Fuori la Repubblica delle banane dall’Afghanistan. Alla svelta!

Il 13 Ottobre si è concluso il trasferimento ad Herat di tre elicotteri medio pesanti EH-101 Agusta Westland in dotazione alla Marina Militare, affittando come cargo un gigantesco C-17 Galaxy USA.
I nuovi arrivati ad ala rotante in aggiunta al già ingente e costosissimo apparato da trasporto logistico, evacuazione medica, ricognizione ed attacco a disposizione del Comando del PRT 11 di Herat si sarebbero resi necessari, a quanto dichiarato dal Capo di Stato Maggiore Vincenzo Camporini, per “incrementare sul terreno la capacità multifunzionale della componente aerea del contingente italiano“.
L’Italia ha allargato il suo sostegno militare nelle provincie ovest dell’Afghanistan alla coalizione ISAF-Enduring Freedom.
Dal canto suo il D’Annunzio del XXI° secolo come si è definito, ironicamente, nel frattempo si è diviso in quattro con giornali e televisioni per sostenere il contrario, ipotizzandone la riduzione entro il 2011 affidandosi ad una favoletta logora: il passaggio della “sicurezza“ nelle mani dell’esecutivo di Kabul.
Non sapete chi è il Vate? Rimediamo subito. Anche se ci viene una gran voglia di portare il dorso della mano alle labbra e soffiare forte, forte.
E’ il Ministro della Difesa. L’onorevole Ignazio La Russa.
Il titolare di Palazzo Baracchini, perfettamente consapevole che 2/3 degli italiani sono fermamente contrari alla guerra in Afghanistan, sta tentando senza troppa fantasia di mandar in scena nel Bel Paese la stessa farsa recitata dal premio Nobel Barack Obama per tacitare l’opinione pubblica USA stremata, come la nostra e più in generale quella europea, da una devastante crisi sociale.
Anche se la finanziaria di Dicembre si chiama ora legge di stabilità, non sarà qualche furbata semantica o peggio qualche annunciata menzogna contabile per difetto (750 milioni semestrali per le “missioni di pace“) a nascondere che l’avventurismo bellico della Repubblica delle banane, dal 2003 ad oggi, ha bruciato risorse pubbliche colossali che avrebbero potuto essere diversamente utilizzate per dare fiato a lavoro, ricerca, sanità, tutela ambientale e strutture pubbliche.
E qui ci vengono a mente anche i 15 miliardi di euro per un altro costosissimo ultra-bidone rifilatoci dal Pentagono, da D’Alema, Prodi, Berlusconi, Guarguaglini & soci in cambio di un men che niente, una sezione d’ala a Cameri: l’F-35. Continua a leggere

Ritiro posticipato…

Washington – A 4 mesi dall’inizio dell’offensiva a Marjah, nel sud dell’Afghanistan, i talebani non sono andati via. Questo, scrive il Washington Post, ha già fatto slittare di almeno due mesi l’offensiva a Kandahar ma ha fatto comprendere ai comandanti sul campo che non potranno rispettare la scadenza del ritiro entro luglio 2011 fissata da Barack Obama.
(AGI)

Kandahar Strike Force

Nella prossima grande offensiva antitalebana delle forze alleate nella provincia di Kandahar, un ruolo chiave lo giocheranno gli uomini della famigerata Kandahar Strike Force: una milizia paramilitare afgana, addestrata e armata dalle forze speciali USA e finanziata dalla CIA, che insieme a loro ha sede nell’ex palazzo del Mullah Omar alla periferia di Kandahar (Camp Gecko, recentemente ribattezzato Firebase Maholic).
Questi trecento Rambo afgani, reclutati dal potente e discusso ras di Kandahar, Ahmed Wali Karzai, fratello del presidente, e comandati da un veterano dei Berretti Verdi noto agli afgani solo come John, fanno il lavoro sporco che le truppe regolari USA non possono fare, e forse anche qualcosa di più.
(…)
Secondo quanto riporta il quotidiano britannico Guardian, il generale afgano Ghulam Ranjbar, capo della Procura militare di Kabul, nei giorni scorsi ha spiccato un mandato di arresto nei confronti del comandante John e di quaranta dei suoi uomini in relazione all’omicidio del capo della polizia di Kandahar, Matiullah Qateh, del capo del locale dipartimento investigativo e di altri due ufficiali avvenuto nel giugno del 2009, quando gli uomini della Kandahar Strike Force fecero irruzione in un tribunale del capoluogo per liberare con la forza un loro compagno.
(…)
Commentando con i giornalisti la decisione di chiedere l’arresto per il comandante John e per i suoi uomini, il procuratore Ranjbar ha apertamente accusato i vertici militari statunitensi in Afghanistan di essersi sempre rifiutati di collaborare con le autorità di polizia locali in merito ai crimini commessi dagli uomini della Kandahar Strike Force, rifiutandosi di fornire prove e di poter incontrare il loro comandante. Gli ufficiali americani, secondo il procuratore, proteggono e spalleggiano questi mercenari per il semplice fatto che essi operano al loro servizio.
Ahmed Wali Karzai, il noto narcotrafficante e collaboratore della CIA che da anni ricopre la carica di presidente del Consiglio provinciale di Kandahar, appresa la notizia del mandato di cattura per gli uomini della Kandahar Strike Force, ha dichiarato di non avere nessun legame con questa formazione paramilitare, salvo poi commentare che a suo giudizio sarebbe opportuna un’amnistia nei confronti degli indagati.

Da I mercenari del comandante John, di Enrico Piovesana.

L’oppio afghano invade la Russia

Secondo il rapporto dell’Ufficio sulle Droghe ed il Crimine dell’ONU, presentato lo scorso febbraio a Vienna durante i lavori della relativa Commissione, la Russia oggi è seconda solo all’Europa nell’uso di derivati dall’oppio di produzione afghana (eroina inclusa), e prima tra i singoli Stati.
Quando era ancora in Afghanistan, Osama bin Laden predisse che “essi moriranno per le nostre droghe”. Per “essi” egli intendeva la Russia, che all’epoca sosteneva attivamente il rivale storico Ahmad Shah Massud.
Bin Laden mantenne la parola: la sua dichiarazione risale al 1999, e nel successivo decennio il numero dei tossicodipendenti in Russia si è decuplicato. Ogni anno vengono consumate circa 80 tonnellate di eroina afghana, il 20% della produzione totale di tale sostanza nel Paese centro-asiatico ed il 90% di quella complessivamente consumata in Russia. Che conta per il 15% del consumo delle droga afghana, mentre ad esempio la Cina, con la sua enorme popolazione, “solo” per il 12%.
Nemmeno la riduzione significativa della superficie coltivata ad oppio, da 193.000 ettari nel 2007 a 123.000 nel 2009, modifica i termini della questione, in quanto è contemporaneamente incrementata la relativa produttività e lo scorso anno la produzione si è attestata attorno alle 7.000 tonnellate, per un valore di 65 miliardi di dollari.
Tutti questi dati di fonte ONU vengono confermati dalle autorità russe. Viktor Ivanov, responsabile del Servizio Federale per il Controllo della Droga, ha affermato che in Russia vi sono tra 2 e 2,5 milioni di tossicodipendenti, dei quali solo 500.000 ufficialmente censiti. Il numero di tossicodipendenti cresce di 80.000 all’anno, mentre vi sono fra i 30.000 e 40.000 decessi legati all’uso di droghe, annualmente.
Tre sono le rotte attraverso cui la droga esce dall’Afghanistan. La più importante, per il 35-40% del totale, passa per l’Iran e poi giunge in Europa occidentale dai Balcani. La seconda, che vale per un 25-30%, è quella che più di tutte convoglia la droga verso la Russia attraverso le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. La terza, per un restante 25-30%, passa per il Pakistan e poi arriva fino in Europa via mare.
E’ quindi comprensibile l’indignazione che la Russia va esprimendo ultimamente nei confronti del ruolo fallimentare della NATO nel contrastare la coltivazione di oppio in Afghanistan. Ad iniziare dall’ambasciatore russo presso l’Alleanza, Dmitry Rogozin, che ha definito “l’aggressione dell’eroina” come “la principale minaccia” al proprio Paese, dicendosi sicuro che la NATO non adotterà misure aggiuntive contro i narcotrafficanti afghani per evitare ulteriori perdite di truppe. Continuando con Alexander Kozlovsky, vice presidente del comitato affari esteri del Parlamento russo, che ha duramente criticato la NATO in quanto “praticamente si è messa a guardia dei campi dove le droghe vengono coltivate”.
Il già citato Ivanov ha riferito che il numero di arresti di narcotrafficanti in Afghanistan è diminuito di 13 volte e la chiusura di laboratori per la lavorazione della materia prima di 10 volte, negli ultimi tre anni. Si è inoltre registrato un sensibile declino nel volume di oppio sequestrato, nel 2009 solo 140 tonnellate, un misero 2% del prodotto totale.
Ivanov ha quindi espresso forte preoccupazione anche per l’allarmante aumento del transito di droga verso il Daghestan, l’instabile regione nel Caucaso russo, che favorisce la criminalità e le attività terroristiche. Ha infine fatto notare come negli ultimi anni l’ONU abbia sempre più eluso le proprie responsabilità nell’attuazione dei programmi di lotta alla droga, lasciando campo libero alla NATO la quale a sua volta ha delegato le autorità locali.
Quelle medesime autorità che, dopo aver assunto il controllo della città di Marjah e dell’intero distretto di Nadali al termine della recente operazione Moshtarak condotta dalle truppe dell’ISAF congiuntamente all’esercito afghano, hanno informalmente concesso ai contadini di continuare a produrre oppio. ”L’unico vero scopo dell’operazione Moshtarak – ha spiegato a Peacereporter Safatullah Zahidi, un giornalista locale – era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadali, sono le più grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar”.

Aggiornamento 3/4/2010
Sempre secondo il rapporto dell’ONU citato, non più del 3-4% del ricavato dell’oppio afghano finisce a finanziare il movimento talebano, per un ammontare comunque inferiore ai 300 milioni di dollari. Tolti altri 500 milioni ai contadini ed ai proprietari terrieri, a godere dei 65 miliardi di dollari sono sostanzialmente le reti “internazionali” del narcotraffico.
In merito alla crescente produttività, secondo esperti britannici nel 2009 ogni ettaro coltivato a papavero ha reso 56 chili di oppio, il 15% in più rispetto all’anno precedente.
Fonte RIA Novosti, come tutti i dati presenti nell’articolo.

Come a Fallujah

Mentre a Marjah, a causa del blocco militare Usa che impedisce di evacuare i feriti, altri civili rischiano di morire per mancanza di cure adeguate – nel finesettimana ne sono già deceduti sei – a Nadalì si contano i cadaveri dei civili rimasti uccisi sotto le macerie di una casa distrutta ieri in un bombardamento dell’artiglieria americana: almeno dodici morti, tra cui cinque bambini. I generali Usa si sono scusati, dicendo che si è trattato di un errore di mira: due missili sono caduti a 300 metri dall’obiettivo stabilito colpendo l’edificio sbagliato. Cose che capitano quando si bombarda un centro abitato con missili sparati da oltre venti chilometri di distanza – in questo caso dalla base di Camp Bastion.
Nonostante le dichiarazioni di alcuni generali afgani che parlano di talebani in rotta e di vittoria ormai vicina, le truppe alleate continuano a incontrare una forte resistenza da parte dei guerriglieri talebani.
Il capitano Ryan Sparks, al comando della compagnia Bravo del 1° battaglione, 6° reggimento Marines, ha paragonato l’intensità dei combattimenti in corso a Marjah con quelli dell’attacco a Fallujah, in Iraq, nel 2004. “E’ come a Fallujah, salvo che qui ci sparano addosso da tutte le parti perché non avanziamo in linea retta, ma da direzioni diverse”.
Secondo i comandi alleati, finora gli insorti uccisi sono 35 e le perdite subite sono solo 5.
I talebani hanno però dichiarato di aver perso solo 6 uomini (tutti gli altri sarebbero civili) e di aver ucciso 192 soldati, tra soldati afgani e stranieri.
Dai talebani è giunto ieri anche un messaggio per il presidente Obama in occasione del ventunesimo anniversario del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan (15 febbraio 1989): “Gli americani dovrebbero capire che se hanno bisogno di 15 mila uomini per prendere il controllo di un solo distretto, per impossessarsi di tutti i 350 distretti dell’Afghanistan dovrebbero utilizzare oltre 5 milioni di soldati. I dirigenti della Casa Bianca trarrebbero maggior vantaggio a comprendere la lezione della storia invece di abbandonarsi a esibizioni di forza: Obama, come Gorbaciov, deve guardare realisticamente la realtà sul terreno in modo da mettere fine alla tirannia e alla repressione nei confronti degli afghani, invece di portare altre sventure all’America”.
(…)

Da Marjah, la Fallujah di Obama di Enrico Piovesana.
[grassetto nostro]

In tutto, dall’inizio dell’operazione Moshtarak, sono 19 i civili feriti nel corso dell’offensiva anglo-americana che sono riusciti a raggiungere l’ospedale di Emergency, che dista poche decine di chilometri dalla zona dei combattimenti. Tra di loro c’è un bambino di 7 anni colpito al petto da un proiettile e una bambina di 12 anni che invece è stata colpita al ginocchio.
Nel frattempo, come ci confermano dall’ospedale di Emergency, l’offensiva alleata si sta espandendo anche nella vicina provincia di Kandahar, dove la notte scorsa 5 civili sono stati uccisi in un bombardamento aereo Usa. Sale quindi a 26 il bilancio dei civili uccisi dall’inizio dell’operazione Moshtarak: oltre a questi ultimi, 12 (tra cui 6 bambini) uccisi in un bombardamento missilistico e Nadalì, 3 uccisi la notte scorsa nel corso degli scontri nella stessa zona e i 6 feriti deceduti a Marjah.
Dal punto di vista militare, le notizie che arrivano da Marjah sono tutt’altro che confortanti per i comandi alleati. Gli insorti continuano a opporre una dura resistenza ai Marines, che secondo fonti citate dal Guardian nelle ultime 24 ore sono avanzati in città di soli 500 metri, nonostante il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione. “Gli americani arrivati in elicottero controllano solo alcune aree della città, dove ora li teniamo sotto assedio”, ha dichiarato un portavoce talebano, Tariq Ghazniwal , invitando i giornalisti a visitare Marjah per vedere “chi controlla la città”.

Da Marjah val bene una strage, di Enrico Piovesana.

Arrivano i “nostri”?
Roma, 17 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini non “esclude” che truppe italiane in Afghanistan possano effettuare “un intervento temporaneo” nelle operazioni in corso in Helmand “se ci sarà una richiesta di impiego” da parte della NATO.
Il titolare della Farnesina, ai microfoni di SkyTg24, ha sottolineato che questa è un’eventualità ma che la decisione spetta ai “comandi militari sul campo sulla base delle informazioni in loro possesso”. Comandi, ha aggiunto il ministro, che secondo le regole di ingaggio, “hanno 6 ore per decidere se accettare o respingere” la richiesta.
(AGI)

“Uno straordinario patriota”
Segnaliamo l’articolo di Rick Rozoff Afghanistan: Charlie Wilson And America’s 30-Year War.
In esso l’autore sottolinea come il generale McChrystal, attuale comandante delle forze USA/NATO in Afghanistan, la scorsa estate avesse individuato tre raggruppamenti protagonisti della guerriglia. A capo di due di essi vi sono Jalaluddin Haqqani e Gulbuddin Hekmatyar, i medesimi individui che negli anni ottanta combatterono i sovietici facendo tesoro del generoso sostegno fornito da parte americana.
Sostegno che pervenne loro mediante un’operazione coperta della CIA (detta “Operazione Ciclone”), coordinata dal congressista Charlie Wilson, sorto agli onori delle cronache per il film di Mike Nichols che dalla sua figura trae ispirazione La guerra di Charlie Wilson.
Charlie Wilson è deceduto lo scorso 10 febbraio, celebrato da parte del titolare del Pentagono Robert Gates come “uno straordinario patriota per la liberazione dell’Afghanistan dall’occupazione sovietica”.
Wilson sarà tumulato con tutti gli onori militari il prossimo 23 febbraio, presso il cimitero di Arlington.

Dodici militi ignoti
Kabul, 19 febbraio – Altre due vittime fra i soldati della NATO in Afghanistan. Uno dei militari è deceduto nel corso dell’Operazione Mushtarak, l’offensiva che tende alla riconquista del controllo della città di Marjah, bastione della resistenza talebana. L’ISAF non ha reso note la nazionalità dei militari, né le cause della morte del secondo militare. Ieri erano stati sei i soldati della coalizione a perdere la vita in Afghanistan, dodici dall’inizio dell’Operazione Mushtarak, entrata oggi nella sua seconda settimana di attuazione.
(ASCA-AFP)

[Onore a PeaceReporter, la cui redazione è la sola in Italia a raccontare in dettaglio quanto sta avvenendo nel sud dell’Afghanistan in questi ultimi giorni]

Resteranno in Afghanistan per almeno 25 anni

300 additional ANP officers ready to hit the streets

Abbiamo tradotto questo articolo un po’ datato ma che offre numerosi dettagli utili a comprendere la strategia a lungo termine degli USA in Afghanistan e nei Paesi limitrofi.

Gli Stati Uniti combatteranno la guerriglia nel mondo islamico per 25 anni,
di Anwar Iqbal – 26 dicembre 2008

Gli Stati Uniti si impegnano a combattere la guerriglia nel mondo islamico per 25 anni, sostiene un rapporto del Joint Forces Command statunitense.
In aggiunta a questo generale impegno a combattere la guerriglia, la costruzione da parte statunitense di strutture militari permanenti in Afghanistan dimostra i suoi piani per un insediamento a lungo termine nel Paese attanagliato dalla guerra.
Ad inizio settimana, lo US Corps of Engineers ha emanato i bandi per alcuni di questi progetti. Uno di tali progetti a Kandahar potrebbe costare 500 milioni di dollari mentre tre progetti distinti per alloggi destinati alle truppe statunitensi costeranno almeno 100 milioni ognuno.
La scorsa settimana, il Segretario alla Difesa USA Robert Gates, che conserverà il suo ufficio nella prossima amministrazione, ha assicurato al governo afghano che gli Stati Uniti stanno portando avanti un “impegno rafforzato” nei confronti di quel Paese. “Assisterete ad un prolungato impegno americano per sconfiggere i nemici del popolo afghano durante l’amministrazione del Presidente eletto”, ha aggiunto.
Sabato, l’ammiraglio Mike Mullen, che presiede lo Stato Maggiore Congiunto statunitense, ha detto ai giornalisti che, entro la prossima estate, fino a 30.000 militari USA si uniranno ai 31.000 già in Afghanistan.
Mercoledì, la radio ufficiale Voice of America (VOA) riporta una dichiarazione di Gates secondo la quale gli Stati Uniti si stanno attrezzando a combattere “guerre irregolari” nel mondo islamico per gli anni a venire.
Il rapporto di VOA è basato su uno studio del Joint Forces Command statunitense il quale afferma che gli Stati Uniti si sono preparati ad affrontare le guerriglie e le minacce di piccola entità nei prossimi 25 anni.
Il contrammiraglio John Richardson ha affermato che lo studio, nel suo tentativo di prevedere le minacce globali nei prossimi 25 anni, è indirizzato prevalentemente in una direzione.
“Ci rendiamo conto che il futuro presenterà tipologie irregolari di minacce” ha detto. “Ed abbiamo bisogno di essere capaci di rispondere a quelle minacce ed essere superiori nel campo della guerra irregolare così come lo siamo in quello della guerra convenzionale”.
Il rapporto di VOA afferma che Gates sostiene con forza un più esteso impegno statunitense nella contro-guerriglia in Afghanistan, Pakistan ed altrove.
Ciò che il Pentagono chiama “guerra irregolare” copre tutto lo spettro fra una limitata guerra convenzionale, con carri armati ed artiglieria, e la guerriglia urbana contro insorgenti, ed include la necessità di sostenere governi stranieri con ogni genere di aiuti, dall’addestramento dell’esercito e della polizia alla costruzione di reti elettriche, sistemi idrici e burocrazie efficaci, aggiunge il rapporto. Continua a leggere

Che Tornado quel ministro!

La visita di Bush a Roma un primo risultato l’ha ottenuto. Ce lo ha fatto sapere l’Ansa con un stringatissimo comunicato uscito il 18 giugno alle ore 18.30: “Kabul. Tornado allo studio del governo”.
La faccenda dei cacciabombardieri Panavia Tornado sarà affrontata dallo stesso Berlusconi con il Segretario Generale della NATO De Sheffer entro il mese corrente, con un esito largamente scontato date le pregresse e pressanti richieste piovute a Roma da Bruxelles di aumentare il numero degli scarponi sul terreno del contingente italiano in Afghanistan e le sue dotazioni “militari” fin dall’aprile 2008.
Una tabella sulla “par condicio” in leccaculismo tra PDL e PD obbliga a ricordare che la troika Prodi – D’Alema – Parisi dal maggio 2006 al marzo 2008 ha fatto lievitare l’impegno dell’Italia in Afghanistan da 1.526 a 2.853 militari dotando, tra l’altro, il cosiddetto P.R.T di Herat di nuovi strumenti di sorveglianza, di attacco aereo e terrestre come UAV Predator, elicotteri A 129 Mangusta e corazzati Dardo con cannoni a tiro rapido da 25 mm. Seguendo una strategia di annunci, con tutta evidenza concordati tra Quartier Generale della NATO e la Repubblica Italiana delle Banane, a distanza di meno di 12 ore il Ministro della Difesa La Russa è andato un po’ più in là del suo collega della Farnesina Frattini precisando che “se dagli Alleati arriverà una richiesta (ma guarda un po’ che capacità di preveggenza!) si potrebbe inviare a Kabul 4-5 Tornado che in ogni caso (ecco la solita, ributtante ipocrisia!) avrebbero compiti di perlustrazione e mai di bombardamento”.
Una proprietà di linguaggio quella messa fin qui messa in evidenza dal Titolare di Via XX Settembre che non può non lasciare di sasso. Perlustrazione è un termine adatto ad indicare personale militare da impiegare in pattuglia a piedi o su mezzi di trasporto scoperti o protetti, ruotati o cingolati in territorio “amico” o “nemico”. A La Russa è evidentemente molto più familiare il lessico che gira nei salotti e nei clubs esclusivi di Milano, dove si incontra “tanta bella gente”… Ma torniamo a bomba.
Il Panavia Tornado IDS è un sofisticato aereo da attacco al suolo a lungo raggio, capace di imbarcare anche GBU 24 a guida laser “Paveway” con una testata di guerra di 1.066 Kg, che in tutta la sua lunga vita operativa non ha mai svolto una sola missione di “perlustrazione” essendo completamente inadatto allo scopo. Le Caste ed i Palazzi del Potere l’hanno usato, su input di D’Alema, nel 1999 su Serbia e Kosovo e, con effetti di ritorno di immagine devastanti, sugli aeroporti dell’Irak nel 1991. L’allora maggiore pilota Bellini ed il capitano navigatore Cocciolone furono abbattuti da un missile Crotale in fase di avvicinamento all’obbiettivo che prevedeva uno “strike” con bombe a caduta libera Mk 82 -83 sulle piste di volo. Un attacco programmato a “sciame” con altri Tornado IDS di Sua Maestà Britannica dopo il primo passaggio di “bombing” effettuato da F-117, F-16 e F-15 statunitensi quando le difese contraeree erano ormai in pieno allarme. Mentre gli “yankee” per il fattore sorpresa se la cavarono alla grande senza abbattimento, i cacciabombardieri di Gran Bretagna ed Italia andarono incontro a perdite rovinose.
Le immagini della cattura dell’equipaggio “made in Italy ” e le loro dichiarazioni di pentimento vennero diffuse dalle Televisioni di tutto il mondo. Bellini, psicologicamente meno fragile e ben più avveduto del Cocciolone, si limitò a fare il canarino negli uffici della Guardia Repubblicana.
L’ex capitano navigatore del Panavia Tornado IDS è tornato in Afghanistan da tenente colonnello alla guida della missione Aquila nel 2006 e nel 2007 da “ispettore” dell’Aeronautica Militare Italiana. Per farci cosa? L’organizzatore logistico per conto di un CSM dell’Aeronautica con tante brutte storie alle spalle e con pessime frequentazioni sulle coste del Mediterraneo Centrale. Semplici coincidenze? Tutt’altro.
Che lasciano aperto uno scenario da “guerra totale” nella Regione del Golfo Persico e del Medio Oriente. Il mefisto di Via della Scrofa ha precisato inoltre che “se gli italiani utilizzano per la copertura delle missioni cacciabombardieri della Gran Bretagna e della Germania non sarebbe irragionevole fare altrettanto con mezzi nostri (cioè del contribuente – ndr)”. Quello di La Russa potrebbe sembrare un tentativo maldestro di recupero di dignità “nazionale” per ritagliarsi qualche spazio di credibilità tra i grintosi e, ancora una volta, perdentissimi Alleati; in realtà non è nient’altro che un “servizietto” da lacchè alle guerre infinite dei massacratori planetari.
La Russa aggiornerà il comunicato del giorno precedente con una nota rilasciata all’AGI dove “perlustrazioni” diventa “copertura missioni”, per nascondere ad un’opinione pubblica trasversalmente e massicciamente schierata contro le “operazioni di pace” del Bel Paese – che costano miliardi di dollari ogni anno – l’appoggio strategico che i Tornado IDS porteranno sul campo di battaglia per la distruzione dei “target” da inserire, via via, nella lista di Enduring Freedom. Se poi tra qualche morto di fame ma dignitosissimo ribelle pashtun che imbraccia l’AK 47 ci saranno bambini, donne e anziani, la cosa non avrà molta risonanza. Le voci del massacro non andranno al là di qualche decina di chilometri .
In Afghanistan i cacciabombardieri d’attacco in forza a ISAF ed Enduring Freedom sono oltre 70. Con il contributo dell’Italietta il conto, per ora, arriverebbe a 74-75. Un po’ troppi e un po’ troppo sofisticati per dare la caccia ai Waziri o ai Beluchi che si infiltrano, in primavera ed in estate, dal confine pakistano a Kabul ed a Kandahar per raggiungere poi il sud-ovest del Paese delle Montagne.