Uno scenario fantapolitico

10 dicembre 2018 – Due bombardieri strategici Tupolev Tu-160, preceduti da un aereo da trasporto militare pesante An-124 e un aereo a lungo raggio Ilyushin Il-62, hanno effettuato un volo dalla Russia fino alla base di Maiquetià nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ad accogliere lo staff militare russo il Ministro della Difesa del Venezuela il generale Vladimir Padrino Lopez, rappresentanti dell’ambasciata russa in Venezuela e plotoni di vari corpi militari del Paese latinoamericano.

L’esercito sovietico in Messico e una “Sesta Flotta” sovietica nel Mar dei Caraibi

“Immaginiamo adesso un rovesciamento teorico della situazione nel 1984. Gli USA sono una grande potenza continentale industriale, di filosofia biblica, dove la giornata lavorativa è di dieci ore e dove gli atei sono curati con scariche elettriche, quando li trovano. La diffusione dei libri di Darwin comporta l’internamento in un ospedale psichiatrico. Un’America biblica d’urto con un potente esercito terrestre. Il tema americano è la prosperità. La flotta americana tenta disperatamente di raggiungere il livello della flotta sovietica, che è sempre superiore.
L’Unione Sovietica difende il tema della pace. Le testate atomiche russe difendono la pace e le testate atomiche americane difendono la prosperità (e la Bibbia).
L’Unione Sovietica ha creato l’ODAC, ossia l’Organizzazione di Difesa dell’Atlantico Centrale. Nell’ODAC solo l’URSS detiene l’armamento atomico e può decidere di usarlo. Un potente esercito messicano di 400.000 uomini, il Bundes-Exercito, è ammassato ai confini della California. Un corpo di spedizione sovietico di 300.000 uomini ha la sua base in Messico. Nel Mar dei Caraibi la Sesta Flotta sovietica è dotata di numerose portaerei e non abbandona mai questo mare. L’alleato più sicuro dell’URSS è il piccolo Stato eroico di Cuba, il cui “piccolo popolo ha tanto sofferto”. Dopo 2000 anni di persecuzioni, gli atei disgustati hanno lasciato gli USA per tornare sulla terra dei loro antenati, a Cuba.
Fu a Cuba, infatti, che tremila anni fa apparve un profeta chiamato Castro, il quale ebbe il grande onore di conoscere personalmente Dioniso. Dopo 2000 anni di sofferenze e di pogrom, le vittime del razzismo antiateo hanno finalmente una loro patria. Come tutti sanno, Dioniso è apparso a Cuba. In questi tempi egli ha detto agli atei: “Voi siete il mio popolo eletto e regnerete sulla terra”. Il piccolo Stato eroico è il miglior alleato di Mosca. Le finanze di Cuba sono esauste a causa delle spese militari e dei frequenti baccanali.
Ma Mosca aiuta continuamente Cuba. A Mosca è impossibile fare carriera politica senza farsi preliminarmente incubanare. Essere incubanato significa mettersi incondizionatamente al servizio della politica paranoica e messianica di Cuba.
Nell’Armata sovietica ci sono numerosi sacerdoti e devoti di Dioniso. Recentemente Mosca ha sbarcato in Messico nuove testate atomiche di media gittata, gli americano-missili, capaci di raggiungere Dallas e Saint-Louis in quindici minuti. Ciò ha provocato le urla di Washington, che rifiuta ancora di discutere di disarmo a Ginevra. Queste urla non impressionano troppo Mosca, la quale si augura una guerra limitata al Messico settentrionale ed alla California meridionale. Nel 1945 la California era diventata un satellite degli USA.
La potenza dell’armata terrestre degli USA è temibile e il fanatismo biblico alimenta il morale dell’esercito di Geova. Mosca sa bene che se il Messico (400 milioni di abitanti con un’industria enorme) cadesse nelle mani di Washington, sarebbe la fine dell’egemonia sovietica sugli oceani. Così, tutti gli strateghi incubanati di Mosca hanno già previsto di distruggere il Messico, qualora dovessero ritirarsi. A Mosca, e più ancora all’Avana, hanno previsto la possibilità di ridurre il Messico a un deserto e ad un cimitero. Infatti gli USA, ingranditi dall’aggiunta del Messico, diventerebbero la prima potenza mondiale e l’URSS dovrebbe ripiegare su se stessa. A Cuba sono entusiasti di questa idea. Il loro solo obiettivo è la Grande Cuba, la rinascita dei templi di Dioniso dappertutto, in Florida e in Louisiana. All’Avana i sacerdoti di Dioniso dispongono già di una marionetta, un certo Bechira, che si dice biblico, ma in realtà è un burattino degli atei.
Mi si dirà che ho fatto della fantapolitica? Ma no, è il negativo di una fotografia. Qui tutti trovano normale che la flotta americana spadroneggi nel Mediterraneo, col pretesto di difenderci. Ma se, in una situazione inversa, la Flotta russa sfidasse gli USA navigando nei Caraibi, che cosa direbbero gli esangui Europei di Parigi, Bonn e Londra? Che cosa direbbe l’opinione europea manipolata, se domani il Messico ammassasse ottanta divisioni di carri armati vicino alla California? E se un corpo di spedizione sovietico di 400.000 uomini avesse la sua base in Messico?
Obiettivamente, una potente Sesta Flotta sovietica nel Mar dei Caraibi sarebbe semplicemente il negativo (l’inverso) della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo. E un potente corpo di spedizione russo in Messico in che cosa sarebbe diverso dai 400.000 Americani in Germania? Per capire i Sovietici, bisogna cercare di mettersi per un istante nei loro panni. Bisogna cercare di immaginare che cosa penserebbero i generali del Pentagono, se dovessero far fronte ad un Messico potentemente armato dall’URSS e, inoltre, ad un consistente corpo di spedizione sovietico in Messico. Questi generali del Pentagono biblico sarebbero dei guerrafondai se prevedessero di dover parare i colpi o di dover rispondere?”

Da L’Impero Euro-sovietico da Vladivostok a Dublino, di Jean Thiriart, Edizioni all’insegna del Veltro, pp. 56-58.
Per gentile concessione dell’Editore.

Al centro dell’esperimento statunitense

“Gli Stati Uniti non fanno eccezione per la quantità di violenza o spargimenti di sangue rispetto alle conquiste coloniali in Africa, Asia, Caraibi e Sud America. L’eliminazione della popolazione nativa è implicita nel colonialismo dei colonizzatori e nei progetti coloniali in cui vengono ricercati vasti territori e forza lavoro per lo sfruttamento commerciale. La violenza estrema contro chi rifiuta la lotta era una caratteristica distintiva di tutto il colonialismo europeo, spesso con risultati genocidi.
Piuttosto, ciò che distingue gli Stati Uniti è la mitologia trionfalista legata a quella violenza e ai suoi usi politici, fino ad oggi. La guerra post 11 settembre degli Stati Uniti esterna e interna contro i musulmani – in quanto “barbari” – trova la sua prefigurazione nelle “guerre selvagge” delle colonie americane e dei primi Stati americani contro i nativi americani. E quando, alla fine, non restò nessun nativo americano da combattere, rimase la pratica delle “guerre selvagge”. Nel ventesimo secolo, ben prima della Guerra al Terrore, gli Stati Uniti portarono avanti guerre su larga scala nelle Filippine, in Europa, in Corea e in Vietnam; invasioni e occupazioni prolungate a Cuba, in Nicaragua, ad Haiti e nella Repubblica Dominicana; e contro-insurrezioni in Colombia e nell’Africa del sud. In tutti i casi, gli Stati Uniti si sono resi conto di essere in guerra contro le forze selvagge.
Quella sottrazione della terra ai loro amministratori fu una guerra razziale dal primo insediamento britannico di Jamestown, marcando la separazione tra “civiltà” e “barbarie”. Attraverso questo perseguimento, l’esercito statunitense ha acquisito il suo carattere unico come forza militare con abilità nella guerra “irregolare”. Nonostante ciò, la maggior parte degli storici militari prestano poca attenzione alle cosiddette guerre indiane dal 1607 al 1890, così come all’invasione e all’occupazione del Messico nel 1846-48. Eppure fu durante i quasi due secoli di colonizzazione britannica del Nord America che generazioni di coloni acquisirono esperienza come “combattenti contro gli indiani” al di fuori di qualsiasi istituzione militare organizzata. Mentre grandi eserciti “regolari” combattevano obiettivi geopolitici in Europa, i coloni nel Nord America intrapresero una guerra mortale e irregolare contro le nazioni indigene del continente per impossessarsi delle loro terre, risorse e strade, spingendole verso ovest e alla fine costringendole a trasferirsi con la forza a ovest del Mississippi. Anche dopo la fondazione dell’esercito professionista americano degli Stati Uniti negli anni 1810, la guerra irregolare fu il metodo di conquista americana delle regioni della Valle dell’Ohio, dei Grandi Laghi, del Sud-est e del Mississippi, poi a ovest del Mississippi fino al Pacifico, compresa la metà di Messico. Da quel momento, i metodi irregolari sono stati usati in abbinamento alle operazioni delle forze armate regolari e sono, forse, ciò che maggiormente caratterizza la specificità delle forze armate degli Stati Uniti rispetto gli altri eserciti delle potenze mondiali.”

Da Le origini degli USA e il suprematismo bianco, di Roxanne Dunbar-Ortiz.

Il Messico come laboratorio?

Centomila morti in sei-sette anni, 250 fosse comuni piene di cadaveri negli ultimi due anni e 27mila persone scomparse da quando l’ex presidente Calderón, nel dicembre del 2006, lancia la guerra al narcotraffico.
Nonostante questi dati terrificanti, il Messico non sembra attirare l’attenzione dei nostri media, tutti impegnati a seguire gli USA nella cosiddetta “guerra al terrorismo”.
Il massacro di Iguala, avvenuto fra il 26 e il 27 settembre scorsi nello stato di Guerrero, ha parzialmente riportato l’attenzione sulla violenza crudele e spietata del Messico odierno.
Nell’articolo a seguire, André Maltais cerca di far luce sulle origini del problema: il terrore si rivela lo strumento indispensabile per mantenere l’ordine sociale esistente, un ordine che si fonda sul saccheggio delle ricchezze naturali del Messico attraverso l’imposizione del liberismo selvaggio che si sostanzia nel NAFTA, il trattato di libero scambio con USA e Canada.
Il NAFTA, dal canto suo, rappresenta il modello ricalcando il quale gli Stati Uniti tentano di disegnare il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), i cui contenuti -attualmente negoziati con i delegati dell’UE- sono pressoché sconosciuti alla maggioranza dei cittadini europei.

Il terrore per governare il Messico

Meno di un mese prima dell’omicidio di sei giovani e della scomparsa di 43 studenti della Scuola Normale rurale Ayotzinapa per mano della polizia municipale di Iguala, un rapporto di Amnesty International ha rivelato un aumento del 600% dei casi di tortura inflitta da agenti statali in Messico, durante gli ultimi dieci anni.
Intitolato Fuori controllo: tortura e altri maltrattamenti in Messico, questo rapporto mostrava che l’impunità è quasi totale e che le due istituzioni incaricate di proteggere le vittime, il Procuratore generale della Repubblica e la Commissione nazionale dei diritti umani, non agiscono praticamente mai in loro favore.
Ora, il terribile massacro, avvenuto nella notte fra il 26 e il 27 settembre, evidenzia ciò che permette tutta la barbarie e tutta l’impunità: una profonda collusione fra il crimine organizzato e tutte le istituzioni messicane.
Quella notte, attorno a Iguala, la polizia ha più volte attaccato dei semplici studenti disarmati, prima di consegnarli vivi o morti ai loro complici del crimine organizzato. La sparatoria è andata avanti per ore, ma nessuna forza ufficiale di polizia, né locale né federale, ha protetto quei giovani, nonostante fosse presente in tutta la zona, presumibilmente per combattere i trafficanti di droga.
Alcuni feriti sono stati portati in una base dell’esercito federale e negli ospedali privati, dove si sono rifiutati di curarli.
Qualche giorno dopo la carneficina, i Guerreros unidos (GU), principale gruppo criminale della regione e presunto responsabile delle sparizioni, hanno tappezzato di scritte i muri delle città circostanti, chiedendo la liberazione degli agenti della polizia municipale detenuti e minacciando di rivelare altre complicità fra il narcotraffico e le istituzioni messicane.
L’amministrazione municipale d’Iguala, ci ha detto l’antropologo messicano Miguel Angel Adame, è una delle tante amministrazioni municipali totalmente dominate da una combinazione di gruppi criminali e di funzionari ultra-corrotti. Il sindaco, Jose Luis Abarca, finalmente arrestato il 4 novembre, è sposato con Maria de los Angeles Pineda, sorella di tre membri dei GU.
Abarca è stato eletto sindaco d’Iguala nel 2012, grazie a Lazaro Mason, attuale segretario alla Salute del governatore dello Stato di Guerrero, Angel Aguirre. Amico d’infanzia della moglie di Abarca, Mason ha scelto il nuovo sindaco proprio per i suoi legami con la criminalità organizzata.
Ѐ stato fra il 2002 e il 2005, continua Adame, che Mason, allora sindaco d’Iguala, accetta sostanziose somme di danaro settimanali e garanzie di rielezione in cambio della protezione legale delle attività dei trafficanti di droga, compreso il riciclaggio dei loro soldi in attività economiche, sociali e commerciali del comune.
Arriva allora un primo gruppo criminale che “negozia” la semina e la raccolta di marijuana nei campi dei contadini. Più tardi, arrivano altre bande di trafficanti e si radica la cultura criminale che conosciamo: reclutamento di giovani sicari, rapimenti in cambio di riscatti, scomparse, sfruttamento di migranti centroamericani, esecuzioni, ecc.
I cartelli della droga, scrive Rafael de la Garza Talavera, dottore messicano in scienze politiche, non trovano nessuna difficoltà nel promuovere lo sviluppo della delinquenza nelle campagne di Guerrero, una delle tante regioni del Messico devastate socialmente da più ondate di privatizzazioni, deregolamentazioni economiche e tagli di bilancio alla salute, all’istruzione e al benessere.
I giovani della regione, continua Talavera, rappresentano più del 70% della popolazione e non hanno altro avvenire, nel loro paese espropriato, se non l’emigrazione verso il nord o la guerra contro altri giovani provenienti dalle loro stesse classi sociali.
Nel 2012, i GU finiscono per imporsi grazie a un regime di terrore completamente appoggiato dalla polizia municipale e dal comune di Iguala, dove sono appena arrivati Abarca e sua moglie. I GU utilizzano anche le infrastrutture della polizia municipale per le loro operazioni di tortura, esecuzioni e sepolture di cadaveri.
Questo accade sotto il naso del 27° battaglione dell’esercito federale che, dal 2006, ha, anche a Iguala, un quartier generale operativo, invaso dalle denunce della popolazione locale.
Queste ultime prendono di mira anche il governatore dello Stato, Angel Aguirre, che si è dimesso lo scorso 23 ottobre, in seguito all’ampiezza delle manifestazioni popolari. Aguirre non solo era a conoscenza di quanto stava accadendo a Iguala, ma era anche complice delle tante sparizioni forzate ed esecuzioni extra-giudiziali di ecologisti, studenti delle scuole rurali, oppositori politici, militanti di organizzazioni di agricoltori e membri di comunità di autodifesa.
Nonostante tutto ciò, né il Procuratore generale della Repubblica, Jesus Murillo Karam, né alcun’altra agenzia federale, hanno mai avviato una seria inchiesta su questi casi.
Abarca e Aguirre sono membri del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), supposto partito di centro-sinistra del Paese, fondato negli anni ottanta da Cuautemoc Cardenas. Mazon, che si prepara a sostituire Aguirre come governatore di Guerrero, appartiene al Movimento per la rigenerazione nazionale (MORENA), nuovo partito di centro-sinistra originatosi dal PRD, nel 2011, e guidato da Andrés Manuel Lopez Obrador.
Questo dimostra il livello di decomposizione raggiunto dalla sinistra politica ufficiale in Messico. Nel 2012, il PRD ha aderito al Patto per il Messico, un’unione di partiti politici di destra, per permettere al presidente Henrique Pena Nieto, eletto di recente in modo fraudolento, di adottare facilmente le sue “riforme strutturali di terza generazione” riguardanti, fra l’altro, il sistema dell’istruzione, i rapporti di lavoro e la privatizzazione del petrolio messicano.
L’appartenenza dei sospetti alla presunta sinistra, ci dice Manuel Aguilar Mora, è molto utile agli interessi del presidente e della destra messicana, poiché costringe il PRD e MORENA a difendere, davanti a un’opinione pubblica indignata, la tesi governativa di un episodio eccezionale di violenza, opera di una “coppia infernale”.
La verità, ci dice Talavera, è che il governo federale messicano non vuole per niente fermare l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni del Paese perché esso ne ha assolutamente bisogno per mantenere quell’insopportabile modello economico che esso impone.
La criminalità organizzata fornisce allo Stato l’arma del terrore che è in questo momento la sola che può impedire una nuova rivoluzione messicana. La violenza senza nome del crimine organizzato (uno degli studenti uccisi il 26 settembre è stato ritrovato col viso schiacciato e gli occhi strappati) consente al governo ogni tipo di violenza e repressione che può in seguito attribuire a quella stessa criminalità organizzata.
Ѐ questa, ora, la governabilità, in un Messico che, nel corso degli ultimi trent’anni, è stato poco a poco violentemente spogliato di quasi tutte le sue ricchezze naturali.
Secondo l’organizzazione Forze unite per i nostri scomparsi in Messico (FUDEM), la guerra contro la droga ha fatto, tenendo anche conto delle proporzioni temporali, quasi il doppio dei morti attribuiti allo Stato Islamico in Irak. Inoltre, fra il 2007 e il 2010, i cartelli messicani avrebbero ucciso 293 cittadini statunitensi, alcuni per decapitazione.
Nonostante ciò, scrive il politologo argentino Atilio Boron, nonostante le fosse comuni di corpi umani smembrati e bruciati che si continuano a scoprire, e nonostante l’impunità concessa alle forze dell’ordine e ai politici corrotti, il presidente messicano neoliberale non è minimamente attaccato dalla stampa internazionale, come è successo a quello del Venezuela, l’inverno scorso, per una situazione infinitamente meno grave.

(Introduzione e traduzione a cura di M. Guidoni)

“Bob” Seldon Lady

“Bob” Seldon Lady, l’ex capo della stazione della CIA a Milano, colui che comandava i 23 agenti della “super agenzia” yankee condannati in Italia per aver sequestrato, torturato e poi fatto “scomparire” l’iman egizio Abu Omar nella città italiana di Milano nel 2003, era una figura chiave nella rete che dall’Honduras ed El Salvador scambiò armi per cocaina a sostegno della contra nicaraguense negli anni ’80.
(…)
Lady, un nordamericano di 52 anni, è nato nell’Honduras e partecipò insieme a suo padre in operazioni dell’Agenzia Centrale d’Intelligence degli Stati Uniti nella guerra sporca contro i sandinisti nicaraguensi, prima di arruolarsi dopo il 2001 in una “Operazione Condor” in versione mediorientale.
Tra i 26 imputati della fase iniziale della causa in Italia, si trovava una donna – Betnie Medero – ora presuntamente residente in Messico che è stata a capo del comando così come una misteriosa funzionaria del Dipartimento di Stato, Mónica Courtney Adler.
(…)
Tra i membri del comando di sequestratori, è di particolare interesse il caso di Betnie Medero. Questa donna di 33 anni aveva l’incarico di seconda segretaria nell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. E’ arrivata in Italia nell’agosto 2001 con credenziali diplomatiche e – secondo il Corriere della Sera – ha personalmente diretto il sequestro in situ, oltre ad avere poi assicurato il trasferimento dell”ostaggio fino alla base statunitense di Aviano, nel nord del paese. Ora si ritiene che sia in Messico, con legami con la locale ambasciata USA, secondo lo stesso quotidiano italiano.
Medero ebbe due complici principali in quest’azione, che sembra ripresa da un film di Hollywood: James Thomas Harbison, di 58 anni , e Vincent (o Vicent o Vicente) Faldo, di 57 anni. Comunque, le caratteristiche del capobanda, Robert “Bob” Lady, illustrano l’estensione delle operazioni dell’agenzia nordamericana in tutto il mondo. Figlio di William “Bill” Lady, un vecchio agente della CIA radicato in Honduras, “Bob” Lady diresse insieme a Manuchar Ghorbanifar – un sulfureo negoziante iraniano – la vendita segreta di armi all’Iran che, insieme alle operazioni di narcotraffico dirette da El Salvador da Félix Rodríguez Mendigutía e Luis Posada Carriles, hanno provocato il più grande scandalo che colpi l’amministrazione Reagan.
Lady portò avanti i suoi loschi collegamenti sotto gli ordini del tenente colonnello dei marines Oliver North, che ha anche comandato le operazioni ad Ilopango, anch’esse allo scopo di fornire illegalmente armi alla contra nicaraguense.
Queste operazioni si svilupparono anche in parallelo con la rete di contrabbando del multimilionario Gerard Latchinian, padrino dell’imprenditore Yehuda Leitner, attuale fornitore di armi ed di equipaggiamenti per reprimere della dittatura Micheletti.
“Bob” Lady continuava ad operare in America Centrale nel 1994, quando la spia Aldrich Ames “lo bruciò”, rivelando il suo nome all’intelligence sovietica, secondo quanto sostiene la stampa nordamericana. Il suo nome fu poi associato al “Nigergate”, quell’operazione di disinformazione che giustificò l’occupazione dell’Iraq con il pretesto – completamente inventato – che Saddam Hussein tentava di acquisire uranio in Niger.
Lady è fuggito precipitosamente dall’Italia nel giugno 2005, quando seppe che la magistratura di quel paese si interessava del sequestro di Abu Omar. Avvertita, sua moglie, cancellò tutti i files del suo computer, ma gli specialisti della polizia riuscirono a recuperarne una buona parte. Anzi, gli inquirenti trovano prove del soggiorno di due settimane di Lady in El Cairo, proprio quelle in cui cominciò l’interrogatorio dell’iman di Milano.
Alcune fonti assicurano che “Bob” Lady si trova ora di ritorno in America Centrale.
(…)

Da L’ex capo della CIA a Milano coinvolto nella rete terroristica di Posada Carriles, di Jean-Guy Allard.

Intenzioni aggressive

“Gli americani hanno sempre accusato i loro avversari di turno di avere “intenzioni aggressive”. In realtà è difficile trovare nella Storia l’esempio di un Paese che abbia avuto “intenzioni aggressive” così costanti e ben documentate come gli Stati Uniti. Questi, che si reclamizzano come una potenza pacifica dedita solo agli scambi e baratti, sono il Paese che negli ultimi 200 anni, da quando esiste, ha condotto il maggior numero di guerre, fra grandi e piccole, dichiarate e non dichiarate. Qualcuno ha calcolato il numero di volte in cui gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente all’estero: nel suo libro The CIA: a forgotten history, William Blum (un inglese) ha pubblicato un’appendice nella quale elenca 168 fatti del genere nel periodo dalla fondazione dell’Unione al 1945, per una media di un intervento armato ogni 10 mesi. Questi sono andati dalle intimidazioni tramite invio di navi da guerra alle invasioni dei Marines e alle partecipazioni nelle guerre mondiali, ed hanno avuto per oggetto più di 50 paesi diversi, in grande maggioranza miserabili ed indifesi, del Terzo Mondo.
(…)
A proposito del Messico, dal 1806 al 1919 è stato aggredito quattordici volte, per una media di un’aggressione armata ogni otto anni, si vede bene la ragione di quel suo detto popolare “Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti”. L’ayatollah Khomeini non fu dunque il primo ad identificare gli Stati Uniti con il Demonio (il “Grande Satana”). Ma non è questione di vicinanza. La Cina, che è dall’altra parte dell’Oceano Pacifico, ha subito più aggressioni armate americane del Messico: 22 dal 1843 al 1934, per una media di una ogni 4 anni. Dopo il 1945 il coefficiente Aggressioni all’estero/Mese si è un po’ ridotto, ma non di troppo (…). Forse, se ci si fanno bene i conti, dopo il 1945 il coefficiente Aggressioni all’estero/Mese è addirittura aumentato. Il tutto considerando solo gli interventi armati alla luce del sole, effettuati mostrando la bandiera, e non quelli eseguiti nascondendosi dietro bombardieri privi di insegne, avvelenamenti anonimi di derrate alimentari e di falde acquifere, spargimenti anonimi di microbi e bacilli, eserciti mercenari (tipo quelli dei Contras, dell’Unita, del Renamo, del Kuomintang del Triangolo d’Oro, etc.) e così via.”

Il brano è tratto da Vecchi trucchi. Le strategie e la prassi della politica estera americana, di John Kleeves, pubblicato nel 1991 dall’editore Il Cerchio, Rimini.
(Grassetti nostri)