un Bachelor of Arts in scienze politiche conferito magna cum laude nel 1948. Sposatosi lo stesso anno ad Anna Gigantelli, partecipa con successo al primo concorso nazionale per la prestigiosa borsa di studio Fulbright, che gli permette di proseguire gli studi all’Università di Roma.
Terminati gli studi, cerca impiego presso il governo federale. Durante un viaggio a Washington, incontra C. Grove Haines – già professore alla Maxwell School – allora parte del corpo accademico della School of Advanced International Studies (SAIS) dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, con sede a Washington. Grove Haines era in procinto di aprire un Centro Studi Internazionali sotto gli auspici della SAIS in Italia, presso l’Università di Bologna, e gli offre l’incarico di suo assistente accademico. Nel 1955 si trasferisce quindi a Bologna con la moglie e tre figli ancora piccoli, fino a diventare poi vice direttore della John Hopkins University Bologna Center.
Per il suo impegno accademico, nel 1962 gli viene conferita l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Antonio Segni.
Dopo aver rifiutato un’offerta di lavoro presso l’ENI, rientra in USA dove viene assunto, con mansioni di “ricerca” al Dipartimento della Difesa, trasferendosi poi presso il Dipartimento di Stato dal quale viene distaccato all’Ambasciata statunitense di Roma. Vi rimane dal 1966 al momento della pensione nel 1974, anno nel quale ritorna negli Stati Uniti, da allora dedicandosi a tempo pieno alle proprie passioni letterarie.
Muore nella tarda serata di sabato 20 marzo 2004 nella sua dimora di Herdon, Washington.

John Hopkins University, Bologna: studiare, e non solo

In questo articolo daremo qualche informazione sulla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies (SAIS, Scuola di Studi Internazionali Avanzati) di Bologna, spesso identificata semplicemente come la “Johns Hopkins di Bologna”, ovvero la sezione italiana della SAIS della Johns Hopkins University di Washington.
Il ruolo e gli obiettivi “profondi” di questa istituzione “italiana” sono impliciti nelle vicende della sua storia e dei suoi protagonisti e nel modo in cui si è sempre posta  in relazione con l’ambiente esterno; crediamo che per i lettori di questo blog non sarà difficile riconoscerli.
La Johns Hopkins University è stata fondata nel 1876 negli USA. Dopo 130 anni di attività, essa si pone oggi come leader nell’insegnamento e nella ricerca in numerose discipline. Oltre alle relazioni internazionali, l’università ha altri corsi come quelli in medicina, economia, scienze naturali, ingegneria e musica. Le sedi di questi diversi dipartimenti si trovano tutti nell’area di Baltimora – Washington, compresa la sede del dipartimento che si occupa delle relazioni internazionali, la già citata Paul H.Nitze School of Advanced International Studies, la casa madre di quella italiana, che ha sede nell’area del Dupont Circle di Washington.
A differenza degli altri rami fondati a fine XIX ed inizio XX secolo, la nascita della SAIS è relativamente recente. Essa fu fondata come scuola autonoma nel 1943, durante la seconda guerra mondiale,  da due uomini di stato che faranno significative carriere nel governo statunitense, Christian A. Herter e Paul H. Nitze.
Dal primo prende nome il comitato (Herter Committee) che nel 1947 ha presentato la relazione dalla quale sono scaturite le proposte che hanno portato al Piano Marshall del presidente Truman e sarà, tra le altre cose, segretario di Stato sotto Eisenhower; il secondo coprirà importanti ruoli nella maggior parte dei governi USA del dopoguerra ed è il principale autore del significativo National Security Council Report 68 firmato dal presidente Truman nel 1950, un documento importante per il cambiamento generale della politica estera statunitense verso una strategia globale di contenimento dell’URSS e che fu confermata dalle amministrazioni successive. Sarà proprio Nitze a dare il nome alla scuola di studi internazionali. Continua a leggere