La reticenza dei post-tutto italici

I post-tutto non ci dicono, però, dove l’Italia che si apprestano a dirigere, si approvvigionerà di materia prima energetica, nè in che modo costruiranno l’indispensabile e improcrastinabile diversificazione energetica. Vedono demoni dappertutto: compreranno alla Shell, BP o Exxon?
I D’Alema e i Fini, cioè i privatizzatori all’ingrosso di ieri e quelli nuovi che si apprestano ai saldi di fine stagione, con la svendita di Finmeccanica ed ENI, non hanno nessuno scrupolo quando spediscono l’esercito italiano ad aiutare gli USA a violare i diritti umani nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. Oltretutto, in guerre perse in partenza.
Sono spudorati nel fiancheggiamento automatico e garantito degli Stati Uniti nell’epoca della sua decadenza persino militare e della “barbarie giuridica” – si dice così La Russa o Fassino? – della legalizzazione del sequestro di persona, della tortura e dei campi di prigionia clandestini. Chissà perchè a Washington diventano ipersensibili quando i “diritti umani” sarebbero violati da nazioni esportatrici di gas e petrolio. Eccezion fatta per l’Arabia saudita ed alcuni Emirati.
Eppure la Russia e la Libia non hanno invaso nè fanno guerra a nessuna nazione. Gli scolaretti romani salgono sul pulpito della loro immaginaria superiorità etica e tuonano contro “Putin e Gheddafi”, ossia contro chi mantiene sensate relazioni con Russia e Libia.
Due paesi con cui gli USA hanno scarse relazioni, il cui boicottaggio economico è autolesionista solo per l’Unione Europea – non per la Germania che se ne impippa – e soprattutto per un’Italia totalmente dipendente energeticamente, priva di qualsiasi fonte alternativa: nucleare, eolica o di altro tipo.
Il governo in gestazione, formato da Fini, D’Alema, Draghi, Montezemolo e molti riciclati del post-comunismo e post-fascismo, si sbarazzerà delle ultime strutture nazionali in campo energetico e della meccanica strategica, e metterà mano alla liquidazione delle scuole pubbliche. Privatizzerà l’INPS, cioè la trasferirà in mani rigorosamente anglosax, perchè sono gli ultimi superstiti balocchi appetitosi dell’ex giardino d’Europa.
Lo faranno in nome della modernizzazione, del “progresso” e del sano realismo finanziario, in realtà per acquiescenza agli sponsor che li stanno aiutando in tutti i modi – leciti e no
– stabiliti nell’ultima adunanza degli innominati del Bildberg in quel di Barcellona. Privatizzazione accelerata, rafforzamento dell’EuroNATO, condiscendenza piena e “carnale” al partecipare in tutte le avventure programmate dal Pentagono. Anche nei mari caldi e nei grandi fiumi delle Americhe meridionali, a fianco della IV Flotta. “Non è vero che l’Italia spenda molto per la difesa…” ha sillabato D’Alema.

Da Italia: contro Gheddafi o contro il petrolio dalla Libia?, di Tito Pulsinelli.
[grassetto nostro]

John Hopkins University, Bologna: studiare, e non solo

In questo articolo daremo qualche informazione sulla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies (SAIS, Scuola di Studi Internazionali Avanzati) di Bologna, spesso identificata semplicemente come la “Johns Hopkins di Bologna”, ovvero la sezione italiana della SAIS della Johns Hopkins University di Washington.
Il ruolo e gli obiettivi “profondi” di questa istituzione “italiana” sono impliciti nelle vicende della sua storia e dei suoi protagonisti e nel modo in cui si è sempre posta  in relazione con l’ambiente esterno; crediamo che per i lettori di questo blog non sarà difficile riconoscerli.
La Johns Hopkins University è stata fondata nel 1876 negli USA. Dopo 130 anni di attività, essa si pone oggi come leader nell’insegnamento e nella ricerca in numerose discipline. Oltre alle relazioni internazionali, l’università ha altri corsi come quelli in medicina, economia, scienze naturali, ingegneria e musica. Le sedi di questi diversi dipartimenti si trovano tutti nell’area di Baltimora – Washington, compresa la sede del dipartimento che si occupa delle relazioni internazionali, la già citata Paul H.Nitze School of Advanced International Studies, la casa madre di quella italiana, che ha sede nell’area del Dupont Circle di Washington.
A differenza degli altri rami fondati a fine XIX ed inizio XX secolo, la nascita della SAIS è relativamente recente. Essa fu fondata come scuola autonoma nel 1943, durante la seconda guerra mondiale,  da due uomini di stato che faranno significative carriere nel governo statunitense, Christian A. Herter e Paul H. Nitze.
Dal primo prende nome il comitato (Herter Committee) che nel 1947 ha presentato la relazione dalla quale sono scaturite le proposte che hanno portato al Piano Marshall del presidente Truman e sarà, tra le altre cose, segretario di Stato sotto Eisenhower; il secondo coprirà importanti ruoli nella maggior parte dei governi USA del dopoguerra ed è il principale autore del significativo National Security Council Report 68 firmato dal presidente Truman nel 1950, un documento importante per il cambiamento generale della politica estera statunitense verso una strategia globale di contenimento dell’URSS e che fu confermata dalle amministrazioni successive. Sarà proprio Nitze a dare il nome alla scuola di studi internazionali. Continua a leggere