L’impero del male al traguardo finale

“Il Forum Economico Mondiale in Event201 auspicava con grande fervore che nella futura pandemia (allora, ottobre 2019, era futura) tutti i media fossero “inondati” dai pareri e dalle concioni degli “esperti del settore privato”. Cioè dai loro dipendenti e/o dirigenti, che a noi vengono presentati solo come virologi, medici, primari di ospedali e simili. Le merci sanitarie oggi hanno un valore e determinano un potere paragonabile a quello del petrolio negli anni cinquanta. Così come il capitalismo del petrolio forgiò una società a sua misura, in cui il consumo di tale prodotto diventò indispensabile in quantità stratosferiche già soltanto per far funzionare i meccanismi della produzione e della vita quotidiana, così il capitalismo sanitario ha forgiato una società della malattia cronica e generalizzata, della medicalizzazione di ogni aspetto della vita umana. E ambedue, attraverso la realizzazione dei loro progetti e profitti, hanno distrutto terre e mari e atmosfera, la società e la salute umana, e persino la nostra cultura e il nostro spirito. Ridotti in molti casi e in questi ultimi tempi, alla stregua dei virus e dei batteri con cui ci terrorizzano, a considerare la mera sopravvivenza fisica come unico scopo e bene supremo della nostra esistenza.

(…) Il capitalismo globale ha tessuto una rete di istituzioni, organizzazioni, associazioni sovranazionali, con l’obiettivo di far passare le sue politiche esautorando governi nazionali, istituzioni locali e, conseguentemente, popoli. Una rete che costituisce un accentramento di poteri di tipo imperiale ma, per la prima volta nella storia dell’umanità, di un impero mondiale. Questo impero è arrivato al punto che, per sopravvivere, deve ingannare e danneggiare tutti i popoli e tutte le classi sociali. Per questo motivo possiamo pensare che sia arrivato al traguardo finale. E lo dimostra il fatto che la salute umana sia diventata, in questa logica, un inconveniente; che la malattia sia diventata il presupposto per i profitti delle finanziarie globali; che per le multinazionali dei farmaci i vaccini o definiti tali siano stati eletti a prodotti di largo, infinito consumo, a costo di doverli imporre per legge.”

Da Il capitalismo sanitario e la miniera d’oro dei vaccini, di Sonia Savioli.

L’abbraccio mortale di scienze e politica

“Non smette mai di sorprendere il modo in cui le scienze naturali, dacché le si è imbracciate per imporre i provvedimenti più radicali mai osati in tempo di pace, stanno fornendo non solo il combustibile del rogo su cui bruciano intere pagine della nostra carta costituzionale, ma anche i loro stessi statuti, le basi cognitive che le rende praticabili. È, quello tra scienze e politica, l’abbraccio reciprocamente mortale di due naufraghi che si avvinghiano, si intralciano e si trascinano insieme negli abissi, come dimostra l’ultimo anno trascorso nel segno della «crisi pandemica».

Consideriamo le chiusure, i coprifuoco e le restrizioni. Ne è valsa la pena? Ci stanno proteggendo dai danni della nuova malattia? Non potendosi fare una contro-osservazione in laboratorio sarebbe impossibile dare una risposta apodittica, ma è onesto riconoscere che le prove analogiche accumulatesi dall’esordio dell’emergenza sono molto lontane dal promuoverli in modo statisticamente solido. Sui mezzi di informazione si è parlato del paradosso svedese, di praticare un lockdown leggero senza perciò patire conseguenze peggiori di altri Paesi che hanno chiuso con più rigore. Ma senza piluccare nei casi particolari, la generale assenza di correlazioni significative tra intensità delle restrizioni e impatto clinico della malattia non è un segreto: ribadita fin dall’inizio da numerosi studi (qui l’ultimo in ordine di tempo), è approdata anche in televisione. È toccato pochi giorni fa al giornalista Federico Rampini rivelare in prima serata che «quei Paesi che sono praticamente usciti indenni, con dei numeri della mortalità microscopici, non hanno usato lockdown a tappeto». Lo stesso dato è accessibile a chiunque incollasse su un foglio elettronico i numeri sulla pandemia nel mondo diffusi quotidianamente dall’Università di Oxford. L’ho fatto anch’io nel mio piccolo e ho scoperto che la correlazione tra la severità media dei lockdown e i decessi totali attribuiti al SARS-Cov-2 per milione di abitanti è addirittura positiva (cioè all’aumentare dell’una aumentano i secondi), anche se in modo scarsamente significativo (R2 = 3%).

Pur con ogni eccezione e cautela, come si può continuare a subordinare con certezza redditi, sussistenza e benessere a nessi di questa qualità? Quale consolatio scientiae si può rivolgere ai ristoratori senza clienti, agli albergatori senza lavoro e agli adolescenti reclusi, a quali dure leggi naturali dovrebbero rassegnarsi i nostri lavoratori della neve costretti alla disoccupazione mentre, pochi chilometri più a nord, i loro colleghi svizzeri facevano correre gli skilift pur contando quest’anno meno della metà dei nostri decessi attribuiti SARS-Cov-2 (377 vs 804 su milione di abitanti)? Che cosa sono allora questi sacrifici se non scongiuri o fioretti pasquali, digiuni propiziatori fatti con la pancia degli altri? È questa la società che ascolta solo il nudo verbo della scienza?

Ora però qualcuno alza voce e dice: basta con le chiusure, avanti con le vaccinazioni, perché non c’è altro modo di «venirne fuori». Ma la musica non cambia. Come già i chiusuristi, anche i vaccinisti comprimono la complessità e le incognite del nuovo scenario in una manciata di slogan che tutti devono ripetere. Bisogna perciò parlar piano quando si ricorda che i nuovi farmaci sono soggetti a un’autorizzazione condizionata (conditional marketing authorisation) che ne consente l’uso pur mancando al regolatore tutti i dati necessari alla loro piena valutazione. E che nelle more di questi studi si è sinora stabilito che possono sì scongiurare gli esiti gravi della malattia, ma «gli studi per stabilire se le persone vaccinate, infettate in modo asintomatico, possano contagiare altre persone sono in corso», sicché «le persone vaccinate e quelle che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19» (dalle FAQ Aifa). Nel frattempo si indaga anche sulla durata dell’immunizzazione, sull’efficacia protettiva verso le mutazioni del patogeno, sull’eventuale ruolo della profilassi nello sviluppo di nuove varianti per pressione selettiva, sul perché «aumentano i casi di operatori sanitari vaccinati che si ricontagiano», anche in modo sintomatico, sulla frequenza e le caratteristiche degli effetti collaterali non rilevati dai primi studi, sull’opportunità di ripetere le somministrazioni e altro.

Globalmente, i dati sugli effetti della campagna di immunizzazione in corso non possono dirsi conclusivi. Se è vero che in Inghilterra e Israele, dove più della metà della popolazione ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, i decessi giornalieri sono crollati dalla fine di gennaio ad oggi, dinamiche simili si osservano però anche in Albania con lo 0,2% di vaccinati, o in Sud Africa con lo 0,6%. Altri Paesi come Giappone (2,2%), Thailandia (1,6%) e Taiwan (0,14%) hanno registrato fin dall’inizio dell’anno tassi di mortalità da SARS-Cov-2 uguali o inferiori a quelli raggiunti da inglesi e israeliani, pur con coperture vaccinali prossime allo zero. All’opposto, alcune delle nazioni più vaccinate hanno invece visto crescere in modo preoccupante i decessi, come ad esempio il Cile (43%), l’Uruguay (35%) e l’Ungheria (43%), che è anche il Paese oggi più colpito dalle morti associate alla malattia. Estendendo l’analisi, non si riscontra fino a questo momento una correlazione significativa tra i tassi di vaccinazione e i decessi attribuiti a livello globale.”

Superior stabat lupus, de Il Pedante continua qui.

Inno dei vaccinisti

Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini colpiscono ancora… la narrazione mediatica della cosiddetta emergenza sanitaria.

“Andarsi a vaccinar, con Astra, Pfizer, forse Sputnik o Moderna!

Sperare di campar

Per inseguire il sogno della vita eterna.

Ecco qui il dono che verrà, un vaccino qui ed un altro là;

Per la vita finché durerà, ogni anno un vaccin ci salverà!”

La cura batte la paura

Uccisi da malattie non trasmissibili. È il paradosso di questa pandemia

La storia del primo anno d’età del Covid19 in Italia è una dimostrazione dei guai che affliggono l’uomo moderno, spesso fino a farlo morire, e non solo di coronavirus. Il fenomeno principale è stato, anche quest’anno come negli ultimi trenta, il fatto che i grandi killer dei nostri tempi non sono più le infezioni, con i loro virus e batteri, ma le Malattie Non Comunicabili (NCD, Non-Communicable Disease) che indebolendo l’organismo consentono la diffusione di batteri e virus. Sono queste malattie la prima causa del 70% delle morti, e non vengono trasmesse attraverso infezioni ma siamo noi a svilupparle nel nostro corpo, indebolendo così la forza del nostro sistema immunitario. Ciò avviene con l’attenta e interessata assistenza del sistema dei consumi, che influenzando gli orientamenti culturali, politici e economici determina gran parte della nostra vita, dai comportamenti alimentari all’uso di sostanze e droghe, alla sedentarietà, alle convinzioni morali, sessualità e tutto il resto. Sono state infatti le malattie indotte da questi comportamenti distruttivi che hanno indebolito e intossicato gravemente nel corso dei decenni anche l’organismo della gran parte dei morti “di Covid”. I quali, prima di venire a contatto con il virus, erano nella stragrande maggioranza dei casi ammalati dell’una o l’altra delle micidiali NCD: il diabete, i disturbi cardiovascolari, le malattie polmonari croniche (asma compresa), i tumori, le malattie degenerative. Sono loro, le NCD, a produrre, ogni anno, la grande maggioranza dei decessi per malattia in tutto il mondo sviluppato. Come sono state loro ad aver minato l’organismo delle vittime del Covid, generalmente anziane (ma a volte anche giovani). Lo fanno lentamente, attraverso le semplici scelte della vita quotidiana: quanto mangiamo, quanto stiamo fermi invece di muoverci, quante fatiche fisiche ci evitiamo, quante porcherie inaliamo nei polmoni, e così via. (L’ho raccontato in: Sazi da morire; San Paolo, 2016).

Da allora la situazione non ha fatto che peggiorare, e il Covid19 è, per ora, l’ultima di queste stragi seriali, già segnalate da anni, con ampie documentazioni, dal Council on Foreign Relations americano. Il Coronavirus sars-covid-19 è stato l’ultimo attore in scena, ma il fenomeno clinico cui è dovuto il disastro è molto più antico, ha già fatto enormi danni, ed è destinato a durare. Si tratta dell’estrema debolezza delle difese immunitarie dell’uomo contemporaneo e dei comportamenti che la provocano. Un fenomeno visibile almeno già dalla fine degli anni ’80, e annunciato dall’epidemia dell’AIDS fra le minoranze sessuali e dei tossicodipendenti per via iniettiva. Col Covid19 ci si sarebbe dunque potuto aspettare che nella prevenzione e gestione dell’epidemia venisse affrontata la causa, i comportamenti all’origine della debolezza del corpo di fronte al virus: la sedentarietà, l’eccesso di zuccheri, la povertà dell’alimentazione industriale, le intossicazioni da sostanze, i comportamenti a rischio. (Anche questo sarebbe: Transizione ecologica). Ma di tutto ciò le Autorità sanitarie, dal ministro della Salute in giù, non hanno fatto parola, pretendendo di curare il fenomeno senza occuparsi della sua causa. Non l’hanno fatto perché sono essi stessi aspetti del problema, con la loro cultura burocratica e opportunistica, i loro ridicoli consulenti, la loro lontananza stellare dal mondo della cura individuale e dalla conoscenza di cosa provochi la salute e la malattia nella persona umana. Il tutto goffamente compensato dalla retorica guerresca e dal parlar di battaglie quando poi l’unica proposta, ripetuta fino alla nausea, è il confinamento, il lockdown, la ritirata incondizionata.

Per fortuna c’erano, e ci sono ancora in giro per l’Italia, sempre più riconosciuti da pazienti grati, anche migliaia di medici (molti dei quali anche intervenuti più volte su questo giornale), che non si formano solo sui bollettini o viaggi premio dei Big Pharma, ma leggono, studiano, verificano, si confrontano tra loro. Questi medici sapevano dalla loro esperienza clinica che il vero killer non era il virus ma le malattie su cui si appoggiava nel suo diffondersi, e che decisivi erano quindi i rimedi per sostenere gli organi vitali deboli, e ripristinare uno stile di vita sano: il cibo naturale, il movimento, l’aria fresca, le relazioni affettive positive. Servono non confinamenti, ma depuratori dell’aria: ma su quello (guarda caso) non una parola. Il “nemico” vero, di cui scrupolosamente tacevano i bollettini di guerra dei commentatori ufficiali, erano appunto le grandi malattie intossicanti e croniche di cui muore il 70% delle persone. Però riconoscerlo, oltre a comportare precise terapie mediche, ignote ai burocrati politici, implicava la diagnosi di quale sia il male della società che esprime quei ministri, e quei “tecnici”. L’origine del male era (è) infatti la depressione, l’antico “tedium vitae” di cui parlavano già i grandi medici e filosofi latini a incominciare da Seneca. La malattia delle società ricche, come già la Roma tardo imperiale, che smarriscono nelle gratificazioni materiali i valori profondi, le forze e gli affetti duraturi, indebolendo con l’anima anche il corpo, che era stato prima lo strumento del guerriero. Perdono così anche la voglia di vivere, e quel tanto di aggressività indispensabile a combattere davvero e non solo a parole, o per finta. La soppressione di ogni spinta aggressiva è stata infatti decisiva, come sempre accade, anche nella pessima gestione dell’epidemia. Come ci ricorda Konrad Lorenz: “Se si elimina la pulsione aggressiva sparisce dalla vita umana il comando ‘attacca!’ (nel senso più originario e vasto) non spingendoci più ad affrontare un compito o un problema, fino alla creazione artistica o scientifica”.

Sono invece state le anticonformiste e operose legioni di medici bravi e appassionati a curare con discrezione e abnegazione un popolo di “infetti” come li chiamavano spregiativamente i media del potere. Lo hanno fatto aiutandoli a non avere paura, a rafforzare il corpo con buone pratiche, trattandolo bene, usando rimedi a volte tradizionali ma efficacissimi. Ma soprattutto muovendosi, respirando (possibilmente aria buona), e amando generosamente vecchi e bambini. I confinamenti, corredati dalle minacce governative e funzionariali, e accompagnati dalla proibizione delle relazioni e del movimento fisico, furono il contrario della cura, e il teatro delle depressioni (a quel punto difficilmente evitabili), spesso accompagnate dal rimpinzarsi di zuccheri, cibo e alcol, con grande gioia delle nefaste Malattie Non Comunicabili, già apripista al Covid19 (come documentato da Lancet e Nature).Certo, è difficile spiegare che il tuo stile di vita rischia di ucciderti più che il virus, soprattutto quando ci si racconta che basta un vaccino per far fuori il secondo. Ma, come sanno i medici che hanno trattato anche il Covid19: basta dire la verità. Accompagnata dai rimedi giusti.

Claudio Risé

[Fonte]

Alla Pfizer non importa un fico secco della salute della gente

“Gli Americani, che di soldi se ne intendono parecchio, dicono che l’Amministratore Delegato della migliore società quotata al Nasdaq vede a 18 mesi di distanza il proprio fallimento. Già, perché l’innovazione è diventata così veloce che ci vuole davvero poco per essere scavalcati e triturati dalla concorrenza, in una gara al massacro, una corsa ad eliminazione in cui sopravvive solo il più forte finché riesce a mantenersi tale. Insomma, il sistema economico e finanziario segue pedissequamente la legge della jungla, nella quale sopravvive il più forte e il più furbo e gli altri sono destinati a soccombere. Prendete ad esempio, la Pfizer: l’azienda farmaceutica americana ha conseguito nel 2019 un fatturato di 51,75 miliardi di dollari e un utile netto di 16,27 miliardi, pari al 31,4% del fatturato. Difficile fare meglio, ma anche difficile ripetere questa performance. E dato che sono diversi anni che la multinazionale americana del farmaco si colloca a questi livelli, più o meno come la sua consorella Novartis, multinazionale e svizzera di origine, i commerciali della società devono essere particolarmente bravi per riuscire a vendere tutte queste pillole agli abitanti della Terra.
Se andiamo a leggere la storia della Pfizer, ci accorgiamo che le dirigenze che si sono succedute alla sua guida, hanno cercato con ogni mezzo di mantenere ad altissimi livelli il fatturato dell’azienda e anche di incrementare i ricavi a fatturato costante. Questa ultima operazione, ha comportato la chiusura di diversi stabilimenti di produzione, non perché generassero perdite, ma perché non davano abbastanza utili rispetto ad altre strutture della società e quindi la loro chiusura avrebbe incrementato il margine di profitto del gruppo. Politica intelligente e giustissima, se non fosse per il piccolo particolare che la chiusura di uno stabilimento comporta la perdita di decine, centinaia, migliaia di posti di lavoro con relativi drammi dei lavoratori e delle loro famiglie, buttati in strada da un momento all’altro. Insomma, il rispetto dell’etica sociale non è una priorità per la nostra multinazionale del farmaco né tanto meno per le altre multinazionali. Ora, capisco se uno stabilimento è divenuto obsoleto, deve essere completamente rifatto, così com’è produce in perdita, e quindi deve essere chiuso. Ma qui si tratta solo di incrementare artificialmente i profitti del gruppo, sulle spalle di lavoratori dello stabilimento oggetto della chiusura, delle loro famiglie e del contesto in cui vivono, che pure andrà a soffrire per questa chiusura.
Beh, va beh – si dirà – però queste politiche, per quanto dolorose dal punto di vista sociale, hanno consentito alla multinazionale di prosperare e continuare a produrre medicinali utili per salvare l’umanità da numerose gravi malattie. In altri termini, l’etica sociale è stata sacrificata per la superiore necessità di salvaguardare la salute pubblica degli abitanti della Terra. In realtà poi, non è affatto, così.”

Patologia del potere, di Domenico De Simone, continua qui.

Lode alla crisi

“Occorre impedire che l’umanità imbocchi questa strada, bisogna combattere l’ideologia dell’élite mondialista. Occorre farlo con ogni mezzo, occorre farlo sin da ora. Anzitutto smascherando il grande inganno della “pandemia”, contrastando l’uso biopolitico autoritario che ne viene fatto, quindi opponendo un’opposta visione della società e del mondo. Perderemmo la partita se spingessimo il nostro tecno-pessimismo fino ad abbracciare un’idea di società arcadica e agreste — equivarrebbe ad auto-esiliarci nella riserva indiana che lorsignori hanno già immaginato per quelli come noi. Non si può opporre un’utopia ad una distopia, nostalgie passatiste alla progressistica furia del dileguare.
Accettare davvero la sfida significa concepire un’idea opposta di progresso, in cui la scienza sia spodestata dal suo piedistallo e considerata una delle forme del sapere nient’affatto quella suprema, in cui la tecnica sia un mezzo per l’uomo e non viceversa, in cui le forze economiche siano sottoposte a controllo sociale. Infine, contro ogni irenismo, dobbiamo ribadire che il conflitto e la lotta sono la vera forza motrice della storia, che l’umano spirito di libertà, in ultima istanza, sempre prevarrà rispetto a quello della sottomissione e della servile obbedienza.
Occorre darsi una mossa poiché siamo molto indietro per quanto attiene ad un progetto fattibile di un’alternativa di società. Per questo occorre fare come Pollicino: dobbiamo rubare gli stivali all’orco per procedere spediti in una diversa direzione.
Occorre farlo ora che l’umanità è posta innanzi ad un bivio. Siamo appena entrati uno di quei passaggi storici in cui la bonaccia lascia il posto alla tempesta, alle porte di una rottura e di un brusco salto che deciderà del futuro della civiltà. L’élite ha drammatizzato la “pandemia” ed è riuscita così a trasformarla nell’evento scioccante per giustificare il salto sistemico. Invece di cadere preda dello sconforto, occorre avere l’audacia di utilizzare lo shock per utilizzarne la forza di spinta.
Lode dunque alle crisi! come sostenne Jakob Burckhardt:
«La crisi deve essere considerata come un nuovo nodo dello sviluppo […] Energie insospettate si risvegliano negli individui, nelle masse, e perfino il cielo ha un altro colore. Chi è qualcosa può farsi valere, perché le barriere sono state o vengono infrante».
Le vecchie barriere stanno in effetti cadendo. Sta a noi mostrare se siamo qualcosa, pensare e agire per farci valere.”

Da La sfida dell’avvenire, di Moreno Pasquinelli.

Scienza e religione

Esiste l’opinione, generalmente accettata, che scienza e religione siano opposte l’una all’altra. Esse in effetti lo sono, ma solo nel tempo, vale a dire, quello che i contemporanei considerano scienza, diviene religione per i loro discendenti. Quello che di solito viene designato come religione non è in gran parte che la scienza del passato, mentre quello che generalmente è chiamato col nome di scienza non è che la religione del presente.
Lev Tolstoj

In realtà fra la religione e la vera scienza non esiste parentele, né amicizia e neanche inimicizia: esse vivono su pianeti diversi.
Friedrich Nietzsche

Può sembrare bizzarro, ma a mio parere la scienza offre un percorso più sicuro a Dio che la religione… la scienza è avanzata al punto tale che può seriamente affrontare questioni che originariamente erano religiose.
Paul Davies

La pandemia falsa per realizzare una dittatura vera


“Cari medici, che state avallando una psicopandemia finalizzata ad accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale e con essa una dittatura che intenderebbe essere globale e che non avrebbe nulla da invidiare al nazismo (non avrebbe da invidiare nemmeno l’eugenetica implicita nella ricerca con brevetti sulla sintesi del genoma umano), sappiate che nel progetto di Quarta Rivoluzione Industriale, che prevede di eliminare ottocento milioni di lavoratori, non c’è posto nemmeno per voi. Siete tra quegli ottocento milioni che saranno eliminati dalla cibernetica, cioè dalle tecniche digitali. “Sanità virtuale”, questo vogliono e stanno sviluppando, col vostro inconsapevole ma colpevole aiuto, i capitalisti globali. Ne parlano apertamente, dicono che “per gli operatori sanitari, un paziente connesso virtualmente permette trattamenti più sostenibili anche a casa, riducendo i costi…”, e “nuove opportunità emergono dal digitale, dalla spedizione di telemedicine alle prescrizioni digitali…” (WEF Reimagining Digital Identity: a Strategic Imperative). Intanto che i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, pasticciano con cellule e DNA, illudendosi di creare materia vivente sintetica e creando invece nuove, terribili malattie, le multinazionali-finanziarie globali, loro padrone, progettano e prospettano la sanità farmaceutico-cibernetica, le diagnosi fatte da una applicazione su cellulare, le prescrizioni date da un computer intelligente, i farmaci consegnati da un drone.
Sono decenni che voi, quella parte di medici-traditori, nutrite il corpaccione ipertrofico di Big Pharma, rendendo il mercato sanitario tra i più appetibili per i globalcapitalisti. Sono decenni che vi siete ridotti a distributori automatici di farmaci, che passate gran parte del tempo a ricevere i piazzisti delle multinazionali farmaceutiche, erroneamente detti “informatori scientifici”, invece che a visitare e curare i vostri pazienti. Perché quei piazzisti di farmaci sono latori di regali e prebende, stimoli e incentivi da parte di chi vi governa davvero e ha “modellato, plasmato” la vostra cultura e conoscenza.
Questa parola, “modellare, plasmare”, piace moltissimo agli psicopatici del Forum Economico Mondiale (WEF), che hanno inventato una pandemia falsa per realizzare una dittatura vera, che si considerano semidei e credono di poter creare di sana pianta un’umanità e una società secondo i loro disegni e interessi.
Mentre, in fondo, sono questa società e questa umanità che hanno creato loro e i loro sogni di onnipotenza. Ed è giunto ormai il momento di disfarli, il loro sistema e i loro sogni, prima che distruggano l’umanità e il pianeta.
Siete stati plasmati per essere gli strumenti di poteri economici senza volto e vocazione; avete ascoltato le loro indicazioni, applicato i loro “protocolli”, consegnato la medicina e i vostri pazienti alla cieca avidità del capitalismo farmaceutico-sanitario. Prescrivete farmaci dei quali non leggete nemmeno le schede tecniche, e li prescrivete spesso senza neanche visitare i vostri pazienti e interrogarli, senza verificare se possano giovarsene o venirne danneggiati. Avete gettato a mare, come un’inutile zavorra, il motto fondamentale della vostra professione “primo, non nuocere”. Grazie ai medicinali biochimicosintetici che sono, insieme agli armamenti, il più ricco mercato dei tempi in cui viviamo, avete creato più malattie di quelle che avete curato, ma in questo modo avete fornito alle multinazionali del farmaco quei clienti affezionati, perché ammalati cronici, che servivano all’ipertrofica industria chimico-biotecnologica-farmaceutica.
Siete stati plasmati dal capitalismo globale, che sui farmaci ha puntato le sue carte, contando su di voi.
(…) Un pugno di multinazionali, attraverso la psicopandemia e con la complicità di alcuni governi, tutti i media mainstream e parte di medici spergiuri, vuole plasmare una società e un’umanità nuova, una società a misura dei loro deliri di rapace onnipotenza. Ma in quella società, secondo i loro progetti, non ci sarà più posto nemmeno per quelli che li hanno fedelmente serviti.
Un servo umano è pur sempre inaffidabile, può avere improvvisamente degli scrupoli e dei dubbi; un colpevole può sentire la necessità di confessarsi, magari all’autorità giudiziaria, e redimersi; uno stupido conformista e ambizioso può aprire gli occhi e rendersi conto dell’enormità delle proprie malefatte.
Così come i droni-bombardieri sono più affidabili di un pilota umano, un’applicazione digitale, un programma computerizzato sono più affidabili di un medico, per i mercanti di farmaci e prodotti “terapeutici”. Non ci credete? Fate male.
(…) Resteranno gli “apprendisti stregoni”, che pasticciano nei laboratori di ricerca delle suddette multinazionali e delle loro appendici universitarie per creare prodotti sempre più tossici che, alleviando in parte una malattia, ne creeranno un’altra o più altre, bisognose di altri prodotti tossici per essere soltanto alleviate. Tutto grasso che cola per i loro padroni. Resteranno quelli che pasticciano con la vita, credendo di poterla riprodurre o migliorare e riuscendo soltanto a storpiarla; credendosi semidei ed essendo invece asini che camminano con i paraocchi e vedono come orizzonte solo una strada stretta e infinita e nulla di ciò che li circonda.
Questo prevede la Quarta Rivoluzione Industriale: che centinaia di milioni di esseri umani diventino “inutili”. Anche voi.
Prevede che tutto sia in mano a una piccola élite, denaro e potere. E quel denaro prevede che sia anch’esso virtuale, e dunque incontrollabile da coloro che non avranno il potere, e saranno invece in questo modo controllati e costretti anche nelle loro scelte di spesa. Prevede che il sogno del capitale, di essere finalmente indipendente dal lavoro e dai lavoratori, si avveri. E che quei pochi che resteranno, per esempio i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, facciano parte del “capitale”: saranno cioè tra i padroni-azionisti delle aziende per cui lavorano.
Ma voi non ci sarete.
Vi resterà la soddisfazione, o il rimorso, di essere stati tra gli ignari realizzatori di questo progetto.
Oppure potrete, come molti di noi, aprire gli occhi e opporvi. Non è mai troppo tardi per tornare ad essere medici veri e rispettare il giuramento sacro che avete prestato:
“di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione… di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità e della libertà della persona… di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione preliminare al consenso, comprensibile e completa”.
“E a me, dunque, che adempio tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro”.

Da Ma voi non ci sarete. Lettera aperta a quei medici che ogni giorno tradiscono il giuramento d’Ippocrate, di Sonia Savioli.

Politiche anti-Covid: crimini contro l’umanità

Il Comitato Investigativo Tedesco sul Coronavirus, dopo mesi di raccolta di dati, registrazione di eventi e testimonianze qualificate di esperti di tutto il mondo, presenta con la voce e il volto dell’avvocato civilista Reiner Fuellmich le sue conclusioni.

“Salve, sono Reiner Fuellmich e da 26 anni sono iscritto all’Ordine degli Avvocati in Germania e in California. Ho praticato la legge principalmente come avvocato portando in tribunale multinazionali fraudolente come la Deutsche Bank, precedentemente una delle banche più grandi e rispettate del mondo, oggi una delle organizzazioni criminali più tossiche al mondo; Volkswaghen, una delle case automobilistiche più grandi e rispettate al mondo, oggi nota per la sua gigantesca frode sul diesel; e Kuehne + Nagel, la più grande compagnia di spedizioni al mondo. Stiamo facendo loro causa per un caso di corruzione multimilionario.
Sono anche uno dei quattro membri del Comitato Investigativo Tedesco sul Coronavirus. Dal 10 luglio 2020, questo Comitato ha ascoltato le testimonianze di un gran numero di scienziati ed esperti internazionali per trovare risposte alle domande sulla “crisi del Coronavirus”, domande cui sempre più persone in tutto il mondo chiedono risposte. Tutti i casi di corruzione e frode commessi dalle multinazionali sopra citati impallidiscono di fronte all’entità dei danni che la “crisi del Coronavirus” ha causato e continua a provocare.
Questa “Crisi Coronavirus”, secondo quanto sappiamo oggi, deve essere ribattezzata “Scandalo Coronavirus” e i responsabili di essa devono essere perseguiti penalmente e citati in giudizio per danni. A livello politico, bisogna fare di tutto per assicurarsi che nessuno si troverà mai più in una posizione di potere tale da poter frodare l’umanità o tentare di manipolarci con i suoi progetti corrotti. Per questo motivo ora vi spiegherò in che modo e in che sede una rete internazionale di avvocati presenterà questo, che è il più grande caso di illecito civile della storia, lo scandalo della “frode Coronavirus”, che nel frattempo si è trasformato in quello che è probabilmente il più grande crimine contro l’umanità mai commesso.”

La traduzione del contributo video allegato continua qui.

L’opinione pubblica sul Covid-19 viene formata dai fatti o è “terrorizzata” dalla propaganda?

Di Piers Robinson, ricercatore e scrittore su tematiche riguardanti la propaganda e i sistemi di comunicazione, autore di The CNN Effect: The Myth of News, Foreign Policy and Intervention, 2002, e Pockets of resistance: British news media, war and theory in the 2003 invasion of Iraq, 2010.

La censura degli scienziati, i messaggi allarmistici e le calunnie sulla teoria del complotto sono stati usati per rinforzare la narrativa ufficiale sul coronavirus? Possono mai essere giustificate distorsioni come queste?

Uno dei problemi riguardanti la ricerca e la scrittura su tematiche relative alla propaganda è che molta gente crede che sia un qualcosa del tutto estraneo agli Stati democratici.
Ciò che Edward Bernays, considerato da molti come una figura chiave nello sviluppo delle tecniche per la propaganda del ventesimo secolo, disse era che “la manipolazione intelligente e consapevole delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse popolari è un elemento importante nelle società democratiche”
Sebbene attualmente siamo soliti dare a queste tecniche nomi diversi, utilizzando eufemismi come “pubbliche relazioni” o “comunicazione strategica”, è un fatto che le tecniche di manipolazione sono parte integrante delle democrazie liberali contemporanee.
Benché tali attività di persuasione possano comprendere tecniche consensuali, esse pure frequentemente includono modalità meno consensuali, tra cui forme di inganno, incentivazione e coercizione. In quale misura tali metodi di persuasione non consensuali – che è come dire, la propaganda – sono stati usati nel caso del Covid-19? Continua a leggere

Cambiare strategia, subito!

La drammaticità della situazione italiana richiede un cambio di rotta drastico nella strategia di contrasto del coronavirus

In questa drammatica evenienza non c’è stato praticamente modo di esprimere opinioni diverse da quelle espresse a suon di decreti dal Governo e dagli interventi dei virologi che hanno invaso tutto quel che era possibile invadere manifestando una unanimità di pareri tale da risultare inquietante. In questa unanimità ha operato sia una autocensura a livello individuale, per cui chi aveva un’opinione diversa ha tutto sommato preferito tenersela per sé per paura di essere attaccato e isolato dalla comunità scientifica, sia una censura a livello di giornali e televisione che non hanno lasciato alcuno spazio a posizioni di dissenso.
Paradossale situazione sia perché posizioni di dissenso mai come in questo frangente erano e sono lecite, e perfino ovvie, sia perché l’espressione di esso avrebbe fornito indicazioni che sarebbero potute tornare utili. Perché, c’è poco da girarci attorno, la linea che è stata sin qui seguita dal Governo, in accordo con le autorità di sanitarie e pressoché al gran completo la comunità degli “esperti” (virologi, biologi, medici e via e via), ha portato ai risultati che sono di gran lunga i peggiori del mondo e che metteranno capo a non meno di 60 mila morti a epidemia conclusa.
Il punto di fondo che viene regolarmente ignorato da tutti, autorità ed esperti, è il rapporto tra guariti e deceduti. Al 27 marzo di 86.498 contagiati i guariti erano solo 10.950, i morti 9.134: pochissimi i guariti e moltissimi i morti. Infatti di quanti sono fin ora usciti dallo stato di contagiosità il 45,5 per cento è deceduto, mentre il 54,5 per cento è guarito; con queste proporzioni, che non mostrano di modificarsi nel tempo, dei 66.414 contagiati in essere al 27 marzo ne moriranno altri 30 mila che, aggiunti ai già deceduti, porteranno il totale a quasi 40 mila. Ma l’epidemia continua a un ritmo ch’è perfino aumentato e che del tutto verosimilmente porterà ad almeno altri 50.000 contagiati e, dunque, ad altri 23.000 morti che faranno salire il totale, a fine epidemia, ben oltre i 60.000. (calcolo fatto considerando che resti invariata al 45,5 per cento la percentuale dei morti,)
Ecco dove sta la drammaticità della situazione italiana.
Ma cosa ci dice, questa drammaticità? forse che il problema sta in qualche ciclista che scivola di soppiatto, qualche podista improprio, qualche passeggiatore clandestino? Siamo seri! Ci dice che il sistema che abbiamo messo in piedi per contrastare l’epidemia non funziona!
Non funziona nei due punti decisivi:
(1) perché dopo ben oltre due settimane di zona rossa totale i contagi non mostrano di scendere
(2) perché non sa prendersi cura dei contagiati con una efficacia appena accettabile.
Che di due contagiati uno guarisca e l’altro muoia – e si è visto a un dipresso che è così – è qualcosa che non è degno di un Paese avanzato come l’Italia. Qualcosa che davvero richiama i tempi della grande peste, ma qui siamo di fronte a un coronavirus, non al bacillo della peste. Se poi si pensa che si infettano e muoiono medici e infermieri coraggiosi in proporzioni abnormi non possiamo esimerci dal chiederci come sia stato possibile tutto questo, come siamo finiti in questo drammatico, letale, vicolo cieco.
Abbiamo fatto due errori decisivi, che invece di correggere continuiamo imperterriti a perseguire:
1. inseguire nella strategia di contenimento del virus la Cina senza esserlo; senza essere uno Stato di polizia (ma una qualche attenzione al riguardo non guasterebbe perché stiamo pericolosamente scivolando in quella direzione), senza essere confuciani, senza avere uno stile di vita – e un ambiente di vita – essenziale come quello cinese, senza essere una popolazione relativamente giovane come quella cinese.
2. seguire un modello di cura pressoché totalmente ospedaliero – e qui la spinta l’ha data la Lombardia, anche per questo motivo la più tragicamente colpita dal virus – che ha del tutto isolato gli ammalati rendendoli più deboli ed esposti; ha ingolfato i nodi nevralgici dell’organizzazione ospedaliera, dai Pronto Soccorso ai reparti di Terapia Intensiva; ha infettato il personale sanitario in proporzioni mai viste, creato gli ambienti favorevoli alla proliferazione di un virus che lo stesso Istituto Superiore di Sanità definisce “un patogeno dall’elevato potere di trasmissione in ambito assistenziale”.
Il virus poteva essere controllato isolando la fascia a rischio degli anziani problematici e lasciandolo libero di circolare in situazione controllata (vietando, ad esempio, i ritrovi a più intenso e prolungato addensamento). Il fatto che si manifesti a un’età media letteralmente impossibile per un nuovo virus (63 anni) significa che alle età minori colpisce senza dar luogo ad alcun sintomo, cosicché una immunità di gregge si sarebbe potuta ottenere senza conseguenze davvero importanti. Ma i virologi, troppo presi dai virus, ignorano gli umani cosicché non considerano a sufficienza la formidabile resistenza organica di popolazioni, come quella attuale italiana, capace di smorzare e attutire l’impatto dei virus. Più alta è questa resistenza più alta è la proporzione dei positivi asintomatici prodotti da una epidemia ed anche il coronavirus, se lasciato circolare nei modi che si è detto, avrebbe agito dando tantissimi asintomatici e risparmiando i vecchi, nel frattempo protetti.
Cambiare dunque, ecco ciò che si deve fare e bisogna farlo alla svelta.
Coloro che prendono assai meno pedissequamente il modello cinese e distribuiscono più consapevolmente i contagiati tra domicilio, strutture territoriali intermedie e ospedali ottengono risultati assai migliori.
Si può discutere più approfonditamente delle misure più specifiche da prendere ma intanto è doveroso e urgente cambiare rotta e correggere con decisione e coraggio gli errori fatti. Lo dobbiamo agli Italiani che, sprangati in casa e ligi a regole che si sforzano di seguire, aspettano di vedere, è proprio il caso di dirlo, una luce in fondo al tunnel dell’epidemia.
Roberto Volpi

(Fonte)

Immunità di legge

Il 7 giugno 2017 è entrato in vigore il “decreto vaccini” che ha reso obbligatorie dodici vaccinazioni per l’età pediatrica (poi ridotte a dieci), pena l’esclusione dagli asili e sanzioni pecuniarie per i genitori. Il decreto è stato emesso sull’onda dell’allarme seguito al calo delle vaccinazioni, di alcuni decessi causati dal morbillo e della crescente esposizione mediatica dei cosiddetti “no-vax”. Ma l’allarme era giustificato in quelle proporzioni?
Già prima del provvedimento, a non vaccinare i propri figli era una sparuta minoranza e le malattie più gravi contro cui ci si vaccina erano sparite nel nostro Paese. Intervenire estendendo e rinforzando l’obbligatorietà è stata la scelta giusta? E costringere i medici ad accettare senza condizioni il nuovo calendario vaccinale, anche con la minaccia della radiazione, ha giovato all’autorevolezza e all’indipendenza della professione sanitaria?
Che cosa implicano, dal punto di vista etico e politico, queste imposizioni?
Portando l’analisi dalla situazione italiana a quella internazionale dei mercati farmaceutici e della regolazione, gli autori denunciano la tendenza a ridurre la complessità e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche a verità dogmatiche con cui dividere, discriminare e governare la società. Nel caso dei vaccini e della salute, come già in quello dell’economia e delle politiche contemporanee in generale, la presunta natura “tecnica” e “inevitabile” delle decisioni erode sempre più pericolosamente gli spazi della democrazia.

Immunità di legge. I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza
di Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte
Imprimatur, pp. 208, € 16

Il blog de Il Pedante, inaugurato nel 2015, si è guadagnato un vasto pubblico smascherando la retorica del consenso nel racconto della crisi economica. Nel 2017 ha pubblicato con Imprimatur La crisi narrata.
Pier Paolo Dal Monte, chirurgo, già autore di numerose pubblicazioni scientifiche e coautore di libri di argomento chirurgico e di bioetica, è membro del Consiglio direttivo della Fondazione Chirurgo e Cittadino. Editorialista del blog de il Fatto Quotidiano, ha pubblicato nel 2013 L’allucinazione della modernità. Scrive sul blog ilvelodimaya.org.

La salute (non) è in vendita! – il video

Dal marketing del farmaco alle vaccinazioni: come fabbricare malati per gonfiare i profitti, e non solo…
La video documentazione dell’incontro-dibattito promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 27 aprile, con l’intervento di Marcello Pamio, autore di numerosi saggi di successo e, dal 1999, curatore del sito Disinformazione.
Buona visione!

La salute (non) è in vendita!: incontro-dibattito a Bologna

Non bisogna essere “No Vax” e nemmeno genitori per criticare o almeno guardare con sospetto la normativa che ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola e multe per i genitori dei bambini che non avessero effettuato la profilassi.
Nei mesi passati abbiamo infatti assistito a una massiccia campagna mediatica con relative manipolazioni dell’informazione, strumentalizzazioni e diffusione di false notizie per convincere l’opinione pubblica circa l’esistenza di una minacciosa pandemia di morbillo e spingerla ad accettare la vaccinazione obbligatoria.
In questo caso si è usato il metodo del divide et impera unito alla regola dell’empatia, dividendo l’opinione pubblica in due “tifoserie”, i pro e i contro, senza considerare che molti erano non contrari a priori ma a sostegno della libertà vaccinale, e aumentando i toni e la violenza del dibattito, mentre la maggior parte dei genitori voleva solo essere rassicurata ed ottenere ulteriori informazioni sui casi di danni da vaccino.
La presunta epidemia di morbillo è stata il cavallo di Troia per la presentazione della normativa: senza una fantomatica emergenza sanitaria essa non sarebbe stata approvata o quanto meno sarebbe stata maggiormente contestata dall’opinione pubblica, sebbene le numerose manifestazioni tenutesi siano state censurate o ridicolizzate dai media. Lo schema non è nuovo ma utilizzato in modo metodico e costante. Ciò non significa che il pericolo sia inventato del tutto, ma amplificato e distorto per inculcare nell’opinione pubblica la percezione di essere in pericolo e di aver bisogno dell’intervento del deus ex machina, ossia degli apparati dello Stato.
Il terrore in materia vaccinale è stato poi esteso, tramite radiazione o sospensione, anche a quei medici che hanno osato manifestare dubbi in merito alle vaccinazioni, che hanno parlato di correlazione tra autismo e vaccini o che hanno esposto l’insorgenza di danni da vaccino.
Infine, perché introdurre l’obbligatorietà di dodici, poi dieci, vaccini se la presunta epidemia riguardava solo il morbillo?
Questa e molte altre domande se le pone da tempo Marcello Pamio che nel suo ultimo libro, Vaccinazioni. Armi chimiche contro il cervello e l’evoluzione dell’uomo (UNO Editori) affronta anche e soprattutto i retroscena dietro l’obbligo vaccinale e gli interessi dell’industria farmaceutica, quella “fabbrica dei malati” dedita all’arte raffinata di vendere malanni.
Perché commercializzando farmaci, vaccini ed esami si creano profitti enormi e si trasformano persone sane in malati cronici da curare.

The smoking gun


A parte tutte le – straripanti – motivazioni che condannano senza appello il folle decreto Lorenzin…
…di cui si è parlato abbondantemente in questi giorni, mi stavo domandando: perché proprio in Italia questo accanimento, visto che in Europa vige una – di gran lunga – maggiore libertà di scelta in tema di vaccinazioni?
Cosa c’è dietro? Che senso ha questa esasperata aggressività da parte delle istituzioni italiane notoriamente forti con i deboli e deboli con i forti? Non può essere farina del sacco dei risibili personaggi che ci governano, deve esserci qualcosa d’altro.
Magari qualcosa che ci arriva – come sempre – da oltreatlantico.
Magari un invito che non si può rifiutare.
Magari tramite una visita ufficiale di un ex-presidente…
Gratta gratta, poi salta fuori ‘the smoking gun’, la pistola fumante…e scopriamo che nel settembre 2014 viene deciso a Washington – alla presenza della improbabile Ministra Lorenzin e di Pecorelli, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco – che “L’Italia guiderà nei prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo”.
Continuando la lettura del documento, scopriamo che l’Italia ha ricevuto questo straordinario incarico nientemeno che “dal Summit di 40 Paesi cui è intervenuto anche il Presidente USA Barack Obama”.
L’ordine parte dalla GHSA o Global Health Security Agenda, e Pecorelli e la Lorenzin, con l’entusiasmo dei servi sciocchi, hanno tosto assicurato che l’Italia farà il suo dovere fino in fondo.
“È un importante riconoscimento scientifico e culturale all’Italia, soprattutto in questo momento in cui stanno crescendo atteggiamenti ostili contro i vaccini”, afferma Pecorelli.
E la brillante, plurilaureata Ministra della Salute, rilancia: “Sul tema della salute dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale. Il tema dei vaccini sarà una delle priorità durante il semestre italiano di Presidenza Europea. Il nostro Paese si trova al centro dell’area mediterranea e le molte crisi internazionali hanno portato a nuovi imponenti flussi migratori.”
Ecco una ulteriore dimostrazione dell’utilità dei flussi migratori.
Da una parte servono a creare paura, incertezza, angoscia nei popoli, in modo che le élite possano rispondere con una sempre maggiore riduzione delle libertà civili; limitazioni nel viaggiare, nel pensare e nell’esprimersi liberamente, fino al privatissimo ambito della salute.
Dall’altra sono preziosi per chi li causa e li gestisce; le lobby delle armi che distruggono i loro Paesi di provenienza, quelle industriali che li ricostruiscono, i traghettatori che li trasportano in Europa, e infine le lobby che lucrano sulla loro accoglienza.
D’altra parte, se così non fosse, la situazione dei migranti sarebbe stata risolta da un pezzo; questo solo uno stolto può non capirlo.
Per ritornare al nostro decreto Lorenzin, questo era quello che ci mancava per capire anche il collegamento con la recente visita di Obama in Italia.
Arriva lui e, guarda caso, pochi giorni dopo arrivano i 12 vaccini. Una coincidenza?
E dopo la visita odierna di Trump cosa ci aspetta?
Che ordini porterà ai suoi sudditi il nuovo puparo?
Nella migliore delle ipotesi un salasso – peraltro già anticipato a quell’altra perla di presidente del Consiglio, lo scialbo Gentiloni, nel corso della sua recente visita a Washington – per comprare più armi, nella peggiore un ulteriore asservimento agli interessi angloamericani.
E qui ci sarebbe da scrivere fino a domani.
W l’Italia!
Piero Cammerinesi

Fonte

Il sacro spazzatura

“Il liberismo non seduce più ma continua a soggiogare culturalmente, avendo ottenuto un’egemonia passiva, un’interiorizzazione delle forme ideologiche che il dissenso non riesce a scardinare. L’ideologia liberista si impone reprimendo, anche con la forza, alternative valide; e con una massiccia opera di manipolazione culturale. Il suo apparato propagandistico ha varie armi difensive, che conviene esaminare. Come molte specie di batteri che sulla membrana citoplasmatica hanno una parete cellulare e sopra ancora uno strato mucoso, anche diverse operazioni liberiste sono rivestite da un doppio strato protettivo. Lo strato interno è dato dalla complessità tecnica: non è facile per il cittadino comune (compreso lo scrivente) capire il reale significato e le conseguenze di una operazione liberista in campo economico. O – l’aspetto che conosco e che viene trattato qui – il reale significato degli annunci di “nuove cure” in medicina; un campo che è ormai un settore di punta dell’economia liberista. Lo strato protettivo esterno è dato dal sacro, in una forma artefatta e distorta, ottenuta inventando una sacralità o usando come scudi temi portatori di una effettiva sacralità. Gli spin doctor del liberismo rivestono atti inconfessabili di un sacro “fake”, sollecitando ad arte la tendenza a non mettere in discussione e a riverire ciò che appare appunto sacro. Può essere definito “sacro spazzatura”, perché come i titoli spazzatura si fa “comprare” dal pubblico promettendo tanto al costo di un investimento modesto; promettendo la partecipazione al sacro per il costo di un consenso che sembra del resto doveroso; ma lascia con un pugno di mosche quelli che sono divenuti “piccoli azionisti” di operazioni che vanno in realtà a loro danno. Come la capsula esterna protegge i batteri dalla fagocitosi, il muco tenace del sacro spazzatura protegge le operazioni del liberismo dalle denunce e dal dissenso.
Alcuni esempi di sacro spazzatura, rilevanti per l’argomento del presente articolo. a) La lotta alla mafia. Qualsiasi cosa sia fatta nel nome della lotta alla mafia non può che essere giusta e buona. Appoggiandola da bravi spettatori si diviene, al costo del battere le mani o del godersi lo sceneggiato tv, partecipi dell’acume, del coraggio, della nobiltà d’animo di Falcone, Borsellino, Boris Giuliano, e degli altri valorosi uccisi (e forse lasciati uccidere per il loro essere troppo capaci nel combattere la mafia). Mentre criticando l’antimafia si svela di essere come minimo fiancheggiatori della mafia. b) La lotta all’inquinamento. Non può che essere a fin di bene. Chi l’appoggia mostra spirito civico, mentre chi indica i casi dove i contenuti e le finalità sono fortemente distorti è un prezzolato dell’industria. c) Gli allarmi su minacce alla salute, il bene supremo; coraggiose denunce che trovano terreno fertile nelle nostre paure fin dai tempi apparentemente lontani della teoria miasmatica delle malattie e degli untori. Chi grida al lupo lo fa certo per il tuo bene. Allarmi che ne parafrasano con scarso merito altri che invece sono fondati vanno creduti senza se e senza ma. d) La scienza, in realtà ciò che viene presentato come tale. Non può che avere il sigillo della verità e quello del disinteresse; come se ciò che un ricercatore che deve la sua fortuna a una multinazionale proclama su un giornale, in televisione o sui social fossero le leggi del moto di Newton o di Einstein. Chiunque non accetti gli oracoli delle sibille che parlano avendo come fondale un laboratorio e strumenti misteriosi non può che essere un ignorante superstizioso, che crede alle scie chimiche e porta il cappello di stagnola. e) Un corrispondente incremento di alcuni servizi medici. E’ lapalissiano che più medicina vuol dire più salute. Curioso che diversi medici e ricercatori lo neghino, sostenendo al contrario che in alcuni casi abbiamo troppa medicina e che ciò riduca la salute. Ma quale altro scopo potrebbe esserci nell’introdurre più medicina? Quale mente contorta può pensare che non sia un atto di amore per l’umanità sofferente. f) L’adeguamento della medicina del Meridione alle pratiche in vigore al Nord. Solo un eccentrico come Illich può sostenere che a volte alcune regioni per il fatto di essere economicamente arretrate sono risparmiate dagli aspetti “più sinistri” della “civilizzazione medica”. Quando poi g) a condurre simili battaglie siano, come avviene, dei preti, i professionisti del sacro (nonché grossi imprenditori della medicina commerciale), il contestare assume i caratteri dell’empietà.”

La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide, di Francesco Pansera, continua qui.