Quello che sta avvenendo in Turchia

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Prima, durante e dopo le proteste di Piazza Taksim e l’occupazione del Parco Gezi.

“Quello che sta avvenendo in Turchia può essere paragonato alla militarizzazione degli Stati Uniti da parte di George W. Bush Jr. dopo l’episodio dell’ 11 Settembre 2011. Analogo è il discorso nazionale e il ritratto del mondo in termini straussiani: bianco e nero. Siccome la Turchia cerca di assicurarsi un posto nel sistema capitalista mondiale, all’interno la democrazia si indebolisce sempre più. In Turchia sono all’ordine del giorno gli arresti e le detenzioni arbitrari, la censura, i tribunali militari, le vessazioni governative, le minacce provenienti dalle autorità. La frequenza delle brutalità poliziesche e i casi di eccessivo uso della forza con risultati mortali sono in aumento. L’AKP ha imposto limiti crescenti sull’opposizione. Un gran numero di attivisti turchi è stato arrestato e tenuto in carcere in tutto il Paese.
L’opposizione interna alla politica estera dell’AKP sta polarizzando la società turca. L’impegno dell’AKP nel finanziare, addestrare ed armare le milizie che tentano di abbattere il governo siriano ha diviso il Paese ed ha alienato ampi settori della popolazione turca. L’ospitalità data allo scudo spaziale della NATO e ai missili Patriot ha reso anch’essa peggiore la situazione, dividendo la società turca ed alienando le simpatie dei vicini meridionali ed orientali. I partiti d’opposizione ed ampi settori della popolazione si oppongono decisamente all’interferenza turca negli affari interni siriani. Una parte significativa della Grande Assemblea Nazionale della Turchia ha condannato l’AKP per aver portato fuori strada il popolo turco, per avere sospinto il Paese verso il disastro e per aver distrutto i rapporti coi più importanti Paesi vicini. In Turchia il piccolo capitale è stato soggetto ad una crescente frustrazione, perché la posizione turca sulla Siria e il suo coinvolgimento negli scontri ha danneggiato anche il commercio regionale turco.
Anche se nell’America settentrionale e nell’Unione Europea si presta una scarsa attenzione alle restrizioni cui sono sottoposti i mezzi di comunicazione in Turchia, nel 2012 l’organismo Giornalisti Senza Frontiere hanno definito la Turchia come “la più grande prigione del mondo per giornalisti”. Benché sia evidente che i Giornalisti Senza Frontiere non sono obiettivi, tuttavia vale la pena di citare questo organismo, che nell’Indice della Libertà di Stampa del 2013 ha messo la Turchia al 154° posto in una lista di 179 Paesi;
(…)
Il governo turco ha usato sempre più spesso azioni legali strategiche finalizzate a censurare, intimidire e ridurre al silenzio i suoi critici all’interno del Paese, gravandoli del costo di una difesa legale fino a quando non rinuncino alla loro azione di critica pubblica. Per l’AKP la soluzione in parte si è collegata a una crescente tendenza al monopolio dei mezzi di comunicazione, che ha aiutato la società filogovernativa Turkuvaz Medya ad esercitare il predominio nell’ambito mediatico. L’AKP ha controllato attentamente la formazione del monopolio nel settore dei mezzi di comunicazione, che ha garantito all’AKP stesso la massima influenza mediatica. In un atto di disperazione, l’AKP ha anche dichiarato che si è “o con noi o contro di noi”. Chiunque si schieri contro la politica dell’AKP, viene bollato come traditore, spia, criminale o terrorista.”

Da Neottomanismo e teoria del sistema mondiale, di Mahdi Darius Nazemroaya, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. XXX, 2-2013, pp. 57-58.

I”Patrioti” di Morag

Lo scorso 20 gennaio, il ministro della Difesa polacco ha annunciato che una batteria di missili Patriot statunitensi, e 100 soldati americani che la faranno funzionare, dovrebbe essere installata non più tardi del prossimo aprile in Polonia. Ma non nei sobborghi della capitale Varsavia come inizialmente previsto bensì nella città di Morag affacciata sul Mar Baltico, ad una cinquantina di chilometri dal confine con la Russia.
A dicembre 2009, Washington aveva firmato uno Status of Force Agreement (SOFA) per formalizzare i progetti miranti ad installare truppe ed equipaggiamento militare statunitensi sul territorio della Polonia, aprendo così la strada ai già promessi missili Patriot come primo passo di un più complessivo rafforzamento del sistema di difesa aerea NATO in Europa.
Il precedente ottobre, poco dopo la visita del vice Presidente USA Joseph Biden in Polonia per concludere l’accordo, il vice ministro della Difesa polacco Stanislaw Komorowski si era incontrato con il suo pari grado statuntense Alexander Vershbow dichiarando che i missili Patriot sarebbero stati “pronti al combattimento”, e non disarmati come inizialmente ipotizzato. Secondo la stessa fonte giornalistica, funzionari degli Stati Uniti e dell’Ucraina avrebbero affermato che il territorio della seconda potrebbe essere interessato in qualche modo dal nuovo progetto di scudo antimissile. Se la Polonia confina con l’enclave russo di Kaliningrad, dal canto suo l’Ucraina condivide con la Russia un confine di oltre 1.500 chilometri…
Il Dipartimento di Stato USA ha rilasciato un comunicato sull’accordo per dispiegare militari statunitensi in Polonia – i primi soldati stranieri ad esservi installati dopo la fine del Patto di Varsavia nel 1991 – secondo il quale “il trattato favorirà una serie di attività concordate fra le parti, inclusi addestramento ed esercitazioni congiunte, il dispiegamento del personale militare USA, ed i prospettati insediamenti per la difesa con missili balistici”.
Un portavoce del Pentagono ha dichiarato che “l’Esercito statunitense in Europa aiuterà le Forze Armate polacche a sviluppare le proprie capacità di difesa aerea e missilistica. Considerando l’addestramento congiunto che già svolgiamo con i polacchi, questo programma relativo ai Patriot è solo un’altra estensione di quello sforzo”.
Se i precedenti piani per installare in Polonia missili di media gittata basati a terra evocavano, per quanto in maniera non plausibile, una presunta minaccia missilistica da parte dell’Iran, i Patriot possono essere diretti solamente contro la Russia.