Pandemia di pacifismo in Europa?!?

L’ultima barzelletta di Robert Gates, ministro della “Difesa” USA.
Dalla tribuna della National Defense University di Washington, lo scorso 23 febbraio, in occasione del seminario organizzato dalla NATO concernente l’elaborazione del suo nuovo Concetto Strategico, che verrà formalmente adottato al vertice di Lisbona, in Portogallo, il prossimo novembre. Seminario che, come i precedenti tre al riguardo svoltisi in Lussemburgo, Slovenia e Norvegia, vengono presentati quali sedi di deliberazione ed anche spazi di informazione pubblica quando invece le questioni rilevanti sono già state decise con anni di anticipo.
Accusando gli “alleati” europei di scarsa volontà nell’affiancare gli Stati Uniti nel proprio impegno di spesa in campo militare (che l’anno venturo toccherà il record di 708 miliardi di dollari…), Gates ha affermato che “dalla fine della Guerra Fredda, i bilanci della NATO e della difesa nazionale sono diminuiti in maniera consistente – nonostante le nuove operazioni al di fuori del territorio della NATO negli ultimi cinque anni”.
Il titolare del Pentagono ha quindi precisato: “Queste limitazioni di bilancio sono collegate ad una più vasta tendenza culturale e politica che tocca l’Alleanza. Una dei trionfi del secolo scorso è stata la pacificazione dell’Europa dopo età di guerra rovinosa. Ma, come ho detto prima, io credo che abbia raggiunto un punto di flessione, dove gran parte del continente è andata troppo in là nell’altra direzione. La demilitarizzazione dell’Europa – dove vaste fasce della pubblica opinione e della classe politica sono contrarie alla forza militare ed ai rischi connessi – da benedizione nel ventesimo secolo è diventata un ostacolo per raggiungere reale sicurezza e pace durevole nel ventunesimo”.

Dichiarazioni che risultano poco meno che surreali, oggi che quasi l’intero continente europeo è stato assorbito dalla NATO e praticamente ogni Paese ha inviato proprie truppe in zona di guerra in Asia, a 5.000 chilometri di distanza dal quartier generale dell’Alleanza.

[La NATO del Terzo Millennio tra guerra ed affari]

Pentagono verde

ecologia

O forse un altro pretesto per ingerire negli affari altrui?
[grassetti nostri]

Washington, 9 agosto – Nel febbraio del 2004 il Pentagono stilò un rapporto segreto per il presidente George W. Bush che prevedeva entro il 2020 lo scoppio di una serie di conflitti innescati dai cambiamenti climatici. Cinque anni dopo i militari hanno iniziato a prepararsi a questi nuovi scenari di guerra con delle simulazioni di conflitti (‘war games’) in cui, tra l’altro, suggeriscono di passare prima possibile all’uso di fonti energetiche rinnovabili per contenere il riscaldamento globale.
E’ quanto rivela il New York Times secondo cui il Pentagono ha preso atto che i cambiamenti climatici globali porranno sfide strategiche molto gravi agli Stati Uniti, che dovranno far fronte sia sul fronte degli aiuti di emergenza ma anche a focolai di guerra causati da uragani, siccità, migrazioni di massa e pandemie. Queste crisi potrebbero far crollare governi, alimentare movimenti terroristici e destabilizzare intere regioni, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Medio oriente e nel sud est asiatico. Nel giro di 20-30 anni, queste regioni dovranno combattere contro carenza di cibo, acqua ed alluvioni catastrofiche derivanti dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento delle temperature. E la risposta non potrà essere solo di carattere umanitario, ma necessariamente anche militare. Il caso pratico preso in considerazione alla National Defense University ha preso in considerazione l’impatto devastante di un uragano seguito da inondazioni nel Bangladesh musulmano con centinaia di migliaia di sfollati che cercherebbero riparo nell’India a maggioranza indù, innescando conflitti religiosi, diffondendo malattie contagiose, mettendo a dura prova le già deboli infrastrutture.
Le variazioni climatiche minacciano direttamente alcune basi militari USA perché molte installazioni si trovano esposte al rischio dell’innalzamento delle acque, come in Florida e della Virginia (come le basi della marina di Norfolk e San Diego) o nell’Oceano indiano (l’isola di Diego Garcia da cui partono i bombardieri che colpiscono l’Afghanistan).
(AGI)