L’Intermarium visto dall’estrema destra

“Mentre l’idea stessa di Intermarium, mito geopolitico ostile – da ogni punto di vista – al continente europeo o all’Eurasia e sostenuto dagli Stati Uniti, vale a dire dal nemico principale dei nostri popoli, dovrebbe suscitare una nausea salutare in tutti i nazionalisti d’Europa, ve ne sono invece alcuni che si sono dichiarati favorevoli, agendo come collaboratori complementari, coscienti o incoscienti, dello Zio Sam.
Mentre l’idea diplomatica e ufficiale dell’Intermarium è stata sempre difesa in primo luogo dal governo polacco, dal 2016 è stata l’estrema destra ucraina ad appropriarsi del suo aspetto militante. Per iniziativa del deputato ucraino Andriy Biletsky, principale dirigente del Partito del corpo nazionale e fondatore del reggimento Azov, quest’anno è stato creato il Gruppo d’assistenza allo sviluppo dell’Intermarium, che ha tenuto la sua prima riunione a Kiev il 2 luglio 2016 e la seconda nella stessa città il 27 e 28 aprile 2017. La seconda giornata del 2017, che si è svolta sotto il titolo generico di Conferenza paneuropea, all’insegna del motto “Oggi l’Ucraina, domani la Russia e tutta l’Europa”, è per noi la più interessante, perché permette di comprendere la variante dell’Intermarium che vi è stata definita e quali gruppi europei vi abbiano recato il loro sostegno.
Il progetto Intermarium difeso dal Partito del corpo nazionale, dal reggimento Azov e dal Gruppo d’assistenza allo sviluppo dell’Intermarium, non si limita affatto, come il suo nome potrebbe far pensare, all’unione degli Stati compresi tra il Baltico e il Mar Nero; esso è il progetto di un’Unione Europea alternativa alle frontiere mal definite, fondata su un’ideologia d’estrema destra ed ostile alla Russia. Mentre il progetto Intermarium tradizionale si accontenta di dotare la regione Baltico-Nero di difese militari e di risorse diplomatiche, il Partito del corpo nazionale, il reggimento Azov e il Gruppo d’assistenza allo sviluppo dell’Intermarium vorrebbero costruire un trampolino per una rivoluzione nazionalista in Europa.
Se si eccettua il Partito del corpo nazionale, membro di una coalizione elettorale che rappresenta all’incirca il 10% dell’elettorato ucraino, tutti gli altri gruppi suoi alleati nel progetto Intermarium esercitano una scarsa influenza nel migliore dei casi, mentre nel peggiore rientrano nella lunatic fringe.
Tra i movimenti rappresentati a Kiev il 28 aprile 2017 troviamo, innanzitutto, quelli originari dei paesi storicamente membri dell’Intermarium: Nordisk Ungdom (Gioventù nordica) per la Svezia, Generacija Obnove (Rinnovamento generazionale) per la Croazia, i gruppi Szturm (Assalto) e Niklot (Associazione per la tradizione e la cultura, gruppo neopagano) per la Polonia, l’Unione nazionalista lituana, la branca giovanile del Partito conservatore popolare d’Estonia. Troviamo in questa avventura anche Francesi (il Groupe Union Défense ed ex membri del defunto Mouvement d’Action Sociale) e Italiani collegati a Casa Pound e a diverse iniziative di Gabriele Adinolfi (Gilda dei Lanzichenecchi e EurHope), che in un messaggio indirizzato alla conferenza dichiara: “Considero l’Intermarium come un vero passo avanti sulla via della rinascita dei nostri popoli”. Infine, fatto più sorprendente, questo progetto è sostenuto anche da militanti di Paesi contro i quali esso è palesemente diretto: Dritte Weg (Terza via) per la Germania e il Centro Russo e Gioventù Wotan per la Russia.
In altri tempi, Jean Thiriart aveva parlato dell’“Internazionale delle caselle postali”… Siamo lì. Lavorare in subappalto per servire l’imperialismo americano è un’attività miserabile, agire con la volontà consapevole di opporsi all’unificazione continentale è più grave. Tutto ciò merita come minimo di essere denunciato, anzi, di essere combattuto, e con tutti i mezzi necessari.”

Da L’Intermarium, gli USA e l’estrema destra di Christian Bouchet, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, ottobre-dicembre 2017, anno XIV, n. 4.

“Noi in Ucraina lottiamo per la pace”

“Noi in Ucraina lottiamo per la pace.”

Nadia Savchenko,
membro della delegazione ucraina all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
Strasburgo, 20 giugno 2016

La fine dell’Ucraina unitaria

“Crediamo di avere dimostrato che è possibile leggere gli eventi del Maidan come una storia di dissoluzione di un unico centro istituzionale e di ricomposizione politica intorno ad una pluralità di centri.
Le conseguenze di una simile lettura sono facili da trarre. Se ci induciamo a riconoscere al potere di Kiev e a quelli di Donetsk e Lugansk (ma anche di Sebastopoli) una pari dignità istituzionale, otteniamo prima di tutto una lettura formale della crisi più aderente alla realtà di fatto di quanto non lo sia l’interpretazione, corrente in occidente, secondo cui l’Ucraina Nazionalista e quella Unitaria sono la stessa cosa, mentre la secessione della Crimea e quella di Donetsk e Lugansk sono mere espressioni di un separatismo illegittimo. Ottenuto questo risultato (e in politica il riconoscimento formale di una situazione di fatto avvicina sempre alla soluzione di un problema), si potrebbe passare ad esaminare con onestà il problema più spinoso oggi sul tavolo: la configurazione territoriale delle diverse entità eredi dello spazio ucraino. E’ palese, infatti, che l’attuale estensione territoriale della Novorussia non soddisfa pienamente i Russi e i Novorussi, che continueranno ad esercitare una pressione (anche violenta) sino ad ottenere un riconoscimento ragionevole delle proprie ragioni storiche, politiche, economiche e geografiche nella regione. Infine questo riconoscimento potrebbe giovare allo stato delle finanze nazionaliste, nel senso che sarebbe ragionevole ripartire fra i diversi stati successori i pesanti oneri di bilancio lasciati in eredità dallo Stato unitario.
Siamo consapevoli che la soluzione suggerita è ad oggi, quasi utopistica. Ma è senz’altro preferibile, a nostro avviso, al protrarsi del confronto militare, unica alternativa possibile in mancanza di un compromesso che riconosca pienamente le ragioni di tutti i soggetti coinvolti.”

Dalle “Conclusioni” di 21 Febbraio 2014: la fine dell’Ucraina unitaria, di Marco Bordoni, curatore del blog Volti del Donbass.
Lunga e dettagliata analisi degli eventi, nel primo anniversario di Euromaidan (in versione .pdf qui).

Una Repubblica fondata sulla strage

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In una delle uscite conclusive della sua campagna elettorale Petro Poroshenko ha visitato Odessa, un luogo simbolo della tragedia ucraina. Nel corso di questa visita ha espresso alcune opinioni che hanno sollevato scalpore, giustificando con la ragion di stato l’omicidio di massa perpetrato il 2 maggio scorso nella Casa dei Sindacati. “Odessa è diventata una città molto filo-Ucraina!” ha detto Poroshenko aggiungendo che “i media russi la chiamano oramai città banderista. Secondo me Odessa non potrebbe ricevere complimento migliore!” [dal nome del leader irredentista ucraino Bandera, il cui esercito galiziano si schierò a fianco alle armate hitleriane nella seconda guerra mondiale compiendo eccidi contro la popolazione ebraica e polacca, recentemente nominato eroe nazionale]. Parlando dell’eccidio del 2 maggio Poroshenko ha detto che Odessa “ha pagato un prezzo molto alto, e tuttavia proprio ora possiamo vedere cosa succede se non si fermano i separatisti” .
Si allunga, quindi, la lista dei politici di primo piano che rivendica a merito la strage della Casa dei Sindacati in cui sarebbero rimaste uccise 48 persone secondo i dati ufficiali, contestati però da fonti indipendenti che denunciano la scomparsa di oltre 200 attivisti. Aveva fatto scalpore, nei mesi scorsi, una dichiarazione dei titolare del Ministero degli Affari Interni Arsen Avakov, il quale aveva dichiarato, con riferimento alla gestione della crisi a Donetsk: “Avrei dovuto fare esplodere quell’edificio insieme ai terroristi che lo occupavano. Sarebbe stata una pagina sanguinosa e triste, ci sarebbero stati 50 morti, e l’edificio sarebbe stato distrutto. Ma il Donbass e migliaia dei suoi abitanti si sarebbero salvati”. Due personaggi di primo piano legano il massacro al tandem Arsenij Yatzenyk – Oleksander Turchinov (rispettivamente capo del governo e Presidente ad Interim post Majdan e vincitori delle ultime elezioni) : Andrj Parubin, al tempo segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dell’Ucraina, ripreso mentre organizzava le squadre banderiste nell’ imminenza della strage e Sergey Pashinskj, Capo Esecutivo dell’Amministrazione Presidenziale, presente sul luogo con pieni poteri operativi. E proprio Turchinov insediò alla carica di Governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomoiskj, oligarca fornitore di parte della “manovalanza” impegnata nella strage, secondo quanto rivelato dalla pubblicazione di una intercettazione telefonica fra Oleg Nogisky, Presidente dell’Unione dei Fornitori Ucraini e Jan Epstein, Console Israeliano.
Il fatto che Poroshenko abbia espresso una opinione così pesante sulla strage assume oggi una chiara connotazione politica. Nel momento in cui Yatzenyk e Turchinov, emanazione diretta di Washington e probabili mandanti del massacro conseguono una vittoria elettorale del tutto inattesa, che costringe il cosiddetto Presidente alla formazione di un governo di coalizione, Poroshenko gli fornisce la garanzia politica della propria lealtà cointestandosi una azione criminale che espone seriamente i protagonisti ad una rappresaglia politica e giudiziaria in caso di crisi del regime. I morti di Odessa sono quindi diventati la base ideologica del nuovo “arco costituzionale” di Kiev. Chi vuole il potere a Kiev sa che deve imbrattarsi del loro sangue e spezzare il pane con i loro carnefici.

(Fonte)

“Pacifici manifestanti” per le “riforme democratiche”

Alla NATO, che oggi per bocca del suo Segretario Generale si è dichiarata “a sincere friend of Ukraine”, per continuare ad assisterla nelle sue “riforme democratiche” potrebbe tornare utile magari anche l’apporto di Aleksandr Muzychko, alias Sashko Bilyi, reduce della guerra in Cecenia durante la quale si vanta di aver ucciso numerosi soldati e distrutto diversi carri armati russi.
Ieri, durante l’adunanza del Consiglio della regione di Rovno, egli ha minacciato i consiglieri con un mitra e altre armi affinché vengano soddisfatte le richieste del suo movimento, Pravy Sektor (Settore Destra), di garantire un’abitazione alle famiglie dei “pacifici manifestanti” uccisi durante gli scontri della scorsa settimana a Kiev.

Aleksandr Muzychko, la saga continua.
Dopo aver preso di mira gli esponenti politici regionali, questa volta è il turno di un magistrato in servizio presso la locale Procura, reo di aver trascurato le indagini sull’omicidio di una donna.
Improperi e minacce di ogni sorta si sprecano.

[Modificato il 27 Febbraio alle ore 23:30]