Divi di (quello) Stato 5°

Preparatevi!

E’ in arrivo Argo, l’ultima perla della propaganda a stelle e strisce.
Con ricca dotazione di Divi di Stato e un coproduttore di sicuro affidamento.
Nelle parole del protagonista, trattasi di “un omaggio a tutti gli americani che servono il nostro Paese all’estero, in situazioni davvero pericolose…”.

A casa propria, mai?

Filoamericanismo, ideologia di deresponsabilizzazione

Ideocrazia

“In Italia i filoamericani in servizio puramente effettivo sono particolarmente numerosi in ambiente giornalistico. Da Rossella a Riotta c’è solo l’imbarazzo della scelta. I giornalisti sono il clero secolare di questo nuovo medioevo capitalistico, laddove il clero regolare è piuttosto composto dai professori universitari di filosofia e di scienze sociali. Ritengo riduttivo ed economicistico l’approccio per cui questi servi laureati si comportano così perché sono sul libro paga della CIA. I soldi non sono tutto nella vita, anche se comunque non fanno mai schifo. Il filoamericanismo è certamente ben pagato, ma resta comunque un’attività prevalentemente gratuita, una passione, una passione che un tempo sarebbe stato battezzata “cupidigia di servilismo”. Il vecchio Tacito usava l’espressione latina ruere in servitium per indicare coloro che si affrettavano talmente a compiere atti di servilismo verso Tiberio da finire con l’inciampare. Nel dicembre del 2003, in occasione della cattura in Irak di Saddam Husseyn, abbiamo assistito ad episodi incredibili di questo ruere in servitium, e fra essi vorrei citare solo i nomi dei giornalisti Galli della Loggia e Rondolino.
Ma cerchiamo di stringere sulla natura del filoamericanismo. Ritengo si tratti in ultima istanza della manifestazione di una sindrome di impotenza storica interiorizzata, per cui si delega ad un potere esterno salvifico un insieme di compiti economici, politici e culturali che non si ritiene di poter più svolgere autonomamente. Il 1945 è ormai lontano, ma si continua a ripetere salmodiando che se non fossero arrivati gli americani noi europei saremmo ancora qui a gemere sotto la dittatura. L’apporto sovietico alla sconfitta di Hitler è ovviamente censurato, e curiosamente viene di fatto anche censurato il fenomeno storico della resistenza europea 1941-45. Ma si tratta solo di dettagli. In realtà si è di fronte alla ricostruzione della intera storia europea del Novecento in base ai due fondamenti metafisici della Malvagità e dell’Impotenza. In questo modo l’Europa avrebbe commesso una sorta di Colpa Assoluta integralmente Irriscattabile, e per questa ragione l’occupazione militare americana diventa non solo un fatto geopolitico, ma la si erge a fatto metafisico totale. In caso contrario ci si potrebbe laicamente chiedere che cosa ci fanno basi militari americane potentemente armate ad Aviano in Italia, a Ramstein in Germania, a Suda in Grecia, eccetera, dal momento che è venuta meno da tempo la cosiddetta minaccia sovietica. Ma è appunto questa domanda laica e pacata che il filoamericanismo non può neppure sopportare.
Il filoamericanismo è allora prima di tutto una ideologia di deresponsabilizzazione europea. Quando lo studioso americano Kagan parla degli USA come di Marte e dell’Europa come di Venere egli è purtroppo ancora al di qua della comprensione minima del problema. In realtà l’Europa ha deciso di essere come Tersite, l’oggetto dello scherno degli Achei e della umiliante punizione inflittagli da Odisseo.”

Da L’ideocrazia imperiale americana. Una resistenza possibile, di Costanzo Preve, edizioni Settimo Sigillo, 2004, pagine 49-51.
[grassetto nostro]

Del medesimo autore:
Chi ride e chi piange e Una vera storia infinita

Esportatori di speranza, maestri di propaganda

rfe sede

Iniziamo con un gustoso antipasto.

“Radio Free Europe/Radio Liberty da voce, come uno sfogo, a milioni di persone che altrimenti non l’avrebbero.”

“Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty (…) portando informazione tempestiva, basata sui fatti, a popolazioni che altrimenti sarebbero tenute all’oscuro.”

“E mai prima nel recente passato c’è stato un momento più necessario per commercializzarla con un nuovo marchio e lasciare che il mondo sappia veramente che l’America è quella che, splendida, chiama con un cenno sulla collina.”

“Vaclav Havel ha detto che Radio Free Europe/Radio Liberty fornisce nutrimento intellettuale, ispirazione morale ed i veri semi della società civile e della crescita e sviluppo democratici.”

“[In Bielorussia] Un capo dell’opposizione ha paragonato Radio Liberty all’aria che respiriamo.”

“La nostra più grande esportazione è la speranza.”

“La storia di Radio Free Europe/Radio Liberty è un racconto sulla libertà umana, con i capitoli cruciali che non sono ancora stati scritti.”

“Le notizie possono essere buone, le notizie possono essere cattive. Noi ti diremo la verità.”

“Noi tutti siamo molto orgogliosi del nostro ruolo nel portare la luce negli angoli bui e, nel caso di Voice of America, aiutare milioni di persone a vedere l’America e gli Americani come siamo veramente.”

“L’informazione, l’ossigeno della libertà.”

rfe esterno

Lo scorso 23 luglio, Jeffrey Gedmin e Dan Austin, rispettivamente presidente di Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) e direttore di Voice Of America (VOA), sono stati protagonisti di un’audizione presso il Subcomitato per l’Europa della Camera dei Rappresentanti USA, i cui atti sono stati successivamente diffusi con il titolo di Radio Free Europe/Radio Liberty e Voice of America: potere morbido e la libera circolazione dell’informazione.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando ancora la CNN, Fox News Channel e le altre televisioni via cavo non esistevano, furono RFE/RL e VOA ad “accendere la luce su ciò per cui l’America combatteva”. Oggi, nella loro essenza, sono “strumenti di marketing”: a prescindere dall’argomento di cui si occupano, RFE/RL e VOA “vendono e commercializzano gli Stati Uniti d’America”. “Ogni giorno esse sono sulle linee del fronte per dare forma a ciò che il mondo pensa di noi”.
In questo senso – considerato anche il calo della reputazione che gli USA godono in giro per il mondo – è fondamentale “il lavoro che [RFE/RL e VOA] stanno facendo per raggiungere quegli ascoltatori che hanno un’esposizione limitata all’esperienza americana ed ai media occidentali”.
L’importanza vitale del migliorare l’opinione mondiale circa gli Stati Uniti è dovuta al fatto che “noi siamo sicuramente i leader del mondo, ed abbiamo necessità di amici a livello governativo nei nostri sforzi in tutte queste nazioni. Questo significa invariabilmente che questi governi hanno bisogno del sostegno dei loro popoli. RFE/RL e VOA ci aiutano a costruire questo sostegno”.
Questo serrato (ed illuminante) ragionamento chiude l’introduzione fatta dall’onorevole David Scott ai due interventi dei prestigiosi ospiti di giornata.
Primo a parlare è Jeffrey Gedmin, che prima di assumere l’incarico di presidente di RFE/RL nel 2007, è stato direttore dell’Aspen Institute di Berlino, e prima ancora ricercatore presso l’American Enterprise Institute e direttore esecutivo della New Atlantic Initiative dove “egli collaborava con politici, giornalisti ed uomini d’affari per rivitalizzare ed espandere l’Atlantismo democratico”.
“Sono passati venti anni da quando un Presidente invocò un’Europa unita e libera, e siamo circa a metà strada. Forse siamo al 60%, od al 47%. C’è un immenso lavoro che deve essere fatto. Io penso che noi giochiamo un ruolo importante”. Infatti.
Attualmente RFE/RL hanno trasmissioni per 21 Paesi ed in 28 lingue, ed uffici in 19 nazioni. Le trasmissioni raggiungono Russia, Ucraina, Bielorussia, l’Asia centrale, il Caucaso, alcuni importanti Paesi dell’Europa orientale, Afghanistan, Iran ed Iraq, con il prossimo obiettivo delle aree tribali del Pakistan.
Per quanto riguarda la Russia, Gedmin sottolinea che “un’informazione indipendente ed affidabile” è assicurata da un gruppo al lavoro a Praga (dove RFE/RL ha sede) affiancato da un ufficio a Mosca e da una rete di giornalisti freelance presenti in tutte le 11 zone di fuso orario del Paese. Lamenta comunque la perdita di una ventina delle emittenti “affiliate”, la maggior parte “a causa di pressioni politiche”. Inspiegabilmente, perché – afferma Gedmin – non facciamo propaganda, né programmazione antirussa: al contrario, “I colleghi del nostro servizio russo sono patrioti”. Nella vicina Estonia, poi, l’attuale Presidente Tom Ilves è un ex giornalista della radio.
Per quanto riguarda i Balcani, il Congresso può essere certo che RFE/RL aiuterà i leader ed i cittadini di Bosnia, Croazia, Serbia, Macedonia.. a procurarsi quelle “notizie ed analisi affidabili necessarie per prendere decisioni informate circa le loro vite ed il futuro”.
Spostandosi più ad oriente, nel Caucaso ed Asia centrale, vanno stigmatizzate le “tendenze illiberali” in Russia che hanno effetto anche nei Paesi confinanti. Su RFE/RL si può comunque contare, “noi rimaniamo in corsa, anche quando gli altri perdono fiducia”.
In Afghanistan, la sezione radio locale (conosciuta come Radio Azadi, con trasmissioni nelle lingue dari e pashtun) ormai raggiunge quasi il 50% della popolazione adulta con le sue “solide analisi sulla lotta contro le risorgenti forze talebane”. In Iran, anche per colpa del governo che interferisce con il segnale radio e blocca il sito web, l’audience di RFE/RL è minore.
Le ultime parole di Gedmin sono dedicate alla nuova sede della radio, una struttura a sei piani di quasi 21.000 mq provvista di studi di registrazione multimediali ed una moderna sala stampa. “L’edificio è efficiente dal punto di vista energetico. Cosa più importante, è sicuro”.
Tanto che qualcuno l’ha paragonato ad un carcere di massima sicurezza.

voa

Secondo testimone dell’audizione Dan Austin che, prima di diventare direttore di Voice Of America nel 2006, ha trascorso 36 anni alle dipendenze di Dow Jones & Company. Egli ha lavorato anche per il Wall Street Journal, arrivando a ricoprire le cariche di vice presidente e direttore generale. Non prima di essere stato pluridecorato veterano di guerra nell’esercito statunitense impegnato in Vietnam.
A differenza di Radio Free Europe/Radio Liberty, Voice of America diffonde le proprie trasmissioni sia per radio che per televisione ed attualmente è la più grande emittente USA a livello internazionale. Si stima che ogni settimana 134 milioni di persone nel mondo siano raggiunti dai suoi programmi, diffusi in 45 lingue diverse. 69 di questi 134 milioni sono spettatori delle trasmissioni televisive diffuse via satellite in 25 lingue.
Ovviamente, non è dato pensare che “ad ognuno di questi 134 milioni di persone piacciano l’America o le politiche americane”. In ogni caso, abbiamo “una credibilità presso le nostre audience che permette loro di farsi spazio nel chiasso di una penetrante propaganda ed attraverso la nebbia della cattiva e falsa informazione che oggi giorno caratterizza così tanti media mondiali”.
VOA può vantare 1.300 dipendenti e centinaia di corrispondenti occasionali e contrattisti in tutto il mondo, il cui lavoro costituisce la base delle sue 1.500 ore di programmazione settimanale.
In Kosovo, ad esempio, ben il 64% della popolazione adulta assiste alle trasmissioni radiotelevisive diffuse a partire dall’Albania. In Russia, causa “stretto controllo governativo”, VOA è organizzata come programma multimediale a partire dalla rete telematica, con una media di 60.000 visite mensili al proprio canale YouTube dedicato. Sono 4,75 milioni settimanalmente gli spettatori in Ucraina, mentre in Armenia ad assistere quotidianamente ai programmi tv di VOA è il 46% della popolazione adulta.
In Azerbaigian, dall’inizio del 2009 è in vigore un divieto di trasmissione che ha spinto i responsabili di VOA a diffondere i programmi radio in onde corte e quelli televisivi via satellite. Anche in Uzbekistan tira cattiva aria, tanto che la programmazione televisiva in lingua locale – l’unica prodotta da un emittente internazionale – è trasmessa da una stazione in Kirghizistan. La signora Rebiye Kadeer, leader esiliata della minoranza Uiguri in Cina, ha pubblicamente ringraziato VOA “quale fonte di informazione dalla quale tutti noi Uiguri dipendiamo”.

I bilanci annuali di RFE/RL e VOA ammontano, rispettivamente, a 90 e 201 milioni di dollari. “Noi crediamo che, dollaro per dollaro, siamo uno dei migliori investimenti che i contribuenti americani possano fare” dice Jeff Gedmin.
L’America sarà anche messianica – come sostiene, fra gli altri, Aymeric Chauprade – ma i suoi ideali coincidono con i suoi interessi.
E proprio “lì sta il motore della sua intima proiezione di potenza”.