Mubarak il sarcofago ambulante e “Israele”

Dal Canale d’Otranto a Gibilterra lungo le coste dell’intero Mediterraneo, dallo stretto di Bab el-Mendeb al Golfo Persico, ad est, e più in là, dall’Oceano Indiano al Pacifico, il vento impetuoso della storia sta arricciando a uragano l’orizzonte.
Da dove vogliamo cominciare?
Dal narcocriminale dell’Albania Sali Berisha, che appare in televisione con la bandiera USA alle spalle oltre che a quella della NATO e della UE, che non lo annovera ancora (!) tra i suoi membri, quando la sua “guardia repubblicana” spara per uccidere sulla folla che manifesta, o dal “re” torturatore ed assassino, alleato di Obama e Barroso, che occupa con la forza militare la Terra del Fronte Polisario, Mohammad VI° del Marocco?
Questa volta partiremo dal Canale di Suez, perché tra il Sinai, ad est, ed il porto di Alessandria, ad ovest, è lì che si gioca la partita più importante e decisiva dei primi cinquanta anni del XXI° secolo per gli equilibri geopolitici, economici e militari dell’intera area del Vicino Oriente.
Lo sconquasso del sistema di condizionamento euro-atlantico partito dalla Tunisia, che ha coinvolto, con diversa intensità, le regioni del Maghreb e del Mashreq fino allo Yemen, e sta investendo con una forza devastante in questi giorni l’Egitto, va analizzato con grande attenzione.
Anche se l’effetto che potrà produrre è lontano dal poter essere, oggi, adeguatamente inquadrato, dopo il terremoto manifestatosi con la fuga del despota Ben Alì in Arabia Saudita, quello che sta uscendo allo scoperto è il logoramento ormai traumatico, terminale, del potere di un altro “amicissimo” a tutto campo di USA ed Europa: quello del “rais” Mubarak che, dal 24 Ottobre 1981, ha imposto al popolo egiziano, oltre che un brutale e sanguinoso pugno di ferro, anche la fame ed una corruzione dilagante dopo aver sbriciolato il sistema educativo e sanitario messo in piedi da Gamal Nasser.
Regalini che il “rais” si sta apprestando a lasciare al suo Paese a 30 anni dall’insediamento alla presidenza, dopo la convalescenza causatagli da tre proiettili dell’AK-47 di Kalid al-Islambuli che lo attinsero mentre affiancava Anwar el Sadat in una tribuna allestita durante una sfilata militare al Cairo. Mettiamo insieme un po’ di dati.
I soli detenuti, politici, sulle sponde del Nilo sono al momento oltre 42.000, di cui 18.000 in “detenzione amministrativa” (cioé, senza che sia stato formulato nei loro confronti alcun capo d’imputazione).
Il 45% della ricchezza nazionale è concentrato nelle mani delle oligarchie copte che dissanguano il Paese – il magnate Naguib Sawiris delle telecomunicazioni è la testa del serpente – , i tre/quinti degli egiziani sopravvive con un reddito di 2 dollari al giorno, i senza lavoro compresi nella fascia d’eta dai 18 ai 45 anni sono quantificabili in oltre 21 milioni.
Il consumo pro-capite di pane è il più alto in assoluto a livello planetario.
In Egitto si usano semolati di granaglie per l’approntamento del 75% dei pasti alimentari. Il consumo di  pollame, carne ovina, bovina o proveniente dalla macellazione di cammelli, è considerato un bene usufruibile nelle sole occasioni delle festività dal 60% della popolazione.
File interminabili, dal primo mattino al tramonto, per acquistare pane sono ormai da anni “normalità” in Egitto. La prime sollevazioni popolari per la farina macinata arrivarono nel 1977. Sadat la definì con ributtante cinismo  la “rivolta dei ladri”.
Dal 1975 ad oggi la popolazione è aumentata da 45 a 80 milioni. I delitti commessi con armi bianche o da sparo dai fornai egiziani contro “rapinatori di pane”  sono in costante aumento.
L’aumento vertiginoso del prezzo della farina, passato da 3 a 15 piastre nel corso del 2010, è stata la scintilla che ha fatto esplodere l’Egitto. Il pane cotto è lievitato nel costo d’acquisto da 5 a 20 piastre.
Dal 1977 ad oggi, si contano a migliaia i morti per “fame” liquidati dalle forze di repressione di Mubarak ed a decine e decine di migliaia gli egiziani passati per un lungo soggiorno nelle galere del “rais”, per spezzare le rivolte generate dalla miseria e dalla totale mancanza di qualsiasi libertà politica. Continua a leggere