Essere rivoluzionari

“La parola deve essere usata senza indulgere alla magniloquenza; essere rivoluzionari non significa cullarsi romanticamente o nostalgicamente in ricordi di barricate e di insurrezioni armate, ma alimentare in sé una disposizione di spirito, che sia totalmente estranea a quanto oggi trionfa nel mondo dell’inautentico e dell’alienazione e si metta alla prova in tal senso.
Il rivoluzionario agisce in un mondo al quale vuole essere completamente estraneo, perché lo trova abietto, ma che tuttavia conosce perfettamente. Questo è il consiglio che dava già a suo tempo Georges Sorel ai militanti sindacalisti rivoluzionari, nel suggerire loro di prendere come esempio i primi cristiani, i quali rifiutavano assolutamente il mondo che contestavano. L’atteggiamento necessario è quello della più completa radicalità critica.
La radicalità critica – che non è sinonimo di estremismo, bensì il suo contrario – si batte, certo, per la conservazione dei popoli e delle culture, ma anche per la conservazione di ciò che c’è di umano (e di specificamente umano) nell’umanità, sapendo che gli uomini appartengono appunto all’umanità in modo mediato, ossia attraverso l’intermediazione dei popoli e delle culture, di cui sono eredi e di cui spetta loro prolungarne, secondo le proprie esigenze, l’eterna narrazione storica.”

Da Sull’orlo del baratro. Il fallimento annunciato del sistema denaro, di Alain De Benoist, prefazione di Massimo Fini, Arianna editrice, pagg. 170-171 (per gentile concessione dell’editore).

Il libro verrà presentato in anteprima nazionale sabato 21 Aprile p.v., a Sassuolo (Modena).
I dettagli dell’iniziativa, che si svolgerà alla presenza dell’autore, sono qui.

Fuori le truppe dall’Afghanistan!

no isaf

Firenze, sabato 31 ottobre, ore 10:00
Sala del dopolavoro ferroviario di S. Maria Novella (Via Alamanni 4)

Assemblea pubblica

Intervengono:
Abdullah A. Salah
Franco Cardini
Domenico Losurdo
Massimo Fini
Fernando Rossi
Leonardo Mazzei
Moreno Pasquinelli

Otto anni fa Bush, dopo aver dissodato il terreno con una genocidiaria campagna di bombardamenti a tappeto, diede avvio all’invasione dell’Afghanistan. Battezzata col nome ad effetto “Enduring Freedom” e travestita da missione umanitaria, con l’alibi della lotta al terrorismo, ottenne subito l’avallo delle Nazioni Unite ed il coinvolgimento della NATO. Che tipo di “democrazia duratura” sia stata esportata è sotto gli occhi di tutti. Per permettere al fantoccio Karzai di restare in sella non basta l’aiuto delle agguerrite truppe mercenarie, si sono truccate le recenti elezioni con brogli a scala industriale.
Ben altri erano i reconditi scopi dell’invasione. L’Afghanistan è considerato dagli strateghi statunitensi un Paese imprescindibile per tenere sotto controllo l’area geopolitica dalla quale dipende il futuro delle ambizioni imperialiste americane.
Gli occupanti hanno però fatto i conti senza l’oste. L’Afghanistan è “infestato” di afghani che non hanno alcuna intenzione di farsi infinocchiare, che considerano i “liberatori” occupanti e la loro democrazia una tirannia, che non vogliono soccombere e quindi combattono indomiti, malgrado l’inferiorità di mezzi, per cacciare le truppe occupanti.
Spaventato all’idea che l’Afghanistan possa diventare un altro Vietnam, che la resistenza possa travolgere, assieme alla NATO, la propria amministrazione, Obama ha ingrossato le truppe mercenarie implorando che gli alleati facciano altrettanto. Scandalosa è dunque la decisione di averlo insignito del Nobel per la pace.
Mentre gli afghani debbono far fronte ad una guerra senza esclusione di colpi, l’opinione pubblica italiana ed occidentale ne subisce una più insidiosa, quella della propaganda. Agli ordini del partito bipolare destra-sinistra, i media hanno messo in atto un sistematico lavaggio del cervello allo scopo duplice, di dipingere l’invasione come una missione caritatevole e di satanizzare la legittima resistenza.
Mentre gli afghani hanno il diritto di resistere, noi cittadini occidentali che non abbiamo portato la testa all’ammasso, abbiamo il dovere di difenderci dall’intossicazione informativa, dobbiamo dire la verità, che non è il popolo afghano che minaccia la nostra libertà e la pace mondiale, ma la prepotenza degli Stati Uniti, alimentata dalla sudditanza delle classi dirigenti europee.

L’assemblea è promossa dal Campo Antimperialista.

Per adesioni ed informazioni:
tel. 347 7815904, via_dall_afghanistan