Militari all’uranio

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“In amore e in guerra tutto è permesso”. È ciò che deve aver pensato il Ministero della Difesa quando ha mandato i nostri inconsapevoli militari italiani alle missioni “di pace” all’estero: Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo, Eritrea, Afghanistan, Iraq e Gibuti senza avvisarli delle giuste precauzioni da prendere contro un nemico subdolo e all’apparenza innocuo come l’U235. Parliamo di uranio impoverito. Parliamo di 7.678 militari malati, 333 morti e di 72 sentenze di risarcimento vinte.

Da quando l’uranio impoverito ha fatto la sua comparsa nelle cronache italiane, si è detto e (soprattutto) non detto di tutto. In questo libro, la giornalista d’inchiesta Mary Tagliazucchi e Domenico Leggiero, ex pilota militare, ispettore agli armamenti C.F.E, coordinatore dell’Osservatorio Militare e consulente dell’attuale Commissione Parlamentare, cercano di spiegare cosa vi sia davvero dietro l’inspiegabile e impenetrabile muro di omertà, costruito sia da parte delle autorità militari che di quelle politiche.
Una “guerra silenziosa” fra chi tace la verità e chi la grida a gran voce. In questo libro si raccolgono non solo le tragiche storie, vicende e ingiustizie subite dai militari che ancora oggi non smettono di ammalarsi e morire ma anche alcuni importanti retroscena politici che, di fatto, hanno contribuito ad allungare i tempi di questo caso che non sembra conoscere fine.
Un “conflitto” che dura ormai da quasi sedici anni e in cui l’uranio impoverito non è l’unica minaccia. Attraverso il racconto dei due autori, senza zone d’ombra o reticenze, pian piano si arriva a capire più di una verità, che gli stessi consegnano al lettore senza alcuna presunzione. A parlare per loro sono i fatti e i documenti riportati.

Mary Tagliazucchi, nata a Roma nel 1975, è giornalista freelance e fotoreporter. Collabora con La Stampa, Ofcs.report e altre testate giornalistiche. Da sempre si occupa di cronaca e giornalismo d’inchiesta.
Domenico Leggiero nasce a Capua (CE) nel 1964. Arruolatosi nell’esercito nel 1985, diventa pilota militare nel 1988 e, dopo oltre 1000 ore di volo, viene qualificato Ispettore C.F.E. (Control Force Europe) e inserito nei pool internazionali per il controllo degli armamenti, attuazione e rispetto dei trattati internazionali per la riduzione degli armamenti. Consulente in tre commissioni parlamentari d’inchiesta sul fenomeno dell’uranio impoverito, dal 2005 continua la battaglia per i militari malati come Responsabile del Comparto Difesa dell’Osservatorio Militare Centro Studi di cui lui stesso fu cofondatore nel 1999.

Militari all’uranio,
di Mary Tagliazucchi e Domenico Leggiero
David and Matthaus, € 14,90

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I militari spalano a pagamento

Mentre è in dirittura di arrivo la conversione in legge del decreto per le “missioni di pace”, con stanziamento previsto nel 2012 di 1.282 milioni di euro (cioè circa 3,5 milioni al giorno)…

I sindaci alle prese con l’emergenza neve vogliono l’aiuto dei militari dell’Esercito? Nessun problema, basta pagare: 700 euro al giorno per dieci spalatori (cioè soldati con una pala in mano), più il vitto, e l’alloggio. È quanto sta pagando, spinto da un’emergenza che si fa ogni ora più grave, il Comune di Urbino: nel circondario la neve ha raggiunto i 3-4 metri di altezza, l’accesso a singole abitazioni e intere frazioni è sempre più difficile, e i mezzi a disposizione non bastano più.
Decisamente più salato si prospetta il conto per il Comune di Ancona, che proprio oggi ha reclutato 14 spalatori del 28/o Reggimento di Pesaro e 17 militari (più sei mezzi spazzaneve) in arrivo da Piacenza, per liberare le frazioni rimaste off limits.
«Le Forze armate non avanzano richieste onerose alle amministrazioni locali per intervenire» precisa in serata il ministero della Difesa. «Il problema dell’onerosità dei concorsi – spiega in una nota – riguarda i rapporti tra le Amministrazioni ministeriali».
Cioè, sembra di capire, i rapporti fra ministero della Difesa e degli Interni: i sindaci dovrebbero essere risarciti se e quando per i loro territori verrà dichiarato lo stato di emergenza. Stato di emergenza che la Regione Marche non ha chiesto, almeno per ora, perché, lo ha ricordato il governatore Gian Mario Spacca, in base al decreto Milleproroghe a pagare sarebbero i cittadini, costretti a subire, come proprio qui è già avvenuto con l’alluvione di un anno fa, un aumento delle accise sulla benzina.
«Non voglio fare polemiche, in un momento così drammatico le istituzioni devono collaborare, e non polemizzare» premette il presidente Pd della Provincia di Pesaro Urbino Matteo Ricci, che ha sollevato per primo il tema. «Ma non mi sembra giusto che lo Stato faccia pagare i Comuni in un frangente simile, quando raggiungere o non raggiungere un’abitazione, un borgo sepolto dalla neve è spesso questione di vita o di morte per anziani, malati, bambini. I Comuni e le Province sono già strozzati dal Patto di stabilità, stanno spendendo milioni di euro, che non hanno, per mettere in campo spazzaneve, pale meccaniche, servizi di prima necessità, e devono pagarsi pure l’Esercito…».
Al sindaco di un piccolo comune della zona che aveva provato a saggiare il terreno è giunto un fax di risposta con un preventivo di 800 euro: doccia gelata, e la scelta di rinunciare all’impiego delle tute mimetiche. «Per fortuna – è l’amara ironia dell’assessore provinciale ai Lavori pubblici Massimo Galuzzi – Urbino risparmia qualcosa sull’alloggio: i militari arrivano al mattino da Pesaro, e tornano a dormire in caserma».
Sulla stessa linea il sindaco di Ancona Fiorello Gramillano. Duecento euro al giorno un bobcat, 800-900 euro per una ruspa, un somma «al di sotto dei 100 euro a testa» per l’impiego dei soldati, cui però vanno garantiti vitto e alloggio: questo il tariffario che il sindaco si è formalmente impegnato a onorare, in una comunicazione scritta passata attraverso la Prefettura del capoluogo, per poter avere l’aiuto dell’Esercito nell’emergenza maltempo.
«Naturalmente faremo fronte agli accordi – osserva – ma non trovo giusto che nel momento in cui c’è un’emergenza, una calamità, questa debba essere a carico della comunità colpita». «Questo al di là della professionalità e disponibilità mostrata dal maggiore e dal capitano che sono appena arrivati in città, e che ringrazio per il lavoro che hanno già cominciato a fare». Ad Ancona operano 14 spalatori del 28/o Reggimento di Pesaro, e 17 soldati (con sei spazzaneve) da Piacenza. Dovranno liberare le frazioni isolate dal maltempo. «Anche i costi di trasporto dei mezzi dal luogo di provenienza, in questo caso Piacenza, sono a carico dell’amministrazione comunale», sottolinea Gramillano, senza altri commenti.
Intanto, il ministro Giampaolo Di Paola «ha confermato al capo di Stato Maggiore della Difesa Biagio Abrate l’esigenza di utilizzare i reparti delle forze armate disponibili per fronteggiare l’emergenza neve».

Fonte: ilsecoloxix.it

E’ nata Difesa Servizi spa

Articolo di Marco Palombi per “il Fatto Quotidiano” del 5 Marzo 2011:
Nasce Difesa Servizi spa, all’insegna dell’opacità

[Difesa Servizi spa, segnale di débâcle etica]

Le commesse del consorzio Iveco-Fiat-Oto Melara

“Scorrendo l’elenco dei programmi e dei contratti esaminati dalla Corte dei Conti, emerge come tutte le commesse del consorzio Iveco-Fiat-Oto Melara abbiano subito degli incrementi in corso d’opera. Da un minimo del 3,8% fino ad un massimo dell’11,7%.”

Tutto il resto, comprese alcune informazioni sul “rapporto di performance 2009” del Ministero della Difesa, già da alcuni anni caratterizzato da uno sbilanciamento finanziario verso le missioni all’estero, potete leggerlo qui.

AAA… patrimonio militare svendesi

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Si apre oggi a Cannes il Mipim, il principale salone internazionale della proprietà immobiliare, che proseguirà fino al 13 marzo. La novità di questo anno è la partecipazione del Ministero della Difesa italiano, presente per garantirsi l’attenzione dei possibili acquirenti che in un futuro non remoto potrebbero essere interessati a speculazioni sul patrimonio militare italiano. Questo futuro è legato ai tempi di approvazione in Parlamento del ddl 1373 di istituzione della Difesa Servizi S.p.A., forse la più grande operazione di privatizzazione e svendita mai tentata nel Paese.
“La costituzione della Difesa Servizi S.p.A consentirebbe di scavalcare tutti gli impedimenti frapposti dalla normativa vigente e, cosa più importante, uscire fuori dal controllo democratico del Parlamento”, sottolinea Massimo Solferino della RdB-CUB Difesa “Il principale obiettivo di questa società è quello di far cassa utilizzando il patrimonio collettivo, espropriando così cittadini della possibilità di una riconversione al sociale di queste risorse, con ricadute benefiche sull’intera collettività”.
“Ma la Difesa Servizi S.p.A. non si occuperà solo della svendita del patrimonio del demanio militare. Infatti – aggiunge Solferino – tra le funzioni ad essa attribuite figurano anche l’utilizzo, in proprio o con gestioni miste pubblico-privato, di aree demaniali per settori strategici quali lo smaltimento rifiuti e l’approvvigionamento energetico. Ci troveremo dunque di fronte al cambiamento della destinazione d’uso di immense aree, sottoposte oggi a vincoli militari, in cui sarà possibile costruire discariche, impianti per la produzione di combustibile da rifiuti (CdR), inceneritori e, potenzialmente, anche centrali nucleari. Il tutto senza dover dar conto a Comuni, Province, Regioni o al Parlamento ma rispondendo solo al suo unico azionista: il Ministro della Difesa”.
Prosegue il rappresentante RdB: “Il personale civile e parte di quello militare verrà assorbito, privatizzato e utilizzato a supporto di tutte queste operazioni, venendo spogliato di tutte le prerogative di pubblico dipendente al servizio dello Stato. Per tutte queste ragioni la RdB-CUB P.I. contrasterà questo progetto scellerato e fa appello a tutti i cittadini, gli amministratori, le forze sociali e parlamentari affinché vi si oppongano in tutte le sedi opportune”, conclude Solferino.

Comunicato stampa del 10 marzo 2009 delle Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego – Confederazione Unitaria di Base.
[grassetto nostro]

A scuola dalla NATO, 1° parte

La NATO Communications and Information Systems School (NCISS) prepara a livello avanzato il personale militare e civile alla conduzione ed alla manutenzione dei CIS (sistemi di informazione e comunicazione) della NATO. La Scuola fornisce anche corsi di orientamento e di amministrazione sui CIS NATO ed offre corsi di orientamento ai Paesi alleati.
Istituita nel 1959, la Scuola da allora ha subito varie trasformazioni ed esiste con l’attuale nome dal 1989. Nel 1994 sono stati introdotti nuovi corsi nell’ambito del Partenariato per la Pace. Dal 1995, con l’inizio della proiezione della NATO in Bosnia-Erzegovina, la Scuola ha anche fornito corsi di sostegno alle forze NATO in ruoli operativi. Attualmente propone più di 50 corsi che durano da una a dieci settimane ed accoglie circa 2.700 studenti all’anno.
La Scuola è costituita da due dipartimenti, Addestramento e Supporto. L’Addestramento è a sua volta suddiviso in una sezione Network Domain, responsabile dei corsi relativi ai sistemi di trasmissione, sistemi di commutazione e controllo di rete; una sezione User Domain, responsabile dei corsi relativi ai sistemi di informazione di comando e controllo, della gestione e programmazione del software engineering; ed una sezione Infosec Domain, responsabile dei corsi relativi alla conduzione, manutenzione e riparazione di attrezzature crittografiche. Il dipartimento Addestramento offre anche corsi per ufficiali CIS e di orientamento, corsi di frequency management e un corso CIS per Paesi alleati.
Il dipartimento Supporto è responsabile del supporto logistico ed amministrativo del dipartimento Addestramento.
Il comandante della Scuola è un ufficiale italiano con il grado di colonnello o equivalente. Un esperto di telecomunicazioni gli fa da consulente tecnico. Il Training Management Office della Scuola si occupa di aspetti amministrativi come l’elaborazione del programma dei corsi annuali, i documenti per l’addestramento ed il monitoraggio delle statistiche.
La Scuola opera come sistema di istruzione e preparazione per entrambi i comandi strategici NATO. Riceve supporto amministrativo dal quartier generale dell’Allied Joint Force Command di Napoli e ricade sotto la responsabilità operativa della NATO CIS Services Agency, in stretto coordinamento con l’Allied Command Transformation. La Scuola riceve supporto dal Ministero della Difesa italiano attraverso il Reparto Addestramento dell’Aeronautica Militare Italiana a Latina, presso il quale ha sede.

NATO CIS School
04010 Borgo Piave
Latina
Tel: +39 0773 6771
Fax: +39 0773 662467

Caro Ministro, Caro Arturo

Dal sito NoDalMolin, una lettera che il commissario straordinario Paolo Costa mandò all’allora Ministro della Difesa Arturo Parisi, in cui si esprime la volontà di “eliminare alla radice le componenti locali del dissenso” nonostante poggino su “motivi ragionevoli” e “cause fondate”.

Vicenza, 17 settembre 2007

Ill.mo Signor
On. Prof. Arturo PARISI
Ministro della Difesa
Caro Ministro, Caro Arturo,
è giunto il momento di prendere decisioni definitive circa il progetto di ampliamento dell’insediamento militare americano all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.
Sono decisioni che si possono prendere oggi sfruttando le premesse poste in questi mesi di lavoro del Commissario (e che sono amministrativamente riassunte nella determina del Direttore Generale del GENIODIFE, gen. Resce) e che devono esser prese ora per imprimere una inerzia positiva alla realizzazione del progetto ed eliminare alla radice le componenti locali del dissenso.
Sulle componenti non locali (pacifismo apolitico e antiamericanismo) occorrerà comunque intervenire con una accorta campagna di comunicazione che naturalmente non può riguardare il solo Commissario.
La tre giorni di protesta a crescente caratterizzazione no-global svoltasi da giovedì 13 a sabato 15 settembre a Vicenza, a conclusione di un presidio-campeggio “pacifista” durato dal 6 al 16 settembre, può diventare l’ultima manifestazione di un dissenso sostenuto anche localmente; ma solo se si interviene tempestivamente per togliere le cause ragionevoli, perché fondate, di questo dissenso. Mi riferisco alle preoccupazioni relative alla viabilità di accesso al nuovo insediamento militare, che avrebbe potuto aumentare i disagi di un traffico cittadino già difficile per la conformazione storica di Vicenza, e a quelle relative all’utilizzo ai fini di ampliamento della base dell’ultima grande area verde pregiata della città. Motivi ragionevoli che vanno definitivamente separati da quelli legati all’antiamericanismo, all’antimilitarismo e/o pacifismo apolitico, cioè dai motivi che nulla hanno a che fare con le caratteristiche del nuovo insediamento militare americano a Vicenza.
Dopo i mesi di relativa tranquillità, garantiti sia dall’estate sia dalla prospettiva di soluzione meno impattante fatta intravedere dal Commissario nella sua comunicazione e nei suoi atti di autorizzazione all’avanzamento del progetto, questa è oggi di nuovo a rischio per le attività del Presidio Permanente sostenuto dai movimento no-global del Nord Est, se non italiani e oltre. E’ facile prevedere che la tensione salirà non appena si darà il via al programma di bonifica bellica dell’area già contrattualizzato.
E’ questo dunque il momento per intervenire decisamente e trasformare le prospettive di soluzione, già fatte intravedere, in soluzioni certe, a utilizzare fin d’ora anche a fini di comunicazione.
Occorre poter arrivare molto presto a dire – fondatamente – che il nuovo insediamento militare americano altro non è che un riuso, con qualche espansione, della sola area ad ovest della pista di aviazione già utilizzata dall’aeronautica militare italiana e che, quindi, l’area ad est della pista, il grande prato verde che sarebbe stato distrutto dall’intervento previsto nella proposta che ha scatenato l’opposizione locale, rimane intatto. Questa affermazione, assieme a quella già acquisita che si organizza, sia in via temporanea sia in via definitiva, una accessibilità viaria che non interferisce con la viabilità normale soprattutto quella di attraversamento del centro storico di Vicenza, toglierebbe ogni motivo di opposizione ragionevole.
Se si può aggiungere, come si deve aggiungere, che Vicenza verrà ricompensata per questo suo “sacrificio” con il completamento della tangenziale a nord della città e con eventuali altri interventi in tema di università e di sanità, il pacchetto completo dovrebbe spianare la strada al progetto.
Ma occorre poter spendere tutto e subito. Continua a leggere