Parole parole parole…

Washington, 9 dicembre – La Camera dei rappresentanti USA ha bloccato ieri, di fatto, la chiusura del carcere di massima sicurezza di Guantanamo, prevista nel 2011, e la possibilità che la mente degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sia giudicato sul suolo americano: la decisione, se confermata in Senato, sarebbe un duro colpo per il presidente Barack Obama, che aveva incluso la chiusura di Guantanamo tra gli obiettivi principali del sul mandato.
Con 212 voti contro 206, la Camera ha approvato il progetto di legge finanziaria per il 2011, destinato a fornire fondi al governo americano fino a settembre del prossimo anno. Un paragrafo del testo, però, “proibisce l’utilizzo di fondi per trasferire o liberare sul suolo americano Khaled Sheikh Mohammed (la mente degli attentati dell’11 settembre, ndr) e qualunque altro prigioniero di Guantanamo”. Un altro paragrafo del progetto di legge assicura che “nessun fondo fornito al ministero della Giustizia da questa legge o da altre potrà essere utilizzato per l’acquisizione di prigioni allo scopo rinchiudere persone detenute alla base navale di Guantanamo, a Cuba”.
La prigione di Guantanamo accoglie oggi 174 prigionieri, di cui solo tre sono stati formalmente condannati da un tribunale militare.
(Apcom)

La sentenza è stata già emessa

Washington, 31 gennaio – Khalid Sheikh Mohammed, l’uomo considerato il regista degli attentati dell’11 settembre, “sarà giudicato e con ogni probabilità messo a morte per gli orrendi crimini che ha commesso, di questo potete essere sicuri”.
Così Robert Gibbs, il portavoce di Barack Obama, ha dichiarato, intervistato alla CNN, riguardo alla vicenda del processo a Mohammed ed altri incriminati per l’11 settembre.
(Adnkronos)

Giustizia?!?

New York, 14 novembre – “Se fossi io l’avvocato difensore io direi, ‘tutte le prove sono state ottenute con le torture’ e chiederei che non vengano ammesse”.
Così Steven Wax, avvocato dell’Oregon che difende sette detenuti di Guantanamo, sintetizza con il New York Times l’incognita e la sfida principale che dovrà affrontare il dipartimento di Giustizia processando in una corte federale di New York Khalid Shaik Mohammed, l’uomo ritenuto l’architetto degli attentati dell’11 settembre. E che dal momento della sua cattura in Pakistan nel 2003 ha subito, come ha ammesso lo stesso governo, per 183 volte il waterboarding, la tortura del semi annegamento.
(Adnkronos)